Una Storia di amore

Quando l’ho incontrato per la prima volta, era il 14 ottobre 2004. Era un giovedì.
Lo so con certezza, perché ce l’ho ancora scritto sul quaderno: io mi affeziono a tutti i quaderni che mi sono passati fra le mani, e li conservo gelosamente fra le cose mie più care. È una fissazione un po’ ingombrante, però ne val la pena: a distanza di otto anni, sei in grado di risalire al giorno esatto in cui hai incontrato la passione della tua vita.

“La passione della mia vita” non è, evidentemente, il mio professore di Storia e Filosofia al liceo. Però, è abbastanza significativo che io ricordi perfettamente com’era vestito quella mattina: tutte le volte che gli rivedo addosso quella cravatta, fra me e me sorrido.
Ancor più importante, ricordo perfettamente le parole che ha detto, quella mattina. La lezione è durata cinquanta minuti esatti, e io sarei in grado di ripeterla parola per parola. Era il 14 ottobre alle 8 del mattino: e il nostro professore di Storia ci introduceva, in prima liceo classico, alla Storia Medievale.

“Un secolo buio”, direbbero tutti.
L’ha detto pure lui, infatti: non è molto ragionevole parlare di Medio Evo senza tirare in ballo la leggendaria “oscurità”, visto ‘sta cosa viene in mente a tutti non appena nomini Carlo Magno & co.
Ebbeh: per essere buio, in effetti, il Medio Evo era abbastanza buio.
A vedere dal satellite l’Europa Medievale, mica avremmo visto tutte quelle lucine che vediamo oggi in prossima delle aree più densamente popolate.
Avremmo visto, piuttosto, una distesa nera e buia: non solo perché non esisteva la corrente elettrica (e grazie tante), ma anche perché l’Europa era diventata una specie di enorme, fitto, bosco.
Uno storico ha calcolato che, con un po’ di fortuna, uno scoiattolo medievale sarebbe stato in grado di saltellare di fronda in fronda dalla Calabria fino in Danimarca, senza mai scendere a terra. E se ciò costituiva indubbiamente un gran vantaggio per tutti gli scoiattoli con l’indole del turista, la cosa era un po’ meno entusiasmante per quei poveri cristiani che non osavano (più) mettere il naso al di fuori del villaggio.

Col crollo dell’Impero Romano, c’erano stati periodi in effetti non piacevoli, per la gente di quel tempo.
C’era stata instabilità politica: guerre di conquista, stragi, povertà. Persecuzione religiosa, in molti casi (molte tribù barbariche erano ariane).
C’era stato – appunto – il bosco: antiche strade romane erano cadute nel disuso, rendendo i trasporti decisamente meno agevoli.
C’era stato lo shock di una cultura completamente nuova: nuove leggi, nuove usanze, nuove lingue, nuovi regnanti.
C’era stato il rischio, molto concreto, che in mezzo a tutto quel quarantotto la cultura classica sparisse, inesorabilmente: obiettivamente c’eran cose più importanti e più urgenti a cui pensare.

: a vederla dall’alto, da satellite, l’Europa medievale sarebbe in effetti buia.
Non c’è da stupirsi che molta gente si fermi alla prima impressione: perché la prima impressione, in effetti, è quella.
Ma a guardar bene – ad aguzzar gli occhi – qualche lucina l’avremmo vista, in mezzo a quel bosco così fitto da estendersi all’incirca da Reggio Calabria a Copenaghen.
E l’avremmo vista, peraltro, in posti strani: nel bel mezzo delle foreste, ben lontane delle città.
Zommando, avremmo potuto vedere che queste luci uscivano dalle finestre di strutture imponenti, ma allo stesso tempo umili. Tendendo bene le orecchie, avremmo persino potuto sentire un debole canto che, dal bosco fitto, si innalzava timidamente al cielo. E allora, facendo ben attenzione, avremmo cominciato a notare che, in mezzo a quel bosco così buio ed inquietante, di luce ne usciva eccome: filtrava debole, ma con decisione, dalle finestre delle cellette, illuminando l’intera Europa da Squillace fino all’Irlanda.

Mappa dei principali monasteri in Italia e Francia, nel VI secolo

A guardare questa carta, basta un solo istante per capire quanto importante, radicata e pervasiva sia stata la presenza dei monasteri nell’Europa medievale.
Si potrebbe anche essere tentati di far spallucce e dir “vabbeh”. Ma i monasteri non erano solamente un luogo di preghiera: erano un vero e proprio polo di cultura, che di fatto ha agito come punto di contatto fra la cultura classica in rovina, e la cultura medievale. Che, pian piano, cominciava a nascere.

Potendo passeggiare nel chiostro dei conventi, avremmo intravisto i monaci amanuensi intenti a copiare su pergamena le opere degli autori classici. Inviarle di convento in convento, richiedendo altri libri in cambio, in una sorta di prestito interbibliotecario attivo su tutta Europa, che ha consegnato alla modernità Virgilio, Cicerone, Ovidio, e tutti gli altri.
Avremmo visto la società svilupparsi – con fatica, ma senza sosta. Avremmo visto le leggi barbariche soppiantare, accostarsi, e poi cedere di nuovo il passo alle leggi dei romani. Avremmo visto nascere tutte quelle strutture che prima del Medio Evo non c’erano, e adesso sì. Gli Stati nazionali. I comuni. L’Europa.
Avremmo visto penetrare a fondo, in tutta Europa, quei comportamenti e quelle credenze che ci rendono quelli che siamo. La lingua italiana. La galanteria cavalleresca. Un bel po’ della nostra arte. La cultura cristiana. (Perché, ci piaccia o no, la nostra forma mentis è cristiana – e non, chessò, buddhista).
Ci saremmo forse emozionati nel veder nascere le università; nel vedere l’agricoltura diventare adulta e svilupparsi, facendosi più produttiva. Avremmo fatto tanto d’occhi nel riconoscerci in tanti aspetti della vita medievale… e ne avremmo trovati assurdi molti altri, naturalmente, così come avremmo trovato assurdi ed esecrabili altrettanti atteggiamenti – chessò – della Grecia Antica.
Ma andando a fondo, e addentrandoci in quel bosco così intricato da far paura, avremmo visto che il Medio Evo pullulava in realtà di scintille di luce splendida, talvolta sorprendenti e spesso inaspettate.
E allora – andando a fondo, piano piano, e approfondendo – ci saremmo resi conto che il Medio Evo è in realtà molto più luminoso di quanto si tenda a pensare,spesso, di primo acchito.

“Professore? Scusi una cosa”.
Un anno fa, di questi tempi, ho fatto scivolare una copia della mia tesi di laurea, in Storia Medievale, sulla cattedra di quel professore che mi aveva fatto amare il Medio Evo, in quel giorno di otto anni fa.
“Se la ricorda, quella lezione introduttiva al Medio Evo che ci aveva fatto, in prima liceo?”.
Sì, ha detto lui. Se la ricordava: certo.
“Ecco, mi tolga una curiosità. È da otto anni che me lo chiedo. Chi è quello storico che si è inventato quella immagine bellissima dello scoiattolo che potrebbe saltellare dalla Calabria fino in Danimarca, senza mai scendere dagli alberi?”.
Prima di dirmi il nome (Gianni Granzotto citando qualcun altro, in Carlo Magno), il mio professore è scoppiato a ridere. “Ma te ne ricordi ancora?”, ha esclamato incredulo. “Dopo tutto questo tempo?”.
”.

***

Fra le tante cose buffe che ho sentito riguardo alla laurea, la cosa più buffa in assoluto – beh – è stata questa.
Pare che molte persone vivano la laurea come il momento delle loro nozze con la materia in cui si laureano.
Tale delirio si accompagna in genere a cenoni pantagruelici e bomboniere coi confetti: tutte cose che non apprezzo – per usare un eufemismo – se si tratta di una laurea.

Ma a parte quello, il concetto in sé mi sembra splendido.

Perché in effetti è proprio vero: se una persona decide di dedicarsi per tutta la vita a un certo ambito di studi, e a una certa professione… si presume che abbia scelto di dedicarsi a quel settore  – beh – perché lo ama.
E allora, se di amore si tratta, il giorno della laurea è oggettivamente il momento in cui tale amore viene ufficializzato, e reso noto a tutto il mondo.
Sotto sotto, il paragone non è mica così tanto assurdo!

Bene: secondo questa logica, oggi festeggio il mio primo anniversario di nozze… col Medio Evo.
E insomma: almeno un post, in via ufficiale, volevo dedicarglielo. Già ho bellamente ignorato il momento della mia laurea un anno fa – metti mai che poi si senta trascurato, povero Medio Evo mio.

Anche se, conoscendolo un pochino, azzardo dire che, secondo me, lui non ci bada mica tanto, a queste cose.

Un regalo bellissimo da parte dei miei padrini (che, fra le altre cose, leggono il mio blog) (quindi: grazie, padrini). Una... laureata blogger!

23 pensieri riguardo “Una Storia di amore

  1. Ma che bello vedere il momento della laurea sotto questo aspetto matrimoniale, mi piace! *_* Peccato tu stia a Torino e Pavia (scritto così sembra che tu sia dilaniata in due…), se fossi a Bologna saresti già da tempo stata reclutata per la Festa della Storia! ;-) Non so se insegnerai mai nella vita ma sono certa che per qualcuno sarai come il tuo prof. è stato per te :-)

  2. Ma che bel post, grazie!
    Io ricordo bene le lezioni di storia medievale all’Università (compresa la prima) e il relativo esame, nello studio del prof innominabile, che mi ha lasciato un bellissimo ricordo.
    Fai bene a festeggiare! Anch’io credo che tu sia portata per l’insegnamento, chissà… :)

  3. con la caduta dell’impero romano oltre alle cose già citate si perse anche l’unità di pesi e misure; si dovrà aspettare la rivoluzione francese con tutte le sue conseguenze per ritrovarci a misurare e pesare in modo uguale con il resto del mondo (quasi tutti aderirono al nuovo sistema) ma per l’Italia il vantaggio maggiore lo si ebbe negli scambi non tra regione e regione neanche tra provincia e provincia nemmeno tra città e città ma tra comune e comune.

    1. Ehm.
      Lo so che a prima vista non si direbbe, perché apparentemente non c’entra niente coi miei studi… ma la storia del sistema metrico decimale è un argomento che sto approfondendo moltissimo, giusto giusto in questo periodo! :-D
      Quando ho letto il tuo commento mi stava quasi venendo da ridere, per la coincidenza!

      A proposito: a chiunque mi sembri essere anche solo vagamente interessato al tema, consiglio ASSOLUTAMENTE un libro a dir poco FAVOLOSO che… beh: se io riuscissi a scrivere un libro simile, a quel punto penso che potrei morire orgogliosa di me stessa :-P
      E’ la storia dei due cartografi che hanno fatto tutte le misurazioni necessarie per creare il metro. Documentatissimo, ben fatto, storicamente ineccepibile: esilarante da far morir dal ridere.
      L’autore è Ken Alder, il titolo è “La misura di tutte le cose”, e qui, per chi volesse, c’è la pagina su Anobii.
      Bellissimo, consigliatissimo a tutti gli interessati: insegnanti, appassionati di Storia, appassionati di Fisica, curiosi… :-)

      1. un altro libro interessante sull’argomento è di Witold Kula “le misure e gli uomini dall’antichità a oggi”

  4. La storia dello scoiattolo la conoscevo anch’io… e forse è citata anche ne “Il barone Rampante” di Italo Calvino… ma potrei sbagliare, l’ho letto 30 anni fa.

  5. E’ un periodo storico che amo molto anch’io, sebbene non abbia fatto il tuo stesso percorso scolastico, purtroppo.
    A proposito di percorso scolastico… sei un mito!!! Prima di tutto un abbraccio per il traguardo conquistato.
    E’ vero, se ti laurei in qualcosa che ha suscitato la tua passione si, è vero la laurea è un gridare al mondo la passione che hai dentro.
    Ma a volte non capita. Per questo sei fortunata.E molto molto brava

    1. LOL. Verissimo :-DD

      Però, a dire il vero, io da un certo punto di vista mi ritengo quasi “fortunata” quando penso al futuro… ehm… del mio matrimonio ;-P (Altri, a onor del vero, mi ritengono completamente pazza a causa di questo atteggiamento).
      Voglio dire. Siamo realistici: male che vada (ed è molto possibile che vada male), dovrò adattarmi ad occupazioni lavorative che non c’entrano assolutamente niente col mio percorso di studi. Lasciando da parte l’aspetto economico che è tutto un altro discorso, “fare questa fine” potrebbe anche essere poco gratificante, a livello personale. O quantomeno: a me peserebbe proprio tanto, buttare alle ortiche cinque anni di studi e non usarli mai più.

      Però, da questo punto di vista, ho una grandissima fortuna: le archiviste storiche hanno UN SACCO di lavoro da fare negli archivi di chiese, santuari, parrocchie, congregazioni. Gratis, ovviamente, a mo’ di volontariato: però, sta di fatto che i parroci mi stendono un tappeto rosso sotto i piedi, se dico che mi farebbe piacere potermi rendere utile nel loro archivio storico. Ovviamente si tratta di puro e semplice volontariato: però, voglio dire, è un modo per “servire la Chiesa” facendo qualcosa che mi piace, e per cui mi sono preparata a lungo. E’ un po’ come unire l’utile al dilettevole :-D
      Peraltro, fare volontariato in chiesa è sempre stato un elemento importante del modo in cui io vivo la mia fede, quindi la prospettiva non mi dispiace affatto :-)

      Per la serie: magari finisco a far la magazziniera al supermercato; però, nel tempo libero (impegni vari permettendo), posso sempre tornare a farmi valere fra le mie vecchie carte :-P
      (E’ un ragionamento un po’ alla Pollyanna… però magari un microbiologo ha meno facilità nel “realizzarsi” professionalmente in qualche ambiente di volontariato, non so).

      1. Sì, la fortuna gioca un ruolo fondamentale nel riuscire ad utilizzare la laurea che si è conseguita (e la spendibilità intrinseca di questa, certo: in effetti, un microbiologo ma peggio ancora un tecnico di laboratorio non hanno mille entrature diverse nel mondo del lavoro, non c’è molto da essere creativi temo).
        Però, mi duole dirlo, vedo anche molti che il loro percorso di studi lo scelgono un po’ “alla ca**o di cane”, mi si consenta. Che magari non sanno neppure per cosa passano ore in classe, o che ben lungi dall’avere passione trovano solo motivo di insoddisfazione, insofferenza e critica.
        Chissà, magari è una fase e poi lavoreranno, e pure bene.
        Ma la domanda: chi ve lo fa fare?, non riesco proprio a non pormela. E allora ben venga, e sia lodata, la tua convinzione e la tua fermezza ;)

      2. Ah, guarda: “chi ve lo fa fare?”, io lo chiederei di cuore, proprio in generale, a tutti quei (tantissimi) studenti che si iscrivono all’università senza in realtà avere un vero interesse per quella materia.
        Voglio dire: di laureati è piena l’Italia; di laureati disoccupati (soprattutto in certi settori), anche. E d’altro canto è pieno di gente non laureata che lavora felicemente portandosi a casa il suo stipendio da idraulico/commesso/cameriere/vattelapesca.
        Io dico: siccome al giorno d’oggi il diploma di laurea non comporta affatto la certezza di avere poi un posto fisso ben pagato ad alti livelli e bla bla bla… io mi domando: ma se non hai voglia di studiare, chi diamine te lo fa fare?
        Le tasse universitarie costano, il percorso di studi è lungo: ma chi te lo fa fare di perdere un mucchio di tempo e di soldi (e di fatica!) a studiacchiare argomenti che non ti interessano, per ottenere un titolo di studi che poi magari non è neanche così spendibile?
        E’ una cosa che veramente non capisco, giuro.
        Se non hai voglia di studiare, non fai prima a lanciarti direttamente nel mondo del lavoro, ché magari cominci anche a mettere qualche soldo da parte?
        Veramente: i perditempo in università non li capisco proprio (a meno che non arrivino da famiglie molto benestanti, nel qual caso posso ancora capire: ma mica son tutti dei ricconi, questi!)

  6. Grazie a te per la citazione e per la passione che condivido per ciò che tanto appassionatamente hai “”sposato”,.. felice primo anniversario, Lucia.
    Un grande abbraccio

    Fatamadrina

  7. tu ricordi che ti ho inviato una e-mail dove ti dico che c’è una ragazzina in discernimento per per gli studi universitari che voleva parlare con te proprio di questo argomento, vero?

  8. Salve,
    sono il gestore del sito ufficiale della Associazione Nazionale “Amici
    di Fatima” (riconosciuta dalla Chiesa e dallo Stato Italiano), nato
    con lo scopo di creare uno spazio dedicato alla religione ed alla società con un occhio all’attualità.
    Data la qualità del Suo sito web, saremmo
    felici se inserisse il nostro link nel Suo sito (noi faremo lo
    stesso per il Suo sito), così da incrementare la visibilità sul Web di
    entrambe le nostre creazioni.
    Sono fiducioso in una risposta positiva e La ringrazio anticipatamente
    per l’attenzione.

    Cordialmente
    Il Webmaster

    http://amicidifatima.blogspot.com

  9. Ho vissuto pienamente questo post, perché, ovviamente, amo anche io da morire il Medioevo e concordo con ogni singola sillaba di quello che hai scritto. La storia dello scoiattolo non la sapevo, ma è logicissima.

    Dicevo, ho adorato questo post, non solo per il contenuto, ma anche per quello che dici alla fine. Se una tesi l’hai scelta tu, se un argomento l’hai proposto tu e l’hai vissuto davvero, allora non si può non amarlo. E ci dedichi così tanto studio, così tanta passione e interesse, che finisce per diventare l’amore della tua vita.
    A me è successo con la tesi della triennale. La volevo fare il editoria multimediale, ma il prof. mi disse che era troppo lungo e complesso per la triennale. Così, optai solo per il diritto d’autore, mentre mi riservai di toccare l’argomento per cui mi ero fissata alla specialistica. Cosa che poi ho fatto.
    E devo dire che li ho amati tutti e due. Ricordo perfettamente che scrissi la tesi triennale in neanche due mesi tanto ero ispirata. E, ancora oggi, se trovo un articolo che parla di diritto d’autore et similia mi ci lancio subito su. Cosa che faccio ugualmente se trovo iferimenti all’informatica applicato all’ambito archivistico-librario, agli e-book e a tutto quello che concerne l’editoria multimediale.

    Tutto questo popò di commento per augurati un buon laurinersario! :)

    1. Grazie della citazione. Ebbene sì, anche il mio è stato un colpo di fulmine totale, tanto da avermi indotto a lasciare il mio primo amore, l’Antichità romana. E ormai nel Medioevo ci sono dentro fin sopra i capelli, tanto da essermi avvicinata anche ad un’attività così particolare come la rievocazione storica, proprio per viverlo con tutta me stessa, financo con i sensi.

      1. :-)))
        Ecco, la rievocazione storica ben fatta, come quella che fai tu, è una cosa che mi sarebbe sempre piaciuta tantissimo: quando vedo le tue foto e leggo i tuoi racconti (tuoi, ma anche di altri rievocatori, eh) vi invidio sempre tantissimo ;-)
        Fra una cosa e l’altra non ho mai avuto il tempo, il modo, la voglia, i contatti per farlo (ma soprattutto il tempo: mi mancherebbe proprio il tempo) ma dev’essere davvero bellissimo, immergersi nella Storia così tanto a 360°.
        Complimenti per quello che fate :-D

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