Chi ha inventato le vacanze al mare?

Nel programma elettorale che lo ha portato alla vittoria, il sindaco di un paesino ligure non lontano dal “mio” ha dichiarato di voler attrezzare le spiagge comunali con attrezzature e cabine da lasciar lì dodici mesi all’anno, per offrire ai turisti la possibilità di praticare attività elio-terapiche anche nei periodi di bassa stagione.
Lo aspetto al varco con un sorriso a trentadue denti, sperando che mantenga la promessa. E non solo perché sarei la prima a beneficiarne, con la mia passione per le vacanze fuori stagione: principalmente, sorrido perché lo troverei un bellissimo ritorno al passato, e cioè agli albori del turismo balneare, quando in spiaggia non si andava per fare il bagno o (brr!) per prendere il sole, ma per godere dell’aria di mare quando tira quella brezza fredda piena di salsedine.

Stupiti?
Beh, non dovreste. La moderna passione per il mare estivo è, appunto, moderna: recentissima. Fino a pochi decenni fa, la vita di spiaggia non esisteva, né men che meno vi era l’abitudine di fare il bagno. Lo facevano, di tanto in tanto, i villici, toh: i rozzi pescatori, i marinai di basso rango, i contadini accaldati che si buttavano nel fiume per rinfrescarsi. Gentaglia, insomma, per i canoni dell’epoca: poracci che si abbandonano a divertimenti animaleschi, e, oltretutto, potenzialmente pericolosi. Nei primi secoli dell’età moderna, c’era molto sospetto circa la pratica di immergersi in acqua, che si riteneva potesse esporre l’organismo a chissà quali malattie.
Non a caso, servirà proprio un cambio di vedute in campo medico, per far nascere e rendere popolare la pratica del bagno in mare.

I primi passi in questa direzione vengono fatti nel Seicento, quando i medici cominciano a decantare le virtù delle terme. Certo, non siamo ancora in riva al mare, ma siamo in un posto pieno d’acqua in cui la gente soggiorna per sottoporsi a un ciclo di bagni ristoratori. Attorno agli stabilimenti termali si crea quel microcosmo di ricchi villeggianti così ben descritto nei romanzi di Jane Austin: in quella via di mezzo tra la vacanza e il centro benessere, passavano i mesi, nascevano amori, si consumavano importanti pezzi di vita.

Dalle terme al mare, il passo è breve. Attorno al 1720, i medici cominciano a esaltare le virtù del bagno in acqua salata (e ciò, pare, grazie alla particolare efficacia delle terapie nella località inglese di Scarborough, dove l’acqua termale era salina a causa delle infiltrazioni marine).
Dunque, l’acqua salata fa bene (tant’è che i medici suggeriscono addirittura di berla!). Se poi, oltre ad essere salata, quest’acqua  è pure fredda, allora il bagno diventa una vera e propria terapia, in grado di curare il rachitismo, ritemprare i convalescenti (!) e ridare la speranza alle coppie sterili. A Brighton, nasce un vero e proprio polo medico all’avanguardia sotto la direzione del dottor Richard Russell, che riscuote immediata popolarità tra l’aristocrazia. È l’atto di nascita del turismo balneare, destinato a crescere e a prosperare innanzi tutto in Inghilterra (e solo successivamente nel resto d’Europa).

Perché proprio in Inghilterra, mi direte?
Per una serie di ragioni socio-economiche e culturali: prima tra tutte, il fatto che l’aristocrazia inglese fosse già abituata a lunghi soggiorni in località turistiche appositamente attrezzate. La moda per le terme, popolarissima, aveva fatto scuola. E se i nobili delle grandi città europee preferivano villeggiare nella loro tenuta di campagna, per questioni di privacy e comodità, l’aristocrazia inglese non aveva (più) alcun problema all’idea di preparare una valigia e trasferirsi in un albergo.

La borghesia seguiva a stretto giro.
L’alta borghesia, ovviamente, si butta a capofitto nella moda per le vacanze al mare nella speranza di riuscire a fare, con l’occasione, le amicizie giuste… e magari persino organizzare qualche buon matrimonio, perché no? Ma il grande salto di qualità si ha quando anche la media borghesia (numericamente assai consistente, in Inghilterra) si lascia tentare dalla moda vacanziera – non tanto per velleità di arrampicata sociale, quanto più per una questione di poter dire (a se stessi e agli altri) “ce l’ho fatta. Ho messo da parte così tanti risparmi che adesso posso permettermi di portare la mia famiglia al mare”.

Le località balneari si attrezzano, offrendo una proposta differenziata. Il sarto londinese che ha un po’ di risparmi da parte non soggiornerà, ovviamente, nello stesso albergo del duca, ma intanto anche lui si è spostato al mare, e fa vacanza. E, tornato a casa, magari fa pure pubblicità allo stabilimento.
Sono proprio i capofamiglia della media borghesia (numericamente molto più numerosi dei nobili e dei parvenu ricchissimi) a determinare il successo delle località balneari, creando un mercato sufficientemente ampio da favorire la sopravvivenza delle località ricettive.

***

Perlopiù, la vacanza al mare si faceva d’estate… ma nell’estate inglese, quindi con un clima decisamente più fresco del nostro. I turisti non cercavano il “nostro” mare, dalle acque piacevolmente tiepide in cui trovar ristoro dalla calura estiva: i primi bagnanti della storia andavano alla ricerca del mare nordico, quello capace di toglierti il fiato quando ti ci butti a capofitto. Per ovvie ragioni, si restava immersi per pochi minuti, tornando poi rapidamente al proprio albergo. Le spiagge, per tutto il corso del Settecento, non vengono “vissute”: non esistevano cabine, ombrelloni, lettini e chioschetti, e la battigia ospitava tutt’al più – oltre a un manipolo di bagnanti intirizziti – sparuti villeggianti che passeggiavano in riva al mare, vestiti di tutto punto e con ombrellino parasole. Il cuore pulsante della vacanza al mare era ben lontano dalla spiaggia: era cioè il centro urbano, attrezzato con teatri, sale gioco, negozietti di chincaglierie, aree da ballo, e qualsiasi altra cosa potesse render lieto il soggiorno dei turisti.
(Se servisse una riprova del fatto che sono una donna d’altri tempi, questo è esattamente ciò che cerco io quando vado in vacanza al mare. D’inverno, ché il caldo mi fa orrore e la vita da spiaggia mi repelle).

Qualcosa comincia a cambiare nel corso dell’Ottocento, quando il focus delle proprietà benefiche della balneazione si sposta dalle acque alla “buona aria di mare”. Un rapido bagno in acqua fredda è sempre cosa salutare, beninteso, ma i medici d’età vittoriana iniziano a decantare le virtù della semplice sosta in riva al mare. L’aria di mare fa bene, rinvigorisce l’organismo e guarisce le malattie polmonari: ecco dunque che le spiagge cominciano ad attrezzarsi con piccole strutture che consentano ai villeggianti di trascorrere quanto più tempo possibile in mezzo alla buona brezza marina.

Non era ancora, però, la vita da spiaggia come la intendiamo oggi. E, soprattutto, non era la vita da spiaggia di chi si sdraia sul lettino a prendere il sole: i turisti andavano al mare vestiti di tutto punto, spesso trascinandosi dietro un armamentario di libri e giochi da tavolo capaci di intrattenerli in quell’ambiente nuovo e ancora un po’ inospitale, che si cercava di “urbanizzare” il più possibile.

I decenni a cavallo tra l’Otto- e il Novecento sono il momento di maggior successo per questo tipo di turismo. In Inghilterra, l’accresciuto benessere economico (e una rete ferroviaria a buon mercato) fanno sì che le località turistiche si aprano per la prima volta alle classi popolari: soprattutto nelle regioni del Sud, dove i redditi delle famiglie impiegate nell’industria cotoniera erano relativamente alti e relativamente stabili, nascono per la prima volta stabilimenti low-cost per persone “semplici”. Blackpool è la prima località di vacanza in assoluto a nascere con una vocazione turistica esplicitamente dedicata alle classi popolari.

E all’estero?
Beh, all’estero si vive di luce riflessa. Il Mediterraneo era un mare troppo caldo e con un clima troppo afoso per poter realmente competere con la gradevole frescura del Nord. Ma se la battaglia era da considerarsi persa in partenza per quanto riguardava le vacanze estive, era certo possibile proporsi (e imporsi) come località turistica d’eccellenza per chi desiderava svernare in un clima mite, trascorrendo l’autunno e l’inverno sulle rive del Mare Nostrum. Chiaramente, per fare ‘na roba del genere, bisogna avere tempo da perdere e molti soldi da parte: se noi pensiamo a Bordighera, a Marina di Massa, a Portofino, e a tutte quelle cittadine balneari che si sviluppano nel corso dell’Ottocento, dobbiamo pensare a località di vacanza di vero lusso, per ricconi provenienti dall’estero, che trovavano opulenza e alberghi a cinque stelle in quei nostri mari sotto casa che oggi (stupidamente) tendiamo un po’ a schifare.

Quanti momenti felici e spensierati si consumano, nei primi anni del Novecento, sulle rive del mare! Davvero sembrava che il progresso delle umane genti fosse inarrestabile e che quella rilassata gaiezza non dovesse aver fine.
È il rombo della prima guerra mondiale a spezzare bruscamente la magia. Con gli uomini al fronte e i lutti che si susseguono, ovviamente nessuno pensa più alle vacanze… e quando, pian piano, negli anni Venti, il turismo torna a svilupparsi, nulla è più uguale a prima.

Perché?
Perché i medici (di nuovo, sempre loro!) hanno scoperto una cosa nuova: e cioè, che il sole fa bene. Abbandonati i tempi in cui la pelle abbronzata era un inconveniente estetico da evitarsi, nasce la pratica dei bagni di sole. La rete ferroviaria, ormai ben sviluppata anche nell’Europa meridionale, permette di raggiungere agevolmente le località di villeggiatura sul Mediterraneo, e i nuvolosi stabilimenti sui mari del Nord perdono improvvisamente il loro fascino, entrando in una crisi da cui – a conti fatti – non si riprenderanno.
A non conoscere crisi, invece, è il turismo balneare sul Mediterraneo (peraltro reso accessibile a tutta la popolazione dai vari regimi, che sapranno ben sfruttare le colonie estive come strumento di propaganda).
È il momento in cui il nostro mare entra davvero in gioco.
È – in effetti – il momento in cui nasce la “vacanza al mare” come la conosciamo oggi.

8 risposte a "Chi ha inventato le vacanze al mare?"

  1. Celia

    Rientrata da poco dalla mia mini-vacanza quotidiana al “mare” (con un po’ di fantasia, il sole preso sul balcone, la brezza che ti accarezza ed il canto degli uccelli mixato al rombo sporadico degli aerei ti possono illudere d’essere lì), trovo questo pezzo.
    E continuo a sognare… ❤

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    1. Lucia

      Ooohh, ma che bella immagine ❤

      Anche io quest'anno, colta da un salutare raptus, ho attrezzato ben bene il mio piccolo terrazzino, che negli anni passati, colpevolmente, non avevo mai sfruttato (eresia!). Qualche mobiletto Ikea delizioso e oltretutto a buon mercato ma molto funzionale per il prezzo, una poltroncina relax fantastica, un tavolino sotto l'ombellone su cui si tengono ormai tutte le nostre cene estive ed è una meraviglia, e 'sto balconcino è diventato uno dei miei posti preferiti in assoluto. Aspetto che arrivino un paio di decorazioni da giardino che ho ordinato su Internet, e poi credo che inizierò a spammare foto della mia opera in ogni dove XD

      Davvero, talvolta basta così poco per godersi gli angolini di casa come se fossero una località stellata 🙂

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  2. Claudia

    Mi hai ricordato quando in “Piccole donne crescono” Jo messi insieme un po’ di soldi porta la sorella Beth al mare nel tentativo di migliorare le sue condizioni di salute. O quando la principessa Sissi va a Madeira per riprendersi da una tubercolosi. Adesso che i medici hanno decretato i rischi per la salute del sole, per lo meno è passata la moda dell’abbronzatura selvaggia.

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