Pillole di Storia

[Pillole di Storia] Columbus Day

E’ nato a Genova nel 1451, ma ci sono altre due dozzine di luoghi e date di nascita reputati ugualmente validi.
Ha iniziato a navigare quando ancora era un bambino, dice. Ma nel 1472, quando lui aveva ventun anni, un documento irrefutabile lo definisce “commerciante di lana”, e ancora nel 1478 si trovava a Madera per comprare e rivendere un carico di zucchero.
Ha studiato all’Università di Pavia, a lungo e con profitto, ci assicura il suo biografo. In realtà, l’unica cosa certa che sappiamo della sua vita è che a Pavia non ci ha proprio mai messo piede.
Il suo primo viaggio per mare è stata una impresa epica che lui ha miracolosamente portato a termine, assicura. Noi sappiamo invece che è stata una banalissima traversata del Mediterraneo, fino all’isola greca di Chio: per nulla entusiasmante.
Ha navigato tutto il navigabile, a Oriente e a Occidente: in realtà, si può provare come assolutamente certo un solo viaggio compiuto dopo il 1482, nei pressi della Guinea. E lui non era nemmeno il comandante.
Era il più grande topografo della Storia, ispirato nelle sue teorie – dice lui – da Dio stesso. A dire il vero, aveva calcolato in 2400 miglia marine la distanza dalle Canarie al Giappone (quando in realtà le miglia sono 10.600), e fissato l’Islanda dieci gradi di latitudine più a nord di quanto non sia veramente.
E’ partito, nel 1492, dalla Spagna, alla ricerca di una nuova rotta per le Indie. Peccato che negli accordi siglati fra il marinaio e la corona spagnola non ci sia il benché minimo accenno alle Indie, e anzi si parli esplicitamente di nuove terre sconosciute, da ricercare e conquistare.
E’ partito da Palos su tre caravelle, la Nina, la Pinta, e la Santa Maria. Curiosamente, però, secondo numerosissime fonti, le caravelle erano quattro.
Ha navigato uniformando la sua rotta al soffio degli alisei: mostrando chiare doti di veggente, visto che all’epoca gli alisei erano venti del tutto sconosciuti.
Ha assegnato a se stesso i 10.000 marevidis che erano stati promessi a chi avesse scorto terra per primo. Ma, in quel giorno famoso che ha tenuto a battesimo l’Età Moderna, è stato senza dubbio Rodrigo de Triana ad annunciare per primo la visione dell’isola.
Era un uomo di scienza, razionale e concreto: però era convinto che Seneca e tutti i profeti della Bibbia avessero predetto le sue gesta, e ogni tanto si paragonava, in un attacco di modestia, addirittura a San Pietro.
Era un matematico infallibile e preciso, che andava oltre le credenze e le superstizioni dei suoi contemporanei. Però, con la stessa certezza con cui aveva calcolato la sua rotta per le Americhe, aveva anche predetto la fine del mondo: fissata per il 1656, senza possibilità di errore.

Sembra che la vita di Cristoforo Colombo sia stata creata apposta per mandare in crisi gli storici di ogni epoca e generazione, e sembra anche che, purtroppo ma molto realisticamente, sarà davvero difficile riuscire a fissare, prima o poi, una biografia di Colombo sicura ed attendibile.

Ma la realtà dei fatti è che stasera sta cuocendo nel mio forno un arrosto di tacchino con contorno di ottime patate – e, se non fosse stato per Cristoforo Colombo, forse adesso io non avrei l’acquolina in bocca.

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