Arma Christi: lo stemma araldico di Gesù

Naturalmente, non fu un fenomeno solamente medievale.
Com’è ovvio, l’arte cristiana cominciò fin dai primi secoli a visitare il tema della Passione; e, nel farlo, mostrò fin da subito una certa predilezione per quelle rappresentazioni che permettevano allo sguardo di soffermarsi sugli strumenti che avevano determinato la morte di Gesù. Quegli oggetti di uso comune (chiodi, corde, spugne, dadi da gioco…) stridevano sinistramente con la tragicità del soggetto rappresentando: con il loro aspetto quotidiano, sottolineavano la dolorosa concretezza della morte di Gesù.

Risalgono all’età paleocristiana le prime rappresentazioni artistiche dedicate agli strumenti della Passione: note con il termine etimasia (in lingua greca “preparazione” – alla resurrezione, evidentemente), raffiguravano un trono vuoto sul quale erano stati adagiati tutti gli oggetti che, a vario titolo, avevano accompagnato Gesù nella sua agonia.

Etimasia nella basilica di san Paolo fuori le mura

Anche gli artisti altomedievali amarono dipingere (e scolpire) ai piedi del Crocifisso alcuni degli strumenti della Passione (tra i più gettonati: la lancia di Longino, i dadi dei soldati, la spugna intinta d’aceto che fu accostata alle labbra di Gesù); ma furono gli ultimi secoli del Medioevo a determinare un vero e proprio boom nella produzione di immagini artistiche legate a questi oggetti. Non fu un caso: il movimento crociato (e, con esso, la rinnovata possibilità di operare pellegrinaggi in Terra Santa) fece nascere tra i fedeli un accresciuto interesse per tutti quei luoghi e quegli oggetti che erano stati la quotidianità del Cristo. E non solo: fu proprio grazie alle crociate che l’Occidente fu inondato da una infinità di reliquie della Passione (o presunte tali, beninteso), che dalla Terra Santa affluivano in Europa suscitando inevitabilmente l’ammirazione commossa delle masse.

Questi ritrovamenti diedero forte impulso a nuovi tipi di devozione in cui aveva grande risalto l’emotività del fedele, chiamato a compartecipare anima e corpo alle sofferenze di Cristo in croce. Naturalmente, per alimentare questo tipo di sensibilità religiosa, fa sicuramente comodo poter offrire ai fedeli rappresentazioni artistiche che calcano la mano sugli aspetti più dolorosi e cruenti della Passione: nacquero così alcuni temi iconografici come quello dell’Uomo dei Dolori, che non ha bisogno di presentazione:

Stampa tedesca colorata a mano (1465-70 ca.)

o dell’Imago Pietatis, che potremmo rispettosamente descrivere come un Gesù alquanto malmesso che entra o esce dal sepolcro con l’aria di chi, in ogni caso, non se la passa troppo bene.

“Cristo morto sorretto da due angeli”, Giovanni Bellini, 1460 ca.
“Imago Pietatis” attribuita a Luca Antonio Busati (inizio XVI secolo)

E poi, naturalmente, si sviluppò il tema delle arma Christi. Quegli strumenti della Passione che fin dai primi secoli avevano commosso i fedeli divennero, negli ultimi scorci del Medioevo, una presenza sempre più concreta e ingombrante. Da oggetti di scena aggiunti ai margini del disegno per dargli maggiore caratterizzazione, si trasformarono in breve tempo nei protagonisti stessi delle rappresentazioni artistiche.

“Uomo dei dolori con Arma Christi”, 1470-85 ca.

Al tempo stesso, videro drasticamente aumentare il loro numero. Oltre agli oggetti più scontati (come ad esempio il titulus cruci, la corona di spine, i chiodi e il flagello), l’elenco delle arma Christi si arricchì con elementi sui quali ben di rado si sofferma oggi la nostra attenzione. E invece, gli uomini medievali erano soliti commuoversi nella contemplazione di oggetti quali la scaletta usata per recuperare il corpo di Cristo durante la deposizione; le tenaglie con cui gli furono tolti i chiodi dalle mani; le lanterne che gli uomini di Caifa tenevano in mano al momento della cattura; l’eclisse solare che oscurò il cielo nel Venerdì Santo.

Arma Christi dal codice Royal 6 E VI (1360-75 circa); fare click sull’immagine per ingrandire e giocare a vedere se le riconoscete tutte

“Arma”, nel Latino medievale, voleva dire (intuibilmente) “armi”: sicché, quando si cominciò a parlare di arma Christi, lo si fece con l’intenzione di far riferimento a tutti quegli strumenti che, nel corso della Passione, avevano infierito sul corpo di Gesù.
Ma il termine “arma”, nel linguaggio dell’epoca, stava anche a indicare tutto quell’insieme di strumenti di offesa e di difesa che componevano (giustappunto) l’armamentario di un cavaliere. Per capirci: anche un elmo, anche una cotta, anche uno schiniero erano “arma”, nel linguaggio militare dell’epoca. Erano “arma” anche gli scudi che i cavalieri portavano in battaglia, riccamente decorati con le insegne araldiche della famiglia nobiliare da cui provenivano.

E grazie a questo giorno di parole, sul finire del Medioevo, le arma Christi andarono incontro a una nuova trasformazione. Cominciarono ad essere dipinte all’interno di veri e propri scudi araldici, che l’autore immaginava dovessero appartenere a Gesù in persona.

Lo scudo di Gesù, sorretto da un angelo, dal codice MS M. 46 Morgan Library (1420 ca.)

Del resto, non è forse vero che ogni nobile cavaliere esponeva sul suo scudo, secondo le leggi dell’araldica, quei simboli che meglio si adattavano a descrivere il suo coraggio, la sua storia e il suo insieme di valori?

Scudo araldico di Gesù dagli affreschi della cappella di san Bernardo delle Forche a Mondovì (1473); click sull’immagine per accedere al sito internet dedicato

Se Gesù fosse stato un nobile medievale, se Gesù avesse avuto l’esigenza di creare per sé uno stemma araldico, avrebbe probabilmente voluto includere al suo interno quegli oggetti quotidiani e insanguinati che l’avevano visto consumare la sua più grande vittoria. O così, almeno, piacque pensare agli artisti medievali, che – da Nord a Sud dell’Europa – tornarono a più riprese su questo tema. Che è in effetti un modo molto medievale (ma soprattutto: molto ingegnoso, innegabilmente) per tenere assieme l’umanità dolente e la signorilità di Cristo, reietto ucciso in croce e al tempo stesso re dei re.

L’Ecce Homo regge il suo stemma araldico, in una stampa fiamminga di scuola tedesca (1465 – 1500 ca.)

Per approfondire: The Arma Christi in Medieval and Early Modern Material Culture, a cura di Lisa H. Cooper e Andrea Denny-Brown, edizioni Routledge (2016)

4 risposte a "Arma Christi: lo stemma araldico di Gesù"

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