Di come la Grande Guerra cambiò il nostro modo di vivere il lutto

La Chiesa anglicana fu la prima ad esprimersi sul tema, dando il via nel 1880 a una Church of England Burial, Funeral e Mourning Reform Association che incoraggiava i fedeli a cercare “la semplicità, a discapito dello spettacolo” nell’organizzazione del triste giorno. Alla prova dei fatti, la maggior parte della popolazione restò attaccata alle tradizioni. Fu un singolo evento storico, dalla portata dirompente, a dare una netta accelerata a quel cambiamento di costume che si cominciava appena a intravvedere.

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La torta pasqualina, fragrante allegoria della Resurrezione

Agli occhi di un gourmand anni Duemila, la pasqualina potrebbe sembrare solo una torta di verdure come tante. Ma ben altri significati assumeva questo piatto agli occhi attenti della gente di una volta (quando si viveva in un mondo pieno di simboli in cui ogni cosa, per speculum et in aenigmate, rimandava a una verità più grande).

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Le scorpacciate? Importanti quanto il digiuno: lo dicono i santi!

L’astinenza dalle carni e la pratica del digiuno sono sempre stati considerati elementi assai importanti per la pratica della virtù cristiana. E fin lì, d’accordo.
Ma che succede quando, per colmo di disgrazia, un giorno di festa (in cui sarebbe d’uopo concedersi una magnata come poche) cade di venerdì (giorno in cui bisogna osservare l’astinenza e la morigeratezza a tavola?).

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L’ambigua lotta tra il Carnevale e la Quaresima

Ambigua festa, quella del Carnevale. Da qualunque lato la si guardi, è evidente che si festeggia là dove non ci sarebbe un bel niente da festeggiare. Chi è lo stolto che si abbuffa senza sentirsi stringere la bocca dello stomaco al pensiero del digiuno di quaranta giorni che lo attende? Chi è così avventato da lanciarsi in una festa di fine inverno attorno a metà febbraio, quando il gelo è ancora dietro l’angolo?
Eppure, è secolare e piena di significato l’eterna, insensata lotta tra il Carnevale e la Quaresima.

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Il “male degli ardenti”: la malattia misteriosa che legò per sempre il maiale a sant’Antonio

C’era una volta una epidemia.
Che barba, eh? C’è sempre una qualche epidemia, nella Storia.

Questa, però, è una epidemia strana, una di quelle che piacciono tanto ai medici appassionati di Storia. In effetti, permette loro di giocare a fare il dottor House nella macchina del tempo: c’è un’accozzaglia di sintomi improbabili da analizzare, ma non c’è (ad oggi) una diagnosi nota.

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