Il “male degli ardenti”: la malattia misteriosa che legò per sempre il maiale a sant’Antonio

C’era una volta una epidemia.
Che barba, eh? C’è sempre una qualche epidemia, nella Storia.

Questa, però, è una epidemia strana, una di quelle che piacciono tanto ai medici appassionati di Storia. In effetti, permette loro di giocare a fare il dottor House nella macchina del tempo: c’è un’accozzaglia di sintomi improbabili da analizzare, ma non c’è (ad oggi) una diagnosi nota.

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“Alone in the Past”: sopravvivere all’inverno come un pastore medievale

Onestamente, non riesco a capire come mai non sia un tema più gettonato. Personalmente, io troverei geniale un reality show (ben fatto) ad ambientazione storica (tipo: i concorrenti vengono mandati a vivere in una dimora di inizio ‘900 e debbono rinunciare a tutte le comodità moderne). Non sarebbe una visione interessantissima sotto più d’un punto di vista? E infatti, ho trovato di enorme interesse l’esperimento condotto nell’inverno 2013 da Pavel Sapozhnikov, un giovane membro dell’associazione Ratobor, attiva nel mondo della living history.

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Io spero di ricordarti sempre, 2020

Marco, chiamiamolo così, andava a prostitute. Che non è una bella cosa da fare, anche se qualcuno avrebbe probabilmente detto che pagare una professionista è pur sempre il male minore, se l’alternativa è sedurre le ragazze del borgo con false promesse e poi abbandonarle, svergognate e magari incinte, non appena ti trasferiscono in un’altra caserma.
Sarà.
Fatto sta che Marco andava a prostitute, anche se “era un bravo ragazzo, salutava sempre!”, come ebbero poi a dire i suoi conoscenti all’ufficiale medico che indagava sulla vicenda.

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Come è nato l’albero di Natale?

Affidare a Google questa domanda potrebbe far apparire sul vostro schermo una ridda di risposte (che, fra l’altro, si contraddicono l’un l’altra).
Ma una soluzione al quesito probabilmente c’è. E, credeteci o no, c’entrano Adamo ed Eva!

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Cinque antiche tradizioni del Natale che non sapevi di voler provare

Mettiamo caso (così eh, per ipotesi!) che una serie di sfortunati eventi ci impedisca di festeggiare il Natale come abbiamo sempre fatto, spingendoci a vacanze più quiete e casalinghe.
Che famo?
Ipotesi A: ci struggiamo nel profondo perché quest’anno non possiamo replicare tante care tradizioni.
Ipotesi B: approfittiamo di questo inverno anomalo per scoprire altre tradizioni che erano care ai nostri trisavoli e che (metti mai) magari potrebbero conquistare anche noi.

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Christkindl, l’angioletto del Natale

C’era una volta il santo vescovo Nicola, che sotto Natale portava i doni ai bimbi buoni.
E la cosa andava molto bene a tutti quanti tranne che a un teologo tedesco che si chiamava Martin Lutero, il quale – messosi a capo di una chiesa riformata – non esitò affatto nel dire ciò che pensava sul tema.

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I cani fantasma del Natale

In fin dei conti, la differenza è tutta qui. In casa nostra, nel periodo di Natale, penetrano furtivi elfi operosi e vecchietti rubizzi che portano doni ridendo. Nelle case dei nostri trisavoli si infiltravano anime morte, spiritelli piantagrane e presagi di sventura.

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Santa Lucia, santa della fame

È il 17 settembre 1915 quando Leo Spitzer, linguista di una certa fama, prende servizio a Vienna presso l’Ufficio Centrale della Censura Postale.
E se vi chiedete cosa c’entri santa Lucia con la censura di guerra nell’Impero austro-ungarico… beh, continuate a leggere!

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Bärbele e Klausen, i mostri buoni del Natale

Escono dalle loro tane nel lasso di tempo che va tra il 4 e il 6 dicembre. Si annunciano col cupo suono di campanacci, si aggirano minacciosi per la città; si mormora che siano lì per intercessione dei santi Nicola e Barbara. Potrebbero sembrare esseri mostruosi, ma in realtà hanno un cuore buono, come scoprirà chi vorrà aprir loro le porte.

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