Di come il Graal arrivò in Francia e di come Sara-la-Kali fu lì per accoglierlo

Mentre Maria di Magdala veleggiava serena verso l’infinito e oltre, custodendo nel suo grembo un piccolo fagotto in cui era avvolto il Sacro Graal, sua sorella Marta le lanciava occhiate inquiete, seduta accanto a lei sul ponte della nave. “Non lo so, Maria… tu sei proprio convinta che sia la scelta giusta?”.
“Ma certo che sì”, replicò tranquilla la Maddalena.
Marta si mordicchiò le labbra con aria nervosa: non sembrava per niente a suo agio.
“Perché, scusa? Che problema c’è?”, le chiese l’altra.
“Non lo so”, fece Marta, esitando. “È più che altro una sensazione. E se qualche pazzo dicesse che sei scappata via da Gerusalemme perché dovevi trovare un posto sicuro in cui dare alla luce un figlio che hai concepito con Nostro Signore, e che è lui il Santo Graal, e che da questo figlio discenderà una potente dinastia di re che dimostreranno la loro natura semi-divina curando le scrofole? E se poi qualcuno scrivesse di monaci albini dell’Opus Dei che vagano per il mondo ad ammazzare la gente nei musei, e…?”. Si interruppe, perché aveva appena notato lo sguardo della sorella. Tossicchiò, imbarazzata. “No, era così, per dire. Chiamiamolo ‘presentimento’, se vuoi”.
Seguì mezzo minuto abbondante di silenzio, in cui la Maddalena fissò sua sorella chiedendosi se la poveretta non avesse forse respirato dei vapori strani a forza di lavare i pavimenti con quegli strani intrugli detersivi.
“È che non capisco”, insisté Marta. “Cosa ci facciamo, su una nave senza remi lasciata andare alla deriva, io, te, Lazzaro, Maria di Cleofa, la moglie di Zebedeo e ‘sto manipolo di altri discepoli, a portare a spasso il Sacro Graal? Ma non potevamo starcene a casa?”.
“E che ne so, io?”, fece la Maddalena stringendosi nelle spalle. “Mi pare ovvio che né io né te siamo le vere Marta e Maria raccontate dai Vangeli, e che in questa sede siamo solo personaggi di una leggenda agiografica”.
“…”, boccheggiò la povera Marta, che aveva tutta l’aria di non aver mai considerato la cosa da questo punto di vista.
“Sali su ‘sta barchetta lasciata andare alla deriva, ché mi serve per il libro, mi ha detto l’agiografo. Vedrai che approderai in un fantastico paesello della Provenza che verrà battezzato Saintes-Maries-de-la-Mer in onore tuo e delle altre due Marie che ti accompagnano sulla barchetta, ha detto lui. Vedrai quali grandi onori vi verranno tributati, e quanto grande sarà la devozione alle Tre Marie in questa zona della Francia, mi diceva. Mi sembrava un buon affare”, borbottò la Maddalena.
“Sì, ma su una barca senza remi? Da Gerusalemme fino in Provenza? Non potevi prenderlo a insulti, ‘sto agiografo?”, protestò Marta, che sembrava molto interdetta.
“Ma era per una buona causa”, insisté Maria, “e la barca alla deriva è funzionale alla narrazione… Dice l’agiografo che se una barca alla deriva approda nel punto X, la gente che abita nei dintorni è tutta ringalluzzita perché si vede che era proprio volontà del Signore che le Tre Marie andassero a vivere da quelle parti. E l’agiografia diventa un best seller”.
Marta aprì la bocca per protestare, ma la richiuse senza aver detto niente. Si limitò a lanciare un’occhiata inquieta all’orizzonte, dove si addensavano nubi nere di tempesta. “Va bene, sorellina. Ma vorrei solo farti notare che siamo su una barca alla deriva in mezzo al mare di chissà-dove, e c’è una specie di tromba d’aria che si avvicina pericolosamente”.
La Maddalena guardò fisso l’orizzonte con sguardo ieratico, come nel film di Zeffirelli, poiché era dichiaratamente l’eroina dell’agiografia. Contestualmente, un soffio di vento proveniente dal fortunale che s’avvicinava le scarmigliò i capelli facendo fremere la sua pelle come nei peggiori Harmony, poiché era dichiaratamente l’eroina sexy dei romanzetti che sarebbero stati tratti dall’agiografia suddetta.
“Non temere, sorella”, disse la Maddalena, con voce ieratica e sexy allo stesso tempo. “Sento che il nostro agiografo sta per dare una svolta alla sua narrazione”.

***

Un altro personaggio dell’agiografia che quanto a sex appeal stava messo piuttosto bene era l’intrigante Sara-la-Kali.
In primo luogo, Sara era una zingara. Se sei un personaggio leggendario di un’agiografia francese del XVI secolo e il tuo agiografo ti descrive come una zingara pagana, c’è poco da scherzare: sei una specie di bomba sexy ricoperta di pendaglietti tintinnanti, praticamente l’incarnazione dell’Anticristo fino al giorno in cui non ti converti.
E infatti, cosa faceva la nostra zingarella Sara, sulle rive di Saintes-Maries-de-la-Mer, mentre si avvicinava pericolosamente una tremenda tromba marina?
Si immergeva nell’acqua gelida in tempesta (vestiti che fluttuano sull’acqua e si appiccicano ai sinuosi fianchi) portando con sé una statua della dea Ishtar. Sara era infatti una specie di sacerdotessa degli zingari francesi: una volta all’anno, in un rito ricco di pathos, immergendo la statua nell’acqua marina, doveva onorare in tal modo la dea babilonese venerata dal suo popolo. In fatto di religioni pre-cristiane, il nostro agiografo aveva chiaramente poche idee e ben confuse.
E quindi, la nostra Sara era lì: bagnata, semi-nuda, intirizzita, gitana, abbracciata alla statua di Ishtar, alle prese con un rito pagano: praticamente l’incarnazione del Male Supremo, agli occhi del nostro agiografo. Quand’ecco che…
Oh, dei”, sussurrò Sara, attonita.

La signora ammantata di luce che le era appena apparsa, sospesa sulle acque in tempesta, le sorrise con dolcezza.
Sara deglutì, terrorizzata, cercando disperatamente di capire cosa fare. Tutta la sua gente era radunata a riva alle sue spalle, e lei non aveva nessuna intenzione di mostrarsi spaventata… però, cavoli, non pensava nemmeno che potesse succedere, una cosa del genere…
“Si-signora Ishtar? Mia signora?”, domandò con un filo di voce.
La signora ammantata di luce sorrise ancor più dolcemente; sembrava quasi divertita. “No, figliola. Il mio nome è Maria; e, se farai quello che ti chiedo, molto presto potrai conoscermi. Grandi grazie verranno elargite a te ed alle tue genti”.
Sara boccheggiò, senza nemmeno riuscire a realizzare. “Cosa… cosa devo fare?”.
“Persone molto speciali stanno per sbarcare su questa terra”, spiegò quietamente la misteriosa apparizione: “sono le donne che hanno conosciuto l’unico vero Dio, Gesù Cristo, mio figlio. Chiedo a te ed al tuo popolo di occuparti di loro: voglio che le accogliate come sorelle e che le proteggiate. Loro, in compenso, vi riveleranno parole di vita eterna; vi daranno la salvezza che tutti cercano. Ma hanno bisogno del vostro aiuto: la loro nave è in difficoltà, in mezzo alla tempesta!”.
A malapena Sara sentì un mormorio scandalizzato alle sue spalle, proveniente dalla riva. Troppo turbata dalla visione, si era dimenticata di tenere sollevata la statua di Ishtar e l’aveva fatta finire con la testa sott’acqua.
“Eccoli! Stanno arrivando!”, disse intanto la donna avvolta di luce, indicando un punto impreciso all’orizzonte. “Ora!”.

***

La Maddalena aveva un bel darsi da fare col suo sguardo ieratico, ma sta di fatto che sulla barchetta in mezzo alla tempesta regnava ormai un discreto panico.
Se i nostri personaggi avevano accettato di buon grado di imbarcarsi in questa avventura per la maggior gloria di Dio, sembrava ora evidente a tutti che salire a bordo di una barca senza remi lasciata alla deriva nel bel mezzo di una tempesta marina non era stata una grande idea.
Marta era disperata, Lazzaro cercava di fare l’uomo della situazione ma senza grandi risultati, la Maddalena era tutta preoccupata di custodire il Sacro Graal che l’agiografo le aveva raccomandato di tener da conto, qualsiasi cosa fosse ‘sto arnese, e Maria di Cleofa era raccantucciata in un angolino a chiedere aiuto al Signore. In quella baraonda di flutti e di alberi maestri che si spezzavano, l’unica che sembrava aver conservato un po’ di contegno era la terza Maria, la moglie di Zebedeo.
“Fratelli! Ho un’idea!”, gridò improvvisamente lei per sovrastare il rumore furente della tempesta. “Ecco: getterò sui flutti il mio mantello, e poi tutti noi ci butteremo in mare sopra di esso. Con l’aiuto del Signore, il mio mantello si trasformerà in zattera e arriveremo salvi fino a terra!”.
“…”, commentarono in coro tutti gli altri personaggi, cominciando a interrogarsi sulla sanità mentale dell’agiografo nelle cui mani si erano messi.
Ahò, avete un’idea migliore?!”, protestò la moglie di Zebedeo.
“In effetti, no”, convenne Maria di Magdala.

***

La donna ammantata di luce era appena scomparsa, lasciando dietro di sé uno strano senso di serenità e fiducia. La zingara Sara rimase immobile per un paio di secondi, fissando il punto in cui, fino a poco prima, si trovava quella misteriosa donna; poi, improvvisamente, scorse qualcosa che si muoveva sul mare, a una certa distanza dalla costa.
Era una specie di…?
Sara trattenne il fiato, cercando di capire: era come una via di mezzo fra una zattera e un tappeto volante, che sfrecciava veloce sulle acque in tempesta. E sopra a quell’aggeggio, stavano in piedi alcune figurine che si sbracciavano, nell’evidente tentativo di farsi notare dalla gente a riva.
Il cuore di Sara fece un balzo nel petto. Di botto, lasciò cadere in mezzo all’acqua la statua di Ishtar e si girò verso i fedeli che stavano dietro di lei, a riva. “NAUFRAGHI IN MARE!”, urlò. “Andiamo a soccorrerli!”.

Il finale di questa leggenda è piuttosto prevedibile, o no?
Maria Maddalena, Sacro Gaal & compagni vennero tratti in salvo dalla comunità gitana.
Appena arrivati a riva, gli apostoli si gettarono in ginocchio e innalzarono a Dio una preghiera di lode, e a quel punto grandi prodigi di ogni tipo si compirono davanti agli occhi attoniti degli zingari. L’agiografo non dice quali, quindi andiamo di fantasia.
La statua di Ishtar rimase desolatamente abbandonata in mezzo alle acque in tempesta, mentre la Maddalena & Amici venivano aiutati, ospitati e rifocillati da questi loro stupefatti ospiti.
Gli zingari si convertirono, le tre Marie naufragate in Provenza si diedero un gran daffare per evangelizzare l’intera zona qualche tempo dopo, la comunità locale decise di portare memoria imperitura di questo glorioso evento, dando un nuovo nome al piccolo paesello che era stato onorato da così grandi ospiti. Il paesello è ancor oggi noto col nome di Saintes-Maries-de-la-Mer.

E quanto a Sara?
Come in ogni leggenda agiografica che si rispetti, ovviamente si convertì e divenne un’ottima cristiana.
Anzi: divenne proprio una Santa!
Una Santa il cui culto non è riconosciuto dalla Chiesa Cattolica – ma stando a quello che si legge in giro, pare che siano molte le comunità rom che venerano Santa Sara riconoscendola come loro “patrona”.

Sara la Kali

Due note al volo per concludere, integrando questa storia con qualche informazione in più?

1. Non è stato Dan Brown a inventare la leggenda della Maddalena sbarcata in Francia: la si trova già in un sacco di agiografie risalenti al pieno Medio Evo. Fra gli altri, la riporta anche la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine (limitandosi ovviamente al miracoloso sbarco in Francia, senza tirare in ballo gravidanze semidivine e roba del genere).
2. La figura di “santa Sara”, invece, appare più tardi: siamo già all’inizio del ‘500. Nelle prime versioni della leggenda, Sara era la serva di una delle tre Marie, ed è alternativamente una zingara oppure una donna di colore. Nelle versioni più tarde, il suo personaggio si stabilizza in quello della zingara pagana che accoglie le tre Marie dopo il naufragio. Nel Codice Da Vinci, mi risulta che si trasformi nella figlia di Maria Maddalena e Nostro Signore: mi confermate (ché io non ho letto il libro)?
3. Le origini di questa figura? Sono discusse: alcuni studiosi evidenziano alcune somiglianze fra il culto tributato a Sara-la-Kali e quello tributato, in India, alla dea Kalì. In questo caso, santa Sara-la-Kali non sarebbe altro che una reminescenza della dea Kalì, sincretizzata e cristianizzata col passar dei secoli. Un’ipotesi che va a braccetto con quella secondo cui i rom sono un popolo di origini indiane, arrivato in Francia nel IX secolo. Tutto tornerebbe, come si suol dire…
4. Ma, come per ogni leggenda che si rispetti, anche questa deve necessariamente concludersi con un alone di mistero. Infatti, altri studiosi non concordano affatto: non possiamo millantare inesistenti somiglianze fra il culto di santa Sara e quello tributato alla dea Kalì solo a causa di quel “Kali” piazzato lì nel nome.
5. Ad ogni buon conto, santa Sara è ricordata ogni anno il 24 maggio, con festeggiamenti in grande stile che portano centinaia di persone sulla spiaggia di Saintes-Maries-de-la-Mer in un suggestivo pellegrinaggio “gitano” (qui un approfondimento sul sito di Famiglia Cristiana)
6. …e, notizia senz’altro di fondamentale importanza, Piero Pelù è un grande fan di codesta santa, al punto tale da essersi fatto tatuare addosso il suo nome. Proprio così. “Sono ateo”, dichiara lui sulla sua fanpage, “ma devoto a Santa Sarah protettrice di tutti i nomadi”. Buono a sapersi, nevvero?

14 risposte a "Di come il Graal arrivò in Francia e di come Sara-la-Kali fu lì per accoglierlo"

    1. Lucia

      (Che io sappia) sì, infatti!
      E’ una delle ragioni per cui alcuni studiosi suggeriscono di andarci molto molto cauti, prima di affermare che Sara-la-Kali è una specie di “evoluzione” della dea Kalì. Sicuramente il nome la richiama, ma “Kali” potrebbe significare, molto banalmente, un semplice “Sara – la – nera”, per alludere alla pelle scura, da gitana, che ha di solito la santa ha nelle sue varie rappresentazioni.
      Secondo altri, questa santa vestita di blu e con la pelle scura potrebbe anche essere una “evoluzione” delle varie Madonne Nere: le comunità rom avevano visto una qualche Madonna Nera in giro per le chiese d’Europa, erano stati colpiti da questa pelle così scura e l’avevano trovata relativamente simile alla loro (che proprio bianca-caucasica non è), e da qui era nata la leggenda di una donna rom assurta al grado di “santa” (e definita “nera” proprio perché con la pelle molto scura).

      Insomma, ho letto varie ipotesi mentre preparavo questo post 🙂

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      1. Nicoletta De Matthaeis

        I dati che io avevo sulla storia di Maria Maddalena è che questa Sara aveva viaggiato con loro ed era la serva. Il raduno dei gitani che ogni anni si celebra a Les Saintes Maries de la Mer in suo onore è favoloso. Per l’occasione vengono anche portate in processione le altre due Marie (di Cleofa e Maria Salomè) i cui resti per tradizione riposano nella chiesa di questo luogo.

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      2. Lucia

        Io conoscevo entrambe le versioni: quella che ho raccontato io, che è molto più tarda, e quella che dici tu, che dovrebbe essere quella “originale”.
        Solo un’unica differenza fra la storia che conoscevo io e quella che dici tu: da quanto avevo letto io, Sara era la serva di Maria Salomè, non di Maria Maddalena! :-O

        C’è discordia circa la natura di questa donna, devo dire… ;-))

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  1. senm_webmrs

    Mah, io ci vivo benissimo senza aver letto il Codice. Anche perché già da tempo avevo letto il tomo di Baigent e Leigh, che è come dire zuppa e pan bagnato.

    P.S. ahem… non «codesta» ma «quella» 😉

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  2. Pingback: Tryphina e re Artù. Ovverosia: quando l’agiografia incontra il fantasy – Una penna spuntata

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