“L’uomo giusto” che Dio ha in serbo per te: chi è e come riconoscerlo

“Allora, vi piace?” ci ha chiesto lei, piena di fiducioso entusiasmo, il giorno dopo averci presentato il suo nuovo ragazzo. Aveva un sorriso a trentadue denti e le sbrilluccicavano gli occhi.
Io e gli altri della compagnia ci siamo lanciati un lungo sguardo silenzioso. “Siete bellissimi assieme”, ho risposto alla fine, diplomaticamente.
La risposta sincera sarebbe stata più sulle linee di “ma ti sei bevuta il cervello? Come puoi pensare di costruire qualcosa di serio con quel tipo? Non vi do più di sei mesi assieme, e son già troppi”.
Eppure, l’esperienza insegna che sarebbe stato tutto inutile: la mia amica si sarebbe chiusa in un offeso isolamento, salvo poi tornare a capo chino di lì a sei mesi, umiliata e distrutta dal dolore, per sfogarsi con me dell’ennesima e prevedibile rottura.

E non è un caso isolato. Io non so come sia possibile, ma è pieno il mondo di donne che sembrano davvero avere un radar tarato male che le porta a frequentare solo ed esclusivamente casi umani. Casi umani che (palesemente) non le porteranno mai all’altare ma, peggio ancora, (inevitabilmente) le faranno soffrire nel mentre.

È pensando a questi tristi esempi che ho letto con un certo interesse il bel libro The Man God Has For You di Stephan Labossiere, che sul suo sito si presenta come Relationship Expert & Coach. Tra le christian blogger americane è abbastanza popolare, e dopo aver letto qualche suo articolo non fatico a capire il perché. I suoi consigli sono intrisi di buonsenso e di esperienza, con giusto una spolverata di cristianesimo e di Bibbia. Come a dire: lezioni di vita sensate e condivisibili da tutti, ma scritte da un Cristiano che parla a Cristiani.
Cristiane donne, in questo caso.

Sul retro di copertina, si legge: Ragazza, tu meriti un uomo meraviglioso! Non lasciarti intrappolare in una relazione tossica che Dio non avrebbe mai voluto per te.
Dopodiché, l’autore fornisce alla sua lettrice un utile elenco delle Sette caratteristiche che ti aiuteranno a capire se lui è l’uomo giusto per te.

Personalmente, l’ho trovata una lettura carina: nessuna scoperta epocale per carità, ma alcuni spunti di riflessione utili, molto terra-a-terra. E, siccome il libro non è tradotto in Italiano, ho pensato di riassumerlo io su queste pagine. Così magari pure la mia amica lo legge, e la prossima volta se ne sceglie uno un po’ meglcoff coff.

The Man God Has For You

Caratteristica n. 1: deve attrarti

In un mondo ipersessualizzato come il nostro, serve davvero iniziare con questo appunto? Purtroppo sì, mi sa di sì, nel senso che troppe volte vedo Brave Ragazze Cattoliche ripiegare su quel giovine che “vabbeh, c’è di peggio” solo perché ormai si sono scoraggiate, gli anni passano e loro sono ancora single.

Capiamoci: “essere attraente” non equivale ad “essere Mister Universo”. Se i tuoi standard di attrattività sono inderogabilmente legati a certe caratteristiche fisiche in sé e per sé (tipo: il tuo uomo lo vuoi a tutti i costi alto, biondo, palestrato), ecco, allora sì: quelle sono piccole frivolezze estetiche su cui si può (e forse si deve) sorvolare.
Ma l’attrazione vera – quella che deriva non tanto dall’aspetto fisico, ma proprio dal modo di porsi, dal carattere, dal come si reagisce a una situazione – ecco, quella sì. Quella è importante, e se manca quella non è un buon segno: l’autore si spinge a dire che, in assenza di attrazione, stiamo parlando di una bella amicizia, di un profondo affetto… ma non di amore.
Labossiere ci tiene molto a sottolineare questo concetto, anche in reazione al leit-motiv tanto diffuso in certi circoli cristiani per cui l’attrazione è sopravvalutata “perché poi tanto si invecchia”. Vabbeh, ma che c’entra? ribatte lui. A parte che – di nuovo – l’attrazione non è legata solo all’aspetto,

c’è una bella differenza tra ‘invecchiare’, ‘lasciarsi andare’ e ‘non aver mai provato un briciolo di attrazione fin dall’inizio’.

Mi ha fatto molto ridere l’osservazione per cui anche la situazione economica di un partner può variare nel corso degli anni, e nessuna persona sana di mente si sognerebbe di mollare il marito solo perché, poveraccio, al lavoro gli sta andando male: ma chi è che realisticamente andrebbe fin da principio a cercar marito tra gli ospiti dei rifugi notturni per clochard?

Devi essere onesta con te stessa riguardo a quello che può funzionare per te: non cercare di ignorare l’argomento solo per dare una chance a quel giovanotto che non ti dice niente, presentatoti da quell’amica che cerca a tutti i costi di trovarti il fidanzato. Né tantomeno puoi trascurare la questione solo perché senti ticchettare il tuo orologio biologico e hai urgenza di iniziare a tutti i costi in una relazione, anche se con un uomo mediocre o ‘non-troppo-malaccio’, convinta di non avere più abbastanza tempo per cercare l’uomo giusto per te.

Caratteristica n. 2: non deve mancarti di rispetto

Che sembrerebbe una questione di buon senso, eppure non si spiega come così tante donne continuino ancor oggi a infilarsi in relazioni tossiche che, peraltro, ogni tanto si trasformano in tragedia.
Secondo Laboissiere, il grande fraintendimento, qui, è la vulgata per cui “eh ma la famiglia del Mulino Bianco non esiste”.
A parte il fatto che, se ci fate caso, pure la famiglia del Mulino Bianco ha recentemente cominciato a litigare e a riappacificarsi dopo la scaramuccia. E, in effetti, il punto è proprio questo: la perfezione non è di questo mondo, e occasionali mancanze possono sempre capitare, ci mancherebbe. Il punto, secondo Laboissiere, è saper distinguere tra ‘errore’ e ‘problema serio’.

Un errore è una mancanza di rispetto che ha luogo una tantum, magari durante un litigio: lui dice o fa una cosa che ti fa soffrire, tu gliene parli, lui si rende conto dell’errore commesso e ammette di aver avuto torto. E poi, ovviamente, agisce di conseguenza, compiendo sforzi evidenti e attivi per rimediare alle sue colpe passate e per non ricadere più nello stesso sbaglio.
Un problema serio, invece, è essere in una relazione con uno che non si rende conto di essere nel torto e nega di aver sbagliato.

Se il tuo partner non è disposto ad ammettere di aver sbagliato, se non si prende la responsabilità di ciò che ha fatto, allora non abbiamo a che fare con una mancanza occasionale: abbiamo a che fare con un problema serio.
La questione diventa molto più spinosa, perché tu non hai nessuna chance di risolvere il problema, se il tuo partner non vede nulla di sbagliato in quello che sta facendo e continua a giustificarsi e a trovare una scusa per le sue azioni.

Se tu dici al tuo ragazzo “questo comportamento mi fa seriamente soffrire” e lui – ad esempio – ribatte “non posso farci niente, è il mio carattere, sono fatto così”, o peggio ancora scarica su di te la responsabilità di averlo esasperato fino a farlo reagire in un certo modo, allora puoi star certa che il problema si presenterà di nuovo. Per il semplice fatto che lui non considera un problema quello che invece per te lo è. (E probabilmente anche per il resto del mondo…).

Giusto per sottolineare il concetto: l’uomo che Dio ha preparato per te non è l’Uomo Perfetto, l’uomo che non ne farà mai una sbagliata. Uno scivolone lo facciamo tutti, siamo esseri umani. Ma c’è una differenza profonda tra la persona che fa uno sbaglio, se ne rende conto, e agisce al fine di diventare un uomo migliore, e la persona che fa uno sbaglio, forse manco se ne rende conto, e comunque se ne frega di come il suo comportamento ti ha fatta sentire.

Caratteristica n. 3: non ha bisogno di diventare uomo

Detto brutalmente: Dio non ti ha creata per essere la stampella del tuo uomo. Non sei stata messa al mondo per traghettare uomini verso l’età adulta. Va benissimo essere un supporto, un aiuto, una spalla su cui piangere, ma questo – dice Laboissiere, e io concordo assolutamente – lo puoi fare come buona amica. Non come fidanzata o moglie

Mettersi assieme a quello che Laboissiere definisce un “uomo in potenza” è estremamente rischioso, anche perché se lui non diventa l’Uomo Che Tu Sognavi, questo finirà inevitabilmente col gettare molta frustrazione nella vostra relazione. Quando esci con una persona, devi essere pronta ad accettare di star frequentando quella persona lì, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti: non la persona che forse, ipoteticamente, lui potrebbe diventare in un domani.

Consentigli di mostrarsi in tutta libertà per quello che è davvero, e, se il modo in cui è non incontra i tuoi standard, sii onesta e chiudi la relazione. Se anche, per magia, lui dovesse davvero trasformarsi in futuro nell’uomo dei tuoi sogni, resta il fatto che non lo è in questo momento – e dunque, in questo momento, non è bene che voi siate una coppia.

Se vuoi essere vicina a un ragazzo che sta ancora maturando e con cui, secondo te ,potrebbe nascere qualcosa, fallo, dagli supporto: ma fallo come amica. Datti l’opportunità di stabilire se tra di voi c’è una connessione genuina, aspetta di vedere se lui mette la testa a posto: ma finché la risposta non è un secco “, ritengo che questa storia potrebbe funzionare”, non oltrepassare mai il confine dell’amicizia.
Se lui non è ancora l’uomo giusto per te, vuol dire che, ad oggi, non è l’uomo giusto per te. Punto.

Caratteristica n. 4: è in cerca di una compagna di vita, non di una compagna di giochi

Presente, quelli che ti dicono “onestamente non lo so cosa cerco in questa relazione: seguiamo l’onda e vediamo come si evolvono le cose”?
Ecco. Nella stragrande maggioranza dei casi – assicura Laboissiere – questi uomini lo sanno benissimo, cosa cercano in quella relazione: una storiella leggera e senza impegno per passare del buon tempo, e da cui uscire senza troppi bagagli emotivi quando riterranno che sia il momento. Solo che, a dirlo esplicitamente, nel 99% dei casi vanno in bianco, e allora tirano fuori dal cilindro la storiella del “non so ancora bene cosa voglio”.

Non cadere nella trappola dell’aspettarlo finché lui non si sente pronto a ‘fare sul serio’. Molte volte, la donna che ha aspettato per anni finisce con l’essere la donna che un bel giorno vede il suo partner andare via di casa perché ha deciso di mettersi con un’altra.
Tipico: ti dice che non si sente pronto per il matrimonio, ti dice di non essere preparato per una relazione seria, e poi, tre mesi dopo… BOOM!, è fidanzato. Chiaramente, il problema non è che non era pronto per una storia seria. Il problema è che non voleva una storia seria con te.

Caratteristica n. 5: assieme, avete una buona chimica e vi sentite connessi

E, giusto per capirci, “avere una buona chimica” non vuol dire fare scintille sotto le lenzuola. Tutt’altro: è – come poeticamente sintetizza Laboissiere – “quella consapevolezza di due anime che si incontrano e sanno di aver riconosciuto la loro controparte”.

Avete presente quella sensazione di quieto benessere che si ha, talora, con qualcuno con cui si è molto in confidenza? Quella sensazione di familiarità che ti spinge a scavare più a fondo, a creare un legame più intimo, a mostrarsi all’altro senza maschere e con tutte le proprie vulnerabilità?
Capita anche in certe belle amicizie. Ma se non capita in una storia d’amore, allora è grave.

Laboissiere non concorda con chi dice che, finché non vai a convivere con una persona, non puoi dire di conoscerla davvero. Però, è indubbio che se passi troppo poco tempo con una persona, e/o se quel poco tempo lo passi sempre indaffarato in attività ‘fuori dalla quotidianità’ tra appuntamenti romantici e ristoranti al lume di candela, allora sì che diventa difficile capire se questa connessione esiste davvero.
Il consiglio che Laboissiere fornisce alle coppie neonate, secondo me, ha del geniale: fate un viaggio in macchina, lungo, solo voi due da soli: uno di quegli interminabili viaggi in autostrada di sei-sette ore. La tipica situazione in cui siete soli tu e lui e non potete letteralmente fare nient’altro se non stare seduti uno accanto all’altro e chiacchierare.
Com’è la conversazione? Fluida? Rilassata? Stai imparando cose nuove sul tuo partner? Alla fine del viaggio, senti di conoscerlo meglio, hai l’impressione che la vostra conoscenza reciproca si sia arricchita in modo profondo? Oppure, verso la terza ora di viaggio, avresti solo voglia di scendere da quella maledetta macchina o almeno di mettere su un po’ di musica per riempire il vuoto?

Tantissime coppie, elettrizzate dalla novità della loro storia d’amore, sembrano e sono convinte di essere felicissime. Tutto pare perfetto, meraviglioso e cool. Ma non hanno ancora realizzato che non reggerebbero un’ora di conversazione, da soli in macchina senza distrazioni.

Caratteristica n. 6: è un uomo che ama Dio

Per qualcuno sarà difficile accettare un diktat così restrittivo, eppure (secondo me – e pure secondo Laboissiere) questa dovrebbe proprio essere la base, se tu sei una cristiana di quelle che “fanno sul serio”.

Che lui ami Dio è un requisito indispensabile affinché tu possa accettarlo nella tua vita. Senza questo requisito-base, non solo lui si troverà ad avere moltissime mancanze ai tuoi occhi – ma, cosa ancor più grave, non sarà mai davvero dalla tua stessa parte. Sarà un uomo che faticherà costantemente a comprendere come rapportarsi a te.

Sia chiaro: nessuno è perfetto. Non necessariamente devi sposare un santo; e comunque anche i santi affrontano la tentazione e peccano – magari anche infrangendo comandamenti che a te non hanno mai dato problemi e la cui osservanza ti sembra ovvia e scontata. Il punto non è essere perfetti: il punto è (vedi caratteristica n. 2) esser consapevole dei propri difetti e voler tendere verso la perfezione.

Il punto è che l’uomo che non ama Dio è un uomo che non sarà mai davvero capace di accompagnarti fino in fondo lungo il tuo cammino.
Non necessariamente è un uomo che si dichiara apertamente ateo: magari è uno di quelli che in chiesa ci va pure, alle feste comandate, ma poi continua regolarmente, sistematicamente, senza pentimento, a porre in essere dei comportamenti contrari alla legge divina. E magari cerca pure di convincere anche te a fare altrettanto – e soprattutto, rifiuta insistentemente di considerarsi in difetto.

Puoi anche illuderti dicendo che, tutto sommato, si può sopravvivere a questa disparità di vedute. Ma invece no: perché anche se finora questo elemento non ha mai creato gravi motivi di tensione, fidati che prima o poi capiterà di sicuro qualcosa che svelerà come voi due siate fuori sincrono.  Pensa anche solo all’educazione da impartire ai figli. O a un qualsiasi evento critico di fronte al quale tu reagisci rifugiandoti nella preghiera e lui gira involontariamente il coltello nella piaga dicendoti “ma perché perdi tempo in chiesa? Tanto non serve a niente”.
La Bibbia, osserva Laboissiere, è molto chiara nel dire che gli sposi devono essere assoggettati allo stesso giogo, il che – fuor di metafora – vuol dire essere sullo stesso piano, camminare allo stesso passo. E in una coppia è indispensabile camminare allo stesso passo, condividere gli stessi valori, porsi gli stessi obiettivi. Non solo nel campo religioso, ci mancherebbe: ma anche nel campo religioso.

Alert: quanto detto al punto 3 vale anche per questo discorso. Amica: a te serve un uomo, non un catecumeno.
A maggior ragione se si parla di vita religiosa, tu non sei la salvatrice di nessuno. Il Salvatore è solo uno, e ha sempre avuto il buonsenso di non impegnarsi romanticamente con nessuno.
Oltretutto, in questo caso esiste pure il forte rischio che tu, focalizzata sul tuo compito di condurre a Cristo il tuo “lui”, non ti renda conto che, al contrario, è lui che sta lentamente allontanando da Cristo te. Può capitare, e tu lo sai.
Se scopri di avere un debole per un bravo ragazzo pieno di potenzialità che è ancora in cammino (magari si è convertito da poco; magari ha ancora dubbi di fede e tanta confusione in testa…) per l’amor del cielo stagli vicino come amica, ispiralo con il tuo esempio, aiutalo fraternamente… e poi chissà.
Ma, di nuovo: non lanciarti in una storia d’amore con uno che non è (ancora) pronto per te.

Caratteristica n. 7: vuole tutto il tuo amore

Laboissiere ci va giù deciso: un uomo tutto d’un pezzo vuole una donna tutta d’un pezzo.
Non solo un pezzettino di te: ti vuole tutta – e non in senso fisico, prima che qualcuno cominci a fare battute. No: ti vuole tutta nel senso che ti vuole coinvolta al 100% in questa relazione, pronta a mettere tutta te stessa in questa storia e a lottare con tutte le sue forze per farla funzionare.
Se tu non ti fidi di lui al 100%, se non sei convinta al 100% di volerti impegnare in una relazione seria; se rimani un po’ sulle tue, se non ti senti ancora pronta ad essere completamente sincera, se non sei sicura che saresti pienamente disposta a metterti in gioco per questa storia d’amore – allora, non va bene. Stai sabotando la tua relazione.
Finirà che a un certo punto lui se ne va (giustamente, perché un uomo che ha intenzioni serie non ha tempo da perdere) e tu ti ritroverai a sfogarti con amiche compiacenti dicendo che, “ecco, mi ha lasciata perché non ha saputo accogliere le mie insicurezze e capire il mio passato doloroso”.
No amica: è che le tue insicurezze e il tuo passato doloroso erano lo scudo che hai usato per mascherare la semplice realtà dei fatti: non ti sentivi pronta al 100% per una relazione, e dunque non hai dato il 100% per questa relazione.

Non sei ancora pronta per una storia seria? Va benissimo: mica è detto che tutte quante debbano trovarsi il fidanzatino quando sono all’università. Prenditi il tuo tempo, fai discernimento, conosciti, e, quando davvero sarai pronta per una storia d’amore, allora (e solo allora) buttatici a capofitto.

***

A margine, un’ultima osservazione che mi è piaciuta moltissimo in questo libro: non accontentarti.
Non accontentarti.
A costo di scrivertelo ovunque a mo’ di promemoria e di tappezzare di post-it tutta la tua casa, NON ACCONTENTARTI.
Non è solo una questione di buonsenso (“non accontentarti, perché così facendo rischi di essere infelice”). No, è anche una questione di responsabilità e di testimonianza: in quanto cristiana, è tuo preciso dovere fare tutto il possibile affinché la tua relazione (e dunque, auspicabilmente, il tuo matrimonio e la tua famiglia, in un domani) siano presi d’esempio dagli altri, e siano un esempio luminoso per gli altri.

Dio ha in serbo per te qualcosa di straordinario, ma non solo perché vuole il tuo bene.
Il punto è (anche) un altro: quando qualcuno guarderà a te e al tuo matrimonio, e penserà che sei così tanto fortunata, e si domanderà come hai fatto a ottenere quella famiglia felice, tu devi essere in grado di poter rispondere “è un dono di Dio. Sono fortunata perché ho scelto di farmi guidare da Dio, e la mia relazione è felice perché ho permesso a Dio di plasmarla”.

Sì, amica mia: Dio ha davvero in serbo per te qualcosa di straordinario.
Non sabotarLo accontentandoti del “meno peggio”.

22 risposte a "“L’uomo giusto” che Dio ha in serbo per te: chi è e come riconoscerlo"

  1. Lidia

    Ciao Lucia. Bellissimo articolo, grazie 🙂 il mio fidanzato corrisponde a tutti i punti, tranne all’ amare Dio. Però ha detto che i figli li battezziamo, è venuto a innumerevoli colloqui con sacerdoti per capire e conoscere il mio mondo (lui viene da una famiglia protestante) e si prodiga sempre affinché io possa andare a Messa quando siamo fuori. E, manco a dirlo, ha accettato di vivere senza rapporto prematrimoniali.
    Ciononostante, capisco bene il punto, e sì: non è la situazione ideale. Però secondo me ci sono sfumature da considerare in ogni situazione…
    Buona festa di San Cirillo e Metodio, vere vittime di San Valentino! 🙂

    1. Lucia

      Ciao Lidia! Son contenta che l’articolo (e il libro) sia piaciuto… e buona festa dei santi Cirillo e Metodio a te XD

      Beh sì.
      Ovviamente sì, il mondo non è mai in bianco e nero.
      Come ho già detto qui e anche in altre occasioni, per me una disparità di vedute su un argomento così importante sarebbe stata quasi certamente causa di rottura (anzi, di un… non provarci proprio neanche in partenza). Ma ovviamente mi rendo perfettamente conto che le situazioni sono diverse, e che – ovviamente – ci sono diversi gradi di “non-religiosità”.
      Ad esempio: non conosco il tuo fidanzato, ma da come ne parli sembra davvero una perla rara :-)) perché uno che, pur non essendo praticante, è così attento ai bisogni spirituali della sua partner e così disposto a venirle incontro… insomma: davvero è una perla rara. Da come me lo descrivi, sicuramente non siamo di fronte al caso (che io temo tantissimo, in queste situazioni) di un partner religiosamente tiepido che finisce col raffreddare anche l’altro.

      Quindi sì, per carità, ci sono mille sfumature, grazie al cielo. Conosco persino una coppia in cui lui e lei si sono messi assieme quando lui era un anticlericale convinto e poi, pian piano, col passar degli anni, ha finito col convertirsi grazie all’esempio di lei.

      Il consiglio di fondo secondo me resta valido ed è anche quello che darei a una figlia, o a una amica. Ma poi, nel concreto: ci mancherebbe altro, grazie a Dio ogni storia è diversa dalle altre 🙂

  2. Anonimo

    Un articolo straordinariamente moderno, che fa riferimento al fatto di non prendere “chiunque” pur di accasarsi. Conosco donne che allo scoccare dei 30 anni si sarebbero accasate con qualunque soggetto promettesse l’altare/convivenza. Ahimè hai messo il dito nella piaga di tutte le attese per il “non sentirsi pronto”. Ma noi donne abbiamo in noi una genetica forma di masochismo (non conto tutte le donne in attesa che il proprio amante sposato lasci la moglie…..masochismo puro!).

    1. Lucia

      “Straordinariamente moderno” è una battuta? XD
      No, perché io ascoltando certe storie tendo sempre a stupirmi un po’: a naso, verrebbe da pensare che una trentenne del 2000, economicamente indipendente e ben inserita nella società, non dovrebbe avere questa ansia di sposarsi a tutti i costi raggiunta una certa età per non rimanere zitella. In teoria, verrebbe da pensare che la corsa al marito “a tutti i costi” abbia senso in certe epoche e in certe società, ma non nella nostra.
      E invece no :-\
      Conosco anch’io donne della mia età che veramente sembrerebbero disposte a tutto pur di trovar marito (e non parlo solo di donne cattolicissime, ché lì magari si può anche pensare che in certe comunità ci sia una sorta di involontaria “pressione sociale” per sposarsi molto giovani e fare molti figli).

      Davvero in certe situazioni vien da parlare di “masochismo innato”… 😛

      1. Anonimo

        Non era una battuta, ma un complimento! La “caccia al marito” ha cambiato forma ma è rimasta la stessa immutata (nella sostanza) nei secoli. Sarà colpa dell’orologio biologico (che non ne vuole sapere di spostarsi) o dell’umana paura di rimanere sole o del fatto che l’età viene vissuta in maniera diversa tra uomo e donna.

  3. Laurie

    Bello, e molto vero!
    (Ho anch’io un paio di amiche q cui farlo leggere… chissà che non aiuti anche loro a trovare quello giusto…)

    1. Lucia

      Sì, vero?
      Molto vero e molto terra a terra, crudo e diretto. A me è piaciuto molto, ‘sto libro 🙂

      (Per la cronaca, l’autore ne ha anche scritti altri – che non ho ancora letto. Sempre su questo tema. Per chi fosse interessato…)

  4. ago86

    Sai per caso se esiste la versione maschile di questo libro? Mutatis mutandis dovrebbe essere abbastanza simile, però non ci metto la mano sul fuoco.

    1. Lucia

      Sì, c’è: He Who Finds A Wife: A Man’s Guide To Finding The Woman & Love He Desires.
      Non l’ho ancora letto, ma a questo punto sono curiosa! Magari provvederò, per completezza 😉

      Non sono così sicura che sarà una fotocopia della versione “per donne”. Se ho capito un pochettino l’autore, mi aspetto riflessioni (impietose) su certi tratti caratteriali femminili che… per adesso non so immaginare, ma che sono abbastanza sicura siano diversi rispetto a quelli dei maschi 😛

  5. Celia

    Il Salvatore è solo uno, e ha sempre avuto il buonsenso di non impegnarsi romanticamente con nessuno.
    Chiamalo scemo! 😀 Battutina a parte, mi ha fatto molto ridere questo passaggio.
    E naturalmente concordo con i suggerimenti.

    (Non avevo dubbi che esistesse anche la versione al maschile.
    Sbaglierò, dimmelo tu che mi sembri decisamente avere un polso migliore su questo, ma ho la netta sensazione che i maschi cattolici americani, confrontati con quelli italiani, mostrino una leggerezza ed un candore nel viversi come tali da far invidia. Insomma, per dirla in altri termini hanno uno spirito più giovane: mentre qui da noi, e non dico sia una caratteristica negativa, tira un’aria più… solenne?).

    1. sircliges

      non leggo così tanti blogger americani come Lucia, ma la mia impressione è che i cattolici americani, dovendo necessariamente confrontarsi con la “concorrenza” protestante, siano generalmente più energici e consapevoli dei cattolici italiani che invece vivono in un contesto in cui (semplifico) il cattolicesimo è ancora percepito come “scontato”.
      NB questo è un discorso a livello generale, poi ci sono le eccezioni.

    2. Lucia

      Sicuramente il clima che si respira nella blogosfera (che seguo io) è molto molto diverso.
      Dico “la blogosfera che seguo io” perché (forse anche per ragioni numeriche: i blogger cristiani americani sono sicuramente più dei blogger cattolici italiani) ho l’impressione che ci sia molta più “offerta editoriale”, per così dire.

      Tra cattolici e protestanti, io seguo alcune decine di blogger cristiani e, rispetto al panorama italiano, noto delle differenze enormi.

      Nessuno di loro parla mai di politica: in Italia è praticamente impossibile seguire un blogger cattolico senza farsi un’idea di chi vota, io davvero non ho la più pallida idea se i miei blogger “di fiducia” in America siano pro o contro Trump.

      I loro siti sono quasi totalmente privi di discussioni politiche, e/o comunque hanno uno stile meno apocalittico, meno sullo stile di “oh che povero mondo il nostro”, tanto per capirci. E faccio un esempio eclatante: quando qualche settimana fa è passata a New York quella legge sull’aborto tardivo, qui in Italia tutti quelli che leggo si stracciavano le vesti e si scandalizzavano e soffrivano per i tempi bui in cui c’è dato di vivere. Tra i blogger americani che leggo, non ho letto una polemica una, ma solo un volenteroso tam-tam per raccogliere fondi a favore di un ordine religioso di suore, con sede a New York, che offre case famiglia alle donne che affrontano una gravidanza indesiderata. Alla fine il sentimento prevalente è stata una gioia soddisfatta, perché tutti i blogger si compiacevano della somma (effettivamente considerevole) raccolta nell’arco di 24 ore a favore di questa congregazione.

      E anche quando ci sono stati scandali clericali e/o politici (che ne so: McCarrick, o i famosi bambini messicani “chiusi in gabbia”), o anche solo casi di cronaca tipo Charlie Gard e la cittadinanza americana che gli era stata concessa in extremis: ecco, anche in questi casi, i blogger che seguo non ne hanno fatto parola.
      Mi verrebbe da dire, tra il serio e il faceto, che le blogger che leggo sono quasi tutte madri di famiglia (con un mucchio di figli a testa) e quindi “hanno cose più importanti a cui pensare”: e infatti bloggano di come educare cristianamente i figli, di come vivere la fede nella quotidianità, di come mandare avanti un matrimonio in crisi, etc.

      Globalmente ne esce fuori il quadro di un cattolicesimo molto più gioioso e propositivo e molto meno ripiegato su se stesso a piangersi addosso. (E/o a litigare sul Papa. E/o a rimpiangere un mitologico “tempo delle cattedrali” che, del resto, l’America non ha mai nemmeno conosciuto).

      Ma: potrebbe essere una mia impressione.
      Nel senso che io ovviamente seguo solo i blog e i siti che mi piacciono, e ovviamente è possibile (anzi probabile) che ne esistano millemila altri con un approccio tutto diverso, e che, non piacendo né a me né alle blogger che sono solita seguire, non ho mai nemmeno visitato.

      Comunque io non ho la stessa impressione di SirCliges.
      Semmai, io ho l’impressione che i “miei” blogger americani non nutrano in alcun modo la speranza di poter salvare le sorti dell’America a suon di petizioni su Change.org e mobilitazioni via Facebook. Senza offesa per chi Italia ci prova, per carità (e, del resto, l’Italia e gli USA sono anche due realtà profondamente diverse).

      Però, ecco: se dovessi estremizzare, direi che i “miei” blogger americani paiono più felici ed energici perché non provano nemmeno a fare cose cose al di là della loro portata. La loro presenza in rete ruota attorno a tutt’altri temi, che non essendo delle “mission impossible” riescono loro benissimo, e che quindi ci restituisce il quadro di una comunità più allegra e più piena di energie.

      Cioè, davvero: ‘sto caso emblematico della legge sull’aborto tardivo a New York, io l’ho trovata significativa.
      Qui in Italia stavamo tutti a piangerci addosso, a dire “che brutto mondo signora mia”, e a scandalizzarci.
      In America raccoglievano fondi per una congregazione religiosa pro-life, pubblicando nel frattempo gioiose “success stories” di donne che avevano deciso di tenere il loro figlio e ne erano state felici.
      E alla fine hanno pure raccolto una barcata di soldi.
      (Non voglio concludere “mentre noi abbiamo solo ottenuto di deprimerci un po’ di più” perché sennò entro pure io nel numero dei soloni deprimenti XD, ma insomma… :PP)

      1. Celia

        Ah, l’America!
        Terra di ottimisti propositivi che Tonino Guerra je spiccia casa 😉
        Ti dirò, io non mi stupisco per niente della propensione a raccogliere fondi o adesioni per una buona causa degli statunitensi, tuttavia confesso che trovo strano non trovarci, a fianco, un solido tentativo di boicottaggio diretto.
        (Ma forse è la mia percezione ad essere distorta: dopotutto, io sono assolutamente una tipa da “Signora mia, dove siamo andati a finire” XD)

      2. Lucia

        Beh, ma tornando sempre all’esempio che facevo della legge sull’aborto tardivo, io sono convinta che poi le mie blogger, nel loro “privato”, abbiano effettivamente posto in essere delle azioni di protesta o di boicottaggio, e/o le abbiano fatte porre in essere per loro conto a chi ha maggiore risonanza mediatica del singolo sconosciuto su Internet (tipo i vescovi, che ne so).
        Solo che hanno deciso di non “inquinare” con le brutture del mondo il loro blog pieno di buoni sentimenti e il loro feed instagram colorato e allegro che ha come missione quella di illustrare al mondo la bellezza di essere una famiglia cattolica, per dire.
        Probabilmente loro sono dell’idea che ci siano sedi e sedi e modi e modi, e non necessariamente ritengono che il proprio blog su Internet sia la sede migliore e/o più opportuna e/o più efficace.

        Mi è venuto in mente un altro esempio eclatante: una blogger di una certa fama che io seguo, all’epoca del grande scandalo pedofilia di qualche mese fa, aveva accettato un invito alla CCN per parlare – però sul suo blog non ha scritto una parola sul tema, se non “domani sera sono ospite alla CCN”. Il blog continuava con la sua “linea editoriale” di sempre, fatta di vita quotidiana e di ironia.

        Fammi fare la battuta: anche io ad esempio ho deciso di tirarmi fuori dall’arena e sul mio blog evito i temi caldi peggio della morte. Ma non è che sono l’ultima cretina fuori dal mondo che di ‘ste cose non si interessa, magari per altre vie XD
        Posso ragionevolmente immaginare che sia così anche per loro.

  6. sircliges

    Molto interessante, vorrei, mettendomi dalla parte del maschio, approfondire il punto 2.

    Tra le due fattispecie “errore” (sbaglia, chiede scusa, si sforza di non ricaderci) e “problema serio” (non capisce di aver sbagliato, ergo lo ripeterà sicuramente) può esistere anche una categoria intermedia, che copre tutti quei casi in cui lui, sì, si rende conto che quella certa cosa è un errore, ma per quanto si sforzi continua a rifarlo e rifarlo, perché sembra proprio radicato nella sua personalità.
    Siamo insomma nell’area di quelle che San Paolo chiamava “una spina nella mia carne”, e qui volendo buttarla in teologia ci sarebbe ampio spazio di discussione sul peccato e la grazia e la libertà, ma restando più terra terra, semplicemente possiamo constatare che certi difetti, prova e riprova, proprio non se ne vanno. E allora “se mi ami devi provare a migliorare”, “ma non è che non ci provo, è che non ci riesco”, “non ci provi abbastanza”, etc.

    In questi giorni sta girando sui social un simpatico meme di una massima da bacio Perugina con la scritta «Ti amo, nonostante l’analisi costi-benefici» (simpatico riferimento alle discussioni sulla TAV), ma a pensarci bene non è affatto balzana come massima.
    Penso che una buona caratteristica n. 8, o almeno un corollario alla n. 2, sarebbe “è onesto sui suoi difetti”. Che non vuol dire non riconoscerli come tali.

    1. Lucia

      Beh sì.
      Cioè, ovvio – e ovviamente c’è difetto e difetto.

      Per dire banalità scontate, un conto è uno che ha il difetto di alzare il gomito e di tornare a casa ubriaco un giorno sì e due no, e un giorno è uno che ha il difetto – che ne so – di essere un pigro che non prende mai l’iniziativa se non è spronato.
      Uno è un difetto che mette seriamente in pericolo la stabilità della relazione e di fronte al quale non è in alcun modo possibile accettare un “mi dispiace ma sono così”, l’altro è un difetto minore che tutt’al più può essere causa di irritazione e litigi (magari anche frequenti) ma che comunque non distrugge la relazione in sé.

      Nel caso di difetti caratteriali “gravi”, congeniti, incancreniti e che non se ne vanno, però, ritengo che un “mi spiace ma sono fatto così” non sia in alcun modo accettabile – proprio perché nell’analisi costi-benefici il gioco non vale neanche lontanamente la candela. Peraltro, visto che tu, giustamente, li paragoni al peccato e alla “spina nella carne”, è comunque dovere di un cristiano continuare insistentemente a sforzarsi per allontanarsi dalle sue debolezze. Poi magari non ci riesce, ma almeno lo sforzo deve esserci.

      Difettucci da poco, ci mancherebbe, li abbiamo tutti, ma del resto l’autore parlava di “mancanze di rispetto gravi”, non di “questo idiota si toglie i calzini e poi me li lascia sporchi sul divano” XD

      1. Celia

        I calzini sul divano, grande classico.
        Ma se sono anche bucati, lei li butta nel sacco nero e poi lui li recupera manco fosse un cane da tartufo, adducendo la scusa che glieli ha regalati sua madre… scivola per caso nella gravità? 😀

      2. Lucia

        XDDD

        Beh, scherzi a parte, un atteggiamento poco sano nei confronti dei propri genitori io lo considero già un potenziale problema serio, perché è difficile avere la maturità necessaria per costruirsi una famiglia propria, se non hai la maturità necessaria per “lasciare il padre e la madre” (oppure – situazione uguale e opposta – se non sei mai guarito dalle ferite psicologiche che ti ha dato il crescere in una famiglia disfunzionale).
        A parte la battuta sul calzino bucato da conservare se è un regalo di mammà, che ovviamente in sé è un episodio buffo e affettuoso; ma se fosse sintomo di un atteggiamento più generalizzato e più grave, ecco lì magari un pensierino ce lo farei.

        Per dire che “problema serio” non necessariamente equivale a “atteggiamento che potrebbe costarti una denuncia penale”, ecco 😛

        (NB A margine, mio marito mi chiede di specificare che lui i calzini usati li mette sempre nel cesto della roba da lavare XD)

      3. Celia

        Oh sì, se è vero com’è vero che non si sposa solo il partner, ma in un certo senso anche la sua famiglia, non deve succedere che il papabile coniuge rappresenti solo un’appendice di quest’ultima…
        … quanto al marito (ciao Claudio!), “che sant’uomo!” (cit.) 😉

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