La magia della notte di Halloween

Si svegliò nel cuore della notte, madida di sudore come se fosse appena uscita dalla vasca da bagno. Ma che è?, si chiese Sarah cercando il bicchiere d’acqua sul comodino, col cuore che ancora batteva all’impazzata e le mani che tremavano per la tensione. Non c’era proprio nessuna ragione per aver fatto un sogno così angosciante. Anzi: era andata a dormire decisamente di buon umore. Semmai, si sarebbe aspettata sonni tra i più lieti.

Era stato un perfetto, adorabile party casalingo, la festicciola di Halloween che aveva tenuto la sera prima. Suo marito si era divertito un sacco a intagliare facce buffe e spaventose nelle zucche che aveva disseminato per la casa. Certo, certo: la loro bimba era ancora troppo piccola per capire, ma questo non le aveva impedito di battere le manine entusiasta, nel guardare i jack-o’-lantern brillare nella notte buia. Aveva gradito un sacco anche quell’assaggio di torta alla zucca che Sarah, orgogliosa, aveva portato in tavola.

Era stato il primo Halloween nella loro famiglia di tre. Sarah era andata a dormire col sorriso sulle labbra, già pregustando il Natale imminente e, soprattutto, le altre celebrazioni che sarebbero arrivate, via via negli anni. Si era addormentata pensando a uno scalpiccio di piedini impazienti e un coro di risate infantili a rallegrare la sua casa futura.

E invece, che sogno! Che strano, orribile, sogno!

Più che altro, Sarah aveva l’assurda impressione di aver vissuto quell’esperienza sul serio. Avrebbe giurato di essersi sentita tirare dai piedi per davvero, nel cuor della notte, per poi essere trascinata in un folle volo oltre la finestra. Sbalzata in cielo, aveva visto dall’alto il tetto di casa sua, e poi i tetti delle altre case del quartiere, e poi le case della città farsi sempre più piccole e lontane. E poi, a un certo punto, s’era trovata in un bosco.
Angosciata, aveva cominciato a camminare in direzione di una luce che si intravvedeva fioca, lontana lontana alla fine del sentiero. Infreddolita, a piedi nudi, vestita solo della sua camicia da notte, aveva camminato per chissà quanto, seguendo le luci di quelli che si rivelarono essere dei jack-o’-lantern posati sui davanzali di una casetta.

La porta era spalancata, e lei stremata entrò e (Dio! Solo Dio sa quanto fosse esausta in quel momento! I piedi sanguinavano e lei moriva di freddo!) poco ci mancò che si mettesse a piangere di gioia, nel realizzare che, forse, in quella casa lei avrebbe potuto avere un minimo di ristoro. Il camino scoppiettava allegro e la tavola era imbandita con ogni ben di Dio, come se il padrone stesse aspettando ospiti.
Sarah lo cercò con lo sguardo e per un attimo le parve di intravvederlo, di spalle, in piedi davanti a uno specchio. Non ebbe nemmeno il tempo di sillabare “aiuto”: quella forza misteriosa che prima l’aveva sbalzata dal letto adesso la trascinò all’indietro, come il filo che chiama a sé la marionetta.

E Sarah si risvegliò di soprassalto nel suo letto, sudata e scossa dai brividi di freddo, pervasa dall’assurda sensazione di non aver sognato affatto.

***

Il mattino dopo, a colazione, raccontò a suo marito di questo strano sogno. Lui si rabbuiò e mormorò a occhi bassi: “oh, mia piccola Sarah. Non mi resta molto più tempo da vivere, a quanto pare”. E quando lei, ancor più interdetta di prima, gli chiese cosa diamine stesse dicendo, lui scosse la testa rifiutando di proseguire oltre. “Il tuo futuro sposo scherza con la magia”, fu la sua unica spiegazione. “Te ne accorgerai presto, mia piccola, dolce Sarah”.
Fu molto rapido a cambiare discorso; di lì a poco aveva già cominciato a giocare con la bambina, sventolando di fronte a lei un balocco di paglia.

Onestamente? Sarah dimenticò presto questo scambio di battute.
La derubricò a boutade e non ci penso più: la fosca profezia non le tornò in mente neppure quando il suo amatissimo sposo mostrò i primi sintomi di una devastante malattia che nell’arco di pochi mesi lo portò alla tomba.

Non ci fu nessun Natale ricco di risate, non ci fu nessun esercito di piedini scalpitanti. Per anni e anni, Sarah trascorse le feste a fissare le fiamme del camino, avvinta nel lutto dolente e strettissimo di una vedovanza di cui non riusciva a capacitarsi.

Ci volle del bello e del buono, per riuscire a farle abbandonare il suo guscio.
Ci volle del bello e del buono e, soprattutto, un pizzico di disperazione. Più che altro, Sarah stava finendo i soldi e la bambina era ormai abbastanza grande per capire l’orrore di non avere un padre. Fu unicamente per queste due ragioni che Sarah accettò di incontrare un giovane di cui suo zio le parlava così tanto bene.

Era una perla rara, aveva ripetuto più volte lo zio, che conosceva lo scapolo d’oro per ragioni di lavoro. Un giovanotto squisito, serio ma non serioso, rispettabile e galante. Abitava in una città non lontana, godeva di discreta agiatezza e di una buona posizione sociale; discretamente, aveva messo in giro la voce di star cercando moglie.

Imprevedibilmente, incomprensibilmente: scoccò la scintilla, tra i due.
Il cuore di Sarah, gelato dal lutto, ricominciò a scaldarsi pian piano; lui mostrò d’essere un vero tesoro: galante con Sarah, premuroso con la figlioletta, profondamente rispettoso del loro lutto e tuttavia disposto a colmare quel vuoto.

“Mai e poi mai avrei creduto di poterti amare così tanto!”, disse Sarah il giorno delle sue seconde nozze, mentre scioglieva la sua acconciatura davanti alla specchiera della sua nuova stanza da letto.
Il marito la raggiunse da dietro, stringendola in un dolce abbraccio. “Io invece sì”, le sussurrò all’orecchio. “Ho saputo fin dal primo momento che eri tu il mio vero amore”.
“Esagerato!”, si schermì lei. “Quale persona sana di mente avrebbe scommesso su una vedova affranta con una figlia a carico?”.
“Io”, disse lui, con semplicità. E poi, con nonchalance, cominciò a raccontare di come lui, alcuni anni prima, avesse compiuto quel piccolo rito di cui tanto si sente parlare – guardare in uno specchio allo scoccar della mezzanotte, nella notte di Halloween, nella speranza di vedere il viso del proprio amore. “Lo facevo per scherzo, non ci credevo davvero” concluse il marito, baciando allegro la sposa “e invece, magia! Ti giuro: quella notte, ho veduto il tuo riflesso”.

E mentre lui la baciava, Sarah restò come pietrificata. Ché lei lo amava, lo amava alla follia (del resto, la magia della notte di Halloween non può sbagliare), ma al tempo stesso si sentì gelare il sangue interrogandosi sulle implicazioni di quel gioco.

Neanche lei ci avrebbe mai creduto. Un passatempo per ragazzine, un trastullo scherzoso che fanno un po’ tutti: chi avrebbe mai dato credito al gioco dello specchio nella notte di Halloween?
Nello scoprire che invece quel gioco innocente aveva un fondo di verità, Sarah non riuscì a non chiedersi, con angoscia: la magia della notte di Halloween consente di prevedere il futuro, o forse ha anche il potere di… influenzarlo?
Forse, il suo primo marito sarebbe stato ancora vivo, se non fosse stato per la magia d’amore inconsapevolmente messa in atto dal suo secondo sposo?

Vissero per sempre felici e contenti, i due sposi (del resto, la magia della notte di Halloween non può sbagliare). Ma lei non riuscì mai a liberarsi di quel tarlo, e lui non riuscì mai a scacciare il rimorso di aver alterato il naturale corso delle cose. Piangendo, pregando e supplicando di averlo solo alterato e non già corrotto.

La novella che vi ho appena raccontato è tratta dal Book of Days di Robert Chambers (1864), una raccolta di aneddoti e usanze legati alle tradizioni popolari. La storia di Sarah (a detta di Chambers, realmente accaduta alla figlia di due suoi amici originari di Leinster) è monito affascinante e pauroso per tutte le giovinette che, in età vittoriana, si davano alla magia d’amore nella notte di Halloween (col rischio di scambiare per gioco ciò che invece gioco non è, sembra suggerire l’autore).

Storia di paura perfetta per la notte di Halloween… o angosciante cautionary tale?

4 risposte a "La magia della notte di Halloween"

  1. Pingback: Come si festeggiava Halloween, una volta? – Una penna spuntata

  2. Pingback: La magia della notte di Halloween — Una penna spuntata « Il sito di Alberto

    1. Lucia

      😅
      Ridi e scherza, ma secondo me i romanzi gotici vittoriani (e tutte le ghost stories nate in quell’epoca, insomma) sanno essere più inquietanti di tanti dei nostri horror moderni… 😉

      "Mi piace"

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