[Ma che sant’uomo!] Quello che… "io te l’avevo detto!"

Se non ci avesse visto giusto, io forse non sarei quella che sono. E allora, non poteva proprio non trovare spazio nel mio blog, questo meraviglioso uomo cui sono anch’io un po’ debitrice. 


Ma che sant’uomo!

Sottosezione

Beato te!

ovverosia
 

Tutto quello che non volevate sapere sui Beati,
e che men che meno avreste osato chiedere
 


Se c’è una cosa inquietante del mio padre spirituale, è che sa perfettamente quello che farò in una determinata situazione. Prima ancora che lo sappia io.
Ogni tanto parte in quarta, socchiude i suoi occhi azzurri, mi guarda fisso, e poi annuncia “sì, secondo me alla fine farai questo e quest’altro”.
La prima volta che se n’è uscito con questa genialata, gli ho riso in faccia. Avevo quindici anni, e ‘sto pazzo mi aveva assicurato, perché io ti conosco, che prima o poi avrei deciso di lasciare Torino per proseguire gli studi altrove.
A settembre, saranno due anni che sono felicemente immatricolata all’Università di Pavia – e la cosa che mi rode di più, in tutto questo, è dover ammettere che lui aveva proprio ragione.Sì: sono parecchio inquietanti, quelle persone che ti conoscono meglio di quanto non ti conosca tu stesso.
Per cui, credo di poterlo capire abbastanza bene, San Giovanni Battista De La Salle, che da giovane si era imbattuto in un padre spirituale molto simile al mio.

Il Beato Nicola Roland, fondatore della Congregazione delle Suore del Santo Bambino Gesù, era nato a Reims l’8 dicembre 1642, primogenito della signora Nicole Brevet e del suo sposo Jean-Baptiste. Intelligente e aggraziato, il ragazzino era cresciuto in un ambiente agiato e non privo di raffinatezza; nel 1658 era entrato, come studente, nel Collegio dei Gesuiti, per essere istruito assieme a tutti i giovani rampolli delle più nobili famiglie locali.
Giovane, affascinante, raffinato, Nicola non aveva faticato ad inserirsi nella vita mondana della borghesia. E aveva anche amato, oh sì: aveva amato una donna, con tutta la sua anima e il suo cuore. Era stata proprio la fine della loro relazione, a spingerlo a lasciare la città natale –  per dimenticare viaggiando, e anche per fare nuove esperienze di lavoro.

Se San Paolo era stato folgorato sulla via di Damasco, Nicola Roland ricevette l’illuminazione sulla strada che da Reims portava a Parigi. Passeggiava sulle rive della Senna, il giorno in cui comprese di essere chiamato alla vita ecclesiastica; e sulle rive della Senna ci rimase per quattro lunghi anni, studiando Teologia e preparandosi per ricevere l’ordinazione.
Ritornò a Reims solo molto tempo più tardi, quando era già diventato un sacerdote. E  ci tornò con una nuova consapevolezza, maturata durante il soggiorno parigino: la frequentazione quotidiana degli enti assistenziali della capitale aveva fatto crescere in lui la conoscenza di realtà nuove, il cui scopo era la cura della popolazione più povera, e dell’infanzia abbandonata.
In quei tempi difficili, quando le carestie decimavano la popolazione e i contadini riuscivano a malapena a racimolare un pasto al giorno, i poveri lasciavano i loro figli in uno stato di completo abbandono, fintanto che non li potevano occupare in qualche lavoretto. I bambinelli crescevano nelle strade, raggruppandosi in piccole bande di quartiere; molti facevano una brutta fine, nessuno riusciva a costruirsi un futuro degno di tal nome.
Nicola vuole aiutare questi ragazzini, e vuole soprattutto aiutare le molte fanciulle che il destino sembra inevitabilmente costringere a una vita di prostituzione: ed è così che, nel 1670, l’abate Roland fonda a Reims una scuola cattolica, destinata all’educazione delle ragazze più povere.

Una scuola gratuita, cattolica, e per di più rivolta ai poveri, era fatalmente destinata a scontrarsi con una torma di nemici. Ma questa è un’altra storia.
Nicola Roland dovette combattere con le unghie e con i denti per permettere alle sue scuole di sopravvivere. Ma anche questa è un’altra storia.
L’attenzione e la cura con cui Roland si dedicò alla sua opera furono così grandi da consumarlo, nel vero senso della parola, tanto che Nicola morì a trentacinque anni. Ma persino questa è un’altra storia.
A me interessa raccontare che, pochi giorni prima di spegnersi, Nicola Roland convocò un notaio, e fece testamento.

____________

Alcuni giorni dopo le sue esequie, venendo a conoscenza delle ultime volontà del suo amato padre spirituale, un certo Giovan Battista De La Salle ebbe la forte tentazione di maledire il giorno, il mese e l’anno in cui Nicola Roland era entrato nella sua vita.
Quel pazzo di un sacerdote, aveva avuto la gran bella pensata di nominare suo erede universale il caro amico Giovan Battista. Il che sarebbe stata una cosa molto positiva, per Giovan Battista, se non fosse che l’unico bene menzionato in quel maledetto testamento erano quelle stramaledette scuole. Quelle scuole per pezzenti, che don Nicola gli affidava e metteva sotto la sua custodia – implorandolo, “in nome di Dio”, di aiutarle a crescere, prosperare, e diffondersi.

Ci avevano litigato per anni, a causa di quelle stramaledette scuole, Giovan Battista e don Nicola. Don Nicola voleva che lui lo aiutasse, si buttasse a capofitto in quel progetto; Giovan Battista non aveva la benché minima intenzione di farlo, e considerava francamente esaltato il suo amico, con quella folle mania per l’insegnamento.
Giovan Battista De La Salle, maledizione, non aveva nessunissima voglia di insegnare!
Ed era del tutto inutile che Roland insistesse, e continuasse a ripetere che lui lo conosceva, che sapeva che era quella la sua strada: Giovan Battista De La Salle non aveva nessunissima intenzione di insegnare, e grazie tante.

Non esagero, e non lo dico così per dire: Giovan Battista la prese malissimo, quell’ultima volontà del suo padre spirituale. Ed iniziò ad occuparsi di quelle stramaledette scuole con lo stesso entusiasmo con cui avrebbe partecipato a un funerale, lanciando un mucchio di accidenti a quel bel tipo di Roland e ai suoi “ma io ti conosco, vedrai che è questa la tua strada!”.
La tua strada un corno: Giovan Battista De La Salle aveva appena ereditato dallo zio una importante carica ecclesiastica, e l’ultima cosa che voleva fare nella sua vita era chiudersi in una stanza piena di accattoni per insegnare ai poveri.

Immagino che anche a San Giovanni Battista De La Salle roda molto, dover ammettere che anche il suo padre spirituale aveva sempre ragione.
Perché, dopo una vita interamente dedicata all’insegnamento ai poveri, San Giovan Battista De La Salle si rese conto che era stata esattamente quella, e nessun’altra, la sua strada.

Il 15 maggio 1950, Papa Pio XII proclamerà San Giovan Battista De La Salle “patrono celeste presso Dio di tutti gli insegnanti”.
E mi piace pensare che, da qualche parte lassù in cielo, il Beato Nicola Roland abbia lanciato un’occhiata al suo figlio Giovan Battista, e gli abbia sorriso con un sorrisetto di vittoria.
E poi se lo sia lasciato scappare, finalmente, dopo duecentosettant’anni d’attesa.
“Vedi, che io te l’avevo detto?”.

 

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