Vite di Santi e Beati

[Ma che sant'uomo!] Proprio come quest'anno

Pensavate di essere salvi, una volta scampata la Settimana Santa, ma non è così. Purtroppo per voi, oggi mi sembrava il giorno giusto per introdurre finalmente un volto femminile nella rubrica

Ma che santa donna!

ovverosia

Tutto quello che non volevate sapere sui Santi,
e che men che meno avreste osato chiedere




A quindic’anni, Liduina è una ragazza normalissima: gioiosa, solare, attiva, e piena di vita. A ben vedere, è anche un po’ irresponsabile: ha appena rifiutato un’ottima proposta di matrimonio, che avrebbe risolto tutti i problemi economici della sua famiglia di nobili decaduti.

Nel 1345, quindic’anni, Liduina ha una vita davanti a sé, e non vede l’ora di viverla. Attiva, energica – sportiva, diremmo oggi, con termini moderni – sta pattinando con i suoi amici sul lago ghiacciato del villaggio di Schiedam, in Olanda. Ride, scherza, si improvvisa acrobata, tenta una piroetta, scivola sul ghiaccio, e cade: un ruzzolone come tanti, cui tutti i pattinatori sono abituati. Ma lei non si rialza.

C’è una costola fratturata, forse con lesioni interne. C’è la corsa a casa, lo spavento dei genitori, l’arrivo del medico, le prime cure. E poco conta, a nostri fini, raccontare che Liduina è probabilmente stata il primo caso di sclerosi multipla attestato dalla Storia: quello che ci interessa, è che falliscono l’uno dopo l’altro tutti i tentativi del medico locale, incapace di curare una malattia che fin da subito appare incurabile.
Le ferite incancreniscono, la febbre sale, la ragazza è scossa dai tremiti e dai conati di vomito. Costretta a letto per settimane, comincia a soffrire per il decubito: tenta di rialzarsi, ma cade non appena rimessa in piedi; torna a sdraiarsi, ma le piaghe si moltiplicano sul suo corpo fino a farla gridare dal dolore. Liduina non si alzerà mai più, da quel letto diventato la sua prigione: a diciannove anni, si accorgerà che le sue gambe sono completamente paralizzate; pochi mesi più tardi, comincerà ad accusare i primi danni alla vista.
Le malattie si affastellano l’una sull’altra, in una disgraziata successione che trova impotenti tutti i medici: Liduina non guarisce, non muore, e i suoi dolori si incattiviscono. E’ a un passo dalla disperazione, quella ragazza così piena di vita che si ritrova ormai peggio che morta: invoca la fine delle sue sofferenze, e piangono con lei i suoi fratelli, i suoi amici, i suoi genitori.

Ce l’ha con la vita, con il destino, con Dio, e con il mondo, quella giovane ragazza piegata nel fiore della vita, e costretta in un letto di lacrime e di dolore. La sua storia fa il giro del paese, le sue disgrazie commuovono tutti i concittadini, e il nome di Liduina comincia a passare di bocca in bocca. Arriva fino alle orecchie di Giovanni de Pot, un sacerdote: che, colpito dalle sofferenze di quella giovine, decide di andare a trovarla.
La vista della povera Liduina è così impressionante da far indietreggiare sull’uscio don Giovanni: è più simile a un vegetale appassito, quella che dovrebbe essere una splendida donna nel fiore degli anni.
Giovanni deglutisce, le si avvicina, siede al suo capezzale. E mentre Liduina tiene gli occhi chiusi e finge di non ascoltarlo, lui le parla: le parla di Cristo, e dell’insostenibile dolore che lui, per noi, ha accettato di sopportare. Le parla della sua innocente sofferenza, ingiusta ma salvatrice: e la paragona ai dolori della sua malattia, che non sono una sciagura priva di senso bensì una impresa, che il Signore le affida. Perché la vita non perde mai di significato, nemmeno fra le pene più orribili; perché la vita va avanti sempre e comunque, nonostante il dolore. Ed anche dal suo letto, la povera Liduina potrà fare qualcosa di grande: potrà offrire le sue sofferenze al Signore, e donarsi a Lui per la redenzione del mondo.

E sia: Liduina ci sta. Ma pretende un segno, un segno che le assicuri che il suo andare avanti non sarà vano: ed ecco che sopra il suo capo appare splendente l’Ostia eucaristica, come testimoniano, con stupore, anche parenti e vicini.

Da quel giorno, un riflesso di serena speranza torna a risplendere negli occhi della ragazza. Una speranza che non la abbandonerà mai più, nonostante la crudeltà orribile della sua impietosa malattia.
La sua paralisi aumenta progressivamente: Liduina è completamente immobilizzata, e conserva la sensibilità solo alla mano sinistra.
La sua vista diminuisce gradualmente, e la ragazza trascorre i suoi ultimi anni di vita immersa nella oscurità totale.
Le piaghe da decubito arrivano a ricoprire tutta la sua pelle, e interi pezzi di carne iniziano a staccarsi dal suo corpo martoriato.
E, peggio ancora, la fama di Liduina inizia a diffondersi per l’Olanda, suscitando commozione ma anche incomprensioni e maldicenze.
Corre voce che Liduina sia una strega, e che non riesca a morire perché posseduta dal demonio.
Si dice in giro che la sua malattia è una punizione divina, perché, a detta di qualcuno, Liduina sarebbe stata ingravidata da un sacerdote – forse quello stesso padre Giovanni che la visita quotidianamente, e che le ha donato la speranza.
E durante l’occupazione del suo paese nativo, con le truppe che bivaccano nelle case dei contadini, Liduina viene ripetutamente stuprata da quattro soldati. E’ completamente paralizzata nel suo letto, sotto le loro mani e sotto il loro corpo; ed è perfettamente lucida, e cosciente.

Avrebbe potuto abbandonarsi alla disperazione e lasciarsi morire di fame e di stenti, la povera Liduina: eppure, si rifiuta di farlo. Anzi, ricomincia a parlare, chiede di incontrare sacerdoti, vuole che le vengano lette storie edificanti. Prega, medita, riflette, pensa, e consiglia: consiglia i suoi genitori, salvandoli dalla disperazione; solleva i suoi fratelli, illuminandosi di cuore per i loro successi; ascolta i suoi amici, consigliando loro il da farsi. Non perde il sorriso, e inizia davvero ad essere considerata una santa donna: bussano alla sua casa pellegrini da Rotterdam, e poi da tutta l’Olanda – e poi ancora dalle Fiandre, dalla Germania, dalla lontana Inghilterra… Arrivano da ogni dove, e non manca neppure chi entra in casa sua gravemente malato, e ne esce perfettamente guarito. Ma tutti quanti, malati o no, varcano la soglia della sua casa con un carico di dolore e sofferenze; e tutti quanti ne escono sollevati, con il cuore che trema per una sensazione mai provata. Quella larva umana ha scaldato il loro cuore come mai nulla, prima, aveva fatto: e la gioia della vita ha prepotentemente vinto la sofferenza e il dolore, nel piccolo paese di Schiedam.

Liduina crebbe e invecchiò nella malattia, passando trentotto anni paralizzata nel suo letto. Fino al suo ultimo respiro, non smise mai di pregare e di ringraziare Dio: e fu simbolo concreto della forza della vita nella sofferenza, nonostante il dolore accecante e nonostante la tentazione a disperare.
Liduina si spense il 14 aprile 1433, all’età di cinquantatré anni.
Era il martedì dopo Pasqua, proprio come quest’anno.

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