[Pillole di Storia] La sepoltura prematura

Ilustrazione di Harry Clarke (1889 – 1931) per “The Premature Burial” di Edgar Alla Poe

La Serva di Dio Giulia Colbert, marchesa di Barolo, aveva una paura folle d’esser sepolta viva.
Non ci dormiva la notte, era terrorizzata: nelle sue disposizioni testamentarie aveva dato ordine che fossero effettuati sulla sua salma tutta una serie di controlli scrupolosi, ivi compresa la foratura del cadavere con grossi spilli acuminati, proprio per controllare che lei fosse… beh… morta.
Tutto subito, mi ero stupita nel leggere di questa strana fissazione, da parte di una donna come Giulia Colbert. Era una tipa tosta, erudita, acculturata, dalla provata fede: una fobia così sciocchina e assurda, à la Edgar Allan Poe, mi aveva fatto quantomeno inarcar le sopracciglia.

In realtà, pare che nell’800 – epoca in cui viveva la nostra Giulia – la paura di esser sepolti vivi fosse un timore concreto e molto reale, diffuso praticamente in tutti gli strati della popolazione. Contrariamente a quello che avevo sempre pensato, non era un topos letterario inventato dai romanzieri, che poi aveva influenzato le persone più suggestionabili. Al contrario: era semmai una paura molto viva e ben presente, che poi ha lasciato eco anche nelle pagine della letteratura gotica.

Da un certo punto di vista, era anche una paura comprensibile.
Con la “scoperta” della respirazione bocca a bocca e di altre tecniche di rianimazione, la scienza medica aveva fatto, in quegli anni, dei passi da gigante. Se capitavano nelle mani di un bravo dottore, potevano “tornare alla vita” anche persone che, fino a qualche anno prima, sarebbero state decisamente date per morte – il che, ovviamente, faceva sorgere quesiti pesanti. Tipo: “ma se capitasse a me la stessa cosa, qualcuno si accorgerebbe che in realtà sono ancora vivo?”.

Inoltre, nell’800, tutta l’Europa era stata martoriata da una tremenda serie di epidemie – di quelle che non se ne vedevano di simili dai tempi della peste manzoniana. Stavolta, non si trattava di peste ma bensì di colera – una malattia schifida e disgustosissima che, oltre a farti crepare in mezzo alle scariche della tua caghetta, ti fa anche arrivare all’altro mondo con un aspetto poco simpatico. Il malato di colera, ancor prima di morire, assume un aspetto vagamente cadaverico: lineamenti distorti, volto cianotico, labbra bluastre… insomma: non ha una bella cera.
Prendete questo fattore e aggiungeteci l’urgenza di seppellire velocemente i corpi, onde non spargere il contagio, e l’impossibilità di fare accertamenti accurati su tutti i morti, perché ovviamente i medici danno la precedenza a quegli ammalati ancora vivi, che abbisognano di cure…
…e – beh – il pericolo di esser sepolti vivi diventa qualcosa di drammaticamente reale.
Durante le epidemie di colera dell’800, ci sono davvero casi di persone che “si risvegliano da morte” mentre sono già state infilate in una bara, e disposte nella camera ardente.
Noi moderni leggiamo Edgar Allan Poe e ci beiamo per la sua fantasia, e per il clima di terrore che ha saputo infondere alle sue storie. Ma in realtà, a ben vedere, erano state le paure reali e concrete della gente, a rendere così spaventosi e vividi i suoi racconti dell’orrore.

***

Mi sembrava una bella storia di paura, da raccontare in questi giorni che ci accompagnano verso Halloween. Perché anche la Storia – quella con la “S” maiuscola – ogni tanto può raccontare storie assurde e interessantissime.
Prendete, ad esempio, la vicenda del povero dottor Canepa: uno sventurato che, stando ai testi dell’epoca, un bel giorno si ammala, va in agonia, e viene incautamente dichiarato morto.
Se fossi una professionista della letteratura dell’orrore, a questo punto attaccherei con una agghiacciante storia di zombie, vampiri insonni, e morti redivivi. Ma siccome sono Lucyette, mi limito a ricopiare, paro paro, il testo contenuto in un documento d’epoca. E cioè:

Erasi annunciata la morte del dottor Canepa.
Il creduto cadavere era stato lasciato nella camera coperto d’un lenzuolo. I parenti erano riuniti nell’altra camera per provvedere ai funerali, quando videsi presentarsi sulla porta il dottor Canepa creduto morto, venuto a lamentarsi di esser stato lasciato in abbandono. Impossibile descrivere lo spavento della famiglia.

Che ne fu del povero dottor Canepa, morto redivivo e brontolone?
Beh: il poveraccio non fece comunque una bella fine. Scampato all’agghiacciante pericolo di essere sepolto vivo,

il dottore fu rimesso a letto.
Ma, fors’anche per le emozioni sofferte, poche ore dopo morì davvero.

7 pensieri su “[Pillole di Storia] La sepoltura prematura

  1. Diego ha detto:

    Povera Giulia, peggio che mettere sul testamento di ucciderla se non fosse già morta… fa un giro completo, dal tragico al comico!

  2. ago86 ha detto:

    Se nell’800 non sapevano accertare la morte di qualcuno, precedentemente doveva essere ancora peggio: prendiamo epoche precedenti, nelle quali la medicina era meno evoluta. Il rischio di un vivo di essere scambiato per morto doveva essere più alto, ma non mi risulta ci fosse la paura di essere sepolto vivo (come, pare, toccò a Duns Scoto).

  3. Daniele ha detto:

    Uh non parliamo di sepolture premature o.o cioè parliamone pure ma nel caso mi tiro indietro XD E’ una di quelle cose che mi impressionano parecchio, boh!

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