Uova a Santa Chiara, per la fine del maltempo

Nel bel mezzo della primavera più piovosa di cui l’umanità abbia memoria, il mio stato psicologico ondeggia tra

  • il vivo desiderio d’accendere un cero alla Madonna, ché io odio odio odio il caldo;
  • lo stupore nello scoprire una improvvisa fascinazione per gli accessori fashion (giust’appunto) che più ho usato in questi mesi, cioè ombrelli, galosce e cappellini da pioggia. Mai m’era capitato prima di quest’anno di guardare con desiderio gli ombrelli nelle vetrine pensando a quale modello potrebbe meglio abbinarsi al mio look del giorno.
  • la crescente consapevolezza di un bisogno urgente, e cioè quello di trovare un santo affidabile a cui votarsi per avere un po’ di bel tempo. Non “tempo caldo” eh! 20 gradi van benissimo! Però, sul versante pioggia, ecco: anche basta.

Animata da quest’ultimo bisogno, sfogliavo distrattamente le pagine di un libro dedicato ai santi patroni del giardinaggio (e affini), quand’ecco mi sono imbattuta in una notiziola che mi ha fatto strabuzzare gli occhi. Se la pioggia vi sta facendo marcire i raccolti (o il corpo…) e avete bisogno di qualche giorno di sereno, giardinieri (e cittadini) di tutto il mondo unitevi – e invocate in preghiera santa Chiara!

Sì, santa Chiara, quella di Assisi. Quella che noi Italiani, tutt’al più, invochiamo come  patrona della televisione, e forse nemmeno – ché molte volte, quando i santi sono così famosi in una certa zona, la devozione popolare tende istintivamente a preservarli dal ruolo settoriale di “santo patrono della tal cosuccia”.
All’estero, evidentemente, la gente si fa meno problemi – e così, il popolo ha affibbiato a santa Chiara il ruolo (peraltro, non ben motivato, agiografia alla mano) di santa da invocarsi per ottenere il bel tempo. Questo convincimento è diffuso un po’ in tutte le aree del mondo che hanno vissuto, nei secoli, una dominazione spagnola: qualche traccia l’ho trovata nelle testimonianze di blogger dell’America Latina, ma pare che siano le Filippine la terra in cui la credenza è più radicata). E probabilmente la chiave del busillis sta proprio nel dettaglio della dominazione spagnola – ché, a quanto pare, in Castigliano, clara è il termine che si usa per indicare un breve periodo di bel tempo che si inframmezza a giorni piovosi.

Come spesso accade, dall’assonanza dei nomi nasce una devozione –  è la stessa cosa accaduta a Lucia di Siracusa (che, agiografia alla mano, non ha assolutamente nulla a che vedere con gli occhi, ma è diventata patrona della vista grazie al suo nome “luminoso”).
E dunque non c’è da stupirsi che Clara, nei paesi di tradizione spagnola, sia divenuta la santa da invocarsi per ottenere una clara, cioè una schiarita del cielo. E, per la stessa ragione, è piuttosto comprensibile la buffissima devozione ispanica di offrire a Clara, per ottenere una clara, un congruo numero di… claras.
Cioè, di uova. (O, per meglio dire, di bianchi d’uovo, in lingua spagnola. Ma Chiara non è schizzinosa, e, per comodità, accetta pure il tuorlo).

***

Se provate a cercare su Google qualcosa tipo “eggs st. Claire”, vi troverete davanti a centinaia di risultati, ivi comprese suggestive immagini come questa: venditori ambulanti che smerciano uova di fronte ai santuari francescani, allo stesso modo in cui, in Italia, venderebbero tau.

Uova Santa Chiara

La devozione deve avere origini così antiche da perdersi nella memoria popolare: alcuni parlano di una fantomatica famiglia nobiliare che, invocando la fine delle piogge, avrebbe deciso di offrire in dono a un monastero di clarisse un carico di uova, sperando di guadagnarsi così l’attenzione celeste – come in effetti fu. Altre versioni sostengono come, nei secoli passati, le uova fossero un dono molto gradito dalle suore di clausura, che potevano utilizzarle come cibo nutriente e a lunga durata. Altri, semplicemente, si limitano a scrollare la testa ammettendo di non avere idea di dove derivi questa devozione popolare – che a tratte assume addirittura i connotati di “vera e propria superstizione”, tanto che in questa intervista a una ex-clarissa il giornalista deve prendersi la briga di chiedere “quindi mi confermate che le suore filippine non hanno alcun potere effettivo sulle condizioni atmosferiche?”. Una esilarante domanda che la dice lunga, e che peraltro offre al giornalista l’assist per scherzare un po’ sul fatto che, comunque, questa cosa delle uova sembra funzionare abbastanza bene. Sarà quel che sarà, ma pare che, in cambio degli ovetti, il bel tempo arrivi davvero. Successo garantito – o quasi.

Per la cronaca, la tradizione vuole che le uova da portare in dono alla santa debbano necessariamente essere in numero di dodici, e che, al bisogno, possano essere utili anche per portare una… schiarita metaforica nella mente di chi si arrovella sul modo migliore per affrontare un problema.
In questo caso, le uova andrebbero tinte (un po’ come si fa nei paesi dell’Est per le uova di Pasqua) con un colore diverso a seconda del settore per cui si invoca un chiarimento. Blu, se stai per sostenere un esame o una prova difficile; verde, se il tuo problema è di natura finanziaria; rosso, se ti manca il coraggio per fare un grande passo; rosa, se non sai come affrontare un problema di cuore; arancio, se non ti raccapezzi più al lavoro. E poi restano sempre valide le uova nature, che, salvo diversa indicazione cromatica, valgono appunto per quella storia di far cessare le piogge.

Che dite, ragazzi, sarà il caso di provare?
Mal che vada, non funziona, ma il parroco potrà mangiarsi una frittata grazie alla nostra disperazio creduloneria.

5 risposte a "Uova a Santa Chiara, per la fine del maltempo"

  1. Laurie

    Tentar non nuoce… ci sto! Propongo però di tingere di azzurro cielo: giusto per chiarire (!!) meglio il concetto, ho ancora dei colori che mi avanzano da Pasqua (perché anche dalle mie parti si usa da sempre decorare le uova) 🌞🌞🌞

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    1. Lucia

      No no no no.
      Io non rischio. No no! Questa cosa di colorarle d’azzurro mi sembra un azzardo.
      Poi Santa Chiara, che secondo me c’ha già le idee confuse se si vede arrivare uova da gente italiana, perde tempo a cercare su Google cosa vuol dire ‘sto uovo tinto d’azzurro e intanto a noi quaggiù escono le branchie.
      Io mi attengo alla versione standard con uova al naturale, hai visto mai!

      😉

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      1. Laurie

        in effetti… meglio non rischiare! ma, forse, anche senza uova santa Chiara ci ascolta: il rischio branchie almeno dalle mie parti diminuisce un pochino (ma non voglio dirlo troppo forte!) 🙂

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