Vite di Santi e Beati

[Ma che sant’uomo!] Pestà el côo in Sant’Ustorg


Ci sono donne, multipare, che l’hanno assicurato. Un attacco di cefalea a grappolo è una delle cose più tremende al mondo, peggiore ancora dei dolori del parto.
Io non ho mai partorito, ma una volta ho avuto un attacco di cefalea; e, francamente, un travaglio non può esser poi così tanto peggio.

Chi non ha provato, non capisce; e chi non capisce, mi starà prendendo per idiota.
La mia amica Valentina, purtroppo per lei, potrebbe personalmente rassicurarvi del fatto che non sono affatto idiota.

Il post che segue è dedicato, ahilei, alla mia amica Valentina, e a tutte quelle persone che, proprio come lei, soffrono di insistenti cefalee e non sanno più a che Santo votarsi pur di farsele passare.

Beh.

Io non sono un medico, però posso consigliarvi il Santo.

Ebbene sì, esiste un Santo Protettore di tutti i malati di emicrania. E il suo ritratto, oggettivamente, è già di per sé un programma:


Nato nel 1203, frate domenicano, San Pietro da Verona fu nominato Inquisitore Generale per la Lombardia, con l’incarico di correggere gli sbagli degli eretici. Svolse il suo compito con particolare impegno, perché anch’egli era un eretico convertitosi al cattolicesimo. Disgraziatamente, gli eretici non furono altrettanto entusiasti del suo operato, e infatti lo ammazzarono. Il 6 aprile 1252 Fra’ Pietro da Verona fu aggredito sulla strada per Milano e fu assassinato da un tal Carino Pietro, che gli spaccò la testa con una falce.
Ahio.

“E fu così”, diranno i miei lettori, “che San Pietro da Verona, ucciso con un colpo alla testa, divenne il Santo protettore di chi ha sempre mal di testa!”.

Macché.

San Pietro da Verona, all’epoca, si limitò a morire.
Carino Pietro da Balsamo, il suo assassino, fu prontamente arrestato epperò riuscì ad evadere.
Il corpo dell’Inquisitore fu trasportato a Milano, e fu sepolto nei pressi di S. Eustorgio in un grande cimitero.
Daniele da Giussano, un vescovo eretico che era anche stato il mandante dell’omicidio, si sfregò le mani soddisfatto. L’Inquisitore era schiattato: che altro poteva succedere?

Ehm.

Ad esempio, poteva succedere che sulla sua tomba – beh – fioccassero i miracoli. Guarigioni prodigiose, conversioni inaspettate, eventi non spiegabili…
… a un certo punto, Daniele da Giussano si alzò bel bello una mattina e capì di aver sbagliato tutto nella vita. Abiurò, abbandonò la sua eresia, si convertì al cattolicesimo; e, dopo qualche tempo, divenne anch’egli Inquisitore.
Andò peggio ancora a Carino Pietro, il tizio che aveva fisicamente assassinato il Santo: si pentì, si costituì, si convertì, andò in un convento domenicano per chiedere perdono, chiese di poter avere i voti, visse tutta la vita in penitenza… e, alla fin fine, fu anche beatificato.
Ahò, capiamoci: non è mica una roba da poco, riuscire a convertire il proprio assassino e riuscire ad innalzarlo alla gloria degli altari.
Chi ci riesce, tipicamente, è sulla buona strada per diventare un Santo.
E infatti, Fra’ Pietro da Verona fu canonizzato, nel 1253.
Qualche tempo dopo, per tributargli maggiori onori, l’Arcivescovo di Milano pensò bene di traslarne le reliquie altrove, in un luogo più adatto ad accogliere un cotanto Santo.
Correva l’anno 1340; e San Pietro da Verona, seduto su una nuvoletta in Cielo, seguiva lo svolgersi degli eventi, tutto allegro e emozionato.

Giovanni Visconti, arcivescovo ambrosiano, aveva commissionato per lui un grandioso sepolcro in marmo.
Una piccola meraviglia artistica.
Un capolavoro di dettagli e di incisioni.
Uno splendore costosissimo, commissionato ad uno dei più famosi artisti in voga.
E la cerimonia per la traslazione, giustamente, fu organizzata con altrettanta pompa: tutta la città si radunò nella chiesa di S. Eustorgio, e il Vescovo, glorioso, si appropinquò alle reliquie di San Pietro.

San Pietro, in cielo, stette a guardare, emozionato.

Il Vescovo aprì il vecchio reliquiario, recitò una prece, e contemplò lo scheletro del Santo, ancora disteso e con le ossa tutte a posto…

Il Santo, dalla nuvoletta, osservò la scena con un gran sorrisone in volto, ché certi onori fan piacere.

Il Vescovo fece sollevare l’intero scheletro di San Pietro; diede ordine che lo scheletro fosse adagiato, dolcemente, nel suo nuovo e ricco letto…

… sennonché, mentre lo scheletro del Santo veniva calato, pomposamente, nel sepolcro… la testa fece tonf. E andò a cozzare contro il marmo del sarcofago.

Dalla sua nuvoletta in Paradiso, San Pietro aggrottò le sopracciglia.

A due passi dal sarcofago, il Vescovo di Milano cominciò a sudare freddo.

I canonici che erano stati incaricati di adagiare San Pietro nel sarcofago… beh… si guardano perplessi. Provarono a far ruotare lo scheletro, a inclinarlo un pochettino, a metterlo in diagonale, a farlo entrare in qualche modo…

Dalla sua nuvoletta in Paradiso, San Pietro si guardò attorno (che, per un Santo, equivale ad “alzare gli occhi al Cielo”). “Io non ci posso credere…”, sussurrò stranito. “Non sarà mica che…?”.

“Mi sa che abbiamo preso le misure sbagliate”, sussurrò con un fil di voce il Vescovo, dopo il decimo tentativo, (andato a vuoto), di infilare lo scheletro in un reliquiario che era palesemente troppo corto.

Assiso nell’alto dei Cieli, San Pietro Martire spalancò le braccia, incerto se ridere o se piangere.

Il Vescovo di Milano, dal canto suo, lottò disperatamente per trattener le lacrime.
Che figuraccia incommentabile.
Di fronte a tutta la città.
Dopo aver decantato per giorni le stupefacenti meraviglie dell’imminente traslazione.
Il pover’uomo rimase immobile per qualche istante, come impietrito, e poi realizzò che bisognava urgentemente inventar qualcosa, per salvar la faccia ed il buon nome.
Era tutto calcolato, gente!!”, annunciò entusiasta.
San Pietro, in Paradiso, aggrottò le sopracciglia, con aria di educata attesa.
“Era tutto voluto, perché…”. Il Vescovo esitò. “Perché…”. Goccioline di sudore cominciarono a grondargli sulla fronte. “Perché… aehm… ve lo ricordate come è stato ucciso, San Pietro da Verona?”.
Il diretto interessato, in Cielo, ascoltò senza capire.
“È stato ucciso con un colpo alla testa!!”, gridò il Vescovo, ispirato. “E quindi noi, quest’oggi… ehm… rievocheremo il suo martirio… uhm… staccando la testa dal suo scheletro!”.
Sulla sua nuvola, San Pietro sgranò gli occhi.
In questo modo”, annunciò il prelato, “sarà per noi quasi come essere presenti al suo martirio, per sentire il Santo più vicino!”. E poi abbassò la voce, mormorando fra sé e sé: “e soprattutto… senza testa, lo scheletro dovrebbe entrarci, in questo cavolo di urna!”.

Fu un colpo netto; e il teschio di San Pietro si staccò ingloriosamente da tutto resto del suo corpo.
Il corpo finì nel reliquiario, e il reliquiario nel sarcofago.
Quanto al teschio, esso rimase in mano al Vescovo, che gli lanciò un’occhiata.
Aveva l’aria di chi si sta chiedendo: ‘e mo’ che me ne faccio, di ‘sto coso?’.
“Me lo porto nel mio studio, ehm”, bofonchiò a mezza voce.
E, rosso in viso per la figuraccia, se ne tornò in arcivescovado zitto zitto e muto muto, col teschietto sottobraccio.

***

“Ma vi rendete conto?”, commentò San Pietro, annichilito.
La Comunione dei Santi lo guardò con molta solidarietà, dopo aver ascoltato la sua storia.
Qualcuno ridacchiò fra sé, benevolmente.
Qualcuno posò sul tavolo la sua tazza di caffè Lavazza (perché io me le immagino così, queste chiacchierate fra Santi. Alla fine della giornata lavorativa, smaltiti i vari miracoli ed esaudite le intercessioni, secondo me i Santi si ritrovano tutti assieme, per far due chiacchiere fra amici. E bevono il caffè. Decaffeinato, perché è già tardi. Ecco).

“Si è rubato la mia testa!!”, ripeté San Pietro, sconcertato.
San Giovanni Battista annuì, con aria grave. “Lo so, è irritante”.
“Se la tiene sul comò!!”, rincarò San Pietro, incredulo.
“Ma che schifo”, commentò a bassa voce Sant’Editta, arricciando il naso.
“Ha rubato la mia testa e se la tiene sul comò!!”, strillò San Pietro per una terza volta.
“Beh…”. La Madonna, pacatamente, si schiarì la voce. “È pur sempre una reliquia, no?”.
San Pietro sgranò gli occhioni. “Ma al vescovo non gliene importava niente, di avere una mia reliquia!! Mi ha staccato la testa perché non sapeva dove metterla, e se l’è portata a casa perché non sapeva cosa accidenti farsene!!”.
San Giustino si morsicò le labbra, nel tentativo di non scoppiare a ridere.
Il Battista si avvicinò a San Pietro. “Amico mio, io ti capisco… ma ormai, cosa vuoi farci? La testa è lì, lasciala lì”.
“Ma come sarebbe a dire, lasciala lì?!”, esclamò San Pietro. “Quella testa è mia! Deve stare assieme a tutto il resto del corpo! Non ho nessuna voglia di perdere pezzi in giro per il mondo, solo perché un capomastro è stato così imbranato da prendere male le misure per la mia urna!!”.
Calò il silenzio.
“Beh”, azzardò Sant’Antonio da Padova, propositivo: “puoi sempre apparire in sogno al Vescovo. Così gli chiedi di rimettere cortesemente a posto il teschio”.
San Pietro sospirò, sorseggiando il caffè Lavazza. “Sì, ma che razza di vita, però… è una faticaccia…”.
La Comunione dei Santi stette a guardare, incoraggiante.
E San Pietro sorrise a trentadue denti, colto da una ispirazione. “No: sapete che c’è? Ho deciso: io non gli appaio in sogno! Non voglio dare ordini a quel vescovo: deve arrivarci da solo!”.
“Aspetta e spera…”, commentò il Battista a voce bassa.
“Gli darò un indizio. Ecco”. San Pietro annuì, molto convinto. “Gli farò venire il mal di testa. Tutte le volte che guarderà la mia testa, gli verrà un gran mal di testa. Prima o poi la capirà, nevvero?”.

Dopo alcuni giorni d’emicrania, il Vescovo capì.
E, un po’ mortificato, si affrettò a riportare la testa in chiesa, ricollocando la reliquia nel reliquiario che le spettava.
Subito dopo, giustamente, fu sanato; e il popolo cominciò a venere San Pietro Martire come il Santo che, avendo maturato una certa esperienza in merito, è in grado di guarire le più forti cefalee.

È tradizione che ancor oggi, il 29 aprile, la gente di Milano si rechi alla chiesa di S. Eustorgio, per invocare la protezione di San Pietro contro ogni mal di testa. La tradizione popolare vuole che i fedeli diano una piccola testata al sepolcro in marmo, affidandosi a San Pietro. “Andà a pestà el côo in Sant’Ustorg”, si direbbe in Milanese.
E – secondo la credenza – San Pietro Martire premierà quest’atto, così pieno di fiducia. E – così si dice – garantirà un anno di salute, tenendo lontani dai suoi fedeli le emicranie e i mal di testa.

6 thoughts on “[Ma che sant’uomo!] Pestà el côo in Sant’Ustorg

  1. Oppovera stella… ha tutta la mia solidarietà, davvero

    N.B. Avete presente la parte in cui tutti i Santi si mettono a chiacchierare fra di loro davanti al caffè Lavazza?
    Ecco. Questo punto del racconto può avere due effetti sulla sorte della mia anima: o mi farà guadagnare la simpatia di tutti i Santi, oppure mi farà precipitare all'inferno, tertium non datur.
    Insomma: in quel passo lì, ci ho un po' giocato, coi "miei" Santi. Niente è lasciato al caso: nel senso che c'è una ragione specifica per cui è proprio il tal Santo a pronunciare proprio la tal frase.
    Riuscite a decifrare questo rebus agiografico? ;-)

    Alcuni punti sono difficilissimi; ma per altre cose, avete qualche chance di capire la mia logica (perversa) :-DD

  2. Beh se intendi Giovanni Battista che a cui gli hanno tagliato la testa allora ho pensato giusto subito :o)

    Cmq come scritto in FB il 29 aprile 2012 "vaghi anca mi a tirà na zucada in Sant’Ustorg" :o)

    Quante cose si scoprono :oP

    Un sorriso :)

  3. 1) San Giovanni Battista decapitato che dice "lo so" (e certo che lo sa)

    2) la Madonna che domanda se la testa è una reliquia (lei di reliquie corporali non ne ha lasciate per ovvi motivi…)

    Per il resto mi arrendo

  4. Mi piace molto questa storia :P l'ho letta con molta attenzione, però non capisco molto il rebus sui Santi. Ce lo spiegherai prima o poi vero? Mica lo lasci in sospeso? :P

    Daniele

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