Personale

[In punta di piedi] Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi

Io metto le mani avanti: prendetevela con il Cappellaio Matto. E’ lui l’unico e il solo responsabile di tanto delirio.
Io, a dirla tutta, non ho altra colpa che quella di essere una ballerina azzoppata. Quando leggo in giro che c’è gente che non conosce lo Schiaccianoci di Čajkovskij… beh, è più forte di me: sento il dovere morale di colmare queste inaudite e inammissibili lacune.
Per cui: se non avete un po’ di tempo da perdere.
Se non avete nessuna intenzione di vedere delle signorine in tutù martoriarsi le punte dei piedi.
Se non ve ne può importar di meno di gustare qualche scena della favola natalizia più bella e famosa di tutti i tempi…
… allora, saltate a piè pari questo post.
E prendetevela con il Cappellaio Matto.


Lo Schiaccianoci
e il Re dei Topi

Ve li immaginate, i Natali di una volta?
I Natali di cent’anni fa, intendo, quando i pini decorati splendevano alla luce di vere candele, e non c’era la televisione a monopolizzare la serata in attesa di Mezzanotte. Ve li immaginate, i bambinetti vestiti a festa, che danzavano sotto l’albero vestiti da soldatini e da principesse? Le famiglie che si reicontravano, le signorine che suonavano il piano per gli ospiti, le danze che animavano la serata prima che la pendola battesse dodici colpi…
Nella casa del borgomastro di Norimberga, tanti anni fa, il Natale era proprio come quello di una volta.

Clara e Fritz, i due figli del ricco borgomastro, erano entusiasti della festa organizzata dai loro genitori. Avevano baciato il nonno, carezzato la cuginetta appena nata, abbracciato la zia, reincontrato gli amichetti che non vedevano da tempo. Ma era inutile negare l’evidenza: Clara e Fritz, quella sera, si erano letteralmente illuminati, quando aveva bussato alla loro porta l’adorato padrino Drosselmeyer.
Drosselmeyer era un mago, dicevano i bambini, anche se gli adulti continuavano a negarlo.
Drosselmeyer era un inventore, dicevano i grandi, vantandosi degli splendidi automi che il loro amico di famiglia riusciva a produrre. Bambole meccaniche meravigliose, così realistiche da sembrare vive…
Drosselmeyer era un uomo misterioso, che amava scherzare con i bambini, stuzzicarli, e anche spaventarli un pochino.
Ma c’era qualcosa di veramente spaventoso nella vita di Drosselmeyer, che il vecchio padrino non aveva mai confidato a nessuno.

Quando Drosselmeyer era solo un ragazzo, e teneva bottega con l’adorato nipote Hans Peter, aveva ricevuto una importante commissione dal re in persona. Il palazzo reale era stato invaso da una colonia di ratti, e occorreva qualcuno che riuscisse ad eliminarli: Drosselmeyer aveva fatto del suo meglio, e aveva creato una trappola per topi di eccezionale efficacia. Così eccezionale che, nell’arco mezza giornata, aveva ucciso la metà dei topi che vivevano nel Palazzo.
C’era una cosa, però, che Drosselmeyer non sapeva (e chi mai l’avrebbe potuto immaginare?). La Regina dei Ratti – incredibile ma vero – altri non era che una strega. Una strega malvagia, dotata di eccezionali poteri magici: una strega che, per vendicare il torto subito dalla sua stirpe, aveva lanciato una terribile maledizione a quanto Drosselmeyer avesse di più caro. Hans Peter, lo splendido Hans Peter, era stato trasformato in un orribile schiaccianoci, grottesco burattino di legno.
Solo se Hans Peter fosse riuscito a sconfiggere il terribile Re dei Ratti, e solo se se una giovane fanciulla lo avesse amato di vero amore, la maledizione avrebbe avuto termine…

Drosselmeyer sarebbe stato disposto a giurarlo: quello di quel Natale era stato uno spiacevole imprevisto.
Lui non si sarebbe mai sognato di regalare a Clara lo schiaccianoci, anche se Clara era una ragazzina sognatrice e romantica…
Era stato solo un incidente, sì. Mentre Clara guardava ballare le bambole meccaniche si era imbattuta in quello schiaccianoci di legno, e l’aveva scambiato per uno dei suoi regali di Natale…
Ma era stato un imprevisto, assolutamente.
O così, quantomeno, Drosselmeyer avrebbe dichiarato per il resto della sua vita.

Ossì. Era stata una casualità anche che Clara si svegliasse in piena notte, e avvertisse l’impellente desiderio di andare a controllare il suo piccolo Schiaccianoci.
Era stata una casualità anche che un incantesimo lanciato su di lei la rimpicciolisse fino alle dimensioni di un giocattolo, proprio mentre la stanza si riempiva di ratti armati fino ai denti e determinati a ucciderla.
Drosselmeyer non c’entrava assolutamente niente, sarebbe stato disposto a giurarlo. Ma fra sé e sé aveva sorriso quando il suo piccolo Schiaccianoci aveva preso vita, e, capitanando un esercito di soldatini giocattolo, aveva finalmente ucciso il suo terribile avversario.

Il Re dei Ratti è morto: l’incantesimo è terminato. Clara apre gli occhi: è in un bosco fatato, nel regno delle favole.
E il suo Principe, splendido, la attende.

E’ un regno incantato, quello in cui Clara e il suo principe si trovano. I due innamorati balleranno con i fiocchi neve,

e incontreranno strani personaggi provenienti da mondi lontani…

… talvolta, lontanissimi.

Inizia una grande festa, nel palazzo incantato del Regno dei Dolci: Clara potrà fare la conoscenza di Caffè, Tè, Cioccolata, e poi ancora incontrare la Fata dei Confetti, e i Pastorelli di Marzapane…

Una vera e propria favola, insomma. Una storia che sembra uscita da un libro di fiabe, una di quelle storie che la dolce Clara aveva sospirato centinaia di volte, nell’oscurità della sua cameretta…
Una storia di magia e di mistero, una storia che sembra quasi un sogno.

… o che forse lo è per davvero?

Con l’augurio di un 2009 dolce e intantato, che possa vedere tutti i vostri sogni avverarsi.

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