Vite di Santi e Beati

[Ma che sant’uomo!] Il Santo delle donne

“E poi c’è anche un’altra cosa, fratello…”.
La parrocchiana esitò, e San Pasquale la vide mordicchiarsi il labbro, in imbarazzo, seduta sul banco della chiesa. Cercò di rassicurarla, con un sorriso benevolo. “Dite pure, madamin-a. Io vi ascolto”.
La ragazza sospirò. “È che…”. Abbassò lo sguardo; tacque qualche istante. “È un argomento scabroso, ma non so con chi parlarne, e del resto è un bel problema… Ho pensato che magari un uomo di Dio, un sant’uomo come voi, potrebbe aiutarmi in qualche modo…”.
San Pasquale le sorrise, incoraggiante. “Non abbiate paura, non c’è problema. Ditemi”.
“È che…”. La parrocchiana esitò ancora; San Pasquale la vide arrossire impercettibilmente, alla luce delle candele. “È che… sapete, sono sposata da sei mesi”.
“Certo”, annuì Pasquale. “Ricordo bene le vostre nozze. Come sta il vostro marito?”.
Eh”, sospirò la ragazza, imbarazzata. “Appunto. Cioè, il problema è questo. Abbiamo…”.
“Uh?”.
“Dei problemi”.
“Di che tipo, figliola?”.
“Problemi… di coppia”.
“Nel senso che litigate?”, domandò Pasquale a bassa voce.
“No”, sbottò lei: “nel senso che è ‘na pippa!”.
Prego?”.
La ragazza sospirò, giocherellando nervosamente con la vera. “Voglio dire… quando noi cerchiamo…”. Tossicchiò. “Di avere un figlio…”.
Oh. Capisco”.
“Ecco… in quel caso, allora, mio marito non è in grado… cioè… di fare quello che dovrebbe, mi capite?”.
“Sì, capisco bene”.
“È imbarazzante, ma… capite bene: per me è un problema”.
“Certo. Vi capisco”.
“E insomma, io speravo… non so… un consiglio… Secondo voi, come affronto la situazione?”.
Fra’ Pasquale cercò disperatamente di soffocare una risata: “figliola mia, e io che posso farci? L’avete sposato in salute e in malattia, è evidente che questo è un problema fisico…”.
“E non esiste una medicina?”, domandò la sposa, affranta.
“Non che io sappia…”, mormorò Pasquale. Ed esitò un attimo, prima di aggiungere: “però, se vi consola, non è un problema solamente vostro. Ne sento molte, di donne come voi, che talvolta ci confidano questo disagio”.
La ragazza non sembrava affatto consolata.
“Potrebbe anche essere solo una situazione transitoria, di debolezza momentanea… vostro marito gode di buona salute?”, domandò Pasquale, in tono propositivo.
“Beh, non è un maciste…”.
“Forse gli serve solo un ricostituente”, abbozzò Pasquale. “Una cosa che gli dia un poco di energia”.
“Quindi devo fargli bere l’olio di fegato di merluzzo tutte le volte che siamo in intimità?”.
Ehm. Forse no”, mormorò Pasquale. “Forse è meglio qualcosa con un gusto più gradevole”. E a quel punto e socchiuse gli occhi, sovrappensiero: cominciò a rimuginare. “Facciamo così: datemi un paio di giorni di tempo, d’accordo? Sapete che io mi diverto a fare il cuoco, qui in convento… cerco di inventarmi qualche cibo energizzante, e poi ve lo lascio da provare. Che ne dite?”.

Eravamo sul finir del Cinquecento, e San Pasquale Baylon faceva il portinaio e il cuoco, a Torino, nell’antica chiesa dedicata a San Tommaso.
Lavorò a lungo, quella sera, alla ricerca di un cibo energizzante. E si inventò, alla fine, una vera e propria bomba calorica (se non ti rimette in forma quello, allora sei un caso disperato): un tuorlo d’uovo, due cucchiai di zucchero, un poco d’acqua, abbondanti dosi di marsala…
… avete indovinato?
Massì, è lo zabaione: uno dei dolci preferiti di tutti i Piemontesi.

E sapete come si chiama lo zabaione, in Piemontese?
No?
Beh, ve lo dico io: si chiama sanbajon.
Vi dice niente?
Non vi ricorda un certo San Baylon?

Proprio così: uno dei dolci più amati di tutta Italia è stato inventato da un Santo – un Santo torinese – e addirittura porta il suo stesso nome!

Peraltro, la cosa molto buffa, in tutto ciò, è che San Baylon è diventato patrono dei cuochi, alla sua morte… e fin lì, niente di strano.
La cosa buffa è che evidentemente lo zabaione funziona molto bene, calcolando che, alla sua morte, San Baylon è diventato anche il patrono delle donne… a dimostrazione di una imperitura gratitudine che gli viene tributata da tutte le donne del pianeta, immagino.

In ogni caso: non so se funzioni o no, ma lo zabaione è il piatto forte di tutti i nostri pranzi di famiglia.
E non so se sia un afrodisiaco… ma senza dubbio, è delizioso!

P.S. Mentre preparavo questo post, mi sono imbattuta in una di quelle classiche notizie che rientra appieno nei “Ma che sant’uomo!”, essendo appunto una informazione sui Santi che davvero avreste preferito ignorare, ma purtroppo c’è Lucyette che ve la dice.
Ebbene: San Pasquale Baylonne è il protettore delle donne, e appunto lo è diventato per queste ragioni un po’… inconsuete.
A quanto pare, nel 1976, Lando Buzzanca ha girato un film, per la regia di Luigi Filippo D’Amico, sul nostro povero Pasquale (San Pasquale mi perdoni!). Il film è per l’appunto San Pasquale Baylonne, protettore delle donne, e il protagonista è un certo Giuseppe Cicerchia, piccolo criminale, che un bel giorno scopre, leggendo sul blog di una cretina non so come, ma vi giuro che IO NON C’ENTRO, questa buffa storia relativa a San Baylonne. Da lì in poi, approfittando della dabbenaggine dei suoi compaesani, incomincia a spacciarsi come una sorta di profeta, incaricato da San Baylonne di far da intermediario fra lui e gli uomini.
In sostanza, Cicerchia truffa tutte le comari del paese, vendendo loro rimedi prodigiosi contro l’impotenza dei mariti. I rimedi, ovviamente, non servono a un bel niente, ma questo non è un problema per Cicerchia: in primo luogo, ha già guadagnato i soldi; in secondo luogo, convince le signore di esser stato insignito (per volontà di San Pasquale!) di un compito speciale, dall’importanza ragguardevole. Laddove infatti ogni intervento “divino” dovesse aver fallito… beh, spetta a Cicerchia rimediare, soddisfacendo di persona le spose insoddisfatte.
Non vi spoilero il finale, ma Cicerchia dovrà vedersela con il parroco del paese, intenzionato a metter fine a questa farsa, e peggio ancora con un criminale concorrente, auto-proclamatosi messaggero in terra di San Costantino Imperatore.

Come dite?
Non ve ne poteva importar di meno di questa storia, e anzi avreste preferito non saperla proprio?
Embeh: e cosa credete che questo blog esista a fare?!

7 thoughts on “[Ma che sant’uomo!] Il Santo delle donne

  1. Io l'altro giorno ho mangiato il gelato alla zabaione, dopo secoli l'ho trovato in una certa gelateria… buonoooo O_OPerchè dici così? Invece è interessante :PDaniele

  2. Mi piacciono queste storie che ci insegnano tante notizie buffe sulle cose più diverse!Sai che mi hai fatto venir voglia di zabaione? XD No, non pensate a male, non ho ancora di 'sti problemi! XD

  3. Lo zabaione è delizioso, indipendentemente dai risultati specifici. Ringraziamo San Pasquale Baylonne per avercelo inventato, e stiamo contenti.Questo blog è sempre più interessante. Non ho mai visitato Torino, ( e nemmeno Pavia), ma mi viene voglia di farlo non solo virtualmente . Dici davvero che per fare colazione in piazza San Carlo occorre un mutuo ? Cordialmente, Ornella 

  4. La storia dello zabaione l'avevo già sentita ma non sapevo che fosse nata a Torino la ricetta!!!! Dal tuo blog si scoprono sempre cose interessanti :o)Un sorriso :)

  5. Rici, grazie! Questa grafica piace tantissimo: c'era stata una specie di sollevazione popolare, l'anno scorso, quando l'avevo tolta… :-PDaniele, mannaggia a te: adesso mi hai fatto venire voglia di gelato allo zabaione!Uhm. Qui a Pavia hanno aperto da poco una grande gelateria con tantissimi gusti, può darsi che ce l'abbiano…Nacochan, lo zabaione è buoooonooo! *__*Ornella, ma questo è meraviglioso! Se vai a fare un giro a Torino dopo che il mio blog ti ha fatto venire la curiosità, dimmelo: così lo segnalo a Chiamparino (il sindaco) e esigo un compenso! ;-DQuanto al fare colazione in piazza San Carlo… guarda…Secondo me, non ne vale la pena, perché in effetti i prezzi sono alti, più alti che in altri bar. Ma del resto, gli altri bar non hanno i camerieri in giacca e cravatta che pendono dalle tue labbra, e non hanno queste atmosfere bellissime di locale storico che si affaccia su una delle piazze più belle di Torino. Enche la qualità del cibo, giustamente, è molto molto alta, nei bar di piazza San Carlo (e mi pare il minimo…).Insomma: di sicuro può essere una bellissima esperienza, sia per gli occhi che per il palato. Se hai semplicemente bisogno di mangiare qualcosa di buono, trovi cose buone anche da altre parti. Ma se vuoi mangiare qualcosa di squisito in un locale splendido… allora forse val la pena di spendere quel pochino in più :-)Peraltro, sempre a proposito di Piazza San Carlo, ti/vi segnalo questo brano scritto da Giuseppe Culicchia, un giornalista della Stampa che scrive sempre cose divertenti. Anche lui ha scritto un libro su Torino, e anche lui ha parlato di Piazza San Carlo… andate a leggere, se volete! Paissa è un altro posto molto costoso ma paradisiaco, e il pezzo sull'Istituto Bancario San Paolo MI HA FATTA MORIR DAL RIDERE, la prima volta che l'ho letto :-DMarinz, è torinese! Torinesissima!Peraltro, non so se sia una particolarità della mia famiglia, o se sia una tradizione di tutte le famiglie piemontesi… ma davvero: lo zabaione non può mancare, nei nostri pranzi di famiglia! E' un must!

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