Personale · Vite di Santi e Beati

La banalità del vero

“Fratello? Scusi la domanda. Ma c’è una cosa che davvero, proprio non capisco”.
“Dimmi, cara”.
“Sappiamo bene, leggendo le sue prime biografie, che San Giovanni Battista De La Salle, fondatore di una congregazione dedita all’insegnamento, a un certo punto della sua vita ha deciso di aprire delle scuole per studenti lavoratori”.
“Esatto”.
“Questa idea, che peraltro era una novità mica da poco visto che ci troviamo nella Francia dell’inizio Settecento, aveva ovviamente lo scopo di dare un’istruzione-base a quegli adulti che, avviati fin da giovani al lavoro, non avevano potuto completare un percorso di alfabetizzazione”.
“Esatto”.
“Leggo che – cito testualmente dalla biografia – a qualcuno veniva insegnato il disegno, ad altri l’aritmetica, secondo le loro differenti attitudini. Ai meno preparati si impartivano lezioni di lettura e di scrittura, per circa due ore, dopo di che si faceva il catechismo, nelle ore pomeridiane delle domeniche e delle feste”.
“Esatto”.
“E io mi son fatta tanto d’occhi, e ho pensato: ma come, di domenica?”.
“E scusa: durante la settimana, quelli lavoravano!”.
“Sì, ma ciò mi ha davvero colpita, questi qua potevano anche andare a scuola dopo cena nei giorni della settimana quando staccavano dal lavoro; e invece no. Giovanni Battista De La Salle, un Santo, un sacerdote, teneva aperte le sue suole nelle ore pomeridiane delle domeniche. Spingeva i suoi confratelli a lavorare di domenica, e dico proprio ‘lavorare’: gli faceva insegnare disegno, aritmetica, proprio una roba da insegnanti”.
“Eh”.
“E allora io ho pensato al fatto che la domenica è il giorno del Signore, è quasi d’obbligo dedicarsi al riposo, lo si fa adesso e figuriamoci se non lo si faceva nel Settecento, prima del Concilio di Trento c’era tutto il topos iconografico del Cristo della Domenica e bla bla bla, ogni volta che ti accingi a lavorare di domenica infliggi una ferita al corpo martoriato di nostro Signore, e quindi leggere che questo Santo del Settecento lavorava di domenica mi ha veramente sconvolta, dal profondo, e…”.
“Ma veramente…”.
“No, aspetti. Perché poi ho pensato al Vangelo, il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato, allora mi sono chiesta se il Santo in questione ritenesse la missione educativa in qualche modo più importante del giorno di riposo; e allora ho cercato in lungo in largo se avesse lasciato scritta una meditazione di tal genere, ma purtroppo non sono riuscita a ritrovare nulla…”.
“Ma Lucia…”.
“E comunque poi ho anche pensato che di fatto lui non si limitava ad insegnare, faceva anche il catechismo, quindi si trattava di una attività prettamente scolastica unita però a una catechesi domenicale, che forse riscattava in qualche modo anche il resto…”.
“… ma…”.
“… ammesso e non concesso che ci fosse qualcosa da riscattare, perché voglio dire, anche senza parlare di santificazione del lavoro che chiaramente è un concetto molto più tardo in questa sua formulazione e nel nostro caso non c’entra niente, forse è anche sbagliato fare una distinzione fra catechismo e lezione di matematica, tutte e due le cose sono un’attività educativa in senso lato, e più volte ho sentito fare l’affermazione che l’insegnamento, intendo proprio di qualsiasi materia, è a suo modo una attività teologica, e quindi in sostanza davvero non capisco: il Santo De La Salle insegnava di domenica perché riteneva l’insegnamento una missione più che un lavoro, o forse lo faceva o gli era permesso di poterlo fare semplicemente perché le regole si erano fatte meno rigide e nessuno si scandalizzava se si andava a scuola al teatro o in officina nel giorno del Signore perché ormai si faceva spallucce di fronte a queste minuzie? Eh??”.
“…”.
“…”.
“Lucia?”.
“Sì?”.
“Ma che, sei scema?”.
“Ehm”.
“Ti sei fatta tutto questo pistolotto teologico allucinante, ma mi pare che tu abbia ignorato un trascurabile dettaglio”.
“Mi dica, la prego. Mi illumini. Non ci ho dormito stanotte, giuro”.
“Lucia? Tu hai presente che a un certo punto del pomeriggio tramonta il sole e poi bisogna accendere la luce, sì?”.
“Ehm. Senz’altro”.
Ecco. A quello non gliene poteva importar di meno di tutto il ragionamento contorto che hai fatto sopra, pora stella: apriva le sue scuole a mezzogiorno di domenica perché voleva risparmiare sull’illuminazione, punto e basta”.
“…”.
“Hai una vaga idea di quanto potesse costare illuminare a giorno un’intera aula scolastica a forza di candele e lampade ad olio per tutta la durata dell’anno scolastico, a inizio Settecento? Ma non scherziamo!!”.

La cosa fantastica dello studiare Storia è che ogni tanto ti arrovelli e rimugini come una pazza, per poi scoprire – succede sempre – che la verità è così banale da sembrarti sconcertante.

8 thoughts on “La banalità del vero

    1. Ah, dal punto di vista del risparmio si impara tantissimo, una volta mica potevano permettersi di sprecare come facciamo noi moderni (ché poi magari non ce lo potremmo (più) permettere neanche noi, ma questo è un altro discorso :-P)

      Io sono rimasta sconvolta da una famiglia che ho conosciuto: quando avevano in casa del pane secco perché era avanzato dal giorno prima e non l’avevano più mangiato, questi lo buttavano via…
      …salvo poi comprare il pangrattato al supermercato quando dovevano fare una qualche ricetta che lo voleva come ingrediente.

      Ma… O__o’

    1. Ma al limite, io dico: se vuoi sprecare, spreca, in fin dei conti son fatti tuoi.
      Ma almeno non venire a lamentarti del fatto che trovi faticoso arrivare a fine mese :-S
      Io conosco un paio di persone che sprecano tanto (ma veramente TANTO, tipo che secondo me buttano via un buon 30% del cibo che giornalmente portano in tavola) e poi si lamentano che… certo che è diventato costoso mangiare, ultimamente!
      Ma tu guarda O_o

      Per capirci: sto parlando di gente che se a pranzo ha sulla tavola una pagnotta cominciata e non finita, la butta nella spazzatura, perché non sia mai che si riporti in tavola per cena una pagnotta già sbocconcellata.
      :-\

  1. Mannnooooo…. non l’ho saputo… ormai “M’illumino di meno” è passato… Devo ricordarmelo per l’anno prossimo. E’ un’occasione splendida per consumare il più possibile, tenere acceso tutto.

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