Il sabba delle streghe nella Notte di Santa Valpurga? Nasce (per caso) nel 1580

Ogni tanto vien quasi la tentazione di provare compassione per quel povero diavolo del diavolo, a cui – se volessimo dar retta agli atti dei processi per stregoneria – toccò fare sforzi ai limiti dell’eroico per rimpinguare la scalcagnata ciurma dell’esercito di incantatrici che s’era messo in testa di tirar su a tutti i costi.

Per esempio, io vorrei sapere con quale spirito il principe delle tenebre bussò alla porta di quella casetta fatiscente a Bernburg con la prospettiva di sedurre e possedere carnalmente la padrona di casa, Curt Köchin, donnone di novant’anni e passa (in cui il “passa” è giustificato dal fatto che nemmeno la diretta interessata si ricordava più quanti anni avesse esattamente). Ma, come si suol dire, à la guerre comme à la guerre: sicché, nel 1579, il diavolo acquisì forma umana, si trasformò in un giovanotto dal fisico splendente e dai modi affabili e bussò rassegnato alla porta di Curt Köchin e cominciò a sedurla con moine e complimenti. Nell’arco di mezza giornata se l’era portata a letto, donandole ore di indicibile passione; dopodiché gli toccò pure cominciare a farle visita frequentemente, portandole denaro e abbondanti regalie e insegnandole a riconoscere nei campi quelle erbe che potevano essere usate per avvelenare gli uomini e lanciare maledizioni. A un certo punto, giustamente incredula per la fortuna d’esser corteggiata da cotanto pezzo di marcantonio, Curt Köchin acconsentì a unirsi al suo spasimante non solo nel corpo ma anche nell’anima (a citar la fonte cinquecentesca), diventando sua a tutti gli effetti. Agli occhi di un cristiano sarebbe stata apostasia; agli occhi del diavolo equivaleva a una presa di possesso: da quel momento in poi, ottenuto ormai quello che voleva, il demonio diventò «freddo come il ghiaccio» con la povera Curt, cessando quasi del tutto di passarle soldi e smettendo di farle visita, se non di rado e unicamente per i suoi scopi.

Stesso copione con la Nera Gertrude, che abitava un po’ più in là. Lei aveva incontrato il diavolo nel 1573, in mezzo ai campi: visione sconvolgente e indimenticabile, visto che quell’essere di angelica bellezza s’era mostrato a lei indossando un abito nobiliare che probabilmente non s’era visto mai in quel paesello di provincia. E Gertrude sembrava essere quel tipo di donna più suscettibile alla ricchezza che all’amor carnale: con lei, il diavolo poté risparmiarsi le notti di passione e andare subito al sodo, facendole scivolare in mano tre monete così nuove da luccicare ancora e promettendole ricchezze infinite se solo lei avesse accettato di diventare sua. C’è bisogno di dirlo? Gertrude accettò: rinnegò la sua fede cristiana, si gettò nelle braccia del demonio in anima e corpo… e da quel momento in poi scoprì d’essere solo una tra le tante. Di soldi non ne vide manco l’ombra; però, imparò pure lei a lanciare maledizioni con le erbe.

A questo punto, la storia della Zoppa Gegerin ha il sapore del già sentito: incontrò il diavolo nel 1575, quando lui si trovò “casualmente” a percorrere con lei un tratto di strada mentre la donna tornava dai campi portandosi in spalla uno staio di grano. Bello da lasciar senza fiato, affascinante da non resistergli e vestito in abiti sontuosi, il diavolo le offrì una moneta d’oro. E Gegerin, che pure non era quel tipo di donna da dar confidenza agli sconosciuti incontrati in mezzo alla strada, cedette in un soffio: accettò di diventare sua in anima e corpo… e, proprio come le altre sue colleghe, scoprì ben presto di non averci fatto un affare.

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La storia di queste tre infelici ci viene raccontata da un pamphlet dal roboante titolo di Un nuovo resoconto da Berneburgk, terribile e scandaloso da udire e da leggere, riguardante tre vegliarde amanti del diavolo, streghe e incantatrici, e ciò che accadde loro alla fine del presente anno 79. L’opuscoletto, dal sapore esplicitamente edificante, si rivolge ai lettori cristiani allo scopo di ammonire sulle lusinghe del demonio, che da sempre seduce, promette, inganna e poi tradisce. Se l’autore parla convintamente di una causa per stregoneria tenutasi a carico delle tre donne, a oggi non risultano esistere i documenti processuali relativi al caso (il che non vuol necessariamente dire che l’autore del pamphlet si sia inventato tutto. È possibilissimo che un processo ci sia stato, ma che la documentazione non sia sopravvissuta).

A ogni buon conto, c’è una ragione per cui vi parlo (e proprio oggi): di queste tre disagiate: perché le tre streghe di Bernburg furono le prime in assoluto a informare gli inquirenti di una pratica destinata a diventare celebre attraverso i secoli. Quella cioè di radunarsi sul monte Brocken nella notte di Santa Valpurga per dare il via a un grottesco sabba.

Si ritrovavano lì due volte all’anno, nella notte di santa Valpurga (cioè il 30 aprile) e alla vigilia della festa di San Giovanni Battista (23 giugno). Curt Köchin ci arrivava a bordo di una capra volante, in compagnia del suo amante demoniaco (probabilmente perché il diavolo non si fidava a far guidare da sola quella vegliarda, NdR); Gertrude e Gegerin invece erano indipendenti e viaggiavano a bordo d’un vitello e di un montone volante rispettivamente. Una volta arrivate lì, si dedicavano al loro sabba, che era in realtà una cosa ben depressa se paragonata alle orge pantagrueliche che sarebbero state descritte in altri processi: queste tre infelici prendevano lezioni di erboristeria dal diavolo lì presente, poi ballavano un po’ e infine mangiavano burro, uova e formaggio.
Insomma: pare che davvero non ci si faccia un grande affare a vendere la propria anima al demonio.

Pur vero che le tre donne erano capitate male, investendo nel progetto quando la cosa della stregoneria sul monte Brocken era solo una start-up. Entro una decina d’anni, è chiaro che le cose avessero cominciato a ingranare per davvero, a giudicare da un secondo pamphlet dato alle stampe nel 1596 con l’eloquente titolo di Due storie terribili e inaudite accadute in questo sedicesimo anno sul Brockersberg, dove circa centomila mostri o streghe si radunarono e consultarono il diavolo su come distruggere tutti i frutti della terra e gli alberi attraverso le tempeste. Il quadro che viene dipinto è a dir poco agghiacciante: alla pari di un’organizzazione terroristica su larga scala che ogni tanto riunisce le sue cellule per complottare in grande, le streghe del circondario s’erano radunate sulle cime del Brocken il 30 aprile 1596, per dare via al più abietto dei loro piani. Pochi giorni dopo, il 4 maggio, s’era infatti abbattuta sulla zona una tempesta così violenta che i vetri delle finestre erano stati infranti dalla grandine e un povero pastore che si trovava al pascolo era pure morto, assieme a tutte le sue pecore.

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Il pamphlet del 1596 era tecnicamente una notizia cantata: cioè un fatto di cronaca che veniva narrato in rima, in modo tale da poter essere ripetuto poi dai cantastorie. Va da sé che le storielle così confezionate erano quelle che avevano maggior diffusione in assoluto e che spesso (specie se il fatto di cronaca era abbastanza ghiotto) si trasformavano in veri e propri tormentoni estivi. In questo caso, il fatto di cronaca era ghiotto di sicuro, e pure perturbante: e fu così che l’immagine degli orrendi sabba che le streghe tenevano sulla cima del Brocken nella notte di Santa Valpurga si cementò a fondo nell’immaginario collettivo.

Fu un caso, più che altro.

Il Borrocken non è l’unico monte citato nelle fonti d’epoca come luogo dei sabba: in altri pamphlet compaiono spesso lo Spessart e l’Heuberg (e, meno frequentemente, altre alture locali). La tendenza, ovviamente, era quella di ambientare i sabba in un luogo che fosse ben noto alla comunità a cui ci si voleva rivolgere, e sufficientemente vicino da sembrare minaccioso e da rimanere impresso. I due resoconti cinquecenteschi che parlano di un raduno di streghe sul Blocksberg citano quel monte per l’unica ragione che sono stati composti da autori residenti sul territorio. Le tre streghe di Bernburg abitavano a circa 70 km da quella cima.

Le stesse considerazioni valgono anche per la data del sabba. Ovunque in Europa, era consuetudine immaginare che le streghe tenessero le loro oscene riunioni in concomitanza con le feste religiose più importanti, a ovvio scopo di blasfemia. Che le tre streghe del 1580 si dessero appuntamento alla vigilia di San Giovanni è cosa facilmente spiegabile (la festa del Battista è forse una delle più importanti sul calendario liturgico, solennità escluse); che mostrassero una predilezione anche per la data del 30 aprile è cosa facilmente spiegabile se si guarda al territorio, visto che santa Valpurga, festeggiata il 1° maggio, godeva di particolare devozione in quello scampolo della Germania.

Ma tant’è. Nel 1580, un opuscoletto dava conto di un sabba delle streghe tenutosi sul Brocken il 30 aprile; nel 1596, parve ovvio rifarsi proprio a quell’informazione per spiegare la disastrosa e innaturale ondata di maltempo, senz’altro causata da vili malefici, che aveva flagellato la zona nei primi giorni di maggio. Fu così data alle stampe la notizia cantata del 1596, con la sua incredibile diffusione modello tormentone estivo… e così, l’immagine degli orribili sabba della notte di Santa Valpurga si propagò a macchia d’olio.

Nel 1603, Johan Coler parlava, nel suo Calendarium perpetuum, della Walpurgisnacht come di una data associata a presagi meteorologici (a quanto pare, era possibile compiere divinazioni per ottenere indizi sul clima che ci sarebbe stato nei mesi a venire), ma anche alle attività nefaste di maghi e stregoni. Nel 1626, veniva data alle stampe un’incisione raffigurante proprio l’orrendo sabba, subito dopo seguita da molte altre dello stesso genere (quella che vedete in apertura è datata 1650); infine, nel 1668, Johannes Praetorius mandava in tipografia il suo Blockes-Berges Verrichtung, un “resoconto dettagliato” delle attività sul Blocksberg.
Attività stregonesche, ovviamente! Ormai, il Brocken era diventato il luogo archetipico dei sabba, rigorosamente da tenersi il 30 aprile: folle di streghe, spiriti maligni, presenze demoniache, danze orgiastiche, mondo capovolto in cui le gerarchie sono sovvertite e ogni regola è sospesa. E sembra anche, a onor del vero, di leggere già tra le righe una certa fascinazione morbosa per le perversioni pur delittuose di cui Praetorius dà conto. Del resto, ci stiamo avviando verso l’ultimo quarto del Seicento: il secolo dei Lumi è già alle porte, e il panico per la minaccia stregonesca sta cominciando a scemare pian piano.

E infatti, quando Goethe decide nel 1808 di portare la Walpurgisnacht nel suo Faust, può permettersi di accantonare ogni giudizio morale esplicito e concentrarsi invece sullo spettacolare. Il letterato conosceva bene la tradizione dei sabba sul monte Brocken nella notte di Santa Valpurga – e data la naturalezza con cui ne parla allo spettatore, senza sentire il bisogno di spiegazioni di contorno, vien da pensare che ormai l’aneddoto fosse ben noto anche al grande pubblico. E in quell’esplosione comica e perturbante di voci, di corpi e di illusioni che si uniscono sulle cime del Brocken in una danza tra streghe, demoni, spiriti e mostri grotteschi, la Walpurgisnacht faustiana entra nella letteratura come momento di desiderio, di trasgressione, di rovesciamento delle norme.

Inevitabile che una scena così avesse successo, complice anche il successo globale dell’opera goethiana che la conteneva. E così, la Walpurgisnacht sul monte Brocken diventa davvero, davvero famosa, penetrando nell’immaginario collettivo. In cui, a ben vedere, ancora abita stabilmente.

E ci sarebbe anche altro da raccontare sul punto – per esempio, il modo in cui l’imprenditoria del tempo cominciò a sfruttare la cosa a fini commerciali, organizzando sul Brocken dei festini osé a tema stregonesco che ebbero una discreta diffusione e che permettevano ai galantuomini in cerca di divertimento di vivere in quella notte un brivido non comune. Ma questa è probabilmente un’altra Storia, che varrà la pena di raccontare con più calma un’altra volta. Per oggi, invece, converrà fermarci qui: in compagnia di quelle tre streghe infelici del 1580, che, quasi per caso, diedero inconsapevolmente il via a una delle più longeve tradizioni stregonesche dell’immaginario collettivo. Vedi come vanno, a volte, i casi della vita.


Per apprfondire:

Abaigéal Warfield, The media representation of the crime of witchcraft in early modern Germany: an examination of non-periodical news-sheets and pamphlets, 1533-1669 (Thesis for the Degree of PhD, Department of History, National University of Ireland, Maynooth, 2013)
John Michael Cooper, Mendelssohn, Goethe, and the Walpurgis Night (De Gruyter-Brill, 2007)

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