San Giovan Battista de La Salle eroga consigli ai blogger

Esattamente quattordici anni fa, questo blog si affacciava, timidamente, al mondo.

Siccome ero strana già da ragazzina, le “linee guida” attorno a cui modellare questo sito le avevo prese da una fonte molto vintage: un libro composto da un religioso lasalliano a inizio anni ’50, pieno di spunti e di idee creative per aiutare i catechisti a evangelizzare in modo non barboso.
Che l’autore di questo manuale fosse un figlio del de La Salle è, probabilmente, un dettaglio incidentale. Testi di questo tipo sono stati composti da esponenti di svariati ordini insegnanti: anche i Salesiani avrebbero molto da raccontare in questo campo, tanto per dire. Ma il caso ha voluto che fosse proprio un lasalliano, il religioso che mi ha ispirata. Al che, io mi sono fatta ispirare dagli scritti del de La Salle per stilare una serie di linee guida che, secondo me, il santo educatore potrebbe dare ai blogger di oggigiorno.

Peraltro, secondo me, de La Salle se ne interessa anche “professionalmente”, ai blog cristiani. Fondatore, a fine Seicento, di un ordine insegnante molto innovativo per l’epoca, nel 1950 è stato proclamato “santo patrono degli educatori”. Una dicitura così generica lo rende volutamente un patrono prezzemolino, che sta bene un po’ con tutto: “educatori” sono gli insegnanti, ma anche i genitori, i catechisti, gli animatori… e chissà. Forse anche i blogger.

A partire dai reali consigli che de La Salle aveva dato, nel Seicento, ai suoi confratelli, ecco i consigli che, secondo me, potrebbe voler dare ai blogger di oggi. (A parte “fatevi furbi e staccatevi da quello smartphone, cretini”, intendo).

1) Tieni a mente che sei diventato responsabile della salvezza dell’anima di chi ti segue

Questa è una frase che ricorre spesso negli scritti del de La Salle, il quale più volte esorta i suoi confratelli a considerarsi alla stregua di angeli custodi in carne ed ossa per gli scolari che vengono affidati a loro. Se gli scolari si conquisteranno la vita eterna grazie agli sforzi educativi del loro insegnante, grande sarà il merito di lui. Ma se gli scolari finiranno col dannarsi, una parte di colpa andrà anche addebitata al loro educatore, che, evidentemente, non è riuscito a fare il suo lavoro al meglio.

Certo: La Salle parlava a religiosi che dovevano dare il buon esempio a bambini affidati alle loro cure sei giorni alla settimana – un ruolo educativo fortunatamente un po’ diverso rispetto a quello di un webmaster che blogga nel tempo libero.
Cionondimeno, ritengo che sarebbe comunque una bella cosa, se noialtri, prima di metterci alla tastiera, prendessimo l’abitudine di domandarci “l’articolo che sto per scrivere, che influenza potrà avere, a livello spirituale, sui miei lettori?”.
Un po’ di tempo fa, andava molto di moda tra i blogger citare “la regola della nonna”: prima di pubblicare qualcosa su Internet, domandati “sarei disposto a far leggere questa cosa a mia nonna?”. Una giusta regola di buonsenso, che personalmente ho però sostituito con una “regola della dannazione eterna” – e cioè, non pubblicare su Internet contenuti che, ipoteticamente, potrebbero indurre al peccato chi mi legge. Anche solo perché il mio pezzo turba, dà scandalo, e/o mette in cattiva luce la Chiesa o i suoi ministri.

2) Se vuoi fare qualcosa, falla bene, e con un minimo sindacale di competenze

La Salle fonda (controvoglia) un ordine educativo dopo essersi reso conto che una scuola elementare, che lui aveva parzialmente finanziato, stava lentamente andando alla deriva a causa di insegnanti inetti e non preparati per il loro ruolo. Fondato un ordine religioso per supplire a tali carenze, il pedagogo inventa una vera e propria scuola di preparazione all’insegnamento, la cui frequenza è obbligatoria per tutti i giovani che vogliono unirsi alla sua famiglia religiosa. Ché non si entra in una classe andando all’avventura, improvvisandosi maestri alla “come viene viene”.

Chiaramente, un blog è tutta un’altra storia: mica bisogna essere laureati in scienze della comunicazione per poter gestire uno spazio su Internet.
Ma parlare di argomenti che si conoscono davvero, invece di andare avanti a fare i tuttologi del sentito dire: ecco, quello sì che potrebbe essere un prerequisito – ehm – interessante.
Oltretutto, regà, anche proprio in un’ottica strategica: come diamine sperate di poter sostenere il dibattito, se andate a toccare argomenti che voi per primi non conoscete?
Vi faccio un esempio banale banale: sono anch’io contraria all’aborto, ma non sono un’embriologa; ergo, non mi passerebbe mai per la capoccia di scrivere un articolo in cui motivo la mia contrarietà sulla base di ragioni medico-scientifiche di cui ho letto un vago riassunto nel PDF free Attivismo Pro Life For Dummies. Tempo due giorni, mi s’apre un flame con l’embriologo abortista che comincia a controbattere con studi che non conosco e dati che non sono nemmeno in grado di comprendere, e finisce (probabilmente, a insulti) con io che faccio una figura miserrima, e gli amici dell’embriologo che ridacchiano pensando “ah ah, guarda che scemi ‘sti cattolici”.

3. Stare zitti è sempre una opzione

Aaaah, il silenzio: quella santa virtù monastica così in voga nei tempi passati, e così ingiustamente negletta al giorno d’oggi. San Giovanni Battista de La Salle ne era un grande fan, e ne elogiava l’applicazione sia all’interno delle aule scolastiche (eh beh), sia nell’ambito della vita comunitaria tra i suoi fratelli.
E pure io ritengo che il Web cattolico di oggi potrebbe grandemente beneficiare di un elogio del silenzio (se fossi io scriverlo, lo titolerei con qualcosa come “razza di deficiente, ma la vuoi chiudere ‘sta boccaccia?!”).
Perché, ehm. Lo so che è un concetto difficile da accettare, in un’era in cui siamo incoraggiati a pubblicare su Instagram anche quante volte andiamo al bagno. Però, davvero: non c’è bisogno di scrivere su Internet tutto tutto quello che ci passa in testa.

Non sei d’accordo su quella dichiarazione del Papa? Se vuoi parlarne con gli amici per cercare un confronto, mi sta anche bene; però, davvero, non è che sei obbligato a scriverne. Sul serio, puoi anche limitarti a meditare queste cose nel tuo cuore o a discuterne privatamente con Tizio e Caio, non arriva Zuckerberg alla tua porta a lamentarsi!
Non condividi assolutamente nulla della proposta cristiana e dello stile di vita di quel popolare influencer cattolico? Giuro, puoi cliccare “Unfollow” e andare avanti con la tua vita senza il bisogno di motivare il tuo dissenso ogni tre giorni.

O anche: tuo figlio è il più santo virgulto che abbia mai calpestato questa terra, tuo marito t’ha appena regalato cinquanta rose rosse per l’anniversario, il tuo weekend nella SPA di lusso è stato entusiasmante, hai perso 20 chili e adesso hai due gambe da paura? Benissimo, amica, sono felice per te! Appunta queste gioie nel tuo diario personale, e, se ti rode non potertene vantare a mezzo Facebook, prendila come una forma di mortificazione personale.

4. Comportarsi in modo sgarbato vuol dire venir meno ai doveri di carità cristiana verso il prossimo

Non vorrei dire cose imprecise o inesatte, ma: per quanto mi risulta, Giovan Battista de La Salle è forse l’unico santo ad aver composto un galateo (sì, un letterale manuale di bon-ton) che rilegge le regole dell’etichetta in chiave cristiana. Il suo punto di vista è molto semplice: seguire le regole del galateo è, a suo modo, un piccolo (e grande) mezzo per esercitare atti quotidiani di carità verso il prossimo. E dunque, venire meno alle comuni regole di buona creanza è una grave mancanza di carità cristiana.

Io, ogni tanto, entro in certi spazi di discussione per cattolici tutto d’un pezzo, apro il primo commento, mi imbatto in flame su flame e flame che denigrano chi ha generato i precedenti flame, e rattamente mi defilo mettendomi le mani tra i capelli. Non so: forse, portare la netiquette sul piano religioso, “cercare di convivere civilmente è un preciso dovere cristiano” potrebbe rimettere in prospettiva tutta questa litigiosità endemica?
Ho visto amicizie spezzarsi a causa di liti su Facebook, ma che scherziamo?

5. Se non tocchi il cuore di chi ti segue, è tutto inutile

“Toccare il cuore dei propri studenti” è, probabilmente, la più bella (e la più citata) raccomandazione, tra le tante che il de La Salle ha rivolto ai suoi confratelli.  E, in effetti, è anche la più vera. Nel senso che esprime un concetto proprio banale: se non riesci a fare breccia nel cuore di chi vuoi educare, ben difficilmente riuscirai nella tua opera. Rischi, semmai, di diventare un professorino borioso che va avanti a impartire nozioni dall’alto della sua cattedra – e nulla più.

Quattordici anni fa, il mio blog nasceva come un sito non dichiaratamente cattolico – e, grazie all’alternanza tra articoli a tema agiografico e articoli di natura genericamente storica, per molto tempo la mia platea di lettori è stata composta da un eterogeneo mix di cattolici praticanti e di non credenti appassionati di Storia. Se posso permettermi una piccola vanteria (e un pizzico di nostalgia per quei bei tempi passati), il mio più grande orgoglio da blogger è proprio stato questo: il riuscire a mantener vivo l’interesse di tipologie di lettori così distanti tra di loro.

Se noi cattolici su Internet iniziamo a parlare solo a noi stessi e per noi stessi, va a finire che ci chiudiamo in una specie di catacomba (asfittica) (dove insultarci da mattina a sera).
Io non so, onestamente, fino a che punto è utile ‘sto clima da guerra dei mondi in cui versa molto del Web cattolico, con militi armati fino ai denti al grido di “noi contro tutti”. Tanti anni fa, una ragazza anticlericale (ma appassionata di Storia) che leggeva saltuariamente queste pagine, aveva reagito con un certo stupore alla scoperta tardiva di trovarsi su un blog cattolico. “Maddai! Non l’avrei mai pensato! Da come ti poni, non sembra affatto!”.

Saran passati dieci anni, a occhio e croce, e ancor oggi ci ripenso e ridacchio, chiedendomi se prenderlo come un insulto o un complimento.
Mi sa che lo prenderò come un complimento, la qual cosa, però, mi sconforta mica poco…

***

Oh! Ad ogni modo, come nota a margine, Giovan Battista de La Salle moriva nel 1719. Ve ne parlo oggi anche perché, in occasione del tricentenario della sua morte, Papa Francesco ha concesso un giubileo straordinario di cui tutti possono approfittare, da qui alla fine dell’anno.
Condizioni per lucrare l’indulgenza? Le solite (confessione sacramentale, comunione e preghiera per il Papa) più una extra… e cioè, giocare a “trova il santo”: l’indulgenza può essere lucrata visitando una chiesa in cui siano presenti un altare, una statua o una effige dedicata al pedagogo francese. Il 15 maggio è, tradizionalmente, la data in cui i religiosi lasalliani celebrano il loro fondatore… quindi, se avete una loro comunità dalle vostre parti, date una occhiata a cosa bolle in pentola… perché, probabilmente, davvero bolle qualcosa!

7 risposte a "San Giovan Battista de La Salle eroga consigli ai blogger"

    1. Lucia

      Ecco! XD

      Comunque (specifico, non tanto per te che lo sai, ma per chi leggendo fosse interessato): naturalmente si può lucrare il giubileo anche in qualsiasi altro momento, il 15 maggio è “solo” la data in cui l’Istituto festeggia il suo fondatore. Anche volendo lucrare il giubileo visitando una cappella di una scuola lasalliana, immagino che, previa adeguata presentazione, ti lascino entrare in qualsiasi altro momento ecco 😉

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  1. Murasaki Shikibu

    Ah, sull’arte del silenzio non si può che convenire, specie dopo aver visto l’ultima, terrificante flame sul gruppo dei gatti di FB nato col dichiarato scopo di “condividere le foto dei nostri pucciosissimi gatti e complimentarceli a vicenda” e dove, sotto le foto davvero pucciose dei gatti di turno la gente litiga che nemmeno nelle peggio campagne elettorali!
    Sul problema della salvezza dell’anima, in qualità di insegnante, sono piuttosto perplessa però. Non c’è il libero arbitrio? Sarà l’allievo che, in caso, deciderà di farsi traviare. Ma, soprattutto se insegni dalle medie in su: è assolutamente impossibile prevedere quando e come l’alunno ti ascolterà, e soprattutto COSA deciderà che gli hai detto. Personalmente cerco sempre di non prendere posizione su quasi nulla e far parlare LORO, hai visto mai che impegnandomi in qualche nobile causa non risvegli il loro fortissimo istinto polemico e finisca per fargli sceglkiere per partito preso la posizione opposta a quello che predico…
    Unica certezza cui posso appigliarmi è la Costituzione della repubblica italiana: dopotutto mi pagano (anche) per propagandarla…ma anche lì, è meglio lasciare che il testo parli da solo e cambiare argomento se vedi che non tira aria, secondo me, perché si rischia di peggiorare le cose.
    Un blogger però non è un insegnante – o meglio, può anche esserlo, ma è il lettore che lo decide scegliendo di leggerti e di prenderti sul serio in base a una sintonia che sente. Lo scolaro però non ti ha scelto, gli sei toccato in sorte punto e basta, e a quel punto conviene cercare di ridurre i possibili danni, secondo me.
    Sul sottile e perverso piacere di incaponirsi a leggere qualcuno che ti fa venire l’orticaria qualsiasi cosa scriva sono assolutamente d’accordo: è estremamente tossico insistere a seguire qualcuno che ami odiare, particolarmente quando ti fa montare una doverosa e santa indignazione anche se scrive cosa ha mangiato al bar per colazione.

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    1. Lucia

      Sulla questione “salvezza delle anime”: beh, sì. Capisco bene le tue perplessità.
      La Salle ovviamente parlava a insegnanti molto sui generis, cioè membri di un ordine religioso, e parlava anche riferendosi a un contesto storico-sociale in cui, secondo me, non c’era negli scolari tutta quella tendenza alla ribellione “per partito preso” che è così comune nella mentalità dei giovani d’oggi.

      Naturalmente esiste il libero arbitrio e La Salle non l’ha mai negato, cioè: all’atto pratico, è ovvio che la responsabilità ultima della dannazione sta al singolo peccatore. Forse può essere d’aiuto un’altra immagine, molto bella, che ricorre negli scritti pedagogici del santo, e cioè che gli insegnanti devono essere gli “angeli custodi visibili” (dice proprio così) dei loro scolari. Nella visione di La Salle, la Provvidenza ha voluto assegnare agli insegnanti la cura delle anime dei loro scolari, e in virtù di ciò diventa compito dei maestri sorvegliare sulle anime dei ragazzi un po’ come “angeli custodi in seconda”.
      Se la persona X si danna, ovvio che non è colpa del suo angelo custode; però, l’angelo custode (e così, l’insegnante) è chiamato a fare tutto ciò che è in suo potere per garantire che il ragazzo non si allontani dalla retta via.

      A me l’immagine piace moltissimo (e la ritengo ancor oggi molto valida), soprattutto nell’ottica di “non dare cattivi insegnamenti”. Se una figura educativa (in generale: insegnante, genitore, etc) predica bene e razzola male, oppure razzola male direttamente, allora sta venendo meno, e in modo grave, alla responsabilità che s’è assunto accettando quell’incarico – e sta sicuramente “favorendo” la “dannazione” dei ragazzi a lui affidati, per così dire 😉

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  2. Pingback: Rita: una santa antica dalla sconvolgente (e neonata) modernità – Una penna spuntata

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