Mattinata culturale

Dalla parrucchiera c’è una anziana, graziosa signora che si sta facendo asciugare i capelli. E’ una signora chiacchierina: chiacchiera con la parrucchiera, con la sua aiutante, con me, con le altre clienti in attesa; cerca di sovrastare con la sua voce il rumore del phon, col risultato che nessuno capisce le sue parole e lei si sgola (ma, imperterrita, continua).

Dalla parrucchiera c’è anche una anziana signora assai meno graziosa, che entra nel negozio ed inorridisce nel vedere la fila in attesa (due persone, N.d.R.). Sospirando teatralmente si accascia di peso su una poltroncina che scricchiola, per l’impatto con quella notevole mole; e geme a voce alta: "Ah! Mai che me ne vada bene una!".
Osserva me, osserva mia madre, osserva la aiutante. Prende una copia di "Gente" per ingannare il tempo, ma quasi rischia un attacco di pianto nel rendersi conto di aver dimenticato gli occhiali a casa.
Torna a osservare me, torna a osservare mia madre, torna ad osservare l’aiutante. L’anziana e graziosa signora da sotto il phon urla un cortese "Buongiorno!", e prende così piede una conversazione urlata da una parte all’altra del negozio.

"Che capelli bianchi, che ha…" sospira l’anziana signora non graziosa, a mo’ di lupo di Cappucetto Rosso.
"Sì, perché sono di razza" replica la graziosa signora, con aria sicura. "Quando sono nata, mio padre aveva già i capelli bianchi. Tutti bianchi. Completamente bianchi. E anche mio figlio, che ha cinquant’anni, è completamente bianco da una decina. Tutto bianco. Non un capello grigio".
"Aaaahhh, Lei sì che ha tutte le fortune, signora… e adesso questi bei capelli bianchi mica se li tinge, spero? Così bianchi, tutti uguali…"
"No, no!" e la graziosa signora scuote vezzosamente il capo. "Metto solo uno spray. Una schiumetta, una cosina bella, così, che mi lascia qualche sfumatura di grigio. Ma poco poco".
"Ah, ma dura?" spalanca gli occhi la non graziosa signora.
"Sì, sì, dura!" annuisce allegra la graziosa signora.
"Dura per qualche settimana…" interviene la parrucchiera. "Poi bisogna rifarlo, ma tanto la signora è una cliente abituale. E poi non c’è bisogno di aspettare come con la tinta, colora subito".
"Aaaaahhh!" quasi urla la non graziosa signora, "ma allora lo faccio anche io! Ma perché non me lo ha detto, a me? Perché?"
"Ma signora, Lei non ha i capelli bianchi… e nemmeno tutti dello stesso colore, non va bene…" interviene timidamente l’aiutante parrucchiera, mentre la sua datrice di lavoro annuisce e conferma.
La non graziosa signora ha un crollo. Sospira, e quasi singhiozza: "Ecco, io ho tutte le disgrazie. Vede, signora? Lei con dei capelli così belli non si è mai fatta una tinta, non conosce la seccatura di doversi fare una tinta".
La graziosa signora sorride pacata, e in tono consolatorio informa che, però, tempo fa si è fatta le meches.
Ah! E perché?
"Eh, sa… non avevo ancora i capelli tutti bianchi" risponde, con l’aria di chi la sa lunga. "Ed era morta mia madre".
E qui tace, come se un lutto in famiglia fosse automaticamente obbligo di meches per tutti i parenti.
"Embeh?". Parla la signora non graziosa, ma esprime una domanda che nasce dal cuore di tutti i presenti.
"Embeh, mica potevo farmi la tinta quando era appena morta mia mamma, scusi!" salta su la signora graziosa. "E un mese va bene, due mesi va bene, tre mesi va bene, poi al quarto mio marito mi guarda e mi dice: Iiiihhh Rosa, ma che orrore quei capelli, vai a fare qualcosa, sei proprio brutta da vedere così!.
"E allora io mi sono informata, e mi hanno spiegato che le meches si possono fare anche a lutto. E quindi mi sono fatta le meches a lutto. E poi però mi sono venuti i capelli tutti bianchi, quindi è una bella cosa perché posso portare il lutto ancora adesso: non ho mai più fatto la tinta".
Chissà come facevano le donne a lutto quando le meches non erano di moda.

Meditando su lutti e meches a lutto, le due tacciono per un poco.
Fino a che la non graziosa signora esordisce, fissando la parrucchiera: "E, senta un po’… quel bel ragazzone che lavava i capelli questa estate, dove se lo è nascosto, eh?".
La parrucchiera sorride, spiegando che si trattava solo di un lavoro estivo, nulla di che. Ora il bel ragazzone è a studiare, si presume.
La signora, sconsolata, sospira.
L’altra signora interviene, e ridendo chiede se almeno la parrucchiera ha conservato il numero di telefono.
Perché era un gran bel ragazzo, ripetono unanimemente le due signore. Oh, se era un bel ragazzo. Oh, se lo avessi visto!, esclamano, notando forse solo ora la presenza di una giovane nel negozio. Oh, era così bello che gli sarei caduta ai piedi!
"Ah, aveva una pettinatura sempre così perfetta…"
"Ah, e degli occhi così profondi, ti guardavano dentro…"
"Ah, e poi delle spalle, delle spalle! Sembrava un soldato, un eroe, una statua greca, con quelle spalle!"
"E le mani!"
"Ahhhhh, le mani! E come ti lavava i capelli! Non è che te li lavasse: te li massaggiava proprio, ti carezzava la testa, con quelle mani… aahh, che mani, ahh che corpo!".
"Aahh che uomo!".
E tacciono, con lo sguardo perso nel vuoto e nei ricordi.
Solo dopo una lunga meditazione, la graziosa signora si rivolge alla parrucchiera, e, indicandomi, se ne esce con un inquietante: "Ma scusi, signora, almeno alla signorina il recapito del ragazzo lo dia… lei ha qualche probabilità, almeno!".
Impiego dieci minuti in fallimentari tentativi di convincere le due esaltate che non mi interessano recapiti di grandi eroi greci che lavano i capelli carezzando le teste delle clienti. Ohibò.

Tuttavia la conversazione prende una piega decisamente più elevata quando alla radio passa la canzone di non so quale cantautrice statunitense. L’aiutante parrucchiera trova lì il suo campo forte: lei legge molte riviste specializzate, afferma, per cui se ne intende di queste cose. La ragazza è scontrosa, bisbetica, tratta male il pubblico e ha pure picchiato i fan. E poi non si lava, ché una volta in aereo si era tolta le scarpe ed erano dovuti andare lì in cinque dell’equipaggio a chiederle di rimettersele per carità.
E si è beccata una denuncia per disturbo alla quiete pubblica, perché organizzava delle grandi orge in una roulotte. Ed era troppo, troppo rumorosa.

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