Di come Halloween divenne festa cattolica e di come, a cagione di questo, fu duramente avversata

– Halloween, la storia vera –
Qui la prima puntata della serie

Nell’Inghilterra del tardo medioevo, non era infrequente dare alle stampe dei piccoli libretti noti con il nome di Festyvall: erano un elenco delle principali feste popolari del calendario nonché (per noi moderni) una curiosissima testimonianza di come queste feste fossero celebrate all’epoca.

Ebbene: in un Festyvall edito a Londra nel 1511, si legge che “in olde tyme good people wolde on All Halowen daye bake brade and dele it for crysten soules” – un’usanza non molto diversa da quella che, come mi insegnate, ancor oggi viene praticata in molte zone d’Italia, laddove è tradizione lasciar apparecchiata la tavola a vantaggio delle anime dei defunti, che in quella notte torneranno sulla terra a visitare le loro vecchie case.

La noticina del Festyvall è interessante per più di una ragione.
Intanto, testimonia come questa antichissima pratica, già in voga presso le popolazioni celtiche nella notte di Samhain, sia sopravvissuta ai secoli trasformandosi, attraverso un graduale processo di cristianizzazione, in una pia devozione verso le anime del Purgatorio.
Secondariamente (e scusatemi se è poco!) il Festyvall dice che, nell’Inghilterra del 1511, esisteva una roba che si chiamava Halowen e che era ricorrenza molto amata dalla popolazione, la quale festeggiava con un tripudio di attività diverse.

Per riferirmi a questa roba qua (al All Halowen daye che festeggiava il popolino medievale) utilizzerò d’ora in poi il termine “Halloween”. Un po’ improprio, ma concedetemelo, per non stare ogni volta a scrivere “quella roba che all’epoca veniva chiamata All Halowen Daye“.
E insomma: sono innumerevoli le fonti documentarie che testimoniano quanto e come la notte di “Halloween” fosse amata dalla brava gente medievale. Nel suo Trick or Treat, Lisa Morton ne cita svariate, con una precisione che potrebbe far invidia a tanti archivisti.
Ad esempio: nel secolo XVI, svariate cronache parrocchiali ci raccontano come fosse tradizione far suonare le campane nel corso di tutta la notte di Ognissanti. Quale fosse lo scopo di tanto disturbo acustico, non viene esplicitato, ma noi possiamo senz’altro immaginarlo, soprattutto alla luce di altre consuetudini praticate con particolare intensità nelle regioni settentrionali dell’Inghilterra. Lì, la popolazione era solita accendere grossi falò, con lo scopo dichiarato di “indicare la via di casa” alle anime dei defunti che, in quella notte, sarebbero tornare a visitare la loro famiglia.

In diverse zone delle isole britanniche, la vigilia di Ognissanti segnava tradizionalmente l’inizio della stagione natalizia. La ricorrenza era contraddistinta da quella atmosfera carnascialesca che, nel tardo medioevo, caratterizzava molte feste popolari (esplicandosi in manifestazioni tipo la Festa dei Folli, la Cerimonia dell’Episcopello, e tante altre sulla stessa linea).
In particolar modo, in numerose aree dell’Inghilterra, era consuetudine che, nel giorno di Halloween, ogni castello nominasse un Lord of Misrule, il servitore che avrebbe avuto l’incarico di procurare momenti ludici nei mesi a venire, restando in carica fino al giorno della Candelora. In Scozia, lo stesso ruolo veniva ricoperto dall’Abbot of Unreason, un giovanotto – quasi sempre scelto tra il clero minore – che aveva l’incarico di curare le attività di svago nel periodo invernale (nel Medioevo ci si svagava un sacco, nel periodo invernale. Pure in chiesa. Qui un esempio. Sconsigliato a liturgisti dai cuori deboli).

Potrei andare avanti così per molti altri paragrafi, citando le varie tradizioni popolari che erano in voga un tempo nella notte di Halloween.
Potrei, ma ritengo più utile toccare e insistere fortemente su un altro punto. E cioè: tutte queste tradizioni popolari non possono in alcun modo essere definite “non cristiane”.

Non è che la pratica di apparecchiare la tavola per le anime dei defunti fosse qualcosa che veniva fatto in alternativa alla celebrazione cattolica del 2 Novembre. Non è che i contadini che accendevano i falò nei campi stessero portando avanti una tradizione pagana che se ne stava in competizione con quella clericale.
Banalmente: quelle erano le modalità con cui, all’epoca, la brava gente, nell’intimo della sua casa, era solita celebrare la ricorrenza.
A Ognissanti accendevi il falò per indicare la strada di casa alle anime del Purgatorio e imbandivi per loro una tavola apparecchiata. L’indomani andavi devotamente in chiesa e partecipavi alla liturgia, senza che vi fosse alcun tipo di contrasto tra le due pratiche (tant’è vero che i preti erano ben lieti di prestare il loro campanile alle “rituali” scampanate notturne. Nessuna delle cronache parrocchiali restituisce sentimenti di avversità verso queste tradizioni).

Spero di potermi spiegare meglio facendo un esempio.
Oggidì, è consuetudine che in Italia la brava gente festeggi il Natale addobbando il pino, mangiando il panettone e appendendo ghirlande alla porta.
Potremmo forse definirle tradizioni cristiane? Il Magistero cattolico si è mai espresso sull’importanza di mangiare il pandoro?
Ovviamente no, perché pino, panettone e ghirlande di agrifoglio non sono, in sé, elementi cristiani legati alla celebrazione di quel momento liturgico. Sono, banalmente, graziose usanze popolari che oggi contraddistinguono il modo in cui tante famiglie scelgono di vivere la ricorrenza nelle loro case.
Si taglia il panettone il 25 di dicembre, dopo essere tornati dalla Messa di mezzanotte. Nessun conflitto, nessuna competizione.

Ecco: nel Medioevo, le celebrazioni popolari attorno alla festa di Ognissanti erano esattamente questa roba qua.
Non un residuo di arcaici culti pagani (…o quantomeno: non più di quanto lo sia oggidì la consuetudine di vestirsi di rosso a Capodanno), ma bensì il modo in cui la gente era solita celebrare, a casa sua, la festa.

Erano tradizioni popolari, ingenue e tutti gli altri aggettivi della gamma che potrete tirare in ballo. Però, erano tradizioni che, nella loro banalità, erano funzionali a parlare a cuori semplici per sottolineare concetti teologici complessi: ad esempio, che la comunione tra vivi e morti non si spezza; che è importante avere cuore il destino dei defunti; che molte cose possono essere fatte da vivi per coloro che si trovano nel Purgatorio.

Tutti concetti molto complessi e, soprattutto… molto poco protestanti.

***

Il panettone non è un dolce cristiano, né tantomeno un elemento legato alla liturgia. Eppure, non suonerebbe implausibile alle mie orecchie uno scenario in cui – conquistata l’Italia da una forza anticristiana che si pone come obiettivo primario la scristianizzazione della società – il new deal decidesse di vietare il commercio di panettone e l’uso di luminarie di Natale lungo le strade.
Né il panettone né luminarie sono, in sé, cristiane, ma ricordano alla popolazione una importante festa liturgica. Se il tuo scopo è impedire che ne prosegua la pratica religiosa, sarà decisamente meglio vietare per legge tutte quelle usanze (anche le più banali) che la popolazione era solita associare a quei momenti.

Questo fu esattamente ciò che fecero i riformatori anglicani con le usanze legate alla festa di Ognissanti.
Mi rendo conto che l’affermazione potrebbe provocare un lieve shock nel mio lettore, ma, credetemi, è la verità: all’inizio dell’Età Moderna, “Halloween” fu durissimamente avversata perché era una festa… troppo cattolica.

E badate bene: parlo proprio di “Halloween”.
Non parlo delle celebrazioni liturgiche nella festa di Ognissanti e nel giorno dei defunti: quelle – grazie al cavolo – è ovvio che sparirono, quando la riforma protestante prese piede. Non ci va niente, a dire al clero riformato “oh raga, mi raccomando, l’anno prossimo non si organizza niente di particolare in quei due giorni”.
Il problema dei riformatori non era quello, ovviamente. Il problema era che la brava gente era affezionata a tradizioni popolari che avevano un imbarazzante effetto collaterale: suggerire l’esistenza di un Oltretomba conforme a quello predicato dai cattolici.

E dunque Halloween diventa una festa pericolosa.
Una festa purgatoriale, cattolica, da combattere in ogni possibile modo. E infatti, come sintetizza Lisa Morton,

Sia Enrico [VIII] che Elisabetta [Tudor] videro nel giorno di Ognissanti una festa papista e entrambi emanarono delle leggi volte a reprimerne i festeggiamenti popolari.

La cosa bella del saggio Trick or Treat è che si basa su un impianto documentario rigorosissimo. E quindi non è un problema argomentare, carte alla mano, che le cose stanno esattamente in questo modo.

Ad esempio: a più riprese, nel regno di Enrico VIII e poi ancora in quello di sua figlia Elisabetta, vennero emanate delle leggi per impedire alle chiese di far risuonare le campane nella notte di Ognissanti (in quella pratica che – ricordiamo – aveva probabilmente lo scopo di indicare alle anime la via di casa). Ed è interessante notare come le iniziative di legge si scontrarono con una certa ostinazione dal basso: gli archivi dell’epoca tengono traccia di numerose multe comminate a improvvisati campanari che, nonostante il divieto, avevano portato avanti la tradizione.

I festeggiamenti popolari che in Scozia portavano alla nomina dell’Abbot of Unreason furono vietati per legge nel 1555. Il Lord of Misrule inglese ebbe vita un po’ più lunga (se non altro, perché la sua elezione avveniva all’interno delle mura di abitazioni private) ma scomparve anch’egli entro l’inizio del ‘600, sotto il peso della predicazione riformata.

In questo stesso periodo di tempo e in questa stessa temperie culturale, succede una cosa molto bizzarra.
Per la prima volta da che esiste Halloween (ma andiamo pure più indietro nel tempo: per la prima volta in assoluto fin dai tempi di Samhain), ecco che le streghe fanno capolino e cominciano ad essere associate a questa festa.

Che cavolo c’azzecca una strega con Halloween?, se ci pensate.
Con l’Halloween che ho descritto fino ad adesso, proprio zero.
Con modalità più o meno ingenue e superstiziose, attraverso legami più o meno solidi con tradizioni precristiane: ma, fino a quel momento, Halloween era sempre stata una festa legata al culto dei morti. Nella notte di Halloween, le strade si riempivano di fantasmi benevoli, fantasmi minacciosi, magari anche qualche entità spaventosa dell’Oltretomba…
…ma, in tutto questo, cosa c’entrano le streghe?
Non puoi manco dire che le streghe sono entità soprannaturali simili ai fantasmi.
Sono streghe e basta. Che c’azzeccano?

Il fatto è che, come dire, le streghe erano figure abbastanza impopolari, nell’Europa della prima età moderna.
Parliamo del periodo in cui stavano cominciando a scatenarsi le prime ondate di psicosi e le prime grandi cacce alle streghe.
Tendenzialmente, far sapere alla popolazione che le streghe hanno la consuetudine di fare una certa cosa è un buon modo per indurre la popolazione a NON fare la stessa cosa.

…e molto, molto, probabilmente non è un caso che siano tutte quante di area protestante, le prime attestazioni di feste demoniache che le streghe sarebbero state solite tenere nella notte di Halloween.
Come a dire: certamente io non mi permetto di affermare che tutti quelli che fanno cose strane ad Halloween sono di per sé adoratori di Satana, ho molti amici che fanno cose strane ad Halloween! Però

Un episodio in particolare plasmò fortemente l’immaginario anglosassone, sotto questo punto di vista. Nel 1590, sotto il regno di Giacomo I Stuart, si tenne a North Berwick (e, parallelamente, in Danimarca) uno spettacolare processo di stregoneria durante il quale decine e decine di individui furono accusati di aver complottato contro la corona. In particolar modo, gli accusati furono giudicati rei di essersi riuniti nella notte di Halloween per intraprendere oscuri riti volti ad impedire l’incontro tra Giacomo Stuart e la sua promessa sposa, Anna di Danimarca, generando con la magia violentissime tempeste marine tali da impedire alla principessa danese di salpare per l’Inghilterra. Per ottenere tale scopo, le streghe avrebbero sorvolato i mari sui loro manici di scopa, gettando tra i flutti gatti vivi legati a pezzi di corpi umani dissezionati.

Fu un mega-processo dalla durata di due anni, con due sessioni parallele in Scozia e in Danimarca. Fu una caccia alle streghe di grande scala, che non mancò di impressionare profondamente la popolazione. E insomma, scrive Lisa Morton:

Dopo il celebre processo alle streghe di North Berwick […] Halloween sarebbe stato associato per sempre a streghe, gatti, calderoni, demonio e manici di scopa.

…peraltro, non si capisce bene con che criterio, calcolando che l’inconsueta ondata di maltempo che (effettivamente) impedì per mesi l’incontro tra i due coniugi ci fu sì, ma iniziò a settembre.

Peraltro, le povere streghe di North Berwick non sono nemmeno un caso isolato. Nel suo Vampiri. Una nuova storia, Nick Groom offre un elenco sorprendentemente lungo di entità soprannaturali arruolate in chiave anticattolica dalle cronache politiche inglesi.

I fantasmi dei caduti in battaglia portarono avanti la causa protestante durante la guerra di successione austriaca e ci furono analoghi fantasmi antigiacobiti all’indomani della battaglia di Culloden. […] Invocare forze ultraterrene era un modo per riunire sentimenti generalmente anticattolici e antiegalitari (sia contro i francesi sia contro gli spagnoli o i giacobiti) in una dichiarazione unificante di identità nazionale, guidata da presunti imperativi morali protestanti.

***

Basta, cotanto sforzo riformato a far sì che la festa di Halloween entri in odio alla popolazione?
Effettivamente no, ché le tradizioni sono dure a morire. Eppure, anni e anni di predicazione anti-halloween-osa ottengono comunque il risultato primario che si prefiggevano i riformatori: e cioè, slegare la festa di Halloween dalla pia pratica dal sapore purgatoriale.

Come scrive Linda Morton,

entro il sedicesimo secolo, Halloween – intendendo con questo termine la notte del 31 ottobre, ormai priva di legami con le celebrazioni di Ognissanti e in memoria dei defunti […] – si stava sempre più caricando di elementi di folklore.
[…] Nelle aree dove l’influenza celtica era più forte – principalmente in Scozia e in Irlanda – Halloween rimase una ricorrenza molto amata. Gli Scozzesi in particolar modo la trasformarono in una celebrazione notturna carica di atmosfere romantiche e paurose al tempo stesso.

Paolo Gulisano, scrivendo per le edizioni Ancora, giunge alle stesse identiche conclusioni:

Anche negli altri Paesi nei quali, durante il Cinquecento, trionfò la Riforma, la ricorrenza dei santi e dei morti fu naturalmente abolita. Col risultato che la celebrazione [di Halloween] tornò a un semplice folklore […] privo di sacralizzazione ed esposto quindi ai rischi di cadere nella superstizione.

I falò che un tempo venivano accesi per indicare la strada di casa alle anime del Purgatorio, cominciarono ad essere accesi allo scopo di tener lontane le streghe.
Le candele (o, più raramente, zucche intagliate a mo’ di lucerna) che venivano poste sui davanzali per dire ai propri morti “siamo qui, non vi dimentichiamo” si trasformarono in generici talismani per tenere lontane malevole entità spiritiche.
A un certo punto, presero addirittura piede degli scherzosi rituali di “magia bianca” che – tra il serio e il faceto – avrebbero dovuto permettere alle giovinette di predire il futuro e propiziarsi la fortuna (qui ne trovate una gustosa rassegna).

Entro la fine del ‘700, Halloween era ormai una festa totalmente scristianizzata.
E siccome vien difficile scristianizzarsi senza prima esser stati cristiani, spero che capirete ormai la mia affermazione per cui Halloween è (stata) una festa cristiana eccome.
Anzi, vi dirò di più: una festa cattolica fin nel midollo.

(Ma la Storia non è finita qui!)

36 risposte a "Di come Halloween divenne festa cattolica e di come, a cagione di questo, fu duramente avversata"

  1. klaudjia

    Bellissimo articolo!!!! Hai mai pensato di fare anche qualche video su YouTube? Tornando ad Halloween ho notato, infatti, che la “versione sarda” non incute timore. La frase per chiedere dolci ai vicini non era “dolcetto o scherzetto” ma “fate un’offerta per i morti”. Anzi sembra una riunione di famiglia!! Le streghe, i mostri le cicatrici e ferite sanguinanti non sono della nostra tradizione.

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    1. Lucia

      Eh, infatti.
      Quelle no, non sono della nostra tradizione, anzi a ben vedere sono state aggiunte proprio per coprire la tradizione cattolica.
      Però c’è tutto un patrimonio di tradizioni popolari bellissime, e certamente non anti-cristiane (anzi) che ruota attorno a questa festa. Senza stare a demonizzare in toto Halloween, io direi che sarebbe cosa assai più furba (e utile) rispolverare queste nostre vecchie tradizioni e riproporle alle nuove generazioni, magari con una patina un po’ più globalizzata.
      Ché, per come la vedo io, se al posto delle castagne e del vino rosso metti in tavola dei biscottini a forma zucca, il messaggio di fondo non viene scalfito 😉

      Grazie per i complimenti 😀
      Ad aprire un canale YouTube ogni tanto ci avrei anche marginalmente pensato, ma per fare ‘na cosa minimamente decente dovrei investire un tot. di denaro in attrezzature tecnologiche, e non so se valga la pena, e soprattutto ho come l’impressione che montare un video mi porterebbe via mooooolto più tempo di quanto me ne porti scrivere un articolo 😐
      Ammiro molto le youtuber, ma, ora come ora, se ci aggiungo anche questa devo smettere di dormire la notte 😅

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      1. klaudjia

        Lo scorso 31 ottobre ero al supermercato e al bancone degli affettati una commessa diceva che sarebbe andata ad una festa di Halloween e invitava l’altra che gli rispondeva “noi puoi andare. Io sto con Gesù e se anche tu stai con lui non puoi andare””. Ora saprei come rispondere grazie a te 🙂

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        1. Lucia

          Il commento più bello che potessi sperare di ricevere dopo questa serie di post. Grazie! ❤

          Ahimè, su Halloween c’è così tanta disinformazione adesso. Si leggono le cose più assurde, ingigantite da titoloni acchiappaclick, e veramente si rischia di mettere in giro paure che non solo sono francamente esagerate, ma rischiano pure di essere dannose (e, comunque, senz’altro riescono a farci sembrare dei fondamentalisti pazzi agli occhi di chi ci guarda dall’esterno).

          E invece le cose sono tanto più semplici…

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          1. Elisabetta

            Surrexit: le due cose non sono in contraddizione. Il dibattito sulla componente satanica è nei commenti dell’ultimo post su halloween, quello in cui si parla di Halloween oggi. Anche io mi sono posta il problema sul satanismo. C’è anche il link a un’intervista di Amorth in cui spiega come il pericolo sia la Deriva attuale di halloween….. Lucia ha impostato il discorso dandone una disamina storica non in contraddizione con i vari esorcisti e il GRES.

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          2. Surrexit vere

            Elisabetta: Invece sí che sono in contraddizione. Affermare che si rischia di risultare fanatici se si ricorda il reale senso della “festa” attuale sarebbe come dire che si risulta fanatici se ci si dice preoccupati perché in una chiesa sconsacrata si compiono atti magici o satanici.

            Visto che aveva intenzione di parlare di Halloween sotto vari profili, avrebbe dovuto avere almeno la accortezza di rammentare in ognuno dei quattro articoli qual è il senso attuale della festa, che è quello che conta. Possiamo agire sul presente. Né sul passato, né sul futuro. E sminuire sulla base del passato non ha alcun senso.

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          3. Lucia

            Buona festa anche a te e grazie! 😀

            Un appunto veloce che può sembrare questione di lana caprina ma ci tengo: non ho detto che quelli che condannano Halloween in toto *sono* fondamentalisti, ho detto che certe posizioni a mio giudizio eccessivamente dure rischiano di *farci sembrare* fondamentalisti a chi ci guarda da fuori.
            Lo preciso, solo perché proprio non è nelle mie corde scrivere giudizi sulla religiosità altrui.

            Detto ciò, come dicevo appunto in questo commento, io sono dell’idea che un esorcista e uno storico della Chiesa facciano lavori profondamente diversi (eh beh 😅) e siano anche mossi da intenti diversi.

            Se, legati a una certa [festa / pratica / moda / etc.], ci sono (o sono stati riscontrati in alcuni casi, magari anche rari) pericoli legati a malcostumi, degenerazioni, spiritualità new age e chi più ne ha più ne metta, gli esorcisti fanno sicuramente bene a mettere in guardia la grande massa dei fedeli. A me sta anche bene, se un esorcista, preso dalla giustissima preoccupazione pastorale di fare il suo lavoro, dice: genitori, occhio a cosa fanno i vostri gli il 31 ottobre, le feste di Halloween possono non essere così innocue come pensate.

            Non credo affatto però che questo impedisca a me di dire che: non tutte le feste di Halloween sono pericolose, Halloween non è una festa pericolosa *in sé*, e – ritorno al mio solito esempio – se una bimbetta decide di festeggiare Halloween mettendosi un cappello da strega e preparando biscotti a forma di zucca con la sua nonna, io direi proprio che quello non è un granché come rito satanico 😆

            (Se invece, di lì a dieci anni, la ragazzina ormai cresciuta si diverte a giocare con una tavoletta ouja per evocare spiriti al 31 ottobre, ecco, in quel caso lo scenario si fa già potenzialmente più sgradevole).

            In sintesi: gli esorcisti sono ovviamente liberi di fare il loro lavoro mettendo in guardia le famiglie dai lati oscuri di questa festa. Io resto dell’idea che i miei biscotti a forma di zucca di là in cucina non abbiano niente di oscuro a parte la glassa al cioccolato 😉

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      1. klaudjia

        Immagino allora che conoscerai i pabassinos! Vivo a Roma e ora ai miei figli che vogliono festeggiare Halloween (9 e 12 anni) ho imposto che se vogliono farlo lo faranno all’antica. Niente zucche ma dolci (sardi) fatti in casa e mentre li faremo racconterò loro dei cari che non ci sono più. Se poi vogliono ballare e giocare con gli amici va benissimo…in modo da pensare alla festa dei morti come a qualcuno che veglia su di noi.

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        1. Lucia

          (Quanti sardi che ci sono sul mio blog!! Non so per quale prodigio, ma credo sia la regione più rappresentata 😀)

          klaudjia, ma infatti, secondo me fai benissimo. Molto facilmente si può riportare la festa di Halloween a una dimensione più in linea con i nostri obiettivi educativi, riappropriandoci del significato antico della festa come commemorazione dei defunti, e integrandolo con quegli elementi del folklore attuale che, del resto, ben si sposano con questo concetto-base.

          Alla fine, davvero, penso che con pochissimo sforzo si possa essere contenti tutti: bimbi e genitori 😀

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  2. Elisabetta

    Interessante e soprattutto ricco di sfumature. Ma tu capisci che se vado a dire in giro che Halloween era una festa cristiana prima che anglosassone ora dorvei stare a perorare la mia causa per mezz’ora? Facendo anche la figura dell’ignorante?
    Comunque negli ultimi 15 giorni abbiamo capito che:
    Santi= cattolici
    Anime puganti che tornano per chiedere preghiere= cattoliche
    Infestazioni diaboliche=possibili demoni
    Fantasmi con catene= protestanti
    Streghe= protestanti oppure papiste condannate da protestanti
    Zucche con lume= cattoliche
    Zucche jack o lantern= protestanti
    Grossa magnata di zucche prima dell’inverno= celti

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    1. Lucia

      😂😂😂😂😂😂

      Grazie per l’ottima sintesi 😂

      C’è solo un errore: le zucche con lume sono solo molto marginalmente cattoliche, in realtà. Nel senso che è cattolico il lume acceso, ma in realtà non era una consuetudine molto diffusa, in Europa, metterlo nella zucca.

      La zucca è protagonista della terza puntata di questa rassegna 👀

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      1. Murasaki Shikibu

        Aspetto con entusiasmo vivissimo. Ma vorrei spezzare una lancia a favore della nobile zucca: essa non è cattolica né protestante né pagana né scintoista; essa è di animo dolce, nutre tutti in modo assolutamente ecumenico e ci puoi fare di tutto, dal primo al dolce. Perché essa è BUONA, estremamente buona e in questa stagione comincia a rallietare le nostre tavole e per questo usiamo la zucca e non il pomodoro. Del resto, converrai che mettere una lampada di un carciofo o in un cavolfiore è molto più complicato…
        (della serie “Commenti imperdibili e come farli”)

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        1. Lucia

          …e se confessassi che la zucca a me non piace? 🙁
          Accompagnata a piatti salati, trovo non sappia di niente, sciapa. In versione dolce, meh.
          Ohimè!

          (A proposito: in realtà pare che in America ce le mettessero per davvero, le lampade, dentro ai cavoli O.o Presumo, dopo averli svuotati lasciando solo le foglie esterne, ma a me sembra da pazzi comunque: rischiano di prender fuoco! Eppure leggevo che lo facevano sul serio…)

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          1. Lucia

            Sui tortelli di zucca si ricorda con gusto in famiglia il seguente episodio:

            Quando ero piccola, ma davvero MOLTO piccola (forse al primo anno d’asilo, toh), mia nonna aveva deciso di preparare dei bei tortelli. Me ne aveva parlato diffusamente, mi aveva telefonato quel mattino per dirmi che me li stava portando, insomma, aveva creato molto hype su ‘sti tortelli, io non vedevo l’ora di mangiarli, ero entusiasta. I tortelli sono buonissimi!!

            Ambeh, i tortelli arrivano a casa.
            I miei genitori li cucinano, li condiscono e li portano in tavola, SENZA dirmi che sono tortelli alla zucca (ero una bambina molto schifiltosa e detestavo la verdura, ci mancava solo che rifiutassi di mangiarli per partito preso).

            Poi figurati: tortelli conditi con sugo e parmigiano, figuriamoci se una bambina piccola, che oltretutto li aspetta entusiasta, riesce ad accorgersi che il ripieno è diverso dal solito…

            Ecco, io me ne sono accorta.
            Schifata ho sputato nel piatto il primo tortello e non c’è stato verso di farmi andare oltre XDD

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    2. Lucia

      (Comunque sì, capisco perfettamente che se uno va in giro a dire ‘ste cose deve argomentare per almeno mezz’ora (ma anche più…), avere fonti da citare e rischia comunque di esser preso per matto.
      Infatti è da circa cinque anni che volevo pubblicare questa rassegna ma non l’ho mai fatto per mancanza di tempo e conseguente impossibilità di prepararla bene, e mi aspetto comunque di essere presa per matta da un momento all’altro XD)

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  4. Umberta Mesina

    Grazie di nuovo. Dopo le zucche, non è che si parlerà anche del capodanno celtico e della festa di san Martino? Fino a una quindicina d’anni fa, l’annata agraria terminava il 10 novembre e ricominciava l’11: quella era la data dei contratti agricoli. Poi la burocrazia europea ha spazzato via la consuetudine ma mi sono sempre chiesta se non fosse una rimanenza dell’antico capodanno del nord, perché era un’usanza molto antica. Mi pare che in Francia fosse addirittura la data di inizio dell’anno giudiziario. Sempre anticamente.

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