Chi ha inventato il Calendario dell’Avvento che inizia il 1° Dicembre?

Niente da dire: quest’anno c’è andata bene. Una volta tanto, l’Avvento inizia davvero il 1° dicembre: nel 2019, la prima domenica d’Avvento cade realmente il primo giorno del mese.
Per lo stesso principio secondo l’orologio rotto segna l’ora esatta due volte al giorno, anche i più “commerciali” tra i calendari dell’Avvento quest’anno aprono la loro prima finestrella nel momento in cui la Chiesa entra nel periodo liturgico dell’attesa.

..sì: perché, tecnicamente parlando, l’Avvento non inizia affatto “il 1° dicembre”.
L’Avvento inizia, tecnicamente, la quarta domenica prima del Natale, in una data compresa tra il 27 novembre e il 3 dicembre, a seconda del giorno della settimana nel quale cade, quell’anno, il 25 di dicembre.

Un secolo fa, chiunque avrebbe avuto questa consapevolezza. Se, oggigiorno, molte persone ignorano questo dettaglio, la colpa è di un tizio tedesco chiamato Gerhard Lang. O, se preferite, di sua mamma

scrive Mark Forsyth nel suo A Christmas Cornucopia, un divertentissimo libretto dedicato alle tradizioni del Natale e infarcito di un humor britannico da vero comico.

Ma chi è questo Gerhard Lang, e perché incolpiamo sua madre per aver distrutto la nostra… consapevolezza liturgica sull’Avvento?

***

Gerhard Lang, tanto per cominciare, era un bambino tedesco come tanti. Era nato nel 1881 da una famiglia molto religiosa: la madre era una donna tutta casa-e-chiesa; il padre era un pastore protestante.
Il piccolo Gerhard, come tutti i bambini, considerava il Natale il giorno più bello dell’anno, e ogni anno lo aspettava con una spasmodica attesa. Sicché sua mamma, esasperata dall’ennesimo “quanto manca?”, un bel dì aveva deciso di preparare a Gerhard un calendario dell’Avvento attraverso il quale fare il conto alla rovescia.

Come sottolinea Forsyth,

questa non era, di per sè, una novità. A partire dalla metà dell’Ottocento, calendari dell’Avvento home-made erano diventati popolari in tutta la Germania. Prima ancora di quel periodo, le persone avevano sviluppato l’abitudine di trascorrere questa attesa accendendo candele o barrando segni di gesso fatti sul muro

(un po’ come fanno i carcerati nel film, NdR).

Ma quello che distingueva i calendari dell’Avvento di Gerhard da quelli presenti nelle altre case tedesche era, indubbiamente, il grado di inventiva con il quale la signora Lang allestiva le sue creazioni. In particolar modo, dopo prototipi tra i più svariati e strabilianti, la signora aveva “brevettato” un calendario dell’Avvento a base di dolcetti, appesi a cordini e poi legati alle decorazioni di Natale. Ogni sera, per ogni giorno d’Avvento – dalla prima domenica fino alla vigilia di Natale – Gerhard avrebbe potuto gustare un dolcetto e assaporare così quella squisita attesa.

E poi Gerhard crebbe e divenne un editore, il che fu una doppia tragedia per l’umanità.

Nel 1904, Gerhard Lang, spinto dall’affettuoso ricordo di quella tradizione che per lui era stata così importante da bambino, fu la prima persona ad entrare in una fabbrica per avviare una produzione di massa di calendari dell’Avvento.

Quella che, fino a quel momento, era stata una devozione domestica, sempre diversa da casa in casa, curata e confezionata con amorevole attenzione da migliaia di casalinghe in giro per la nazione, adesso veniva prodotta per la prima volta su scala industriale.

E se c’è una cosa che si può dire con certezza riguardo la produzione su scala industriale, è che ha bisogno di omogeneità.

Se Lang si fosse messo in testa di stampare ogni anno dei calendari dell’Avvento basati sulla reale durata dell’Avvento come tempo liturgico, la sua impresa sarebbe fallita nell’arco di pochi anni. L’editore avrebbe necessariamente dovuto scegliere tra due alternative, una peggiore dell’altra: o stampare calendari con una tiratura così bassa da essere certo di smaltirli tutti in poco tempo (…eh, ma con quale margine di guadagno?), o rassegnarsi a mandare al macero ogni anno i calendari rimasti invenduti.

Ché l’Avvento – come sappiamo – inizia ogni anno in un giorno diverso, e non solo: di anno in anno, ha una durata variabile a seconda del giorno della settimana in cui cade il Natale. Se basato sull’Avvento in senso liturgico, il calendario “dell’anno prima” risulterebbe inutilizzabile “l’anno dopo”.

***

Com’erano fatti questi primi calendari?

Innanzi tutto, avevano il buonsenso e l’onestà intellettuale di non chiamarsi “calendari dell’Avvento”. A seconda dell’editore che li produceva (ché l’idea di Lang fu un successone, e molti la copiarono) le creazioni potevano presentarsi sotto il nome di calendario di Natale o calendario di San Nicola: ché alcuni fabbricanti ebbero la non malvagia idea di indicare questi prodotti come il perfetto regalo da distribuire ai bimbi durante la festa di San Nicola. Il calendario, in questo caso, partiva il 6 dicembre e andava avanti fino al 24.

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Un “Calendario di San Nicola” degli anni ’20

Sicuramente, questi primi esemplari non contenevano dolci: il calendario dell’Avvento coi cioccolatini è un’invenzione molto recente, e, a mio giudizio, anche un po’ sciocchina. Elimina quello che, secondo me, è l’elemento-sorpresa più bello di tutti i calendari vecchio-stampo, e cioè la scenetta di vita quotidiana che si para davanti ai tuoi occhi allo schiudersi di una nuova finestrella.

Dietro agli scuri di cartone di ogni porticina, si potevano osservare di giorno in giorno famigliole indaffarate ad addobbare le loro case, pastori in cammino verso la grotta (per assecondare i gusti dei genitori più seriosi), talvolta citazioni bibliche (per assecondare i gusti dei genitori seriosissimi).

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Quanti particolari in cui perdersi e quanti dettagli da scoprire, in questa riproduzione moderna d’un “Calendario di Natale” d’epoca!

…anche se, in realtà, parlando di “porticine” sto commettendo una imprecisione. Inizialmente, i calendari dell’Avvento non avevano ancora le finestrelle: erano composti da un cartoncino che riportava i numeri del mese e da un foglietto di carta che riportava le scenette sopra descritte. I bambini, di giorno in giorno, ritagliavano (e talvolta coloravano) la scena stampata sul foglio, e poi la appiccicavano sul calendario vero e proprio.

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E infatti, così era anche il primissimo “Calendario del Natale” mai pubblicato: quello di Gerhard Lang

I cioccolatini inseriti a mo’ di sorpresa?

Appaiono per la prima volta a fine anni ’20, ma senza grande successo. Una diceria, non so fino a che punto attendibile, vuole che fossero nati come ripiego per i bambini ciechi (!), che, poverini, non potevano godersi le più attraenti scenette.

E poi, il resto è Storia: dopo la seconda guerra mondiale, la moda comincia a diffondersi anche al di fuori della Germania… e dilaga, come è ben noto a chiunque transiti in questi giorni nel reparto dolci di un supermercato.

Quest’anno, anch’io ho ceduto alla moda: stamane ho aperto la prima finestrella di un calendario di prodotti per il corpo tutto a base di burri di cacao e creme mani. Ma confesso che, nonostante le alternative, io continuo a preferire il calendario dell’Avvento della tradizione: quello di cartoncino, da appendere alla parete come un quadro, con le finestrelle da aprire e i disegni da scoprire.

Quello inventato da Lang, insomma. E pazienza se devo farmi andar bene la data d’inizio del 1° dicembre, per quanto arbitraria e convenzionale.

***

Post Scriptum: segnalazione di lettura per l’ormai consueto Fantomatico Genitore Che Sta Allevando Figli Bilingui. Un libretto graziosissimo che racconta la storia di Gerhard – delizioso come tutti i titola della collana Traditions of Faith – è Waiting for Christmas: A Story about the Advent Calendar di Kathleen Long Bostrom.

16 risposte a "Chi ha inventato il Calendario dell’Avvento che inizia il 1° Dicembre?"

  1. klaudjia

    Ora ci sono i calendari dell’Avvento di Kiko e H & M pieni di cosmetici di scarsa qualità…ma la società dei consumi non potrebbe farsi una festa tutta sua (tipo black friday) e lasciare in pace il S. Natale?

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    1. Lucia

      😅
      Tempo fa, Messori aveva pubblicato una proposta semi-seria per il Natale: spostare in piena estate la data della festa liturgica (tanto il 25 dicembre è convenzionale), lasciando alla società dei consumi il 25 dicembre di regali e Babbo Natale.

      …devo dire che io non condivido molto. Non mi turba più di tanto, condividere il Natale con tutte le persone che lo festeggiano in senso non-religioso. Per quanto possa essere forse infantile questo mio pensiero, trovo significativo che, una volta tanto, l’intero mondo si stringa nell’attesa… di quel giorno lì, da tutti considerato come il giorno più magico dell’anno. Alla fin fine, anche se non sei religioso, il Natale lo festeggi e lo aspetti con gioia.
      Per motivi che non c’entrano niente con la religione ovviamente.
      Però io trovo bello che sia così.

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      1. klaudjia

        Ho avuto una sensazione diversa, il numero di persone che vivono il Natale con ansia e insofferenza mi sembra cresca sempre di più. Esiste anche una vera e propria sindrome del Christmas blues, ovvero la tristezza natalizia (alla quale ammetto sono soggetta). Purtroppo la corsa ai regali, le luminarie, i Babbi natale che spuntano anche in versione vestiti per cagnolini., i film zuccheroso in t.v. i centri commerciali che scoppiano….ogni cosa mi rattrista! E sono in buona compagnia….sempre più persone hanno queste sensazioni.

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        1. Lucia

          Questa cosa è veramente al di fuori di qualsiasi mia esperienza di vita 😐

          Però so che è vero, leggevo che in effetti capita a molti (anche se tu sei la prima “persona in carne ed ossa” che conosco che dice di avere questo disagio. Del fenomeno, avevo letto su giornali, siti, etc).

          Ma che peccato, però. Suppongo, per non capirci niente, che questa malinconia sia legata a una causa scatenante, forse. Motivi di tensione in famiglia, ansia da prestazione, brutti ricordi dei Natali d’infanzia, cose così.

          Comunque, il tuo commento capita a fagiolo perché proprio in questi giorni sto leggendo un ebook di una scrittrice cattolica che parla di questo stress da Natale e di come superarlo. Appena lo finisco, ci scriverò qualcosa 😀

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          1. klaudjia

            Effettivamente di cause scatenanti ne ho accumulati un bel po’ nel corso degli anni….aspetto l’articolo, magari la scrittrice americana ha trovato qualche stratagemma:-)

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          2. Elisabetta

            Il Natale e le vacanze sono cause di stress.

            https://en.m.wikipedia.org/wiki/Holmes_and_Rahe_stress_scale

            Chi ha vissuto un cambiamento, chi ha perso qualcuno è più a rischio di sentirsi triste. Chiedete a qualunque psichiatra quali sono i periodi in cui si ricoverano più pazienti..risponderà estate e festività.
            Anni fa lavorai per le feste in un centro commerciale. Per anni non ci sono più tornata, mi aveva disgustato vivere in mezzo a quel consumismo…tutta quella merce che entrava e veniva subito venduta…merce strabordante…
            Eppure a Natale sle ditte hanno il loro picco di fatturato…se tutto cessasse e smettessimo di comprare, l’economia cadrebbe… ci siam incartati ben bene.

            Il fatto di andar a Messa e festeggiare la nascita di Gesù deve essere per noi sempre motivo centrale di festa, da rivendicare sempre. Per esempio nelle scuole, Natale è festa della pace, della luce della tolleranza…. Mi spiace ma non è solo principalmente quello e anche se la scuola è laica e non si può sbandierare il nostro credo, io penso di non offendere nessun bambino quando dico che Natale è la nascita di Cristo. È la verità. Per definizione. No JESUS no party!!!

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  2. klaudjia

    Elisabetta hai centrato il punto….a scuola di mia figlia, l’anno scorso, al consueto spettacolino natalizio (prima media) dopo la dichiarazione della preside che “Dio è uno comunque lo si chiami” hanno cantato le canzoni di Eros Ramazzotti e parlato della riduzione in schiavitù degli aborigeni australiani!!! E la cosa più sconfortante e che solo io ho trovato “strana” la cosa. A scuola del piccolo (9 anni) la recita natalizia è stata abolita. …

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    1. Lucia

      😶

      klaudjia, capisco ancora ancora la dichiarazione della preside, ma sono sinceramente curiosa di sapere in che modo hanno collegato al Natale Ramazzotti e gli aborigeni australiani.

      Cioè, tutte cause rispettabilissime eh, ma mi sfugge proprio il collegamento con la festa di Natale a scuola… 😶

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  3. klaudjia

    Non l”ho capito ancora nemmeno io!!! Il filo logico di questa preside è “tutto suo”!! Presumo, ma è una mia idea, che fossero canzoni “politicamente corrette”, adatte agli atei e ai credenti di tutte le religioni. Gli aborigeni australiani…..boh! Non lo capisco ancora. Qualche giorno fa ci è arrivata la comunicazione che anche loro quest’anno non faranno uno spettacolo ma, l’ultimo giorno prima delle vacanze, verrà a scuola una compagnia teatrale che farà uno spettacolo per i ragazzi….il tema dello spettacolo? L’inferno! No no sto scherzando….

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