Torino · Vite di Santi e Beati

[Ma che sant'uomo!] Virgo Consolatrix

“Certo che in effetti fa proprio pena”, commentò il mugnaio.
“Se capitasse a me la disgrazia di un figlio simile…”, sospirò la cuoca Ottilia.
“Il signor padrone deve aver commesso qualche peccato, in gioventù”, osservò il garzone sommessamente. “E Dio l’ha punito per la sua colpa”.
Lenora versò l’acqua in secchio di metallo, e lo appese sul camino per farla riscaldare.
“Uno così non avrebbe nemmeno dovuto nascere”, rincarò Ottilia: “cioè, che cosa fa, al mondo?”.
Lenora si morse le labbra per non parlare.
“Fa impazzire il signor padrone, ecco cosa fa”, ridacchiò il mugnaio.
Lenora avrebbe avuto una gran voglia di tirargli in testa il secchio d’acqua. “Io lo trovo una splendida persona”, s’intromise freddamente.
La servitù esplose in un coretto di risate. “È un idiota!”, ribatté il garzone. “Mi spiegate qual è il suo apporto alla comunità? Non combatte, non scrive, non legge, non lavora, non sta stare a cavallo, ha bisogno di una balia per far qualunque cosa…”.
Non sono”, Lenora sibilò fra i denti. “Non sono la sua balia”.
“Beh, in effetti io avrei usato un altro termine”, commentò la cuoca flautatamente, “ma probabilmente poi vi sareste offesa…”.
Lenora si irrigidì di fianco al suo secchiello. “Ma non è affatto vero!”, protestò scandalizzata. “Ma come vi permettete?”.
Alla sola idea, la servitù rise ancor più forte.
“Non prendetevela, scherzavo”, le sorrise Ottilia seduta al suo sgabello. “È che siete probabilmente l’unica donna sulla faccia del pianeta a cui piaccia quell’idiota…”.
La ragazza si sentì avvampare, e cominciò a trafficare col secchiello giusto per far qualcosa. “Non è che mi piaccia”, disse un po’ troppo precipitosamente: “che razza di idiozia. Cioè, mi piace come persona. È un ottimo padrone. Preferisco servire lui che i suoi fratelli. Lui è gentile, mi tratta bene: è rispettoso”.
(“Appunto”, mormorò il mugnaio alzando gli occhi al cielo. “L’avete mai visto, un nobile rispettoso della servitù? Ma andiamo…”).
“Comunque, per quel che può valere”, ridacchiò il garzone, “secondo me, una bella ripassatina ve la darebbe volentieri pure lui”.
Lenora rischiò seriamente di far cadere per terra il secchio; spalancò la bocca per protestare.
“… solo che probabilmente non sa come si fa”, concluse il mugnaio scatenando un coro di risate.
Lenora era così sconvolta che non trovò nemmeno la forza per lamentarsi; si limitò a versare l’acqua calda in una brocca, a sguardo basso.
“Ecco”, ululò il garzone: “non cavalca, non scrive, non lavora, non sa nemmeno cosa sia una donna… cosa combina, questo idiota, al mondo?”.
“Voi fate veramente schifo” commentò Leonora, con aria disgustata.

Prese la brocca, uscì dalla cucina, e salì le scale che portavano alle stanze dei signori. Arrivata di fronte alla camera del signor Jean, bussò alla porta e poi entrò senza aspettare, com’era solita: “ben svegliato!”, lo salutò con voce squillante. “Oggi è un bel giorno, splende il sol…”.
Dove sono i miei vestiti?”, si sentì chiedere in risposta.
Si immobilizzò sulla soglia, un po’ sorpresa. “Sono… Ve li prendo subito”, mormorò con un sospiro, entrando.
Jean Ravais si era già alzato; si era anche tolto il suo abito da notte. Camminava avanti e indietro nella stanza, e intimò a Lenora di fare in fretta; lei si morse le labbra, con un sospiro, e posò la brocca sul tavolo di legno. “Vi ho portato l’acqua calda per la toeletta”, disse in tono un po’ deluso. “Se volete che vi aiut…”.
Non ho tempo per la toeletta! Voglio i miei vestiti! Subito!”.
Lenora non si preoccupò nemmeno di trattenere un’occhiataccia, e si avvicinò alla sedia per prendere la cotta. “Ecco qua”, disse in tono monocorde. Si avvicinò al padrone, gli prese un braccio, lo aiutò ad indossare l’abito; lui le ripeté ancora una volta di fare in fretta; lei avvertì un vago desiderio di strozzarlo, e gli infilò la cotta con la massima velocità possibile. “Avete molto da fare, oggi?”, gli chiese freddamente; e fu con suo stesso orrore che notò una vena di sarcasmo, nel tono della sua voce.
Abbassò lo sguardo, imbarazzata.
Il signor Jean, invece, rimase immobile per qualche istante; poi sorrise, sedendosi sul letto. “Oh, Lenora, scusatemi: scusatemi davvero”, le disse a voce bassa. “Sono stato rude. E proprio con voi, che siete sempre così gentile…”.
Lenora andò a prendergli le scarpe, e non trattenne un mezzo sorrisetto.
“È che”, mormorò Jean, restandosene seduto, “è che … ho molto da fare, oggi, veramente”.
Lenora gli lanciò un’occhiata, recuperando le sue scarpe. “Davvero?”, chiese allegramente. “Che bello. Cosa fate?”.
“Io…”.
Jean esitò, poi abbozzò un sorriso; e poi mormorò, a voce bassa: “lo so, adesso penserete che sia impazzito…”.
“Ma niente affatto”, ribatté Lenora, inginocchiandosi davanti a lui per mettergli le scarpe.
“Io… non sto scherzando”, mormorò, e la sua voce vibrava di entusiasmo. “Io vi giuro che è tutto vero. Lo giuro su quanto ho di più caro al mondo. Io… stanotte… Lenora, ci credete? Questa notte, ho visto la Madonna!”.

Calò il silenzio.
“La Madonna”, ripeté Lenora, giusto per esser certa di aver capito bene.
Jean annuì, e il suo volto era raggiante.
“Cioè. La Vergine Maria”, ripeté Lenora.
“Era Lei”, sorrise Jean. “Era qui: era bellissima…”.
“La Madonna era nella vostra camera da letto”, disse lei per la terza volta.
”, rincarò Jean. “Era proprio qui. Se mi fossi avvicinato, avrei potuto toccarla”.
Lenora rimase zitta per un attimo, domandandosi cosa fare a questo punto.
“Voi mi credete, vero?”, chiese Jean sognante.
Nel panico, Lenora pensò bene di infilargli la prima scarpa, giusto per trovar qualcosa da fare.
“Mi credete, vero?”, ripeté Jean, stavolta con più ansia.
“Io…”, abbozzò Lenora.
“Voi non mi credete”, e stavolta nel suo tono c’era un che di disperato. “Lo sapevo. Non mi crederà nessuno. Mi diranno che son pazzo”.
“Non è che non vi creda”, sussurrò Lenora, infilandogli l’altra scarpa. “È solo che… cioè… la Madonna?”.
“Era Lei! Io ve lo assicuro, Lenora, era Lei!”.
“E voi avete visto la Madonna”, ripet
é la serva.
“Sì!”.
“Voi avete visto la Madonna”, calcò Lenora.
“Io l’ho vista! L’ho vista coi miei occhi, era qui, e mi ha parlato…”.
Lenora prese un profondo respiro, alla disperata ricerca di un modo diplomatico per farglielo notare. E poi glielo disse, a bassa voce, in un sussurro. “Mio signore. Voi siete cieco dalla nascita”.

Lo so! Lo so, è… non capite? È un miracolo! È stato un miracolo della Vergine!”.
Lenora si ritrasse, spaventata. “Cioè, mi state dicendo che adesso potete vedere?”.
“No”, disse Jean precipitoso, “ma io l’ho vista… Ho visto Lei, l’ho vista, ve lo giuro, l’ho vista coi miei occhi, era bellissima, e mi ha parlato”.
Lenora colse la palla al balzo per cambiar discorso. “Ah sì?”, chiese distrattamente. “E che vi ha detto?”.
“Mi ha detto…”. Jean esitò, fece un sospiro. “Io lo so, mi rendo conto che può sembrare folle, ma mi ha detto…”. Esitò. “Mi ha detto di pregare…”.
“Non è folle: è una bella cosa”, disse lei velocemente.
“… e di andare a cercarle un quadro”, concluse Jean, con un tono da oltretomba.
Ci fu un altro silenzio. Lenora ci mise dieci secondi buoni per elaborar l’informazione. “Di cercarle un quadro” disse infine, a voce bassa.
“Sì. Un quadro. Che sta a Torino”.
Lenora dovette seriamente sforzarsi per non ridere. “Cioè, la Madonna è apparsa nella vostra camera da letto per dirvi di andarle a cercare un quadro”.
“… sì”.
“Che sta a Torino”.
“Sì”.
Lenora scosse la testa, e sorrise divertita. “Ditemi un po’: cos’avevate mangiato, ieri sera, signore?”.
Jean scattò in piedi, con tanta violenza che Lenora arretrò, un po’ allarmata. “Non vi permetto di scherzare su questa cosa!”, gridò il ragazzo. “Era la Madonna, io l’ho vista, non sto scherzando: era qui, e mi ha detto di recuperare il quadro!”.
“Va bene”, sussurrò lei, precipitosamente. “D’accordo. Non vi arrabbiate. Era la Madonna. Ma scusate”, aggiunse in tono pratico: “perché mai la Madonna dovrebbe apparirvi in sogno…”.
“Non era un sogno! Io l’ho vista!”.
“… dovrebbe apparirvi in qualche modo per dirvi di cercarle un quadro?”.
Jean prese un respiro; tornò a sedersi sul suo letto. “Ha detto che era un quadro di se stessa. Una icona della Vergine. Ed è a Torino”.
“E allora?”.
Era a Torino”, precisò il ragazzo. “In una chiesa. Poi gli eretici hanno distrutto il santuario. E il quadro della Vergine è sepolto lì, fra le macerie, e Lei vuole che io vada a recuperarlo”.
Lenora sorrise, con dolcezza. “E perché dovreste andarci proprio voi?”, disse piano, cercando di non mostrarsi troppo divertita.
Non lo so”, rispose Jean, in un sussurro. “Non ne ho idea. E sono anche spaventato. Ma io l’ho vista, ve lo giuro, non sto scherzando: era qui, come ci siete voi adesso – anzi: voi non vi vedo, la Madonna sì – e mi ha detto di cercare il quadro…”.
Lenora avrebbe avuto una gran voglia di avvicinarsi a Jean ed abbracciarlo, perché era veramente irresistibile la tenerezza di quel povero ragazzo, che si convinceva di essere stato contattato dalla Vergine…
“Scusate”, gli fece notare a voce bassa, dolcemente divertita. “Cioè. La Madonna non è una pazza. Fra tutte le persone del mondo, perché avrebbe dovuto chiedere proprio a voi…?”.
Non lo so!”, ripeté Jean; e sembrava spaventato.
“… che, voglio dire, nelle vostre condizioni…”, mormorò Lenora. “Come pensereste di arrivarci, da Briançon a Torino? A piedi? E poi”, aggiunse, col realismo impietoso di chi vuol riportar qualcuno coi piedi per terra, “come lo trovereste, il quadro? Non potreste nemmeno…”.
“Vederlo?”, concluse Jean a voce bassa, con un sospiro.
Lenora esitò. “Insomma, io non credo che la Madonna verrebbe mai a chiedervi una cosa simile”, gli disse dolcemente. “Ragionateci un po’ sopra. È stato solamente un sogno”.
“Ma non era…”, cominciò lui in tono sconsolato.
Lenora ridacchiò, sperando di non suonare troppo irrispettosa. “Ma scusatemi. Ve l’ha detto, almeno, la Madonna, dov’era questa chiesa distrutta di Torino?”.
Il ragazzo scosse il capo.
“E allora voi vorreste partire per Torino a cercare un quadro che non sapete dove sia, scavando per terra in tutta la città nella speranza di trovarlo?”.
Jean si morse un labbro.
“Cioè. Non per essere irrispettosa, ma se fossi la Madonna vi avrei almeno dato una mappa, no?”, osservò Lenora in tono un po’ scherzoso. “Non vi manderei così al macello”.
Jean scosse il capo. “Lo so che può sembrare assurdo”, disse in un sussurro, “ma ve lo giuro, non l’ho sognato, è tutto vero… forse dovrei chiedere aiuto a mio padre…”.
“Santo cielo”. Lenora lo fissò allarmata. “Pensate che vostro padre sarebbe disposto a finanziarvi un viaggio da qui a Torino perché dovete trovare un quadro?”.
Lui abbozzò un sorriso mestamente divertito. “No, in effetti. Ma come devo fare, allora? Io… io non sto scherzando, io l’ho vista, era veramente la Madonna…”.
Lenora sorrise, scuotendo il capo. “Facciamo così. Se la Madonna ci tiene veramente così tanto, farà in modo di farvi arrivare una mappa con su scritto dove andare”. E gli sorrise. “In caso contrario, sono certa che è molto comprensiva, non se la prenderà per questo”.
“Ma io devo andare…”, tentò Jean in una disperata resistenza.
“E allora aspettate le indicazioni stradali”, scherzò Lenora, ironicamente. “Se è destino, arriveranno. E nel frattempo”, aggiunse in tono pratico, “ribadisco che c’è l’acqua calda per la toeletta. Oggi arrivano quei Benedettini che saranno ospiti in castello per qualche giorno”, ricordò tranquillamente: “vostro padre ci tiene a dare un’ottima impressione…”.

E meno male che gli ospiti eran dei monaci, elaborò Lenora mentre il cugino di Jean le ficcava una mano sul sedere mentre lei portava l’arrosto in tavola: fossero stati  con degli ospiti comuni, chissà quanto si sarebbero divertiti quei ragazzi idioti. Posò il vassoio, si allontanò rapidamente, e mentre si allontanava lanciò un’occhiata penosa al povero Jean, che tastava il tavolo alla ricerca del suo piatto. Il fatto che tutti i suoi parenti si ostinassero a ignorare il suo problema, non contribuiva propriamente a valorizzare Jean agli occhi della gente.
Un benedettino sembrava quasi un po’ a disagio. Lo guardava, e aveva tutta l’aria di volergli chiedere se avesse bisogno di una mano: Lenora lo vide avvicinarsi a Jean, aprire la bocca per
parlare, richiuderla incerto dopo un paio di secondi, e restarsene lì immobile, a soppesar la situazione.
Quando Lenora ritornò nel salone dei signori, per portare in tavola un altro gran vassoio, notò che Jean e il monaco avevano effettivamente cominciato a chiacchierare. Jean aveva trovato il suo piatto, e il monaco conversava con lui a bassa voce: siccome il bicchiere del monaco era vuoto, Lenora aggirò il tavolo e si avvicinò al benedettino, per riempirgli il calice con l’acqua fresca…
“E voi da dove arrivate?”, stava chiedendo Jean cortesemente.
“Adesso vivo in un monastero qui vicino”, replicò il monaco addentando il pane, “ma sono originario di Torino. Sapete. Oltre le Alpi. Ho vissuto lì per tutta la mia vita”.
Lenora si allungò verso la brocca d’acqua; Jean sussultò, seduto alla sua sedia. “Torino?! Vi prego, ditemi, fratello: ho assolutamente bisogno di parlare con qualcuno che conosca la città, vi prego di aiutarmi… avete mai sentito la storia di un quadro della Vergine? Andato disperso dopo una razzia?”.
Lenora prese la brocca e scosse il capo, tentando disperatamente di non ridere. Lanciò un’occhiata velocissima a Jean, e incominciò a versar l’acqua…
… che per poco non finì sul tavolo, per la sorpresa, quando il benedettino aggrottò la fronte. “Sì, perché? Come fate a saperlo?”.
Jean sobbalzò sulla sua sedia. “È una storia lunga. Vi prego, vi prego, in nome di Dio: raccontatemi tutto quello che sapete sull’icona. È di importanza vitale”.
Lenora versò l’acqua nel bicchiere del monaco, molto lentamente. Il monaco fissò Jean, un po’ stupito, e mormorò: “era proprio un’icona, sì, un’icona dall’Oriente… Mi stupisce che ne siate a conoscenza!”. E aggiunse, mentre Jean si illuminava: “fu portata in Piemonte dall’Oriente, secoli fa, per sottrarla alla furia iconoclasta. Il santo Eusebio, vescovo di Vercelli, la donò a san Massimo, evangelizzatore di Torino…”.
“Vi prego, andate avanti”, disse Jean con un fil di voce, perché il monaco si era interrotto per bere un sorso.
Lenora, incredula, ne approfittò per rimanere: riprese il bicchiere; lo riempì un’altra volta.
“Era custodita nella chiesa di Sant’Andrea”, proseguì il monaco, sempre più perplesso, “ma il santuario fu distrutto dai Longobardi quando invasero Torino. In effetti le cronache cittadine parlano ancora di questo evento, fu un fatto disastroso, e fra le altre cose andò smarrito anche il quadro della Vergine… ma non avevo idea che la notizia fosse giunta anche in queste terre!”, esclamò stupito. “Mi sorprende veramente: avete conosciuto altri pellegrini che…?”.
Jean non gli rispose nemmeno; Lenora fece finta di pulire il coltello di portata, sempre più sconvolta. “Vi prego. In nome di Dio. Ditemi che sapete dov’era collocata quella chiesa”, sussurrò Jean, febbrile.
“Ma che diamine…?”, esclamò il monaco, che sembrava esterrefatto. “Sì, era alle porte di Torino, nei pressi della borgata Puteum Stratae, ma posso chiedervi il perché di tanto interesse? Ci sono solo i ruderi, ormai: la chiesa non è mai stata ricostruita: non capisco il perché di un simile…”.
Jean si coprì il volto con le mani, (il monaco lo fissò allibito): singhiozzò di gioia.
Lenora, molto lentamente, si allontanò dal tavolo, arretrando spaventata. Fissò Jean come se lo avesse visto allora per la prima volta in tutta la sua vita, e ripensò alla conversazione del mattino.
Sgranò gli occhi, incredula.
Si allontanò di un passo.
Il ragazzo cieco, il povero imbranato, il pezzente che non doveva nemmeno nascere, aveva una ragione per stare al mondo; e avrebbe voluto gridarlo, a tutta quella tavola.
Il suo padrone, Jean Ravais aveva davvero visto la Madonna.

 

Fine prima parte

(Seconda parte)

11 thoughts on “[Ma che sant'uomo!] Virgo Consolatrix

  1. Ma non è che abbiamo visitato così bene Torino.. quando ci sono stato sono passato quasi sempre dai salesiani :PAh mi piace questo templateUn sorriso :)

  2. Ma non è che abbiamo visitato così bene Torino.. quando ci sono stato sono passato quasi sempre dai salesiani :PAh mi piace questo templateUn sorriso :)

  3. Beh, non è una scusa… mica posson limitarsi solo a Maria Ausiliatrice, solo perché son Salesiani… :-PPPPer fortuna che c'è Internet per colmar certe lacune… :-PQuanto al template: grazie! E' tornato a grande richiesta dall'estate scorsa, dopo che avevo dovuto toglierlo perché si visualizzava male con IE (scatenando un coro di proteste… :-P)Adesso si vede bene, vero? Veeeero?

  4. Daniele, ti giuro che quando ho visto il tuo commento (cioè: quando ho visto che qualcuno aveva commentato il post), stavo scherzando con una persona e le ho detto, testualmente: "toh, invece di perdere tempo in 'ste scemenze, vado a leggere cos'hanno commentato nel mio post sulla Consolata: quella sì che sarà una riflessione di sostanza… ".Ecco, appunto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...