La vera storia di Balto e di Togo, i cani che salvarono Nome dalla difterite

1925: all’ospedale di Nome arrivano i primi pazienti che accusano i sintomi della difterite. Il che è un bel problema, anzi è un dramma – perché l’ospedale non ha i farmaci necessari e nessuno sembra essere in grado di farli arrivare a Nome in tempo utile.

Inizia così una storia da film che ha come protagonisti degli eroi specialissimi. Degli eroi a quattro zampe.

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Perché facciamo così poca memoria delle epidemie?

Le vittime dell’influenza spagnola sono decisamente più numerose delle vittime della Prima Guerra Mondiale. Eppure, esistono ad oggi circa ottantamila libri dedicati alla Grande Guerra e circa quattrocento dedicati alla Spagnola.

Le epidemie tendono ad essere ricordate poco e male dalla memoria storica collettiva. Ma perché succede questo?

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Quante epidemie influenzali ci sono state nella Storia?

Nel 1580, la curavano con zucchero candito.
Nel 1830, la derubricarono a “malattia da poco conto, non è mica il colera” e se ne pentirono amaramente.
Nel 1888, scoprirono da che cosa era causata, col piccolo problema che la scoperta era sbagliata.

La Storia dell’influenza è ricca di sorprese!

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In tempo di epidemia, tu mostra le caviglie!

O tempora, o mores! Tra le tante paure, più o meno razionali, che ci paralizzano in questi giorni, non siamo ancora riusciti a farcene venire una che invece atterriva le generazioni prima di noi.

E cioè, la paura dei vestiti infetti che diffondono l’epidemia.

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Quale cura è più importante per un malato? Se ne discuteva anche nel Medioevo

Di fronte al bizzarro fenomeno antropologico che sta avendo luogo nell’Internet cattolico, ho deciso che lascerò la parola a un professionista.

E, in particolar modo, al dottor Henry de Mondeville, uno stimato chirurgo che, nel corso della sua professione, si è effettivamente trovato a dover gestire situazioni umane simili a quelle dei nostri giorni.

Henry de Mondeville è morto nel 1320, ma cerchiamo di sorvolare su questo dettaglio.

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Un vescovo nega la Comunione per paura dell’epidemia!! (Ed è in corso la sua causa di beatificazione)

“Ommioddio, non c’è più religione, questa Chiesa va a scatafascio! I santi preti di una volta si stanno rivoltando nella tomba!! E questi nostri pavidi vescovi terrorizzati dal contagio ci negano il diritto di ricevere l’Eucarestia proprio quando ne avremmo più bisogno!!1!!1!”

È possibile (ma non troppo probabile) che qualcuno l’abbia detto per davvero, quando il provvedimento entrò in vigore nel 1854. 
L’epidemia in questione era quella di colera e il provvedimento recava la firma dal venerabile Angelo Ramazzotti, vescovo di Pavia, per il quale è attualmente in corso la causa di beatificazione.

Cattolico indinniato che te la prendi con la CEI: stacce. 

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