[Ma che sant’uomo!] Santa Patacca

Volevo fare un post di attualità, e quindi ho pensato di fare un post sui disturbi stagionali.
Raffreddore, febbre, mal di gola. Quelle cose lì.
Pertanto, ho deciso di inserire su Google News le parole “tosse e mal di gola” per dimostrarvi, articoli alla mano, che si tratta di un problema sentitissimo in questi giorni…
… e mi sono trovata di fronte a una scoperta sconcertante: se vi viene la tosse e il mal di gola, il problema non è il freddo invernale, ma bensì il fatto che fate troppo sesso. Pare che sia la sindrome dei pois. Gli uomini a pois (che non sono omini puntinati, ma bensì omini affetti dalla Post-Orgasm-Illness-Sydrome) si beccano febbre alta, raffreddore e mal di gola entro cinque minuti dall’amplesso, ogni volta, e con speranze di guarigione entro cinque o sei anni. (Dalla sindrome a pois, dico. Dall’influenza post-coitale, guariscono nell’arco di una settimana, come tutti gli influenzati di questo mondo. Solo che gli torna non appena ci riprovano).
Beh: era la notizia del giorno, e mi pareva giusto comunicarvela.
Insomma, se in questo momento avete la febbre alta e il naso che vi cola, non dipende dal virus influenzale: dipende solo da voi, zozzoni!!


Beh: a parte la febbre a pois, in ogni caso, pare che ci sia in giro anche l’influenza stagionale. In fin dei conti è stagione, per l’appunto.
E quindi, volevo fare un post di pubblica utilità. Come dovete comportarvi, nell’infausta eventualità in cui vi venga il mal di gola in questi giorni?
Gli scienziati olandesi vi consigliano l’astinenza totale, ché magari siete anche voi a pois. La Chiesa Cattolica, molto più permissiva, vi consiglia invece di ispirarvi alla vita di Sant’Audrey.
Sant’Audrey è la patrona contro la tosse e il mal di gola, per chi non lo sapesse.
E dunque, ecco a voi una nuova, utile puntata di

Ma che santa donna!

ovverosia

Tutto quello che non volevate sapere sulle Sante
e che men che meno avreste osato chiedere


C’era una volta la bella Santa Audrey.
Era giovane, graziosa e intelligente. E vi dirò: mentre percorreva la navata con il suo abito da sposa, era proprio decisamente affascinante.
Il marito innamorato, messa la fede al dito e ringraziati i convenuti, era comprensibilmente un po’ impaziente di godersi la sua sposa. E quindi, l’aveva accompagnata in casa  pieno di speranze e aspettative: l’aveva lasciata sola perché si potesse preparare, era andato nell’altra stanza per darsi una rinfrescata…
… e, quando era ritornato al suo talamo nuziale, era rimasto quantomeno un po’ interdetto.
Lui si era immaginato una scena tipo la moglie discinta ed invitante che gli sorrideva da sotto le lenzuola…
… e invece si era ritrovato di fronte alla moglie inginocchiata in un cantuccio, che meditava sulle piaghe di Gesù Cristo Crocifisso.
E quel che è peggio, non dava segno di voler interrompere cotale attività.

“Ehm… amore?”, azzardò timidamente l’uomo. “Che cosa… ehm… che cosa stai facendo?”.
“Sto pregando”, ribatté Sant’Audrey, in tono di ovvietà.
L’ometto si schiarì la gola. “Sì. Ehm. Questo l’avevo notato. Ma voglio dire. Cioè”. Esitò, un po’ imbarazzato. “Non vorrei distoglierti dalla tua preghiera, ma dovremmo… Cioè, a questo punto, in genere marito e moglie fanno… insomma, hai capito, no?”.
“Certo che ho capito”, replicò Sant’Audrey, fissando intensamente il crocifisso. “Ma con me non se ne parla proprio, mi spiace. Penso che mediterò per tutta la notte, grazie. Buon riposo”.
Il marito tentò disperatamente di non sprofondare nella disperazione. “È una preghiera propiziatoria perché il Cielo benedica la nostra unione, vero?”, domandò implorante. “Cioè, poi domani mattina ci abbracceremo e ci scambieremo tutte quelle normali effusioni a cui le coppie sposate sono avvezz…?”.
“Ma manco morta!”, sbottò Audrey, che stavolta sembrava un po’ scandalizzata.
“Ma tesoro… amore… sei mia moglie”, tentò il marito in un sussurro.
“Certo; e ho anche donato la mia verginità al Signore”.
Il marito aprì la bocca per parlare e la richiuse senza aver detto niente, troppo sconcertato. “Scusa tanto, amore mio: ma se il Signore ha voluto unirci in matrimonio, penso proprio che sia disposto a rigirarlo a me, il dono della tua verginità. Quindi, molla ‘sto crocifisso e vieni a letto”.
Sant’Audrey sbatté le palpebre più e più volte, con aria di educata sorpresa: “non è stato il Signore a volerci unire in matrimonio; è stato il re mio padre, per sancire l’alleanza con il regno dei tuoi parenti. Ma io, per l’appunto, ho donato la mia verginità al Signore: mi spiace per te, ma vai decisamente in bianco”.
Il poveretto lottò con tutte le sue forze per non sprofondare nel gorgo della disperazione. “Ma scusa”, boccheggiò incredulo: “tu sei già stata sposata! Vuoi farmi credere che non hai mai consumato neanche il matrimonio precedente?”.
Certo, che non l’ho consumato!”.
“E a tuo marito andava bene?”, le domandò sconvolto.
Audrey sorrise dolcemente: “oh, no, in effetti non gli andava affatto bene… ma fortunatamente si è ammalato dopo pochissimo tempo e poi è morto, quindi il problema s’è risolto da solo”.
Troppo sconcertato per proseguire oltre, il marito si limitò a grattarsi.
Quanto a Sant’Audrey, aveva già ricominciato a piagnucolare sulle piaghe di Gesù.

Il pover’uomo, aggrappandosi all’ultima briciola di speranza, si era illuso che si trattasse di un momentaneo attacco di follia.
Solo che Audrey non accennava minimamente a cambiare idea: la mattina dopo, era andata a Messa; il pomeriggio, si era fatta un accurato esame di coscienza per la confessione; la seconda notte di nozze, aveva piazzato un teschio sulla cassettiera per meglio meditare sulla caducità dell’esistenza umana.
E al marito non dispiaceva neanche così tanto, questo inquietante dettaglio fetish: il problema è che c’era per l’appunto solo il dettaglio, mentre invece guai a provare anche solo a avvicinarsi ad Audrey.
Nelle settimane successive, aveva provato a prenderla con le buone, a prenderla con le cattive, a dirle parole dolci per intenerirla, a dirle parole sconce per infuocarla; aveva tentato di sedurla, aveva provato a coccolarla, l’aveva buttata sul mistico con l’unione dei due corpi, l’aveva buttata sul pratico con “la mia pazienza ha un limite”; l’aveva corteggiata, l’aveva supplicata; aveva provato a fare il macho, aveva provato a fare il cagnolino bastonato…
… ma quella, niente: era irremovibile.

A un certo punto, come Renzo con Lucia, aveva tentato di ricorrere al parere di un religioso affinché Audrey fosse sciolta dal suo voto: purtroppo, San Wilfrid di York fu molto meno disponibile di Padre Cristoforo, e addirittura offrì a Audrey tutto il suo appoggio nel caso in cui lei avesse voluto scappar di casa…
… cosa che effettivamente fece, spostandosi verso Sud, fino a rifugiarsi assieme a San Wilfrid in un promontorio in riva al mare.
Il marito, disperato, inseguì Audrey fino al promontorio; ma Dio mandò sette giorni di alta marea per isolare il paesello in cui si trovava la moglie, e impedire allo sposo di raggiungerla…
… e alla fine, disperato, il pover’uomo gettò la spugna.
“Ma fai quello che ti pare, tu e il tuo stramaledetto voto di verginità!”, le urlò furente. “Io chiedo il divorzio, io faccio dichiarare nullo il matrimonio, io ti mollo qui e ti caccio via di casa!!”.
Aveva sperato di spaventarla con questo ultimatum, e invece Audrey cominciò a battere entusiasticamente le manine: “sìììì, è meraviglioso, grazie!! Allora io resto qui in questo paesello, e fondo un’abbazia! Quanto sei buono con me: sono contenta di (non) aver sposato proprio te, tesoro!”.

Dicono che una brava fidanzata e sposa debba accompagnare il compagno nel cammino verso la santificazione, il che mi sta anche bene. Ma vi sconsiglio di fidanzarvi con una Santa ‘tanto per andare sul sicuro’: la cosa, generalmente, finisce molto male.

***

Ehi!
Ma questo sembra uno spot a favore degli scienziati olandesi: se non volete il mal di gola, dovete puntare all’astinenza. Io invece vi avevo detto che la Chiesa Cattolica non è così bacchettona! E com’è, ‘sta cosa?!

La cosa è semplice, signori.
Audrey, ottenuta la dichiarazione di nullità del matrimonio, si fece effettivamente suora e visse come badessa per tutto il resto della vita.
Il problema è che la sua vita fu alquanto breve, perché dopo un po’ di tempo scoprì d’avere un sozzo bubbone d’un livido paonazzo proprio lì, alla base del suo collo.
Non è ben chiarito che cosa fosse, ma Audrey lo interpretò come una punizione divina: siccome lei era stata una principessa, e aveva passato parte della sua vita in lussi ed agiatezze, Dio aveva deciso di punirla con una bolla orrenda lì sul collo, proprio dove una volta lei si adornava di inutili collane di perle luminose.
Dio, probabilmente, sgranò gli occhi e la prese per cretina, ma Audrey morì con questa convinzione.
E siccome morì a causa di una malattia al collo (probabilmente, un tumore alla gola), diventò la Santa patrona contro tutte le malattie della gola in generale.
Compreso il mal di gola.

Ora. Cosa consigliava di fare, Santa Romana Chiesa, per scampare al mal di gola?
Nei pressi dell’abbazia in cui era sepolta Santa Audrey, consigliava di fare una cosa molto semplice: pregare devotamente la Santa protettrice, e, eventualmente, portarsi a casa un oggetto benedetto.
Nello specifico, le suore del monastero cominciarono a confezionare dei piccoli laccetti di raso o di stoffa colorata, che erano stati posti a contatto con le reliquie della Santa. Appositamente benedetti, i laccetti diventavano un ricordo del pellegrinaggio, oltre che un oggetto benedetto (appunto): i pellegrini se li legavano intorno al collo per evitare le malattie, confidando nella protezione di Sant’Audrey.
Questi laccetti si chiamavano Saint Audrey’s lace, intuitivamente.
Per contrazione, il nome di Saint Audrey cominciò ad esser pronunciato come un tawdry. Quindi, molto presto, i laccetti di Sant’Audrey cominciarono a chiamarsi, semplicemente, tawdry lace.

Le consorelle di Sant’Audrey erano tanto brave e oneste (per questi lacci, chiedevano solo un’offerta simbolica)… ma non avevano, insomma, un grande gusto artistico. ‘sti laccetti colorati erano di una bruttezza imbarazzante: una via di mezzo fra il kitch, e la malriuscita imitazione di collane un po’ più belle.
Tanto erano brutti, che il nome passò alla Storia: e ancora adesso, in lingua inglese, se volete definire qualcosa una “patacca”, un “oggetto pacchiano”, un “aggeggio a buon mercato che però non vale niente”, usate ancora questo aggettivo. Tawdry.
La prossima volta che, parlando con un Inglese, vi capiterà di dire “tawdry”, ricordatevi di me e ricordatevi di Sant’Audrey. Non so lei, ma io sono entusiasta di venirvi in mente tutte le volte che pensate a una patacca.
(Che comunque è sempre meglio del trattamento che mi riserva Claudio, il quale mi associa a un attacco di diarrea e financo a un vecchio paio di mutande smesse. Ognun raccoglie quel che semina, suppongo).

Insomma: nel Medio Evo, per proteggervi contro il mal di gola, dovevate fare così. Utilizzare gli orrendi laccetti kitch dedicati a Sant’Audrey.
Mi rendo conto che trovare un tawdry lace nel 2011 in Italia sia un po’ complicato; non è colpa vostra, e immagino che Audrey vi proteggerà comunque, anche se usate un sostituto.
Dunque, il responso di cotanto studio agiografico è il seguente: se volete evitare il mal di gola, copritevi il collo con qualcosa.
Ergo: se volete evitare il mal di gola, il consiglio di Santa Romana Chiesa è quello di mettersi una sciarpa.

Scommetto che, senza il mio contributo, non ci avreste mai pensato.
Vero?

15 pensieri riguardo “[Ma che sant’uomo!] Santa Patacca

  1. … ecco perchè l'influenza continua a mietere vittime, c'è chi pensa che per andare sul sucuro è megli abbondare di soluzioni, e ha unito l'astinenza dal sesso alla sciarpa sul collo, ma l'incrocio ha dato… l'astinenza dalla sciarpa!
    (Mancava il foglio con indiczioni e controindicazioni)

    Diego

  2. Caspita che tempra…se fossi stato il marito alla notizia della morte del mio predecessore…glom! Avrei smesso di insistere… (non si sa mai!!). Ah, buona idea quella della sciarpa, la terrò presente.

  3. Diego, caspita, quanto mi danno fastidio queste medicazioni-fai-da-te…! ;-)
    Comunque io non escluderei del tutto l'idea dell'astinenza. Immagino che con i baci ci si possa scambiare anche un sacco di pericolosissimi bacilli. Quindi in effetti sì: se proprio uno vuole abbondare con le precauzioni, per prudenza…
    ;-)

    Flalia, nevvero? La cosa della sciarpa mi è sembrata un'utile indicazione: ho pensato che fosse il caso di diffonderla.

    Filippo, in effetti il marito è ammirevole, da un certo punto di vista… credo che si possa chiamare forza della disperazione :-P

  4. E scusa… san Biagio? Tutta sta storia di andare a farsi benedire la gola per la Candelora????

    Vuoi dire che con una sciarpa e la benedizione  della gola con le candele incrociate, oltre che noi milanesi mangiamo il panettone, eviterà per sempre il mal di gola????

    In effetti san Biagio cade il 3 febbraio quindi l'inverno è già passato nei giorni più gelidi, i 3 giorni della merla, e forse è l'ultimo rimedio prima dell'arrivo della primavere per non ammalarsi di gola… uhm uhm interessante tutte ste cose :o)

    cmq ora ho un termine in più in inglese per fare bella figura in un dialogo anglosassone :o)

    un sorriso :)

  5. Forse, qualche ergastolano… :-S

    Marinz, in effetti direi che, con la benedizione di San Biagio, noi lombardi siamo iper-tutelati… peraltro, pare che siano protettori contro le malattie alla gola anche Santa Bertilia di Mareuil e i Santi Cosma e Damiano (ignoro per quale ragione).
    Contro il raffreddore, invece, possiamo pregare San Mauro monaco, discepolo di San Benedetto.
    Insomma, c'è sempre un Santo a cui votarsi :-P

  6. Queste sono quelle situazioni in cui mi viene voglia di concedere l'attenuante morale allo stupratore…

    cioè dai, insomma, questa si sposa e poi se ne esce con il voto di castità! E no, bella mia, dovevi dirmelo prima. Mi hai imbrogliato. Adesso è tardi ed è colpa tua. Oggettivamente si è comportata da vera stronza. Scusami Santa Audrey, ma diciamo pane al pane.
    Se il marito l'avesse presa con la forza, non dico che lo avrei totalmente giustificato, ma… un po' lo avrei capito!

    Quanti altri maschietti sono d'accordo con me?

  7. Cosma e Damiano erano medici, come anche Biagio.
    Rispetto alla spiegazione che mi è capitato di sentire in famiglia materna (lombarda), ossia che san Biagio protegge la gola perché lo hanno decapitato, il fatto che fosse medico può essere di grande conforto a chi soffre di pois: devono trovare un santo medico che si sia occupato anche di andrologia, e non un santo a cui abbiano… glom… preferisco non pensarci.

  8. Uhm, io sapevo che San Biagio aveva salvato la vita a un bambino che si stava soffocando con una lisca di pesce, che gli era andata in gola. San Biagio gli ha dato da mangiare un pezzo di pane benedetto (un'ostia, forse?), e il bambino ha miracolosamente ricominciato a respirare.
    Questa è la ragione per cui:
    a) San Biagio è diventato il protettore contro i malanni del cavo orale;
    b) nei dintorni di Milano è abitudine mangiare il panettone (l'ultimo avanzato da Natale) nel giorno di San Biagio: per ricordare l'episodio del pane.
    Magari è diventato il patrono della gola per um mix di queste due ragioni :-D
    (In compenso, a proposito di Santi decapitati, io ero morta dal ridere nel leggere la storia di San Pietro. Non San Pietro apostolo, ovviamente: un altro, di cui adesso non mi ricordo il "cognome". Comunque, questo San Pietro è stato decapitato… ed è diventato il patrono contro il mal di testa. Non mi sembra incoraggiante per chi soffre d'emicrania: è un invito a tagliarsela, pur di smettere di soffrire? :-D)

    Invece, il Santo protettore degli impotenti e affini c'è per davvero: è San Luca!! Povero San Luca. Temo che il suo buon stato di salute sia stato oggetto di molte illazioni, da quando gli hanno affibiato questo incarico :-P
    In alternativa disponiamo anche di Santi castrati, ovverosia Nereo e Achilleo.
    Ce n'è per tutti, insomma

  9. Be', allora qua ci sta bene sant'Apollonia, la mia santa preferita. Io non ho mai avuto un culto né una gran conoscenza dei santi ma da ragazzina conoscevo bene i dentisti e gli ortodonzisti per via di una serie di torture (dette "scappucciamenti") cui sono stata sottoposta per via dei molari inclusi. Un giorno per caso avevo letto che la patrona dei dentisti era sant'Apollonia, una martire egiziana alla quale furono fatti cadere tutti i denti – AAARGH! – dopodiché lei si gettò volontariamente tra le fiamme e morì bruciata pur di non essere costretta a bestemmiare Dio). Da allora e per tutto il periodo delle torture divenni una fedelissima di Sant'Apollonia, che in futuro potrà testimoniare di essere stata ardentemente supplicata con insistenza da me medesima (è nella lista di quelli che devo andare a trovare nell'aldilà)

  10. Beh, io, qualche mese fa (non da bambina!) mi sono ridotta con le lacrime agli occhi leggendo la vita di San Camillo de Lellis.
    Soldato di ventura, si ferisce a un piede; la ferita stenta a chiudersi e continua a fargli male, quindi Camillo è costretto a abbandonare il suo lavoro. Comincia a fare lavoretti umili per mantenersi, e a un certo punto viene assunto come manovale in un convento di Cappuccini. Lì matura la sua conversione, e decide di diventare frate: ma l'abito di tela ruvida dei Cappuccini strofina sul suo piede e sulla sua ferita che è ancora dolorante; il fastidio è insopportabile, e Camillo è costretto a desistere dal suo proposito.
    Si chiede come mai il Signore gli abbia dato questo dolore, questo dolore che addirittura gli impedisce di seguire la sua vocazione; poi torna all'ospedale per curare la sua piaga che si è riaperta, si guarda attorno e realizza che ci sarebbe tanto bisogno di qualcuno che si dedichi all'assistenza (concreta e spirituale) degli ammalati, e che forse forse è questa la sua vera vocazione…
    … e fonda i Camilliani, che adesso sono attivi in 27 Paesi di tutti e cinque i continenti.

    Le lacrime agli occhi derivano dal fatto che anche io ne so qualcosa, di dolori cronici ad un piede… beh, ovviamente non ai livelli di San Camillo, credo, ma la sua storia mi ha commossa veramente :-)
    Peraltro la trovo una storia meravigliosa in generale: è una botta di speranza per tutti quelli che soffrono!

  11. Di solito non ci si rende ben conto fino in fondo di cosa fossero queste donne, in questo caso Santa Eteldreda di Ely: una ribelle, una donna che nella Northumbria del V secolo aveva già deciso il suo destino, un destino in cui nessun uomo ha potuto intromettersi.

    1. Quant’è vero :-)))
      Mi è piaciuta tantissimo, l’8 marzo dell’anno scorso, questa riflessione della blogger Nihil Alieno, che è una suora, e che faceva notare: guardate che le suore in un certo senso sono state le prime grandi femministe della Storia, ribellandosi al destino che le loro famiglie avevano scritto per loro (e che, nella maggior parte dei casi, non contemplava certo una clausura in monastero), per seguire il destino che invece sentivano di voler davvero percorrere.
      Bella riflessione :-)

      Purtroppo in questo momento linko un post illeggibile, nel senso che Nihil Alieno è lontana dal computer per un po’ di tempo e ha privatizzato il blog per non trovarlo invaso da spam e troll al suo ritorno. Io comunque comincio a lasciare il link del post; quando Nihil torna – tra poco – potete andare a leggerlo ;-)

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