Venerdì 13 e altri giorni sfortunati

In quel capolavoro che è Religion and the Decline of Magic, il professor Keith Thomas si domanda: da dove nasce la superstizione che certi giorni siano jellati?

È una domanda interessante, anche perché stiamo parlando di una superstizione con origini antichissime e diffusa in tutto il mondo. Ovviamente, cambiando le zone e i periodi storici presi in esame, cambia anche la lista dei giorni funesti; ma l’idea che esistano sul calendario dei giorni jellati si ritrova in qualsiasi società preindustriale. Nel bacino del Mediterraneo, già l’Antica Roma aveva sviluppato il suo elenco di dies nefasti; ma elenchi di “giornate no” con caratteristiche molto simili sono stati prodotti anche dalle civiltà che in quello stesso periodo storico si sviluppavano in Cina e nel Medio Oriente.

Ma allora: come e perché si sviluppa in una società questa credenza?
E soprattutto, con quale criterio ogni popolazione si sceglie il suo elenco di giorni jellati?

Potrà stupirvi sapere che questa procedura è molto più razionale di quanto sembrerebbe a prima vista: vale a dire, se esaminassimo l’elenco dei giorni funesti secondo la superstizione locale di una certa zona e di un certo periodo storico, scopriremmo probabilmente che essi sono organizzati secondo una loro “logica” interna.

Ad esempio…

1. Giorni che hanno cominciato a essere percepiti come sfortunati perché la liturgia del giorno ricordava eventi non propriamente incoraggianti

Per dirne una: oggi se n’è persa memoria e quasi nessuno considererebbe funesto il giorno del 28 dicembre. Nel Medioevo e nella prima età moderna, il 28 dicembre era il giorno più sfortunato in assoluto del calendario: la Chiesa, in quel giorno, faceva memoria della strage degli innocenti, ed esisteva come la convinzione popolare che l’universo intero inorridisse di sdegno al ricordo di quell’eccidio. E reagisse, di conseguenza, punendo l’umanità con una serie di sciagure scagliate sul mondo, apposta per l’occasione.

Altro esempio: la superstizione, diffusa in molti Paesi di area cattolica, per cui è meglio evitare di lanciarsi in certe imprese nei giorni di Venere e di Marte potrebbe esser legata alla consuetudine di meditare i misteri dolorosi durante la recita del rosario, in quei due giorni della settimana. Non esattamente quel tipo di meditazione che ti carica di energia e ti riempie di ottimismo per il futuro: pian piano cominciò a diffondersi l’idea che in quei giorni lì è meglio volare basso e aspettare quietamente che tramonti il sole.

Scontato dire che il venerdì fu percepito come un giorno sfortunato perché era il giorno in cui Cristo morì in croce; forse meno scontato è aggiungere il dettaglio per cui era considerata molto infelice anche l’evenienza di nascere nel giorno di Natale (o, più genericamente, nel periodo di Natale). Agli occhi del popolino, era come se il neonato “avesse osato troppo” con l’ardire di nascere nello stesso giorno di Gesù Bambino – di conseguenza, non l’avrebbe passata liscia e sarebbe stato per sempre un predestinato. Tendenzialmente, predestinato alla jella; talvolta, jellato ma provvisto di poteri magici.

2. Giorni in cui “porta sfortuna” compiere gesti ben precisi… che, guarda caso, sono anche infrazioni ai precetti religiosi

Prendiamo quell’adagio inglese per cui if you marry in Lent you will live to repent. Come definirlo, se non un monito a non infrangere quel precetto per cui è bene non sposarsi in Quaresima, periodo penitenziale in cui non è proprio il caso di festeggiare lieti eventi e dedicarsi ai piaceri della carne?

O ancora: prendiamo quell’usanza ancora viva nel folklore del Nord Europa, per cui le donne non devono filare e non devono svolgere lavori domestici nei dodici giorni del Natale. A suo modo, non è forse un goffo richiamo all’importanza di riposare e di santificare le feste, rivolto a individui che (per la natura stessa del loro lavoro, casalingo) avrebbero probabilmente faticato a “staccare”, se non fosse stato per un divieto esplicito con la minaccia di gravi conseguenze per chi lo infrange?

In età medievale, è persino attestata la convinzione che commettere un peccato in concomitanza di una grande festa religiosa fosse di per sé più grave rispetto al commettere lo stesso peccato in occasione di un giorno che non era segnato in rosso sul calendario. Evidentemente, una credenza priva di fondamento teologico: che però otteneva goffamente lo scopo di indurre la gente a comportarsi bene almeno nelle grandi feste.

3. Giorni che gli astrologi consideravano funesti, anche se sarebbe bastato il buonsenso per capire che in effetti era anche vero

Voglio dire: non è che ci vada il più grande astrologo di tutti i tempi, per affermare che in piena estate, quando fa molto caldo, la gente tende ad ammalarsi di più e quelli che già sono malmessi rischiano pure di star peggio. I temibili “giorni canicolari” di cui parlavo in questo articolo erano stati fissati sulla base di convinzioni astrologiche… ma in realtà avevano un addentellato nella vita vera di ogni giorno. Le ondate di calore fiaccano l’organismo fin da che mondo è mondo; per non parlare poi di tutti i disturbi gastrointestinali che nel passato colpivano la popolazione nei mesi estivi, a causa dello stato di cattiva conservazione degli alimenti lasciati troppo a lungo al caldo.

Un altro esempio: essendo nata il 23 marzo, posso anche compiacermi astrattamente nell’informarvi che, secondo gli astrologi medievali, gli individui che nascevano a ridosso dell’equinozio di primavera erano baciati dalla buona sorte e destinati a fare grandi cose. In realtà non lo dicevano per fare un piacere a me, ma lo dicevano perché era vero: gli inverni medievali non erano stagioni piacevoli da affrontare, specie per un fragile neonatino. Nascere accompagnati dai primi caldi di primavera voleva dire avere circa nove mesi di tempo per crescere e irrobustirsi prima di veder calare nuovamente le temperature, con tutte le problematiche del caso.  

***

Sono relativamente pochi i giorni jellati senza un perché, cioè quelli che le popolazioni antiche ritenevano sfortunati ma senza che sia possibile individuare una causa apparente. Keith Thomas porta ad esempio il lungo elenco di date nefaste note come “giorni egiziani”. Che in quei giorni tutta la jella cosmica si abbattesse sull’universo, era cosa nota a tutti; ma se qualcuno avesse dovuto azzardare un perché, avrebbe probabilmente fatto scena muta.
Ed è di scarsa utilità far notare che a un certo punto qualcuno cercò di razionalizzare la superstizione associando a ognuno dei giorni funesti l’anniversario di una tragedia biblica: l’operazione è culturalmente interessante ma non spiega in alcun modo le origini della diceria, visto che le associazioni furono fatte a posteriori quando ormai la credenza era già diffusa.

Dichiarava sulla carta un’origine di matrice biblica anche la tradizione medievale dei Tre Lunedì Funesti. Essi erano il primo lunedì di aprile (teoricamente, anniversario della morte di Abele per mano di Caino), il secondo lunedì di agosto (teoricamente, anniversario della distruzione di Sodoma e Gomorra) e l’ultimo lunedì di dicembre (teoricamente, anniversario della nascita di Giuda). In realtà, come è immaginabile, anche queste associazioni erano state fatte a posteriori, nel tentativo di razionalizzare una superstizione delle cui origini s’era persa la memoria.
(Ma gli storici, che di memoria ne hanno parecchia, sono anche riusciti a risalire alla genesi di questa usanza: quasi sicuramente, si trattava di una inconsapevole rielaborazione di un passo di Ippocrate in cui il medico sconsigliava di fare salassi in tre date ben precise: l’ultimo giorno del mese di dicembre e le calende di aprile e agosto. Perché mai fossero da evitare proprio quei tre giorni: questa è indubbiamente un’altra buona domanda).

E la superstizione circa la pericolosità del venerdì 13, che ancor oggi impensierisce molti?
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è una invenzione molto recente.
Certamente, nel Medioevo, la gente tendeva a considerare funesti tutti i venerdì dell’anno, memoria settimanale della morte di Gesù; per analoghe ragioni, con rimando all’ultima cena, era considerato sfortunato il ritrovarsi in tredici a fare qualcosa.

Ma che la combo di questi due elementi dovesse caricare il venerdì 13 di un grado di jella superiore alla media, è una idea molto moderna che comincia ad essere attestata in area anglosassone solamente nelle ultime decadi del XIX secolo. E, inizialmente, con una sfumatura oggi assente dalla moderna superstizione: nei venerdì 13 – si mormorava – non bisognava assolutamente incontrarsi in gruppi di tredici persone, pena una inevitabile sequela di tragedie che si sarebbe abbattuta su uno dei presenti.

È probabile che a dare ampia diffusione alla superstizione sia stato il romanzo Friday, the Thirteenth che Thomas W. Lawson pubblicò nel 1907, riscuotendo un buon successo di pubblico. Nel libro, un azionista della borsa di New York scommette con se stesso di poter far crollare il mercato nell’arco di un giorno solo, e sceglie di attuare il suo folle piano in un venerdì 13.
Quasi certamente, Lawson scelse quella data in omaggio alla superstizione circa la pericolosità del venerdì 13 che pian piano andava diffondendosi. È certo, invece, che fu il suo romanzo a dare nuova linfa a questa credenza: da quel momento in poi, i venerdì 13 cominciarono a essere percepiti come giorni sfortunati in sé e per sé.
E non a caso: giorni sfortunati in particolar modo per gli affari. Nei venerdì 13 possono capitare disgrazie di ogni tipo, e dunque c’è da temere sempre – diceva, all’epoca, la superstizione – ma solo un idiota potrebbe decidere di investire soldi o di lanciare un’attività commerciale in quella data. In quel caso, poco ma sicuro, la disfatta sarebbe stata assicurata.  

5 risposte a "Venerdì 13 e altri giorni sfortunati"

  1. Umberta Mesina

    Ecco un altro libro che si aggiunge alla lista.Meno male che sono povera, sennò mi rovinerei.
    Tutta la superstizione in effetti ha una base logica, come l’astrologia (che ha soprattutto una base statistica).
    Grazie del post e della segnalazione.
    Buona festa dell’Assunta!
    Umberta

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    1. Lucia

      Arrivo in ritardo per ricambiare gli auguri, ma… grazie in ritardo 😛

      Sì, quello di Keith Thomas è davvero un ottimo libro. Fra l’altro con un buon rapporto qualità/quantità/prezzo: sono 18 sterline per 850 pagine. Tra i tanti che ho consigliato in questi mesi, questo vale decisamente la pena 😛 così come valgono la pena anche tutti gli altri libri dell’autore (ad esempio, ne ha scritto uno sull’evoluzione del rapporto tra uomo e natura attraverso i secoli che è una meraviglia).

      E’ un autore inglese che si focalizza quasi esclusivamente sulla realtà inglese, ad esempio il libro sulla magia è molto settoriale nel senso che si riferisce quasi esclusivamente al folklore locale inglese, agli usi e costumi di quel mondo lì. Insomma, leggi pagine di storia culturale inglese, non europea in generale.

      Però sono pagine veramente bellissime 😂

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    1. Paolino

      il secondo lunedì di agosto (teoricamente, anniversario della distruzione di Sodoma e Gomorra)

      Anche se era il primo e non il secondo, Hiroshima è stata bombardata di lunedì.
      Lo sapevano (circa) e l’hanno tirata apposta allora?

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      1. Lucia

        😂

        Mah, non credo: loro (quelli che bombardavano e quindi avevano scelto il giorno dell’attacco) avevano bisogno di tutta la fortuna possibile, altro che giorni funesti… 😜

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