calendariodellavvento2010 · Vite di Santi e Beati

[6] L’áition di San Nicola

C’è qualcuno, fra i miei lettori, che aspira a diventar Santo?
Sì?
Bravissimo!

Ai futuri Santi che leggono il mio blog, vorrei dare allora un paio di utili indicazioni pratiche. Per la serie: dopo esser morto in odor di santità, che mi succede, in Paradiso?
Beh: dopo che San Pietro t’ha offerto il caffè Lavazza, ti viene consegnata una bellissima veste bianca. Bianchina per i venerabili, bianchissima per i beati, bianchissimissima per tutti i Santi. Pare che il Padreterno ci tenga molto, a questa cosa della veste bianca: vuole che il personale sia sempre a posto e ben vestito, e quindi ci bada molto, a questa storia del vestito.
Non lo sapevate? Io lo so. Capita di leggersi anche queste cose, quando si studia sistematicamente l’agiografia del Medio Evo.

Un’altra cosa che probabilmente non sapevate, ma che io purtroppo so, è che i Santi non passano tutto il tempo in Paradiso. Io, da piccola, me li immaginavo tutti quanti in una specie di enorme ufficio, pronti ad esaudire le richieste di preghiera che gli arrivavano di volta in volta, a mezzo fax.
In realtà, a quanto pare, il lavoro di Santo è assai movimentato: espletate le pratiche burocratiche lassù ai piani alti, sei liberissimo di prenderti una pausa e di farti una passeggiata in terra. Così, per rilassarti.
Fra i passeggiatori più incalliti, a quanto pare, ci son Gesù e San Pietro; roba che ho qualche flebile speranza di entrarci persino io, in Paradiso, visto che San Pietro pare essere dovunque tranne che al suo posto di custode, a controllar gli ingressi.
Ma insomma, anche gli altri Santi si fanno un giro sulla terra, quando ne han voglia.
E un bel giorno, tanto tempo fa, tornaron sulla terra anche San Nicola, e San Cassiano.

Non erano venuti assieme, eh. Si erano casualmente presi un giorno di ferie nello stesso giorno, ed erano casualmente discesi sulla terra a poche ore di distanza, più o meno nello stesso posto.
Era un bel posto, in fin dei conti.
Un agreste villaggio campagnolo in piena estate, tutto armenti e fronde e campi coltivati.
Era un bellissimo villaggio, e San Cassiano si godeva tantissimo quel giorno di riposo, passeggiando allegro in mezzo ai campi. Il suo vestitino bianchissimo riluceva di luce propria; l’aureola dorata gli coronava i capelli candidi; Cassiano incedeva splendido, glorioso e vincitore… insomma, la sua santità era abbastanza riconoscibile. E infatti venne riconosciuta, e San Cassiano si sentì chiamare. “Cassiano, ti prego: aiutami! Il mio carro è affondato nel fango: ti prego, aiutami a tirarlo fuori!”.

San Cassiano si voltò, colto alla sprovvista. A pochi metri da lui, stava un contadino disperato, il cui carro si era effettivamente impantanato in una fossa sporca e fangosissima. Il poveraccio stava cercando di liberare il carro da quel pantano, ma avrebbe avuto bisogno di aiuto…
… San Cassiano esitò, meditando sul da farsi.

Un miracolo? Far levitare il carro fino al cielo, per riportarlo sano e salvo sul terreno in piano?
No, non era praticabile: i miracoli non si sprecano per certe cose; in fin dei conti, finire in un fossato è un evento della vita, non è certo un dramma.
Separare il fango in due, sulle orme di Mosè? Peggio che peggio.
Dotare il contadino di forze portentose, in modo che possa farcela da solo senza ricorrere a miracoli palesi? Ma non scherziamo.
San Cassiano si morse un labbro: l’unica cosa da fare era entrare nel fango e aiutarlo di persona.
E in effetti stava già per farlo, quando gli sovvenne un orribile pensiero: di lì a pochissimi minuti, avrebbe dovuto tornare in Paradiso: era una festa importante, si cantavan le lodi di Maria Vergine, e il Padreterno si era raccomandato molto per la puntualità. Impantanarsi in mezzo al fango per aiutare il contadino avrebbe voluto dire arrivare in ritardo, e perdipiù con il vestitino bianco tutto insozzato di sostanze immonde (ve l’ho già detto, che il Padreterno ci tiene molto, a questa cosa del vestito). San Cassiano esitò, visibilmente a disagio, e poi si scusò col contadino: “mi spiace tantissimo, davvero… è che mi aspetta la Madonna; non posso andare da Lei con il vestito sporco di melma, mi capisci?”.

Il contadino era incredulo; però capiva.
Con rassegnazione, salutò mestamente il Santo; tornò a affannarsi sul suo carro, sudando come un mulo, e cercando disperatamente di disincagliarlo dal terreno…
… quand’ecco, si sentì chiamare.
“Buon uomo. Ti serve una mano?”.

Il contadino si voltò.
Pastorale; mitria; barba lunga. Il vestito candidissimo e splendente ricoperto da un altro manto rosso, e un’aureola dorata che riluceva sui suoi capelli candidi: San Nicola gli stava sorridendo, benevolo, dal bordo del fossato.
Ti ha mandato San Cassiano?!”, esclamò il contadino, incredulo.
San Nicola aggrottò le palpebre. “Uh? No, non sapevo nemmeno che fosse passato di qui: è da un po’, che non lo vedo. Ma mi sembri in difficoltà: dimmi, hai bisogno di una mano?”.
Il villico esitò, non sapendo cosa dire. “Beh… sì… ma San Cassiano ha detto…”. Prese un sospiro. “Non devi andare anche tu dalla Madonna?”.
“Sì”, mormorò Nicola, “in effetti è la sua festa. Ma che c’entra?”.
“Ti sporchi l’abito”, sospirò il buon uomo. “E poi fai tardi. Non voglio metterti nei guai. Fa niente: aspetterò qualcuno”.
San Nicola si morse un labbro: “o mannaggia, è vero… è già un po’ tardi; e l’abito…”.
“Eh…”.
“È che il principale ci tiene molto, a questa cosa della divisa”.
“Lo so, me l’ha già detto Cassiano: vai pure, non importa…”.
San Nicola esitò, interdetto. Che fare? Certo: il buon Dio ci teneva molto, a tutte quelle cose; ma ci teneva ancor di più ad aiutare il prossimo, probabilmente. “Oh, senti, non importa”, sbottò Nicola: “mi perdonerà il ritardo!”. E tirandosi su il suo bel vestino bianco, sprofondò nel fango fino all’altezza dei polpacci, per aiutare il pover’uomo a tirar fuori quel benedetto carro.

Non fu una cosa semplice. Ci volle un’ora.
Quando San Nicola tornò in Paradiso, era stanco, trafelato, sudaticcio, e drammaticamente ritardatario. Corse disperatamente lungo la scala di Giacobbe facendo i gradini a due a due; oltrepassò il cancello del Paradiso notando con un moto di terrore che persino San Pietro se n’era già andato, e il suo gabbiotto di custode era già vuoto; attraversò affannosamente i nove cieli fino ad arrivare, finalmente, dalla Vergine…
… e fece irruzione nell’Empireo quando la festa era già cominciata da un pezzo, tutti i beati stavano già seduti nelle loro seggioline a anfiteatro; e l’intera Comunione dei Santi si girò a guardare chi fosse, quello straccione sudaticcio che faceva irruzione a rotta di collo, colando fango e melma in testa agli angeli.
Se non fosse ch’era già morto, San Nicola avrebbe avuto voglia di morire.

“Ehm… scusate”, mormorò con una vocina piccola piccola, lanciando uno sguardo intimidito alla Madonna. “Scusatemi” – e occhieggiò il Padreterno – “mi dispiace veramente… ho avuto… un contrattempo…”.
Dio lo guardò da capo a piedi: nella sua infinita bontà, sembrava quantomeno un po’ perplesso. “Cosa diamine ti è successo?”, esclamò stupito. “E proprio oggi, poi? È la festa della mia mamma…”.
“Mi spiace”, pigolò Nicola, grondando melma in ogni dove. “C’è stato un contrattempo. Ero sceso sulla terra, e ho incontrato un contadino impantanato in mezzo al fango. Aveva bisogno di aiuto, e mi sono messo ad aiutarlo… ma è stato più lungo del previsto, e poi si è fatto tardi…”.
Ci fu un silenzio. Dio non disse niente, e San Cassiano, rigirandosi sulla sua seggiola nell’anfiteatro, si sentì in dovere di intervenire. “Padre celeste, è vero: confermo la storia di Nicola… l’ho incontrato anch’io, quel contadino. Nicola non vi sta mentendo”.
Dio continuò a tacere. Per qualche secondo, quantomeno. Poi si voltò verso Cassiano, e socchiuse gli occhi, incuriosito. “E allora, perché tu sei arrivato in tempo?”.
Cassiano esitò. “Beh, io…”. Tentennò. “Io avevo paura di arrivare in ritardo, e quindi ho detto al contadino di aspettare qualcun altro. Voglio dire, far gli auguri alla Madonna… non volevo tardare… ma non critico certo la scelta di Nicola”, precisò affannosamente, “io credo…”.
“E ci mancherebbe altro!”, borbottò il buon Dio, in tono bonario di rimprovero. “Che figura ci hai fatto fare, con quel pover’uomo impantanato? Adesso potrebbe andarsene in giro a dire che i Santi del Paradiso han di meglio da fare che aiutare i fedeli in difficolà!”.
San Cassiano aprì la bocca per parlare, ma la richiuse senza aver detto niente: in effetti, il rimprovero era ineccepibile.
Dio guardò Nicola, e gli fece cenno di sedersi: la Madonna gli sorrise con affetto, riprendendo a festeggiare.
“Per onorare la tua generosità, Nicola”, esclamò il buon Dio, solennemente, “dispongo che da oggi tu venga ricordato due volte all’anno: il 6 dicembre, dies natalis, e l’8 maggio, giorno della traslazione delle tue reliquie”. San Nicola arrossì, incredulamente grato, ma Dio parlava ancora: “e ti assicuro che, per vie traverse… diventerai il Santo più amato da tutti, sotto Natale, nei giorni di dicembre”.

Se Babbo Natale ha le guance rubizze, credetemi, non è per il freddo: è che San Nicola arrossisce ancora adesso, ripensando a quell’onore così bello… e inaspettato.

E poi, Dio si voltò verso Cassiano; sospirò appena, corrucciato.
“Cassiano: tu invece, quest’oggi, mi hai deluso”, osservò paternamente, in un rimprovero serio, ma pieno di dolcezza. “D’ora in poi, sarai festeggiato solamente una volta ogni quattro anni. So di essere duro, con te, ma… che ti serva di lezione”.
E infatti, San Cassiano è a tutt’oggi in punizione. Ancora ai nostri giorni, viene festeggiato una volta ogni quattro anni… negli anni bisestili: il 29 di febbraio.

11 thoughts on “[6] L’áition di San Nicola

  1. Sei troppo brava a raccontare l'agiografia dei Santi.

    Una domanda… ma se San Pietro è sempre in giro e la guardiola vuota… se mi presenterò con una bella veste bianchina dici che posso entrare e far finta di essere un venerabile? :o)

    Un sorriso :)

  2. In realtà sto povero San Cassiano non viene venerato manco una volta ogni quattro anni, perchè bisestile è un anno il cui numero è divisibile per 4, a meno che non sia un anno divisibile per 100, in tal caso dev'essere divisibile per 400. Notoriamente 1900 non è divisibile per 400 :P Poverooo

    Comunque questo racconto è esilarante *__*

    Daniele

  3. Marinz, temo di no: la veste dev'essere soprannaturalmente bianchina; te la danno loro appena arrivi. Ti scoprirebbero subito, se ci provassi!

    Daniele… beh, in ogni caso direi che se l'è meritata, insomma ;-)

  4. Che tenero San Nicola che arrossisce, mi piace! Grazie per queste chicche che ci regali, sono interessantissime e piene di significati , non sempre conosciute! 

  5. Io avevo trovato per il 29 febbraio un San Precario… era chiaramente uno scherzo, ma troppo bello! l'ho subito aggiunto al calendario…

    Diego

  6. Wow Korny Ea XD

    Lucia, dici che non viene bianca soprannaturale la veste nemmeno con Dash (più bianco non si può!) ? Oppure forse l'hanno creato per questo motivo Dash, per gabbare i Santi uhmmmm O_O

    Daniele

  7. Fiordicactus, povero Cassiano: in fin dei conti, non l'ha fatto per cattiveria, aveva le sue ragioni, non necessariamente egoistiche. Un pochino, mi sento anche di capirlo!

    Diego, San Precario l'avevo già visto anch'io, ma non sapevo fosse festeggiato il 29 febbraio :-P

    Daniele, in effetti non saprei. Prova!
    Però sei capace, di farli, i miracoli?
    No, perché se diventi Venerabile ti ritrovi con l'ufficio pieno di richieste di miracolo. E se non sai fare i miracoli, rischi di andare in crisi.
    Immagino che il manuale di istruzioni te lo diano assieme al vestitino bianco, quindi non so se ti/vi conviene gabbare San Pietro… :-P

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