Pillole di Storia · Quaresima 2013

[Pillole di Storia] Giuliano l’Apostata

Se non fosse che cerco di non provare mai simpatie o antipatie per personaggi della Storia, lui mi farebbe una tenerezza immensa.
Il nome non promette bene: si tratta di Giuliano l’Apostata. E il fatto che abbia compiuto tentativi di ogni genere per radere al suolo Santa Romana Chiesa, potrebbe anche farmelo scendere nella scala delle simpatie.
Però… come dire: Giuliano aveva le sue attenuanti. Come direbbe oggi un’assistente sociale, “aveva avuto una storia complicata”… una storia che non sfigurerebbe in un romanzo dickensiano.

***

Quando l’Imperatore Costantino, nel 306, prese il potere, Sant’Elena sua madre insistette affinché fossero allontanati dalla corte tutti i fratellastri che Costantino aveva “ereditato” dalle seconde nozze di suo padre. Agli occhi di Sant’Elena – e anche del suo imperial figliolo – la presenza di questi parenti a corte avrebbe forse potuto generare pericolosissime congiure.
Giulio Costanzo, uno dei fratellastri di Costantino, si rassegnò ad abbandonare la corte e traslocò a Nicomedia. Lì, incontrò la bellissima Blandina, figlia di un potente patrizio locale: la sposò, la amò, e pianse di gioia quando una levatrice gli pose fra le braccia un bambino grazioso, vispo e perfetto. Lo chiamarono Giuliano, in onore del suo nonno materno.
Blandina morì poco dopo la nascita di suo figlio, per i postumi di un parto che era stato complicato; Giuliano crebbe portando con sé la nostalgia di una figura materna di cui poteva solo sentir echeggiare il ricordo dolce e straziante. Ma la giovane vita del bambinetto doveva presto rabbuiarsi per nuove sofferenze…

Nel 337, la morte improvvisa di Costantino contribuì a far serpeggiare il panico in tutti coloro che ambivano, o avrebbero ipoteticamente potuto ambire, a succedergli sul trono. Costanzo, il figlio dell’Imperatore ormai defunto, fece sterminare tutti i parenti maschi che avrebbero potuto ostacolare la sua successione. Fu una mattanza: il padre, il fratellastro, uno zio e sei cugini di Giuliano furono assassinati nell’arco di poche ore. Scamparono a questa strage solo Giuliano, che all’epoca aveva sei anni, e un altro suo fratellastro, che all’epoca era malatissimo e ormai dato per spacciato.
Ora, vi prego di provare a immaginare lo shock psicologico di un bambino di sei anni che rimane orfano di madre a poche settimane dalla sua nascita e vede padre, fratello, zio e cugini barbaramente sterminati, praticamente davanti ai suoi occhi.

***

Giuliano ApostataGiuliano “tenne botta”, come del resto s’addiceva a un bimbetto giudizioso che era stato allevato nel seno di una stirpe imperiale. Condannato all’esilio dallo zio Costanzo (quello che frattanto si convertiva all’arianesimo), fu mandato ad Efeso per qualche anno; poi, diventato un po’ più grandicello, e di conseguenza un po’ più pericoloso, fu trasferito nelle propaggini estreme della Cappadocia e rinchiuso in una sorta di prigione dorata. Fu fatto vivere in un grande castello, dotato di tutti i lussi, ma completamente privo di ogni contatto con l’esterno. Mai una volta, durante gli infiniti e snervanti anni di questa sua lunga prigionia, Giuliano ebbe la possibilità di interagire con suoi coetanei, stringere rapporti con qualche amico, passare il tempo con i suoi cari. Il ragazzino viveva solo in questo castello, in compagnia dei suoi schiavi e di un anziano sacerdote, un vescovo ariano che gli faceva da precettore.
Sotto la guida del presbitero, Giuliano l’Apostata fu battezzato ed innalzato al grado di “lettore”. Le sue pratiche cristiane, per quanto ci risulta, erano quelle tipiche di un aristocratico: opere assistenziali, ed aiuti economici alla Chiesa.

Nel 347, quando aveva sedic’anni, Giuliano ricevette una visita da parte del suo zio imperatore. Costanzo rimase favorevolmente colpito da questo ragazzo, che gli sembrò molto equilibrato, e sottomesso, e aperto al dialogo. Giuliano dovette dargli l’impressione di essere una specie di topo di biblioteca – anche perché, voglio dire, quando passi la tua adolescenza segregato in un castello con un vecchio prete, o ti dai alla lettura o direttamente ti tagli le vene.
Costanzo valutò che quel ragazzetto così a modino non rappresentava, di per sé, un pericolo concreto, e pensò bene di ingraziarselo… offrendogli la chance di proseguire i suoi studi all’estero. Lo richiamò a corte, anche per guadagnarsi le simpatia del ragazzotto, e subito dopo gli propose di andare in vacanza-studio a Costantinopoli, dove Giuliano avrebbe potuto frequentare le migliori scuole, e interagire (finalmente!) con l’èlite intellettuale.

E Giuliano accettò. E viaggiò. E studiò a lungo, diventando in effetti uno stimato intellettuale.
Si spostò a Nicomedia, e poi a Pergamo, e lì si avvicinò a una nuova scuola filosofica capeggiata dal “divino” Giamblico. In una reinterpretazione, assolutamente non cristiana, della filosofia neo-platonica, Giamblico proponeva ai suoi adepti un itinerario scandito da estasi, riti apotropaici e illuminazioni, attraverso i quali l’anima umana avrebbe potuto incontrare Dio.
E fu a quel punto che Costanzo, l’Imperatore ariano, avrebbe dovuto cominciare a capire che la cosa stava cominciando a scivolargli dalle mani.

***

Costanzo era senza dubbio un Imperatore cristianissimo – ce l’aveva coi cattolici e sosteneva il partito ariano, okay, ma comunque era cristianissimo. Di una devozione totalizzante che si spingeva spesso anche all’eccesso: l’Imperatore avrebbe fatto di tutto per garantire unità alla Chiesa, ivi compreso mandare a morte tutti gli eretici fermi nel peccato. Che ritenesse “eretici” i cattolici e parteggiasse per gli ariani è solo un piccolo dettaglio, ma… Costanzo, indubbiamente, era un cristiano duro e puro.
E di certo avrebbe preferito uccidersi, se solo avesse potuto immaginare che la vacanza-studio proposta al nipote avrebbe avuto come risultato quella di portarlo a commettere apostasia. Con un vero e proprio rito di sbattezzo – roba che quelli della UAAR se lo sognano – Giuliano l’Apostata si allontanò dalla Santa Chiesa e si consacrò al credo pagano.

Ma peggio ancora dell’apostasia, c’era un altro “piccolo” segreto che Giuliano il misterioso covava dentro di sé.
E cioè: Giuliano non li aveva perdonati proprio per niente, quei pazzi sanguinari di Costanzo e Costantino.

Non aveva perdonato proprio per niente il gesto di Costantino, che per assicurarsi stabilità politica aveva condannato all’esilio un’intera famiglia di suoi fratelli (!), incolpevoli di alcuna colpa.
Non aveva perdonato proprio per niente la furia sadica dello zio Costanzo, che aveva letteralmente sterminato tutta quanta la sua famiglia e adesso sperava di essersi riconquistato la sua simpatia con una semplice vacanza-studio. Come se una riabilitazione fatta pro forma e un viaggio attorno al mondo finanziato dallo zietto potessero riparare ad anni ed anni di dolore, di solitudine, di sofferenza, di alienazione.

No: Giuliano non aveva perdonato proprio per niente.
Covava un odio sordo nei confronti dei suoi parenti, e ancor più covava un odio sordo nei confronti di quel Dio a cui sia Costanzo che Costantino si erano votati. “Bella roba”, si diceva Giuliano, “se il Cristianesimo produce dei mostri come questi. Bella roba, se un pio cristiano può permettersi di sterminare l’intera sua famiglia, senza che nessuno batta ciglio”.

Se avesse potuto dare la vita per uno scopo, la sua unica ragione d’esistenza sarebbe stata questa: vendicarsi. E fargliela pagare a quel branco di farabutti. Vendicare le sue sofferenze, vendicare la morte di chi non aveva colpa alcuna. E farla pagare a tutti… : persino a Dio.

Giuliano Apostata 2

8 thoughts on “[Pillole di Storia] Giuliano l’Apostata

    1. Vero?
      Certo, non una brava persona per il modo in cui ha agito contro i Cristiani, ma io trovo sempre incredibilmente affascinante studiare il background di questi grandi cattivi…

    1. In genere, salvo richiesta nei commenti, non elenco mai le fonti che uso, a meno che nel post abbia citato proprio degli interi spezzoni di libro, anche perché mi sembrerebbe un po’ ridicolo cominciare a mettere note a piè di pagina nei post su un bloggherello.
      Ma appunto: su gentile richiesta… ;-)

      In generale, tutta la serie di post su Guliano è debitrice (molto debitrice) dell’intero capitolo 5 di Giovanni Filoramo, La croce e il potere. I cristiani da martiri a persecutori, Roma, Laterza 2011, che del resto mi è servito proprio come “base” per intavolare tutta questa serie di post quaresimali.
      Le argomentazioni di Giuliano contro il Cristanesimo sono in gran parte tratte dal Contra Galilaeos, tradotto e pubblicato in: Emanuela Masaracchia (a cura di), Giuliano Imperatore. Contra Galilaeos, Roma, Ed. Ateneo 1990. Altre opere un po’ meno importanti dal mio punto di vista (come il famoso pamphlet sulla barba) sono tutte quante tradotte in Italiano (mi pare nella collana di librettini con la copertina verde di Mondadori?).
      Un’altra biografia di Giuliano l’Apostata a cui ho dato una scorsa veloce è: Polymnia Athanassiadi-Fowden, Giuliano. Ultimo degli imperatori Pagani, Genova, ECIG 1994, ma quella è stata più che altro una lettura al volo in biblioteca, a differenza di quello che ho fatto col volume di Filoramo.

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