Pillole di Storia, Vite di Santi e Beati

Papa Francesco e la Madonna dei mandarini

Al termine di un pomeriggio uggioso in cui cercavo ispirazione per un post che commemorasse l’avvio del mese mariano, è apparsa sulla mia home di Facebook una citazione di papa Francesco. Era tratta dal Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al XXVIII corso sul foro interno organizzato dalla Penitenzieria Apostolica, e tenutosi il 17 marzo 2017. Ebbene: ai partecipanti del corso, il papa raccontava:

Sulla Madonna c’è una leggenda, una tradizione che mi hanno raccontato esiste nel Sud d’Italia: la Madonna dei mandarini.  È una terra dove ci sono tanti mandarini, non è vero? E dicono che sia la patrona dei ladri. Dicono che i ladri vanno a pregare là. E la leggenda – così raccontano – è che i ladri che pregano la Madonna dei mandarini, quando muoiono, c’è la fila davanti a Pietro che ha le chiavi, e apre e lascia passare uno, poi apre e lascia passare un altro; e la Madonna, quando vede uno di questi, gli fa segno di nascondersi; e poi, quando sono passati tutti, Pietro chiude e viene la notte e la Madonna dalla finestra lo chiama e lo fa entrare dalla finestra. È un racconto popolare, ma è tanto bello: perdonare con la Mamma accanto; perdonare con la Madre.

Alla citazione che mi è apparsa su Facebook, seguivano decine di commenti sconcertati: ma come gli passa in testa, al Papa, di dire che la Madonna è la patrona dei ladri?! C’erano pure un paio di meridionali indignati, con argomentazioni sulle linee di: ecco, ci mancava solo il Papa a rafforzare l’immagine del Sud Italia tutto mafia e mandolino.

Detrattori di papa Francesco, non lamentatevi ché vi è ancora andata bene: il Santo Padre avrebbe anche potuto raccontare la leggenda della Madonna ignuda, che, per far entrare i criminali in Paradiso, si leva il reggiseno davanti al Padreterno.
E, anche in quel caso, avrebbe avuto piena ragione.

***

Ovviamente, capisco le perplessità.
‘sta Madonna dei mandarini che intralcia l’operato di San Pietro e poi fa entrare in Paradiso le peggio schiere di criminali, sta pesantemente antipatica pure a me.
Ciò non toglie che devozioni simili siano realmente esistite e, in una certa misura, esistano tutt’ora, come residuo di una religiosità popolare molto antica.
Che affonda le sue radici nel tardo Medioevo, per la precisione.

***

Noi moderni abbiamo la tendenza a immaginare il Paradiso come una combriccola di amici che vivono in armonia e beatitudine: c’è Dio onnipotente, c’è la Madonna, ci sono i santi, e ognuno vive in lieta concordia con i suoi “vicini di casa”.
Che San Peppino si metta a piantar grane al Padreterno, perché non è d’accordo col Suo operato e vuole assolutamente che Dio si emendi (!), è una visione che non esito a definire aliena dal nostro modo di intendere la Comunione dei Santi.

Che sia aliena a noi è una bella cosa, ma – tenetevi forte – San Peppino che pesta i piedi col Padreterno è stata una delle immagini più care a generazioni di fedeli. I quali non avrebbero minimamente esitato nel confermare: se San Peppino vuole far entrare in Paradiso un ladro suo amico, che San Pietro ha condannato all’Inferno, porca la miseria, Peppino riuscirà a spuntarla!

Non dico che fosse un bene, ma è la realtà dei fatti: quando un uomo medievale si trovava in difficoltà, molto raramente chiedeva aiuto a Dio. Cercava, più concretamente, il proverbiale santo a cui votarsi. Perché, si sa: “i santi ci capiscono meglio”, “sono stati uomini anche loro”, “hanno sofferto come noi”, “e poi quel santo io lo conosco, ho baciato la sua reliquia proprio io personalmente”.
In una certa religiosità popolare, Dio era percepito come un’entità distante, totalmente altra, potenzialmente pure cattiva (è sempre la classica domanda: “se Dio esiste, perché permette il male?”).

Il ragionamento ha pure una sua logica: se Dio ti manda il lutto, la pestilenza, la carestia, l’inondazione, cosa vuoi andare a lamentarti con Dio stesso per criticare le sue decisioni? Acclarato che Dio è sdegnato per i tuoi peccati (sennò non ti faceva morir di peste tutta la famiglia), non converrà forse affidarsi all’aiuto di un qualche intercessore, che magari parte col dente un po’ meno avvelenato?
Chiaro: è un modo molto ingenuo di vivere la fede. Ma ingenua era la vita religiosa del popolino, fino a qualche secolo (o decennio?) fa.

***

Orbene: acclarato che Dio può anche essere impietoso (soprattutto quando è preso da santo sdegno per i nostri peccati) sarà bene affidarsi a un intercessore molto potente. I santi patroni sono ok, ma la più potente in assoluto è intuibilmente Maria Vergine, il cui ruolo salvifico era concepito, nel Medioevo, come solo di poco inferiore a quello di Cristo stesso.
E quando  dico “poco”, intendo proprio “poco”. Poco – poco – poco.
Nell’orizzonte mentale dei medievali, era assolutamente plausibile che un individuo, magari condannato all’Inferno da Dio Onnipotente (?), fosse poi salvato in corner per il solo fatto di esser… raccomandato dalla Madonna.

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Pedro Machuca, “Madonna delle Grazie”

Questa visione della Vergine coi superpoteri comincia ad affermarsi nella teologia mariana del XII e XIII secolo; verso la metà del XIV è definitivamente consacrata dallo Speculum humanae salvationis. In questo trattato, che avrà avuto grandissima fortuna, l’infinita misericordia di Maria viene paragonata a un continuo fiotto di latte che sgorga dal suo seno – una immagine che, credeteci o no, ha avuto enorme diffusione nelle arti figurative (!), suppergiù fino all’epoca della Controriforma.

Qui vi propongo uno tra gli esempi meno hard che sono riuscita a trovare, ma è davvero frequente vedere raffigurazioni in cui la Madonna allatta (!) peccatori (!) destinati alla dannazione eterna (!), oppure spruzza schizzi di latte sulle fiamme dell’Inferno per mitigare le sofferenze dei dannati.

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Anonimo, “San Francesco salva le anime dei peccatori”

E al di là dell’imbarazzo che ci prende nel vedere la Madonna in desabillè, uno potrebbe ancor più scandalizzarsi dicendo: wè bella, ma come ti permetti di alleviare le pene dei dannati, quando Dio Onnipotente, che sta sopra di te, ha legiferato che i dannati hanno da soffrire?
Ebbene, questo malcostume di romper le uova nel paniere al Padreterno era molto diffuso nel Paradiso medievale, giacché esistono anche rappresentazioni di altri santi (ad esempio San Francesco, in questo specifico caso) che si permettono di estrarre i dannati dalle fiamme dell’inferno facendo segno di attaccarsi a uno scapolare, un cingolo, un rosario…

***

Ancor più frequente (ma non meno irriverente nei confronti dell’Onnipotente) è la rappresentazione della “Madonna del Mantello”. Anche nota come “Madonna della Mercede”, la raffigurazione mostra la Vergine Maria nell’atto di spalancare il suo mantello ed accogliervi, al di sotto, i fedeli inginocchiati. Molto carina e molto dolce l’immagine moderna dell’umanità inginocchiata ai piedi di Maria: ma cosa succedeva veramente al di sopra di quel mantello, quando il topos iconografico ha cominciato a svilupparsi?

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“Madonna della Misericordia” di Bartolomeo Caporali. Si noti Dio nell’atto di scagliare tre frecce sull’umanità, protetta dalle schiere dei Santi e dal manto della Vergine

Sopra al mantello di Maria succedeva la qualunque, e la cosa allarmante è che succedeva per mano di Dio Padre. Sono frequentissime (davvero! Frequentissime!) le raffigurazioni in cui l’Onnipotente sta per lanciare sull’umanità i suoi dardi e la Vergine pone il suo mantello a protezione degli uomini. E infatti, proprio contro quel mantello si infrangono, ad una ad una, tutte le frecce scagliate da un Dio adirato: i devoti di Maria sono così protetti da una vasta serie di catastrofi e di prove fisiche.
Nel celebre affresco della chiesa di San Gimignano, è addirittura il santo patrono (!) ad arrogarsi il diritto di pestare i piedi e dire a Dio: “gnò! Sul mio paese, la pestilenza non ce la mandi!”.

Concordo, è ridicolo, ma ne capisco anche il senso. In un mondo in cui sappiamo tutti che i mali esistono (e che Dio, per i suoi imperscrutabili disegni, ne consente la diffusione), non sarebbe confortante illudersi di avere un protettore extra che riuscirà davvero a garantirci l’incolumità?

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San Sebastiano protegge dalla pestilenza gli abitanti di San Gimignano

Confortante, non c’è dubbio… ma anche un tantinello ereticale, com’è evidente.
Già il messaggio sotteso non è dei più lineari. Ad aggravar le cose, le rappresentazioni grafiche della Madonna come corredentrice diventano anche alquanto imbarazzanti.

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Gesù e la Madonna intercedono a favore dell’umanità, nell’affresco della chiesa di S. Agostino a San Gimignano (dettaglio)

“Ma che mi rappresenta ‘sta Madonna seminuda che mi sventola il seno davanti agli occhi dell’Onnipotente??”, si chiedevano, comprensibilmente, i prelati che non avevano dimestichezza con questa rappresentazione, inorridendo davanti ad affreschi come quello – già citato – che troviamo a San Gimignano.
Vagliela a spiegare, a uno che non è pratico, la metafora della misericordia come un fiotto di latte fresco che esce dal seno della nostra Madre Misericordiosa. Vaglielo a spiegare, che in questo affresco non siamo di fronte a uno spogliarello, ma stiamo guardando Gesù Cristo e la Madonna che (l’uno indicando la ferita sul costato, l’altra scoprendosi il seno con cui ha nutrito l’Altissimo) sfruttano i “meriti” che hanno accumulato davanti a Dio per ottenere da lui una grazia.
Vaglielo a spiegare, di fronte a un dipinto così ambiguo.
E comunque non è detto che la spiegazione soddisfi l’esterrefatto osservatore – perché non è che puoi mettere Gesù e la Madonna proprio allo stesso piano; e non va neanche bene rappresentare Dio come un trio di schizofrenici che litigano tra di loro.

***

Con i dettami della Controriforma, queste visioni scompaiono (quantomeno a livello grafico).
La belligerante Regina dell’Universo con mantello da Superwoman lascia lo spazio a una pia Vergine tutta presa dalle sue attività domestiche di moglie e madre. Anche la raffigurazione dei santi viene tipizzata, mettendo da parte qualsiasi elemento che li possa far apparire “in concorrenza”, o peggio ancora “in lite”, col Padreterno.
Quant a Lui, comincia a mostrarsi un po’ più paterno, un po’ più gentile: un po’ meno giudice inflessibile, e un po’ più babbo affettuoso. Ché evidentemente ce n’era bisogno, se si era arrivati agli eccessi di cui sopra.

Ma Maria Superwoman non è mai scomparsa del tutto. Questa visione popolare della Madonna come corredentrice, che con la sua dolcezza materna può mitigare la rigidità del Padre assicurando la salvezza anche a relitti di galera, sopravvive ancora, di tanto in tanto, nella religiosità e nelle devozioni popolari.

E, a quanto pare, anche nelle piantagioni di mandarini che spadono il loro profumo nei campi assolati del Sud Italia.

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Il manto della Madonna (e il suo dolcissimo sguardo materno) in Bartolomeo Caporali: dettaglio
Vite di Santi e Beati

[Ma che sant’uomo!] Il dono di San Saba

“Ah, a proposito, Lucia… dovevo chiederti un favore”.
“Dimmi!”.
“Sai che fra qualche tempo io mi sposo… e abbiamo già scelto la chiesa, che è la chiesa di San Saba”.
“Fantastico”.
“Ecco, e io mi domandavo…”.
“Sì?”.
Chi è, San Saba?”.
“…”.
“No, dico. Visto che tu hai quel blog in cui parli sempre di Santi, e conosci a memoria tutti i Santi più improbabili, e io non ho la più pallida idea di chi sia questo Saba… mi domandavo: magari lo conosci tu!”.
“Ehm…”.
“Sì?”.
“In realtà non lo conosco… ma proverò a guardare…”.

Ora.
Aehm.
Io non vorrei tirargliela, però ho guardato.
Ho guardato su Google, che notoriamente è il thesaurus di ogni bravo agiografo.
E il primo risultato che ho trovato (a parte le tappe canoniche su Wikipedia eccetera) è stato – beh – il seguente:

Vince’.
A questo punto io non farò la classica battutina idiota degli amici dello sposo, circa il fatto che “sei ancora in tempo a cambiare idea”.
No.
Io osserverò, molto più prosaicamente, che “sei ancora in tempo a cambiar chiesa”.

***

Ma se proprio vuoi San Saba, ebbene, San Saba sia…
E dunque ecco a te, e a tutti voialtri che leggete, una nuova puntata di

Ma che sant’uomo!

ovverosia

Tutto quello che, in via eccezionale, volevate sapere sui Santi,
e addirittura avete osato chiedere!
(Wow!!)


Io pensavo che “Saba” fosse un nome così improbabile da esser appartenuto a un Santo solo… e invece, a quanto pare, di San Saba è pieno il mondo.
Dopo lunghe e approfondite indagini, ho appurato che il San Saba che ci interessa è un certo Saba Archimandrita, nato nel 439 a Cesarea di Cappadocia e morto nel 532 a Mar Saba, in Palestina.
Non ho la più pallida idea di cosa voglia dire “Mar”… ma “Saba” vuol dir “Saba”. Se andate a Betlemme, potete visitare ancora oggi il monastero di Mar Saba, fondato da San Saba, e titolato al buon San Saba.

Figlio cristiano di famiglia cristiana, il giovane San Saba era stato mandato a scuola in un monastero. Alcuni anni più tardi, ne era uscito con un’ottima cultura generale ed una marcata vocazione alla vita religiosa: sennonché, aveva sperimentato le varie forme di vita monastica, e ne era stato insoddisfatto.
Eremita? Na. Va bene per qualche tempo; ma alla lunga, diventa straniante.
Cenobita, in monastero? Naaaa: troppe distrazioni, troppo caos. Non è mica così facile, meditare in mezzo alla folla.
Alla fine, il nostro Saba si era rimboccato le maniche e si era inventato un nuovo stile di vita monastica: la laura. I monaci vivono per i fatti loro, ognuno nella sua casetta, ma si riuniscono il sabato e la domenica per far vita di comunità. Rispondono a un superiore, seguono una regola, ma fanno gli eremiti per gran parte della settimana. Per alcuni mesi all’anno, poi, sperimentano la solitudine totale in una regione del deserto; salvo poi tornare a casa, per riunirsi tutti assieme.
Il monastero di Mar Saba nasce appunto da questa esperienza. È ancora attivo, potete visitarlo: da oltre millecinquecento anni, ospita incessantemente una comunità di monaci.

Detto ciò: San Saba è nato, è andato in Terrasanta, ha fondato la laura, ci ha vissuto e è morto…
…e prima di morire, s’è ammalato.

E mentre giaceva in agonia sul suo letto di morte, Saba aveva teso un braccio ed aveva afferrato il polso di un confratello, fissandolo a lungo con gli occhi spalancati.
“Devo chiederti…”.
“Maestro”. Il monaco, un po’ spaventato, aveva dolcemente cercato di divincolarsi dalla presa. “Stai tranquillo, riposati… va tutto bene…”.
No!”. San Saba, morente, l’aveva guardato negli occhi, con decisione. “Devo dirti una cosa… tu devi…”.
Si era interrotto per un accesso di tosse; e il giovane monaco, preoccupato, si era affrettato a portargli alle labbra un bicchiere d’acqua fresca. “Bevi un sorso. Coraggio. Va tutto bene”.
Saba aveva bevuto un sorso; e poi aveva scostato il bicchiere con un gesto impaziente, tornando a guardare il monaco. “Un giorno, quando io sarò morto…”.
Il monaco aveva abbassato lo sguardo, per nascondere gli occhi lucidi.
“…allora, busserà alle porte del monastero un grande Santo. Porterà il mio nome”.
“Un…?”. Il monaco aveva lanciato un’occhiata al suo maestro, senza capire; e poi si era limitato ad annuirgli, con condiscendenza. “Certo. Un grande Santo”.
Saba era stato scosso da un altro attacco di tosse; e gli ci era voluto qualche minuto, per riprendersi. “Allora, dovrete accogliere il Santo che porta il mio nome… e dovrete consegnargli un quadro”.
“Un quadro”, aveva ripetuto, conciliante, il monaco.
“Sì. Un quadro. Il nostro quadro della Vergine”.
Il nostro quadro della Vergine?”. Il ragazzo era sconcertato.
“Quello grosso, che abbiamo in chiesa”. San Saba aveva annuito, col respiro affannato. “È importante: scrivilo da qualche parte. Lascialo detto. Lui deve avere il quadro”.
Il monaco aveva sgranato gli occhi; si era lasciato sfuggire, debolmente, un “ma perché?”.
“Perché sì. È importante”. E San Saba aveva chiuso gli occhi, abbandonando la testa sul guanciale, esausto.
Di lì a poco, sarebbe morto.

Il monaco, passato il lutto, ubbidì al maestro. Prese il Libro delle Memorie, in cui venivano appuntati tutti i fatti salienti della vita del monastero, e lasciò scritte ai confratelli le ultime volontà del Fondatore.
Ci furono alcuni mesi di fervente attesa, in cui i monaci si aspettavano da un momento all’altro di trovarsi alla porta un certo Saba che reclamava un quadro.
Poi il fervore venne meno, e si passò a una rassegnata attesa.
La rassegnazione divenne gradualmente noia, e la noia si trasformò in oblio.
Passarono gli anni, i lustri, e i secoli, e si perse la memoria di questo fantomatico San Saba jr., che avrebbe dovuto passar di lì per prelevare un quadro.

E poi, improvvisamente, da qualche parte del pianeta, le grida di una donna si mescolarono al primo vagito di un bimbo, appena nato. E le trombe del castello suonarono a festa e lungamente, per annunciare al popolo la nascita del terzogenito di re Stefano, fondatore dello Stato Serbo.

Passarono diciassette anni, da quel giorno… e un bel dì, il principino scappò di casa. Disgustato dalla politica, scappò di casa e divenne un monaco: correva l’anno 1191, e il giovane principino Ratsko prese solennemente i voti. Dovendo scegliere un nuovo nome, decise di chiamarsi “Saba”: da qualche parte aveva letto di un certo San Saba fondatore di un monastero; gli era sembrato un bravo Santo…

Passò il tempo, e Saba jr. divenne grande.
Divenuto grande, cominciò a ricevere degli incarichi commisurati alla sua statura.
Uno di questi incarichi lo condusse a Gerusalemme, messaggero in Terrasanta.
E visto che si trovava in zona, il nostro Saba jr. pensò bene di visitare il monastero fondato da Saba senior. In fondo in fondo, era il suo mito…

Bene: facciamola breve.
San Saba jr. varcò la soglia di Mar Saba, presentandosi come il grande Saba, arcivescovo di Zica.
I monaci di Mar Saba lo accolsero con uno sbadiglio, e lo fecero entrare senza batter minimamente ciglio.

San Saba jr. visitò la chiesa, lanciò apprezzamenti per l’architettura e per i meravigliosi quadri – e i monaci annuirono nel totale oblio, assolutamente dimentichi di quella vecchia profezia.

San Saba jr. sostò in chiesa per pregare, chiese di poter vedere le reliquie del suo Santo omonimo – e i monaci annuirono; ignari di tutto, e inconsapevoli.

A quel punto, da una nuvoletta in Paradiso, San Saba senior si guardò esasperatamente attorno (che, per un Santo, equivale al nostro “alzò gli occhi al Cielo”). E poi, visto che la cosa stava andando per le lunghe, si rimboccò le maniche… e decise di intervenire.
Quando Saba jr. si inginocchiò di fronte all’ossario che conteneva le ossa sparse di San Saba, San Saba schioccò le dita e le sue ossa si ricomposero. Davanti agli occhi attoniti di Saba jr., nonché dei vari monaci, lo scheletro di San Saba prese vita, miracolosamente. Puntò due orbite vuote negli occhi di Saba jr., gli fece “ciao” con la manina, e poi tornò al suo posto.
Gli sembrava sufficientemente eloquente, come segno.

Dopo un certo iniziale e comprensibile sconcerto, i monachelli di Mar Saba cominciarono a porsi delle domande.
Tipicamente, le reliquie di San Saba se ne stavano ferme e buone nel reliquario. Semmai qualche miracolo, okay: ma sempre stando ferme.
E quindi, perché di fronte al visitatore avevan fatto quella cosa strana?
I monaci che avevano assistito al miracolo interpellarono i più saggi – che interpellarono i più vecchi, che interpellarono gli storici. Gli storici, infine, interpellaron gli archivisti. E a un certo punto – o meraviglia! – il monaco archivista tirò fuori dei rotoli vecchissimi, e pressoché illeggibili. E scorrendo vari papiri, scoprì alla fine quella nota lontana del 532 d.C. … quando un altro archivista, mezzo millennio prima, aveva lasciato un appunto per i posteri.
E dentro all’appunto, una profezia.

***

Non si sa per quale ragione, precisamente, San Saba senior abbia voluto affidare a San Saba jr. il famoso quadro della Vergine.
Io, in ogni caso, son contenta che l’abbia fatto.
Il prezioso quadro – che, secondo la tradizione, era stato dipinto personalmente da San Saba – passò alle mani del secondo Saba, e viaggiò con lui dalla Terrasanta fino in Serbia.
Se diamo retta alla tradizione, fu dunque San Saba senior, attraverso Saba jr., a portare in Europa un topos iconografico che ebbe una fortuna dirompente, continuando ad essere riproposto lungo tutto il Medioevo.
E sto parlando – indovinate un po’? – del bellisimo topos della Vergine del Latte. Ovverosia: un quadro di Maria, ritratta in quel momento così dolce e intimo in cui stringe Gesù Bambino… e lo allatta, dolcemente.
A noi, oggi, potrà sembrare un’immagine strana; ma dipende principalmente dal fatto che siamo costantemente circondati dalla pornografia, secondo me.
Non diamola vinta alla pornografia.
Anche perché, lungo tutto il corso del Medioevo, l’idea di Maria che allatta è stata davvero una delle scene più amate, più raffigurate, (ed anche più profonde, se vogliamo), dell’intero repertorio artistico.
È una scena commovente, in fondo.

***

Quando ho cominciato a documentarmi su San Saba, non avevo la più pallida idea che saremmo finiti qui. È stata una bella sorpresa, ed anche una piacevole coincidenza… perché insomma: a quanto pare, San Saba è famoso per aver portato in Europa una immagine dolcissima (di due membri su tre) della Sacra Famiglia.
Il che non mi sembra neanche malaccio, come augurio, per due futuri sposi che si apprestano a formarla, una famiglia.

Auguri!

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[10] Madonna del Latte / 3

L’immagine con cui ho concluso il post di ieri (quella della Vergine che mostra il seno gonfio di latte a San Bernardo) non è l’unico quadro che raffigura l’episodio. Anzi, ce n’è uno molto più famoso, che si intitola La lattazione di San Bernardo: in questo dipinto, la Madonna spruzza il latte direttamente nella bocca del sant’uomo, come potete ben vedere da questa immagine.
Non sapevo quale pubblicare; sono rimasta in dubbio: alla fine ho pubblicato il secondo dipinto perché mi piaceva di più come resa estetica, oltre che per un semplice interrogativo – un Santo che si abbevera del latte della Vergine, non sarebbe stato un po’ troppo spinto? Non certo per me, e neanche per voi, che non siete dei cretini; ma per un visitatore occasionale, che passa di qui per caso? Mi immagino già i commenti che farebbero sul sito UAAR… “guarda che maniaci repressi, questi cattolici!”.

Beh: un pochino, avrebbero ragione.
Non certo per la storiella che vi ho raccontato ieri, di cui credo (spero) sia evidente a tutti, il significato: avrebbero ragione, semmai, perché questa storia del latte della Vergine, col passar dei secoli, è un po’ degenerata.
Si è partiti dalla considerazione che Maria è la mamma di Gesù Bambino: lacrime di gioia e commozione, inni di preghiera, e fin qui tutti contenti.
Si è fatto lo step successivo cominciando a raccontare storielle edificanti sul latte della Vergine: Maria che mostra il latte a San Bernardo; Maria che dona il latte alle puerpere schizzandole col suo; Maria che scende nell’Inferno per spruzzare il suo latte sulle fiamme demoniache e alleviare le sofferenze dei dannati.
Si è andati un po’ troppo in là quando la devozione popolare ha applicato alla Madonna una sineddoche (“il tutto per una parte”), e invece di lodarne il latte ha cominciato a lodarne il seno. Il bel seno della Vergine, il seno miracoloso, il seno pieno di grazia, il seno di Maria… giusto per farvi capire a che livello si era arrivati, vi copio testualmente (è un dato storico: non scandalizzatevi) una credenza popolare relativa a un chierico ammalato, che era stato miracolosamente guarito per intervento della Vergine. Mentre il poveraccio sta dormendo – racconta la leggenda – la Madonna

si china sul suo letto e con atto soave di grande soddisfazione estrae al suo dolce seno la mammella, dolcissima, soave e bella; gliela mette in bocca, toccandogliela molto delicatamente in ogni punto e bagnandola col suo dolce latte. Poi se ne va, lasciandolo addormentato. Il chierico si svegliò all’istante, e si stupì grandemente di vedersi del tutto guarito

Ripeto: questa è Storia, NON scandalizzatevi; però, se vi scandalizzate, avete tutta la mia comprensione. In una leggenda come questa, la Madonna ci fa la figura della pazza scatenata che si introduce nottetempo nelle cellette dei monasteri per aggredire con molestie i chierici ammalati!

310px-Jean_Fouquet_005E poi… beh, sì: diciamocelo. Più passa il tempo, più l’arte diventa meno “sacra”: non che nel Rinascimento non si dipingessero più i Cristi e le Madonne; ma non tutti gli artisti li dipingevano con le modalità, gli stili, e fors’anche con il senso di responsabilità che poteva avere un Giotto. In molti, troppi, quadri, la figura della Vergine allattante aveva perso il suo valore didascalico: era diventato (o rischiava di diventare) un pretesto per mettere in mostra un nudo femminile… e che nudo, poi! Questo dipinto è tratto da un dittico del francese Jean Fouquet, che l’ha pitturato attorno al 1455: scusatemi i termini, per carità del cielo, ma quella tizia lì non mi ricorda una Madonna. Quella tizia lì (scusate il linguaggio) è palesemente una gran bella ragazza con due grosse poppe al vento, a cui hanno seduto in grembo un Cicciobello giusto per poter vendere il quadro senza esser presi per maniaci.
Non c’è più nulla, di quel simbolismo splendido dei primi quadri che ho postato: se volessi farvi gli auguri di Natale, io vi spedirei un biglietto con il quadro di Solario; non certo col primo piano di questa tizia, che più che alla Madonna assomiglia a una pin-up siliconata.

Tutto ciò, per esprimere il concetto seguente. Siete stupiti, con questi presupposti, che il Concilio di Trento abbia esortato tutti a darci un taglio, con ‘sta storia del seno della Vergine?
Io no, anzi farei partire una ola per i padri conciliari: Maria che allatta è un concetto troppo bello per sminuirlo così; se non si riusciva più a considerarlo in tutta la sua altezza, tanto valeva eliminarlo proprio. Sempre meglio che infangarlo.

Insomma: se in questi due giorni vi siete chiesti come mai non ne producano più, di quadri di questo genere, la risposta è breve – è perché siam troppo idioti. Ci mettono in mano un concetto altissimo e stupendo, e noi lo smanacciamo a destra e a manca senza manco accorgerci che, così facendo, rischiam di rovinarlo.
E poi… onestamente. Come pensate che verrebbe accolta, oggi, una Madonna del Latte? Una Madonna del Latte in chiesa, dico: una parrocchia dedicata alla Vergine allattante, con un quadro del genere nel bel mezzo della chiesa.
Niente da fare, gente, siam decisamente troppo idioti: una immagine del genere, al giorno d’oggi, non sapremmo più capirla. E del resto, cosa ti puoi aspettare da una società in cui alla sottoscritta è capitato di conoscere una mamma, la quale (giuro) affermava tranquillamente di aver smesso di allattare immediatamente dopo il parto perché non ci si trovava: il seno era sempre stata una componente importante dei giochi erotici fra lei e il suo compagno, e le faceva senso (!) pensare che potesse impadronirsene suo figlio (!!). Se si arriva a certe affermazioni (che io trovo molto comprensibili, nel senso che sono la logica conseguenza di un certo processo, portato alle estreme conseguenze)… se si arriva a certe affermazioni, dicevo, poi cosa vuoi fartene, di un quadro della Vergine che allatta il suo bambino? Un bel niente, oserei dire: a meno che non ci sia qualcuno che te ne spiega il significato in tre post consecutivi, (e che te lo sa spiegare solamente perché a sua volta l’ha studiato!), io penso che, di fronte a un quadro simile, di primo acchitto, chiunque rimarrebbe un po’ perplesso.
E non si tratta del minor spirito religioso, e nemmeno (o non solo) del fatto che vediamo donnine seminude ammiccanti e sexy ad ogni angolo della strada, in un continuo bombardamento che non ci aiuta un granché ad essere obiettivi. Più che altro, qui si tratta proprio di una collettiva incapacità di leggere a fondo le immagini religiose, e di coglierne, attraverso la simbologia, il valore più profondo. È un male di tutti, non crediate; e non solo di questi secoli.

E così, la più importante (in passato) immagine di Maria, quella più pregnante di significato teologico, quella che evidenzia il generoso gesto della madre che dona vita, quella che meglio di tutte rappresenta la meraviglia del Natale… questa immagine, oggi, è perlopiù ignorata.
Non la si comprende.

Ma chi lo sa? Forse noi sapremo comprenderla un po’ meglio, dopo questo excursus splinderiano!

calendariodellavvento2010, Vite di Santi e Beati

[9] Madonna del Latte / 2

Il culto della Madonna del Latte, vi dicevo, ha avuto una particolare diffusione soprattutto nel Medio Evo. Come mai?

Punto primo, nel Medio Evo non c’era ancora il latte artificiale: se una donna non aveva abbastanza latte, suo figlio moriva di fame; punto e basta. Una Madonna ritratta nell’atto di allattare sembrava abbastanza propensa a farsi carico di tutte le preghiere delle puerpere: e quindi, era una Madonna abbastanza popolare.
Punto secondo, si torna al punto di partenza: nel Medio Evo, erano diffuse alcune eresie come ad esempio il docetismo, che negavano la vera umanità di Cristo. I doscetisti non vi diranno niente, ma probabilmente conoscete i Catari, che hanno ripreso in pieno questo concetto: negando la realtà umana di Cristo, sostenevano che la sua passione, crocifissione, morte e risurrezione fossero solamente racconti simbolici – e non la vera realtà dei fatti.
E qui, si ritorna al punto di partenza: che c’è di più umano di un bimbo che prende il latte dalla mamma? Che c’è di più terreno, di più materiale, di più semplice di un neonatino in fasce? Le Madonne del Latte sottolineavano appunto l’incarnazione di Cristo (Cristo che si è fatto bambino! Cristo rappresentato nel suo bisogno più terreno: quello di bere il latte della mamma!). Ed è anche per questa ragione, che le Madonne del Latte erano così popolari: erano una risposta, indiretta, alle eresie dell’epoca. Erano un modo per rimarcare che , veramente Dio s’è fatto uomo. Sul serio!

Ed è qui che si inserisce una nuova puntata di “Ma che sant’uomo!”: perché anche i Santi – che credete? – hanno i loro momenti di difficoltà e di crisi. Ce li ha avuti persino San Bernardo di Chiaravalle, che era presissimo nella lotta contro il catarismo: San Bernardo era convinto delle tesi che affermava (ci mancherebbe altro!); però era anche un po’…in difficoltà. Ai catari che negavano la vera incarnazione del Signore; ai catari che negavano l’importanza di Maria madre di Dio… a questi, che rispondere? Non dico che Bernardo avesse dei dubbi di fede, ma quantomeno aveva dei dubbi pratici: che dire? Come argomentare? Con quale forza portare avanti la battaglia: chi te lo impone, chi te lo fa fare?
Insomma: San Bernardo era un pochetto in crisi. Capita anche ai Santi, che credete? Capita: è normale.
E quando capita, i Santi fanno una cosa molto intelligente: si mettono a pregare, e chiedono un aiuto al Cielo.
Tendenzialmente, arriva.
E infatti, in quel freddo pomeriggio, San Bernardo stava inginocchiato davanti a una statua della Madonna: pregava disperatamente, singhiozzava anche un pochetto, e guardava Maria Vergine attraverso una cortina di lacrime. “Maria! Ti prego!”, sussurrò pianissimo, chiudendo gli occhi lacrimanti. “Ti prego. Mostrami che sei madre!”.
“D’accordo! Dammi solo un attimo, per piacere”.
San Bernardo sobbalzò e si portò una mano al cuore, cominciando ad avvertire i primi prodromi di un ictus. Aprì cautamente un occhietto e si guardò attorno, incredulo.
Dall’alto del suo piedistallo, la statua della Madonna gli sorrise, dolcemente. “È che qui sono un po’ scomoda”, mormorò piano, a mo’ di scusa. “Mi prendi un attimo il bambino, per favore?”.
San Bernardo si sforzò disperatamente di pronunciare qualche frase epica, degna di passare alla Storia; purtroppo, tutto quello che gli uscì dalle labbra fu uno striminzito “eh?”.
La Madonna gli mise in braccio Gesù Bambino (che, dal canto suo, si stava ciucciando un piede, con aria molto concentrata). Maria guardò Bernardo e gli sorrise, passandogli il neonato: “ricevi tra le tue braccia il Salvatore del mondo”, osservò amorevolmente. “Non è da tutti”.
San Bernardo aveva le braccia che si erano fatte molli come il burro, e cominciò a interrogarsi ansiosamente su quali conseguenze teologiche potessero derivare dal farsi cadere dalle braccia il Salvatore del mondo, e spaccargli la capoccia. Incredulo, lanciò uno sguardo a Gesù Bambino: il Salvatore del mondo, dal canto suo, puntò gli occhi in quelli di Bernardo e disse poche, profondissime parole…
Nghù!”.
Maria ridacchiò (probabilmente, aveva visto l’espressione di Bernardo), e San Bernardo riportò su di lei lo sguardo, vieppiù sconvolto. Tutto avrebbe pensato nella vita, tranne che di trovarsi a tu per tu con la Madonna; ma ancor peggio, tutto avrebbe pensato nella vita, tranne che di trovarsi a tu per tu con la Madonna che si slacciava il reggiseno.

Maria sembrava tranquillissima, come se stesse facendo la cosa più naturale del pianeta: si scoprì leggermente il petto (Bernardo, orripilato, pensò di trovarsi di fronte a un demone tremendo, se osava tentarlo addirittura con le sembianze della Vergine!), e poi si schiacciò il seno, piano. Dal suo seno uscì qualche goccia di latte, e la Vergine sorrise. “Visto? Bernardo, io sono veramente madre. E il Verbo si è veramente fatto carne, nascendo dal mio grembo: continua la tua predicazione, e non aver più dubbi!”.

Mentre Maria si ricopriva, Gesù Bambino gorgheggiava piano, fra le braccia di Bernardo. Un “nghé”, un “nghé!” un po’ più deciso, un mezzo pianterello, e poi proprio un singhiozzo disperato. “Scusa”, commentò Maria, tendendo le braccia verso il bimbo. “Meglio se me lo passi: mi sa che ha fame”.
E stringendo al petto il suo Bambino, nonché il suo Padre, salutò Bernardo con affetto, sorridendogli con gli occhi. “Buon lavoro, Bernardo. E ricorda, non temere!”.

Il Salvatore del mondo fece sprofondare il testolino nelle braccia della mamma, sgambettando un poco. Un singhiozzo, qualche lamento; e poi si calmò, stringendo nei pugnetti il velo azzurro di Maria. E accennò un sorriso, finalmente rasserenato, il Signore Nostro Onnipotente; facendosi cullare, ad occhi chiusi, dall’abbraccio di sua mamma.

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(Continua)

calendariodellavvento2010, Pillole di Storia

[8] Madonna del Latte / 1

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Mi perdonerete se la casellina del Calendario la inserisco un po’ più in basso, per stavolta: l’immagine di sopra era così forte che non potevo non collocarla in apertura.
Sissì, avete visto bene. Quella lì, è proprio Maria Vergine.
E… , avete visto bene. Quello lì, è proprio il seno di Maria Vergine.

Stupiti? Scandalizzati? Turbati per la blasfemia?
Beh, non dovreste affatto: quando Ambrogio Lorenzetti dipingeva (nel 1324) questo quadro, (e quando io, seduta al mio pc, componevo questo post specifico), nessuno di noi due aveva intenzione alcuna di essere blasfemo. Anzi. Sia io che Ambrogio volevamo celebrare una delle immagini più belle, più profonde, più gloriose della Natività…
… perché che c’è di più dolce al mondo, di una mamma che allatta il suo bambino?

Sia chiaro: non sono pazza. Non lo era neanche Lorenzetti, sol per quello. Un mucchio di gente, prima di noi due, si è incantato a immaginarsi Gesù Bambino che beve il latte della mamma: le prime parole in lode di Maria si leggono già nel Vangelo di Luca, quando una donna esclama ad alta voce, rivolgendosi a Gesù, “beato il grembo che ti ha portato, e le mammelle da cui hai preso il latte!”.
Perché insomma: ci pensate? È una cosa così sconvolgente da far girar la testa, per chi ci crede: Dio (Dio Creatore Onnipotente!) che si fa uomo e viene sulla terra… e si fa così piccolo, così misero, così indifeso da succhiare il latte dal seno di una donna; stretto fra le sue braccia, bimbo di una mamma. Ma ci pensate, a quale messaggio incredibile sottenda, questa immagine? Lasciamo perdere il presepio, lasciamo perdere il bimbo biondo nella mangiatoia fra il bue e l’asinello: pensiamo a Dio che si disseta al seno della mamma. Ma vi rendete conto di quanto sia sconvolgente, anche solo pensare a una cosa del genere? Leggevo qualche giorno fa la testimonianza di un esorcista, secondo cui il diavolo sarebbe anche stato disposto, in via ipotetica, a sottostare a Dio… ma a un Dio incarnato, mai! A un Dio che nasce uomo e diventa un neonatino fragile, gracilissimo, e indifeso… beh, a quello, mai!
E  in fondo in fondo possiamo anche capirla, la sua logica.

La Madonna del Latte è questo.
La Madonna del Latte, e cioè tutte le rappresentazioni della Madonna che allatta, voglion dire esattamente questo. Voglion dire che Gesù si è fatto vero uomo: che ha sofferto veramente, che è morto veramente; che in quelle ore lì sul Golgota, non è che stesse giocando a briscola. Gesù era Dio, eppure vero uomo: era quello stesso bambinetto che si attacca al seno della mamma, tirandone le vesti o accarezzando la sua pelle. E c’è una bellezza meravigliosamente splendida, se ci pensate, nel quadro di Lorenzetti che vi ho proposto sopra: Maria è seria, consapevole, adulta e concentrata; fissa il suo Bambino, con l’amore di una mamma ma anche con lo sguardo consapevole di chi sa Chi è, il Bimbo che stringe in braccio.
E il Bambino? Beh, lui succhia: lui c’ha fame, succhia; che altro deve fare? Non è un Cristo benedicente, seduto in braccio alla mamma e con il mondo in mano: questo qua è un bimbo che ha fame, vuole il latte, e si rasserena quieto nell’abbraccio della mamma.
Riuscite a immaginare qualcosa di più bello?
Vi viene in mente una immagine migliore, se pensate a Gesù Bambino, neonato, nel presepe?
A me non viene in mente, onestamente: perché questa qua è una scena divinamente umana. La Vergine Maria che scende dal suo trono, per farsi immortalare come madre del suo figlio, (e Padre), nell’atto quotidiano di allattarlo.
Ed il Dio Onnipotente, creatore del cielo, della terra e di tutte le cose che vediamo… che si stringe alla sua mamma, affamato, in un vagito.

Se dovessi mandarvi un biglietto coi miei auguri di Natale, sceglierei – e non scandalizzatevi – un dipinto tipo questo.

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(Madonna del cuscino verde, Andrea Solario, ca. 1507)

(Continua…)