quaresima 2011

Sei per sette quarantadue, più due quarantaquattro!

Ché poi, in realtà vi ho illusi.
Ho titolato il mio post di ieri con la scritta “-40”, e tutti quanti avete pensato “oh beh: altri trentanove post di questo genere, e poi questo strazio ha fine”.
Macché.
Fra le tante convinzioni false che ci portiamo dietro da una vita, quella della Quaresima che dura quaranta giorni è la più tenace in assoluto.
Fateci un po’ caso.
Se considerate il Mercoledì delle Ceneri come data d’inizio per la Quaresima, la Quaresima non dura affatto quaranta giorni.

Non ci credete? Ahò. Guardate il calendario.
Quest’anno, Pasqua è il 24 aprile: e dal 9 marzo al 24 aprile, intercorrono quarantasei giorni. Non uno di più, e non uno di meno.
Consideriamo “Pasqua” tutto quanto il Triduo Pasquale, che va dal giovedì sera alla domenica? Perfetto. Ma anche in quel caso, siamo comunque a quota quarantaquattro.  Insomma: perché si dice che la Quaresima dura quaranta giorni, se in realtà ne dura ben di più?

È piuttosto semplice, signori.

Fino a qualche tempo fa, la storia del digiuno quaresimale era presa assai sul serio. Ora come ora, è richiesta l’astinenza solo il venerdì, e il digiuno è stato relegato a due-tre giorni all’anno. Nei secoli passati, si digiunava assai più seriamente: si mangiava il meno possibile per fare penitenza; e i monaci, ad esempio, pranzavano solo  una volta al giorno.
La Quaresima consisteva in questo.
Beh, ovviamente non consisteva solamente in questo: ma “Quaresima” era sinonimo di “quaranta giorni di digiuno che precedono la Pasqua”. E grazie tante.

Fino alla fine del IV secolo d.C., la Quaresima durava effettivamente quaranta giorni. Il Mercoledì delle Ceneri non esisteva… nel senso che non era affatto di mercoledì. La Quaresima iniziava di domenica, durava cinque settimane intere, e si concludeva il giovedì della Settimana Santa. Il giovedì sera, con la Missa in Coena Domini, aveva ufficialmente inizio il Triduo Pasquale: la Quaresima, ormai, poteva dirsi ben conclusa.
Ricapitolando: la Quaresima inizia di domenica (primo giorno di digiuno), prosegue per altre cinque settimane intere (trentacinque giorni di digiuno), si protrae per altri quattro giorni che vanno dal lunedì al Giovedì Santo… insomma: quaranta giorni di digiuno. Perfettamente regolare.

Sennonché, verso la fine del V secolo sorge un bel problema. Ovverosia, ci si rende conto che la domenica è un giorno meravigliosamente splendido.
Credo che gli ambrosiani la definiscano tuttora una “Pasqua settimanale” (correggetemi se sbaglio): insomma, di domenica si fa festa, si smette di lavorare, si loda Cristo, si gioisce tutti assieme…
… ma come diamine si fa a gioire in compagnia, se sei in piena Quaresima e devi struggerti nel bel mezzo del digiuno?
Non si fa. Non ci si riesce.
Così, si impone gradualmente la consuetudine di allentare il digiuno quaresimale nel giorno di domenica: non che si gozzovigli, ma si abbandona un po’ quel clima così tanto penitenziale. In fin dei conti è domenica, è il giorno del Signore: bisogna pur gioire un po’, che diamine!

Dunque, si spezza il digiuno nelle domeniche di Quaresima…
… ma di conseguenza, c’è qualcosa che non torna.
Se la Quaresima prevede “quaranta giorni di digiuno” e io spezzo il digiuno nelle sei domeniche incluse in tal periodo, è evidente che sto giocando sporco. Millanto di digiunare per quaranta giorni, ma in realtà ne digiuno solamente trentaquattro.
Non si può assolutamente fare: è cosa grave.
Bisogna ricavare altri sei giorni di digiuno, in modo tale da pareggiare i conti.

Innanzi tutto, vengono compresi nei giorni di digiuno anche il Venerdì e il Sabato Santo (e grazie tante, oserei dire). In questo modo abbiamo recuperato due giorni, siamo a quota trentasei, ma ce ne servono altri quattro…
E allora?
Come fare?

Ma molto semplice: se abbiamo bisogno di digiunare quattro giorni in più, cominciamo a digiunare quattro giorni prima.
Insomma: l’inizio del digiuno quaresimale viene anticipato al mercoledì che precede la prima domenica di Quaresima. Si digiuna di mercoledì, di giovedì, di venerdì, e di sabato: poi si spezza il digiuno la domenica, e si ricomincia l’indomani.
Okay: i conti tornano. Siamo tornati a quaranta giorni; quaranta giorni di digiuno.

Adesso, evidentemente, il problema non si pone.
Ormai non si digiuna più per quaranta giorni interi; semmai si “digiuna” da qualcosa scegliendo di far qualche rinuncia, ma non è certo un digiuno paragonabile a quello, rigidissimo, dei secoli più antichi.
E contemporaneamente, il Triduo Pasquale ha ripreso la sua autonomia: è stato recuperato il senso della Pasqua come “passaggio” doloroso del Cristo verso la gloria, cosicché la Quaresima ha ufficialmente fine con la celebrazione vespertina del Giovedì Santo.
Ma si comincia comunque a far penitenza il Mercoledì, seguendo la tradizione che si è imposta ormai da secoli. Ed ecco perché la Quaresima non dura quaranta giorni, ma ne dura ben quarantaquattro. O addirittura quarantasei, se contate come punto di arrivo la domenica di Pasqua.

Insomma: se vi eravate illusi di dovervi sorbire solo altri trentanove (trentotto, ormai) post di questo tipo, sono sinceramente dispiaciuta per voi. Da qui al 24 aprile, ve ne toccano addirittura altri quarantaquattro.

Prendetelo come uno strumento di mortificazione, non so che dirvi: c’è chi si mette il cilicio, e c’è chi legge questo blog…

8 thoughts on “Sei per sette quarantadue, più due quarantaquattro!

  1. la Domenica Pasqua della settimana mi pare che sia nell'annunio della Pasqua che si fa in Epifania (l'ultima volta me lo sono letto attentamente…) in rito romano, anzi credo che gli ambrosiani non inizino il mercoledì delle ceneri… ma è un'altra cosa!
    Non avevo mai fatto però tutti gli altri calcoli, questo è interessante!

    Diego

  2. io mi sono fermata al fatto che Pasqua è il 24/04.
    perciò il 25 ci mangiamo una festa….e il 23 cade di sabato…e noi ci mangiamo un'altra festa, essendo patrono qui!

    uff

    Chiara

  3. io mi sono fermata al fatto che Pasqua è il 24/04.
    perciò il 25 ci mangiamo una festa….e il 23 cade di sabato…e noi ci mangiamo un'altra festa, essendo patrono qui!

    uff

    Chiara

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