Il gatto come simbolo dell’ipocrisia di certi cristiani
Avete mai visto un gatto vestito da vescovo aggirarsi furtivo in un libro di favole?
Casomai lo vedeste, sappiate che è un tipo di cui diffidare.
Read More…Storia e Folklore
Avete mai visto un gatto vestito da vescovo aggirarsi furtivo in un libro di favole?
Casomai lo vedeste, sappiate che è un tipo di cui diffidare.
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C’era una volta san Valentino di Terni.
E poi ce n’era un altro, martirizzato in zona Parioli.
E poi ce n’era un altro ancora, che sta a Genova e viene ignorato un po’ da tutti ma potrebbe essere la chiave per capire come nasce la festa degli innamorati. Forse.
Scrofe assassine, bruchi che sfidano l’autorità ecclesiastica, pecore corree di atti di bestialità col padrone: c’è di tutto e di più, in questa pazza storia medievale!
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È cosa nota: san Claudio (variamente noto come “di Condat” o “di Besançon”) è il patrono dei fabbricanti di giocattoli.
Ma “se ne ignora la ragione”, dicono in coro le pagine dedicate al santo.
Come caspita abbia fatto un oscuro abate altomedievale a diventare patrono dei giocattolai, in effetti è un bel mistero, ma qui trovate le mie supposizioni a riguardo.
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Sembrerebbe una domanda uggiosa, invece l’interrogativo è degno di attenzione – perché se provate a leggere la “Vita” di sant’Antonio, non troverete maiali manco a pagarli oro.
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Ha l’aria di aver scritto non tanto per giustificare il suo operato di cacciatore, ma proprio per sfogare il suo livore contro i porci, l’anonimo autore de Les Libres du Roy Modus et de la Royne Ratio, una bizzarra opera medievale che potremmo definire una via di mezzo tra il manuale di caccia e il testo di morale.
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Il 1 Dicembre si avvicina, avete figli piccoli da catechizzare e non avete ancora deciso come vivere il vostro Avvento in famiglia?
Scopriamo assieme una tradizione antichissima e nuova: costruite coi vostri piccoli un Albero di Jesse!
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Voi ci credete, ai fantasmi?
Se andassi in giro a fare seriamente questa domanda, oggidì potrei guadagnarmi tutt’al più qualche occhiata interdetta.
Qualche secolo fa, la medesima domanda avrebbe probabilmente gettato nel panico il mio interlocutore. E non perché il tapino avrebbe avuto l’impressione di star parlando con ‘na pazza, una strega, una spiritista che fa rituali strani.
No: perché la domanda diretta, “tu credi o non credi all’esistenza dei fantasmi?”, avrebbe di fatto costretto il mio interlocutore ad ammettere la sua confessione religiosa.
Cattolica, o protestante?
Quanti cattolici conoscete, che siano anche degli ambientalisti? Ma ambientalisti seri, dico: di quelli che realmente si interessano (e magari parlano) di ecologia.
Non so voi, ma io personalmente ne conosco tre. Per contro, sembra che molti credenti abbiano derubricato l’interesse per l’ambiente a una fissazione per fricchettoni e new age.
Eppure, il primo comandamento che Dio ci ha dato è quello di custodire il creato. Nel suo “The Paradise of God”, Norman Wirzba, analizza le ragioni che secondo lui hanno determinato la crescente indifferenza dei credenti riguardo ai temi ambientali.
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“Prima d’Adamo, senza dubbio arcuno / er ceto de le bbestie de llà ffori / fascéveno una vita da siggnori […] / E rriguardo ar parlà, pparlava oggnuno / come parleno adesso li dottori”
Ma a cosa diavolo si stava riferendo, Gioachino Belli, quando scriveva questi versi nel suo “Le bbestie der paradiso terrestre”?
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