La Seconda Guerra Mondiale e la polinesificazione delle nostre estati

Cocco, sabbia dorata, palmizi ombrosi, surfisti che solcano le onde e, magari, anche qualche bella camicia Hawaiana.
Scommetto che è più o meno questa, la vostra idea mentale di estate.

Vi siete mai chiesti come mai sia così, per gente che vive in un posto in cui le palme da cocco non esistono e, spesso, la sabbia dorata bisogna comprarla a caro prezzo per mascherare coste sassose?

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Il guardaroba di mia mamma ci racconta un Sessantotto diverso e meno conosciuto

Se sbircio nel guardaroba sessantottino di mia mamma, mi trovo davanti a capi di abbigliamento che io non metterei, per uscire, nemmeno con una pistola puntata alla tempia… ma non perché siano troppo provocanti – perché, conciata così, manco la mia trisnonna.

Se pensiamo al Sessantotto, la nostra mente va subito a Woodstoock, al sesso libero, all’LSD come stile di vita.
Eppure, nel Sessantotto, sono esistiti, per così dire, tanti Sessantotto. E quello che mi raccontano i vestiti di mia madre… vi dirò: a me, piace un sacco!

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Cosa faceva un fascista in vacanza?

La domanda potrebbe lasciarvi perplessi. “E cosa vuoi che facesse? Le stesse cose che facevano tutti gli altri, no?”.
Ehm: veramente, no. Come per molti altri aspetti della vita quotidiana durante il Fascismo, nulla, nelle vacanze di un cittadino, poteva essere lasciato al caso. E dunque, la vacanza italiana doveva necessariamente essere una “Vera Vacanza Fascista”.

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Bartali, il ciclista santo che salvò l’Italia dai bolscevichi

Non ho idea di come la Conferenza Episcopale abbia accolto la notizia di Bartali come oggetto d’esame alla maturità. Probabilmente, con sommo disinteresse: giustamente, che gliene importa?
Eppure, ci fu un tempo non lontano in cui fraticelli e monache e sacerdoti di tutta Italia avrebbero innalzato al cielo un’ovazione popolare, venendo a sapere che lo Stato aveva deciso di proporre Bartali come esempio di vita ai maturandi.

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La società mono-tono degli oggetti in tinta unita

Provate a guardarvi attorno nella stanza in cui siete ora. Scommetto che la maggior parte degli oggetti che vedete sono dipinti in blocchi unici di colore, senza. Eppure – se escludiamo il cielo terso e i petali di alcuni fiori – ben di rado la natura offre al nostro sguardo colori perfettamente uniformi e senza sfumature.

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Di quando i maschi vestivano il colore rosa

La sconfortante storia della mamma torinese che, a quanto pare, preferirebbe lasciare suo figlio sporco di pipì pur di non farlo andare in giro con pantaloni asciutti, ma rosa, ha creato un bel po’ di scalpore su Facebook e ha ingenerato un certo traffico di posta nella mia casella e-mail. Sì, perché a un certo […]

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