Che differenza c’è tra un fantasma cattolico e un fantasma protestante?

Voi ci credete, ai fantasmi?

Se andassi in giro a fare seriamente questa domanda, oggidì potrei guadagnarmi tutt’al più qualche occhiata interdetta.
Qualche secolo fa, la medesima domanda avrebbe probabilmente gettato nel panico il mio interlocutore. E non perché il tapino avrebbe avuto l’impressione di star parlando con ‘na pazza, una strega, una spiritista che fa rituali strani.
No: perché la domanda diretta, “tu credi o non credi all’esistenza dei fantasmi?”, avrebbe di fatto costretto il mio interlocutore ad ammettere la sua confessione religiosa.
Cattolica, o protestante?

***

I primi secoli di Storia cristiana sono letteralmente pieni di fantasmi. Gli spettri non sono solamente un elemento del folklore superstizioso: fanno capolino anche nelle agiografie; vengono usati nella predicazione come un utile stratagemma attraverso cui far passare un insegnamento. Se aveste domandato a un uomo medievale “tu ci credi, nei fantasmi?”, lui avrebbe senz’altro risposto di sì, e non senza una certa perplessità. Per lui era chiaro, non vi era dubbio: il fantasma era la manifestazione incorporea di un’anima del Purgatorio, cui era stato dato il permesso di mettersi in contatto coi vivi per passar loro un ultimo messaggio.

E tutto filò liscio fino al 1517, quando Lutero affisse le sue 95 tesi e diede il via alla Riforma Protestante.

La cosa ingenerò un problema non trascurabile, per i simpatici spiritelli fluorescenti – ché i Protestanti negarono con decisione l’esistenza stessa del Purgatorio.
E non la negarono en passant, in una nota a piè di pagina di un manuale di teologia, di quelle che il popolino può felicemente continuare a ignorare. No: dell’assenza del Purgatorio, i Protestanti fecero proprio un caposaldo della loro predicazione, in polemica con la dottrina cattolica dell’indulgenza.

Ma allora, se il Purgatorio non esiste e le anime trovano la loro definitiva collocazione al momento stesso della morte, come la mettiamo con ‘sta storia imbarazzante dei fantasmi di gente morta che torna sulla terra?

La soluzione sarebbe molto facile, mi direte: stabiliamo una volta per tutte che i fantasmi non esistono, e tagliamo la testa al toro.
Sarebbe stata una soluzione indubbiamente ragionevole, ma neppure i più estremi tra i Riformatori si azzardarono a suggerirla.
I fin dei conti, i fantasmi esistevano. O, quantomeno, la gente ci credeva fortissimamente. Le cronache erano piene di spettri, apparizioni e spiriti notturni. Negarne l’esistenza sarebbe stato azzardato e, oltretutto, vagamente imbarazzante: se zia Rita mi assicura di aver visto lo spettro di nonno Asbrubale, che devo pensare, io? Che è una pazza con le visioni?

Incredibile ma vero, assistiamo a questo punto a una specie di… scisma fantasmagorico. Gradualmente, si sviluppa gradualmente una Fenomenologia del Fantasma Protestante: un tipetto del tutto diverso dal Buon Fantasma Cattolico della Tradizione, che ci aveva accompagnati per mille-e-passa anni.

Vi anticipo il finale: “vince” il Fantasma Protestante.
Lo Spettro Riformato è quello che, probabilmente, ci viene in mente ancor oggi quando si parla di Casper e affini.
Se, per voi, il fantasma è il pauroso essere evanescente che si manifesta in uno sferragliar di catene, terrorizza le sue vittime e le insidia con minacce talvolta anche fisiche (oggetti che cadono, coltelli che si spostano da soli, e così via dicendo in tutto il classico repertorio da film horror): ecco, state pur certi che quel fantasma lì non è cattolico.

I fantasmi cattolici, per contro, sono molto più educati. Talvolta inducono allo spavento pure loro, ma, poverini, non lo fanno per cattiveria: è normale sussultare quando ci si trova di fronte a uno spettro, ma il Fantasma Cattolico non ha, in sé, intenzioni malevole.
Il Fantasma Cattolico è, da tradizione, un’anima purgante che ritorna sulla terra. Due possono essere le ragioni a spingerlo. La prima è quella di assicurarsi che giustizia sia fatta: se il suo assassino è a piede libero e al suo posto c’è un innocente in carcere; se i parenti stanno litigando perché il defunto è morto prima di fare testamento – ecco, in quel caso, il Fantasma Cattolico batte un colpo. Dice la sua, si assicura che la giustizia faccia il suo corso, e poi se ne va così com’era venuto.
La seconda possibile motivazione che spinge uno spettro cattolico a tornare sulla terra è il tentativo di accorciare la sua permanenza in Purgatorio. Le agiografie e l’aneddotica cattolica sono piene di storie di questo tipo (anche io ne ho raccontate un paio: ad esempio questa. O questa). L’anima purgante torna tra i vivi per chiedere loro più preghiere; talvolta si appella alla bontà dei suoi cari per confessare peccati fino a quel momento tenuti nascosti (“cara, ho derubato per anni i miei dipendenti”) e per implorarli di voler essere loro a rimediare alle sue colpe come lui avrebbe dovuto fare in vita (“quindi, mia cara, prendi quel sacco di denaro e vai a risarcire i lavoratori oppressi, o per me non si apriranno le porte del Paradiso”).

Non è un piantagrane, il Fantasma Cattolico.
Più che altro, è un povero cristiano con problemi ultraterreni grossi come una casa, che torna tra i vivi con l’unica motivazione di chiedere il loro aiuto.
Se anche avesse il potere di far sferragliare catene o di lanciare coltellacci da un capo all’altro della stanza (cosa dubbia: ché questo sarebbe tecnicamente un “miracolo”, ma quando mai s’è sentito di un’anima purgante che fa miracoli?) – se anche avesse il potere di farlo, dicevo: non lo farebbe. È già nei guai a causa del suo cattivo comportamento in vita, figuriamoci se ha interesse a fare il bad boy pure da morto.
Tutt’al più, può terrorizzare a morte il suo assassino per indurlo a costituirsi alle forze dell’ordine, se è questo il suo scopo. Ma la presenza inquietante da film horror che si diverte a molestare il prossimo per sadico divertimento… na. Date retta a me: non è una cosa che farebbe un buon cattolico. Manco morto.

“E un protestante morto secondo te la farebbe?”, mi risponderanno allora i miei lettori protestanti, probabilmente anche un po’ piccati.
E io dirò loro: ma no! Certo che no!
Infatti, a dar retta ai teologi riformati del Cinque- e del Seicento, i fantasmi che fanno capolino nelle omelie protestanti non sono veri fantasmi. Cioè, non sono davvero la manifestazione delle anime incorporee di defunti veri. Sono – per così dire – entità preternaturali inviate da Dio o dal demonio, rispettivamente come manifestazioni di compassione celeste o di malizia demoniaca.

Certamente, il Fantasma Protestante può assumere le sembianze della amata moglie Jane recentemente morta di tubercolosi. Però non è davvero l’amata morte Jane.
Se ti dice bene (cosa che, ahimè, capita assai di rado), la finta-Jane che sferraglia catene in camera da letto sarà una benevola entità celeste che, assumendo le forme della tua amata, ti accompagnerà nel periodo del lutto per aiutarti a superare quei momenti cupi.
Se ti dice male, “Jane” sarà una entità malevola proveniente dagli Inferi, che ti perseguita per indurti al peccato, per rinfacciarti i tuoi torti coniugali, o – semplicemente – per il puro gusto di farti ammattire.
Ma in nessun caso il Fantasma Protestante è la vera manifestazione dell’anima inquieta del defunto. E proprio perché è quasi impossibile coglierne la vera essenza, del Fantasma Protestante si deve diffidare: sempre. Impensabile – o quantomeno imprudente – avviare con lui un dialogo o esaudire le sue richieste. Anche quando si manifesta come spirito benevolo: potrebbe pur sempre essere un diavolo ingannatore.

Due approcci diversissimi alla questione, quello cattolico e quello protestante. Due approcci agli antipodi che però – curiosamente – non hanno minimamente scalfito la credenza popolare negli spettri.
Come sintetizza Nick Groom in un suo bellissimo saggio dedicato ai Vampiri (ed. Il Saggiatore), i papisti hanno sempre tenuto in grande considerazione le storie di fantasmi, ritenendole una prova dell’esistenza dell’aldilà cattolico. I protestanti, invece, hanno difeso a lungo l’esistenza dei fantasmi in quanto conferma dell’intervento divino nelle questioni umane.

Potrei a questo punto indulgere in un approfondimento letterario – ad esempio, spiegare perché il “Fantasma Protestante” ha vinto la sfida contro quello papalino, conquistandosi lo scettro del nostro immaginario. Potrei, ma non val la pena di sprecarci troppe parole: è la letteratura gotica dell’Inghilterra ottocentesca far irrompere nei nostri incubi vampiri, fantasmi e altri mostri spaventosi.
Ovvio, scontato: l’Inghilterra ottocentesca era decisamente protestante.
E poi, insomma, diciamolo pure: a fine letterarii, meglio il fantasma riformato e agghiacciante. I fantasmi cattolici – detto tra di noi – sono tutti un po’ barbosi. Contriti, penitenti e ripiegati sul passato: non sono molto glamour come materiale letterario.

Tranne che in alcuni, eclatanti, casi.
Preparando questo articolo, ho trovato estremamente suggestiva una veloce osservazione letteraria offerta da Peter Marshall nel suo Beliefs and the Dead in Reformation England.
Parliamo di letteratura inglese e dunque parliamo di Shakespeare, autore che – come ovviamente ben sapete – vive in una nazione in cui la popolazione era religiosamente assai divisa: la riforma anglicana procedeva spedita, ma i cattolici erano ancora numerosi.

Ebbene: secondo alcuni studiosi, l’Amleto ci offre una meravigliosa chicca teologica nel momento in cui mette in scena l’apparizione di un fantasma d’altri tempi – un Buon Fantasma Cattolico della Tradizione – che si manifesta agli occhi increduli di giovanotto ormai formatosi alla scuola teologica protestante.

Quando Amleto si trova di fronte al fantasma di suo padre, la sua prima reazione è quella “da manuale” che ci si aspetterebbe da un bravo protestante: “sei uno spirito benefico o uno spettro infernale?”, gli chiede. “Esalano intorno a te profumi celesti, oppure i vapori dell’inferno?”.
Ci mette un po’, il povero Amleto, a rendersi conto che quell’apparizione assomiglia proprio proprio tanto al suo defunto padre (“eppure hai un aspetto che mi mette così tanti dubbi”, such a questionable shape, ammette). Solo a quel punto, il principe di Danimarca viene a patti con l’impensabile idea di star realmente avendo a che fare con l’essenza incorporea del suo genitore (“e dunque ti chiamerò Amleto, re, padre, monarca danese”). Dopodiché – dopo quella sconvolgente rivelazione – Amleto comincia a rapportarsi allo spettro attingendo a tutti i topoi letterari che accompagnavano tradizionalmente la manifestazione di un Fantasma Cattolico: fa cenno alle sue “sante ossa tumulate”, lo definisce “corpo morto” che vaga sotto la luna per chissà quale prodigio.

“Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante non ne possa sognare la tua filosofia”. Secondo questa chiave di lettura (che mi pare storicamente accurata, per quel – pochissimo – che vale la mia opinione), è incredibilmente piena di significato religioso, la frase che pronuncia un ancora turbato Amleto.
La nostra teologia protestante ci ha insegnato un sacco di cose, Orazio. Ma per quanto riguarda i fantasmi, ha toppato di brutto. Ci sono più cose in cielo e in terra di quanti non ne possa sognare la nostra filosofia.

Ci sono persino fantasmi veri! Fantasmi veri, bisognosi e buoni.

…o, quantomeno, sarà questa la conclusione della mia storia. Nella speranza che a qualcuno, qui, piaccia ascoltar la sera le paurose storie di fantasmi.

44 risposte a "Che differenza c’è tra un fantasma cattolico e un fantasma protestante?"

  1. Celia

    Scherzi? Eccome se mi piace!
    Non avevo la più vaga idea di questa differenziazione tra spettri cattolici e fantasmi protestanti (e già i due termini dicono molto)… che bellezza ❤
    Da brava bimba cresciuta a pane e horror non posso che amare tutte le più informi e terrorizzanti versioni protestanti dotate di lenzuolo e catene (e coltelli volanti).

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    1. Lucia

      Sì, leggevo che questa pagina è stata citata più volte in seno al dibattito sulla presunta cattolicità di Shakespeare.

      …io in genere non mi appassiono mai a discussioni come questa. Salvo l’emergere di prove inconfutabili o comunque di indizi un po’ più fondati di un “mah, secondo me”, trovo sempre abbastanza inutili le discussioni postume per cercare di capire se il tal personaggio fosse segretamente [cattolico / gay / spia / vattelapesca]. Alla fin fine si finisce sempre col discutere sul nulla.

      Però sì, è una pagina che viene citata molte volte nel dibattito, a quanto so!

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  2. sircliges

    Sarebbe interessante scrivere una Fenomenologia del Fantasma contemporaneo. Se dal mondo letterario passiamo al mondo audiovisivo, mi sembra che il Fantasma Cattolico sia tornato in grande stile – Ghost, il Sesto Senso…

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    1. Lucia

      …non ho la più pallida idea di che cosa tu stia dicendo 😅 vista appunta la mia nota repulsione per gli horror e compagnia bella, però sì, sarebbe interessante riflettere su questo aspetto! Soprattutto se, come dici, i “fantasmi cattolici” stanno tornando alla ribalta.

      Non ho mai visto né GhostSesto senso, ma quanto scrivi mi ha fatto ripensare a una serie molto soft e a modino che guardava mia mamma quando ero ragazza: Ghost Wisperer.
      Carina, peraltro, per quanto ricordo. La protagonista è una donna che ha il potere di parlare coi morti, e viene visitata ogni puntata da anime inquiete che hanno bisogno del suo aiuto per sistemare delle cose (riparare a colpe passate, chiede perdono, confessare segreti, etc) prima di “andare verso la luce”.

      In effetti, i fantasmi di Ghost Wisperer erano fantasmi *decisamente* cattolici, oltretutto perlopiù benevoli.

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        1. klaudjia

          Io ho visto sia Gost che Sesto Senso e devo dire che chi vorrebbe vicino un fantasma “protestante”, che trascina catene, urla ecc..ecc. un fantasma “cattolico” probabilmente è una persona cara o comunque perbene che torna e tu sei ben lieto di aiutarla per andare “verso la luce”. (Questo è quello che diceva la protagonista di Gost Wisperer.) Notate le parole volutamente adattabili a qualunque credo religioso e anche a non religiosi. In effetti nella “Halloween sarda” gli spiriti sono i propri defunti, che non hanno certo intenzioni cattive.

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      1. sircliges

        Per esempio anche in Lost c’erano i fantasmi cattolici, anche se Lost è già “oltre” essendo largamente basato sull’idea cattolica del Purgatorio.

        C’è poi tutto un filone di film americani degli anni ’80 e ’90, per esempio

        https://it.m.wikipedia.org/wiki/Il_paradiso_pu%C3%B2_attendere

        https://it.m.wikipedia.org/wiki/4_fantasmi_per_un_sogno

        Le trame giocano con l’idea del morto che viene rimandato sulla terra dalla burocrazia celeste, per motivi comici, per “fare ancora qualcosa” o perché “non è ancora pronto”, di solito sempre a fin di bene.
        Ovviamente il Fantasma Cattolico qui è solo vagamente cattolico, sono già commistioni culturali con un qual certo paganesimo di fondo, però di solito la trama è simpatica e funziona senza troppe pretese

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  3. Murasaki Shikibu

    Anch’io, anch’io: adoro le storie di fantasmi, e non sapevo niente di fantasmi cattolici o protestanti. Grazie!
    I fantasmi cattolici hanno radici classiche, mi sembra – per esempio tutta quella gente che appare in sogno per chiedere di essere sepolta, ma anche per AVVISARE di un pericolo imminente – caso tipico, Ettore che appare in sogno a Enea mentre Troia va a fuoco.
    Questo tipo di fantasmi esistono anche nella tradizione giapponese, per esempio spettri che stazionano in un luogo pericoloso per avvisare i viandanti.
    E siccome i giapponesi fan tutto a modo loro, hanno perfino gli spettri di persone vive: nel romanzo della mia illustre omonima la prima moglie del principe Genji viene perseguitata a morte dal fantasma di una ex del marito. Piccolo particolare: costei è viva e in buona salute, consapevolmente priva di alcun rancore verso la povera principassa, si accorge di star perseguitando qualcuno da vaghi indizi… ma nin può farci niente né intervenire in nessun modo. E infatti la principessa muore.
    In chiusura vorrei ricordare un fantasma che afferisce a entrambe le tradizioni, ovvero il fantasma di Canterville, dotatissimo di catene rugginose, lenzuola, macchie di sangue al seguito (ma il sangue deve procurarselo in un modo particolare) ma alla fine è solo un povero vecchio stanco in cerca di pace e di redenzione, che ottiene grazie all’intervento di una vergine innocente ma saggia.

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      1. Murasaki Shikibu

        Hai ragione: innocente E saggia, non c’è contraddizione tra le due cose. Ma è lei che guida il fantasma verso la speranza, premessa necessaria per la redenzione. L’autore non spiega come, ma la ragazza si prende a cuore il problema con molta determinazione e serietà, insomma è una scelta consapevole che lei fa.

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    1. Lucia

      😮
      Commento interessantissimo come sempre, il tuo, ma adesso mi hai incuriosita in particolar modo sulla storia dell’inconsapevole-fantasma-vivente.
      Non conosco minimamente la cultura giapponese (penso di essere una delle poche figlie degli anni ’90 che non guardava nemmeno gli anime su Italia 1! Zero, proprio), e la dinamica mi incuriosisce molto. Esattamente come era possibile (se spiegato) che il fantasma di una persona ancora viva perseguitasse questa povera malcapitata?

      Si “staccava” momentaneamente l’anima dal corpo (magari in momenti di incoscienza tipo il sonno), oppure il fantasma era una “proiezione”, o…?

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          1. Lucia

            …ebbene sì, malocchio inconsapevolmente.
            Questa l’ho sentita pure io, da una signora proveniente dalla zona di Napoli (che anzi suggeriva che qualcuno me lo avesse pure fatto, il malocchio 🤣)

            A quanto pare, vi è la credenza che il malocchio nasca dalla pura e semplice invidia. Cioè, se io invidio – che ne so – la collega che è stata promossa al posto mio, automaticamente la mia invidia manda il malocchio alla povera malcapitata, anche se poi magari io, razionalmente, non ho alcuna intenzione malevola nei suoi confronti, né tantomeno mi sognerei di fare riti strani contro la sua persona.

            In effetti anche a me era venuta in mente questa (curiosissima) posizione circa il malocchio, quando leggevo della storia dell’incolpevole fantasma giapponese. E’ una somiglianza molto interessante.

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          2. Elisabetta

            Ho letto Lucia… interessante… anche se è off topic, secondo me invidia non porta a malocchio…ci vuole proprio una mens rea cioè un rito. Altrimenti si ricade in una spiritualità di tipo orientale.
            Mi pare di aver letto nei libri di Amorth che ci vuole una sorta di rito. Però miricordo anche che ammoniva dal fare riti vari in modo suerficiale oppure dal lasciarsi scappare qualche maledizione ai figli quando si è arrabbiati, perché senza volere potevano andare a segno (cioè il demonio potrva sentirti e darti retta).
            Le maledizioni poi andrebbero a segno anche se uno è in grazia di Dio… se Dio concede che la persona sia per così dire vessata.

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          3. Lucia

            Ellamiseria 😐
            Non fare, anche solo per scherzo, riti strani, ok: fin lì mi sembra una indicazione ragionevole.
            Ma il caso della maledizione ai figli durante un litigio che involontariamente va a buon fine…

            Cioè per carità, se lo dice lui si presume sappia quel che dice. Certo che… 😐

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      1. Pellegrina

        Non è molto chiaro. Da quel che ne ho capito io pero’ l’ho letto decenni fa e in una ritraduzione dall’inglese perché quella dal giapponese non esisteva ancora, l’amante abbandonata piomba in una sorta di disperato delirio e senza volerlo una parte di lei diviene incorporea e va a tormentare la rivale fortunata. Rivale inconsapevole peraltro perché ignora tutto della storia precedente.

        Comunque questa rassegna sui fantasmi è appassionante, detto da chi non ama per nulla l’horror. Si tratta di una diversa maniera di assorbire e appropriarsi del culto degli antenati e in generale della paura della morte. Il morto che chiede riparazione viene certo da più lontano della tradizione cristiana.

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      1. Murasaki Shikibu

        Sono nelle stesse condizioni di Pellegrina: ho letto la storia di Genji parecchi anni fa, non ancora riletta, e in una traduzione “mediata” dall’inglese. La storia della possessione involontaria però è di quelle che ti restano impresse, e ha avuto comprensibilmente parecchia fortuna – tra l’altro è alla base di un romanzo di Enchi Fumiko dove la protagonista espone la teoria che questo fantasma, apparentemente involontario, incarni in realtà la gelosia della ex: nella cultura del tempo, ma anche dopo, la gelosia era un tabù, soprattutto quella femminile, e non avrebbe dovuto essere né mostrata né provata. A non mostrarla ci si può arrivare, ma non provarla non è alla portata di tutti e la negatività compressa trova uno sbocco per vie alternative – e secondo questa interpretazione diventa una questione da psicanalisti, più che da esorcisti e un intervento diabolico non serve né è richiesto, perché gli umani fan tutto da soli.
        Non so quanto il tema del fantasma involontario abbia avuto fortuna in seguito nella cultura giapponese (ma credo ne abbia avuta parecchia) ma il fantasma nato da un’ossessione è abbastanza comune in molte culture – nella letteratura vittoriana per esempio è frequente il fantasma che ti indica un tesoro, o vuole che sia compiuto qualcosa che lui ha lasciato in sospeso, che volendo si riallaccia al filone dei fantasmi rimandati sulla Terra per un’altra possibilità.
        E qui la smetto perché mi sto incartando, ma è un tema che trovo molto affascinante ❤️

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  4. klaudjia

    Un (anzi più di uno) esempio di fantasma “cattolico” però io lo rivedo in “Canto di Natale” di Dickens quando i fantasmi dei Natali passati, presenti e futuri inducono il protagonista a cambiare vita. Ma i questi temi penso che si fondano anche usanze locali, miti pre-cristiani. Mia nonna in Sardegna festeggiava “la notte dei morti” la notte di Ognissanti. E’ praticamente identica alla festa di Halloween e si festeggia in Sardegna da millenni (sti americani non hanno inventato niente). Riapetto agli Americani si mangia anche meglio, perché ai morti che vengono in visita ai propri cari gli si preparavano anche dei dolci particolari e gli spaghetti con sugo di pollo.

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    1. Elisabetta

      Un’altra influenza protestante nel noatro immaginario….
      Grazie per questo notevole articolo, molto originale. Non ne avevo mai sentito parlare. Avevo semore pensato i fantasmi non fossero contemplati dalla nostra Chiesa. Le anime purganti possono veramente tornare per chiedere di pregare per loro? La Chiesa dice questo oggi?
      Perchè mi sembrava di aver capito ascoltando un esorcista della mia zona che apparizioni varie sono da considerarsi suggestioni o di origine diabolica.
      E allora la corrente cattolica si intreccia sì con quella protestante…nel dover distinguere fra anima purgante o ispirazione diabolica? Un’anima purgante non chiederebbe mai giustizia per la propria morte in quanto saprebbe che la giustizia suorema è ammunistrata da Dio.
      Però mi chiedevo se un’anina purgante può ispirarci a pregare per lei. Per esempio, una volta ho fatto una domanda su un evento capitatomi a una signora del RNS.lei mi ha risposto dicendomi che potevo essere chiamata per quanto mi era successo ad “espiare” un certo peccato di ua certa persona con le mie preghiere (non ha detto espiare ma lavare il sangue delle colpe…perché le preghieere intercedano ecc ecc). I conti tornavano benissimo, ma non ci ho più pensato, ho etichettato il discorso come superstizione. Cosa ne pensate?

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      1. Celia

        Credo che non vi sia contraddizione tra il concetto che solo Dio può amministrare la giustizia, e la “richiesta” diretta di un’anima purgante ai vivi di pregare per la sua anima: la preghiera di intercessione è sempre un’opzione valida.
        Non so però cosa ne dica la Chiesa ufficialmente, oggi, cioè se la preghiera d’intercessione appunto può nascere solo come scelta spontanea di chi la eleva o se sono “previsti”, per così dire, casi… sovrannaturali.
        Aspettiamo lumi.

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      2. Lucia

        Elisabetta (e Celia), scusate il ritardo, ma son giorni pienissimi in cui sto sempre con l’acqua alla gola 😀

        La domanda diretta “qual è la posizione ufficiale della Chiesa oggi riguardo ai fantasmi”, confesso che mi ha mandata parecchio in crisi perché non avrei proprio saputo da che parte andare a guardare.
        Allora come si fa sempre in questi casi mi sono affidata a Google 😅 il quale mi ha indirizzata a questa pagina:

        https://www.amicidomenicani.it/in-che-modo-i-defunti-possono-comunicare-con-noi-e-se-conoscano-le-nostre-vicende/

        Amici Domenicani è un sito di per sè attendibilissimo ma su altri temi (di morale) in passato mi sono trovata in disaccordo con l’interpretazione che dava il sacerdote, quindi nel dubbio ho anche chiesto un secondo parere a Giovanni Marcotullio di Breviarium, il quale mi ha confermato che è tutto corretto.

        Quindi a quanto pare la risposta è sì: tra mille cautele (e senza escludere affatto l’eventualità che una “apparizione di fantasmi” possa in realtà essere una molestia demoniaca – o, più banalmente, uno scherzo della nostra immaginazione) la Chiesa Cattolica non esclude a priori che un defunto che si trova attualmente in Purgatorio possa apparire ai vivi.
        Dico “defunto che si trova attualmente in Purgatorio” perché, come fa giustamente notare il sacerdote, di defunti cattolici che appaiono alla gente è pieno il mondo, e sono i santi del Paradiso. Penso che nessuno di noi definirebbe “fantasma” un san Francesco d’Assisi che appare in sogno ai suoi fedeli 😅 ma se ammettiamo che possa succedere questo miracolo, dobbiamo ammettere che possa (ipoteticamente, raramente) succedere che anche un defunto che si trova in Purgatorio possa mettersi in contatto coi vivi.

        …il tutto, però, sempre con molta prudenza.
        Cioè: la Chiesa NON esclude affatto che il diavolo possa scegliere questa strada per molestare la gente. Insomma, se ti trovi con una presenza strana in casa, la prima reazione non dev’essere “oh wow un fantasma del Purgatorio, che bello”… insomma: la Chiesa suggerisce comunque molta cautela.
        Però, in linea di principio, la cosa può succedere.

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        1. Elisabetta

          Ottimi gli amici domenicani. I domenicani sono molto precisi ma a volte …passatemi il termine…rigidi. uno mi disse di recuperare il Catechismo della Chiesa cattolica prima che lo cambiassero :-/ per non parlare di una disastrosa confessione in cui il don ripeteva le mie frasi… parola per parola, e non ha aggiunto nulla :-/
          Per questo preferisco i Gesuiti.
          In ogni caso sulla filosofia, cristologia, escatologia, catechismo e tutto quello che riguarda libri e teoria i domenicani sono imbattibili.
          A questo punto credo che il 2 Novembre chiederò l’indulgenza per questa persona, come suggerito all’epoca dalla signora del RNS. Grazie Lucia per questa opportunità.

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          1. Elisabetta

            Scusate non voglio certo critocare l’ordine in toto spiegavo i motivi di una preferenza verso altro ordine. Anche io leggo spesso quel sito.

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          2. Lucia

            No, certo 🙂
            Ma poi è anche vero che qui entrano sempre in ballo questioni (assolutamente legittime) di sensibilità personale. Io ad esempio tendo a trovare poche affinità con il carisma francescano, ma la mia non è certo una critica all’ordine del complesso: è che probabilmente funziona poco bene “per me” 😀

            In compenso però, visto che tocchi l’argomento Domenicani, posso chiederti per mia curiosità in che regione vivi?
            Spiego: questa cosa che dici tu, me la son sentita dire da tantissimi altri su Internet (e una certa rigidità la vedo anche io in certe risposte sul sito di AmiciDomenicani. Vorrei precisare che io sono sono rigidissima di mio, soprattutto su temi di morale, ma talvolta il sito riesce ad esserlo più di me, il che è notevole XD).
            E questa cosa mi incuriosisce tantissimo perché invece tutti i Domenicani che ho fisicamente conosciuto io, negli anni (e ne ho conosciuti un po’) a me hanno trasmesso un’impressione totalmente diversa, se non addirittura opposta.

            Quindi com’è ‘sta cosa? Non me ne capacito 🤣

            Sto cominciando a chiedermi se possa essere una questione geografica, nel senso: in Italia ci sono tre diverse Province religiose distinte per i domenicani. Magari quelli che escono da un dato noviziato hanno beneficiato di una formazione con sfumature un po’ diverse rispetto a quelle dei loro confratelli usciti da un’altra casa di formazione.

            I “miei” sono i domenicani del Nord Italia, chissà se se è vera la mia teoria che i loro confratelli più rigidini sono tutti concentrati da Bologna in giù? 🤔

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          3. Elisabetta

            Lucia. Sono emiliana. Conosco i domenicani di Bologna molto superficialmente… La confessione fu fatta appunto nella mia regione… la questione catechismo mi fu detta a Roma da un giovane molto preparato, che mi ha aiutato molto. Il fatto della rigidità mi viene appunto dalla lettura del sito di cui parliamo e dalla questione successa a Roma. La confessione poco empatica credo dipendesse dallo stile del frate stesso…per questo quando sono a Roma vado sempre in s.ignazio o alla chiesa del Gesù.

            Ti capisco per quanto riguarda le diverse correnti. In effetti la Chiesa è così varia al suo interno che può rispondere al carisma di ciascuno. Io ho frequentato il RNS prima appunto di sentirmi non adatta… ho escluso anche gli scout e alcune associazioni di volontariato. Non mi sono mai inserita nenche nella vita di parrocchia in modo intenso.
            C’è stato un periodo in cui non mi sentivo abbastanza proprio perché vedevo chi era nel R.carismatico, volontariato ecc. avere molta più fede di me, una collocazione come. Poi diversi confessori illuminati mi hanno appunto “liberato” da questo peso e ora mi sento pienamente calzante nella mia vita spirituale, anche se credo di non aver ancora trovato la mia collocazione ottimale, il mio carisma definitivo.
            Purtroppo ho visto diversi ragazzi dibattersi per anni sul tema vocazioni, anche con direttori spirituali, quando secondo me alla fine basta deporre le armi del dover per forza trovare un posto e vivere la fede per quello che si è, con quello che si ha, dove ci si trova, per parafrasare R. Roosvelt.
            Scusa l off topic…

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    2. zimisce

      Gli spiriti del racconto di Dickens a me sembrano piuttosto misti, contaminati. Forse nell’Inghilterra di Dickens ormai la loro valenza religiosa era ormai sfumata. Il primo fantasma (non quello dei Natali passati, quello del collega di Scrooge) rientrerebbe bene nello schema del “fantasma cattolico”: venuto per avvisare e ammonire, non si mette mai in dubbio che sia davvero la persona che dice di essere. Manca però qualsiasi riferimento ad una speranza di redenzione oltre la morte: non dice mai, il poveretto, che salvando Scrooge e rimediando alla sua condotta anche lui potrà avere un po’ di pace (sarebbe interessante però riscrivere la storia dal punto di vista cattolico). I tre spiriti successivi però somigliano molto alle ‘entità preternaturali’ descritte da Lucyette, in questo caso mandate dalla misericordia divina (si potrebbe discutere sull’ultimo, che tra tutti è quello più ‘gotico’).

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      1. Lucia

        In realtà – come scrivevo sopra – secondo me è un fantasma decisamente protestante anche quello del buon vecchio Marley.
        Sì, non si mette mai dubbio che il fantasma sia effettivamente Marley “in carne ed ossa” (…ehm. Beh, ci siamo capiti 😅). Però non c’è nessun tipo di speranza di redenzione, per Marley: il fantasma non si presenta al suo socio per chiedergli un aiuto. Vuole semplicemente essergli di monito, ma per lui, ormai, non c’è più speranza di salvezza.

        Personalmente, sono dell’idea che anche Marley rientri a pieno titolo nella categoria dei fantasmi protestanti. Che fosse davvero Marley “in persona” mandato lì per un qualche miracolo divino, o che fosse anche lui un’entità sovrannaturale plasmata da Dio sulle sembianze di Marley per scuotere Scrooge fin nel profondo: comunque, resta il fatto che l’unico scopo di questa apparizione è salvare il protagonista da un triste destino. Null’altro.

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    3. Lucia

      Questione canto di Natale: in realtà, quelli di Dickens secondo me sono fantasmi protestanti al 100%.
      Anche nel caso del fantasma del povero Marley, ci troviamo di fronte a (quella che a tutta l’aria di essere…) l’apparizione di un vero fantasma di una vera persona vissuta e poi morta… ma c’è ben poco di cattolico, per il resto.
      Marley non fa mai cenno alla possibilità di una redenzione, per quanto lo riguarda direttamente. Viene a salvare Scrooge, ma per lui non si fa cenno a una possibilità di redenzione. Quando esce di scena, lo fa come ci si aspetterebbe dalla classica anima dannata, eternamente condannata a soffrire.

      I tre fantasmi dei Natali passato presente e futuro, poi, secondo me sono meno “cattolici” ancora.

      In questo caso secondo me siamo di fronte a fantasmi al 100% protestanti.
      Buoni, benevoli, magari un po’ spaventosi ma decisamente non luciferini. Io li definirei un “miracolo” operato dal Cielo per operare la conversione di Scrooge… ma non fantasmi cattolici cioè anime del Purgatorio in cerca di redenzione.

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  5. Elisabetta

    Per quanto riguarda Halloween, in effetti per i protestanti è una tradizione, per noi no e io non credo vada festeggiata fuori da quest’ottica anche se rispetto chi la pensa diversamente.
    Amici cattolici in USA fanno festeggiare ai figli questa festa; si vestono in modo non horror e fanno festa nel quartiere.
    Altri cattolici propongono la festa di Allsaints e vestono i bambini come santi…in alcuni casi in modo un po’ troppo….estremo…kitsch..o con vestiti da princioessa disney ricilati…oppure macabri…. sempre secondo i miei personali gusti (enocomiabile la scelta di far conoscere i santi ai piccoli)
    Altri cattolici italiani e non dicono che halloween non vada festeggiata perché in quel giorno un sacco di satanisti compiono riti e quella festa viene sfruttata come preghiera al demonio; quindi chi la festeggia inneggerebbe senza volere al cornuto…
    Io da piccoloa negli anni 90 ho sempre festeggiatao …all’ interno del mio interesse per l’Inghilterra. Era una festa esotica per me…un’ occasione per fare lavoretti, dolcetti, merende con amici ecc. Ho smesso quando hanno iniziato a vendere merchandising dilagante (prima facevo tutto io). Oggi i bambini a scuola ricordano solo Halloween e non la festa dei morti e dei Santi. Questo mi ha rovinato i bei ricordi infantili che avevo.

    Cosa ne pensate?

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    1. Lucia

      Io tengo Halloween moderatamente in simpatia, proprio perché non la ritengo di per sé una americanata, ma anzi ravviso in questa festa il volto moderno di quelle antichissime tradizioni contadine che un tempo erano vive in Europa, e che in parte vivono ancora. Come quella appunto per cui in Sardegna (ma anche in Piemonte e in mille altre regioni di Italia!) attorno al 31 ottobre (giorno più, giorno meno) si prepara la tavola e si cucinano piatti speciali da offrire alle anime dei defunti che quella notte torneranno a trovarci.

      Se non è questa una tradizione halloween-osa… 😉

      Se non succede qualche altra catastrofe (ché in questo mese me ne son successe un mucchio!), oggi e nei prossimi giorni cercherò di approfondire per bene le origini di questa festa e la sua evoluzione nei secoli.

      Il fatto è che Halloween ha fatto un mucchio di viaggi di mare (entro l’Europa, e fuori dall’Europa). L’ultimo che ha fatto, dagli USA verso l’Italia, è solo l’ultimo di una lunga serie.
      In ognuno di questi suoi viaggi ha cambiato volto… ma, per come la vedo io, è sempre la stessa festa, che va e viene da costa a costa 🙂

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