Yakinthos, il santo patrono degli amori complicati

Un giovanotto di vent’anni col corpo consumato dagli stenti che si lascia morir di fame sul pavimento d’una stalla non è esattamente quel tipo di eroe agiografico che mi verrebbe in mente di accostare al contesto amoroso, ma ehi: evidentemente, mica tutti hanno i miei stessi gusti. E fu così che, agli occhi della Chiesa ortodossa, san Yakinthos divenne il patrono degli innamorati.

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Muori sul fondo dell’Oceano Atlantico? Sei un cretino che se l’è andata a cercare, si disse nel 1912

Furono incolpati per il fatto d’esser morti, ma eventualmente anche per il fatto di essersi salvati. Si disse che, se non volevano morire in mare, potevano semplicemente restarsene a casa loro e che globalmente non c’è il dovere di provare compassione per chi, palesemente, se l’è andata a cercare. Correva l’anno 1912 e si parlava dei passeggeri del Titanic.

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Quando la Madonna andò a Katharinenthal per farsi fare un’ecografia (ma non solo)

Mica facile, rendere su tela la scena della Visitazione di Maria, con santa Elisabetta che sente il figlio non ancora nato sussultarle nel grembo. Ma gli artisti medievali non si lasciavano scoraggiare da così poco, e quindi trovarono modi molto creativi per rendere l’idea. E uno in particolare, dalle parti di Costanza, compose un’opera così unica da meritarsi un approfondimento a parte!

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La depressione generalizzata della prima età moderna e quegli inverni senza fine che, forse forse…

I medici del tempo non avevano dubbi: quell’improvvisa ondata di mestizia che sembrava aver travolto l’Europa era sicuramente da attribuire alle condizioni meteorologiche avverse, che determinando un aumento degli umori freddi e umidi all’interno del corpo umano ingeneravano stati mentali tendenti alla depressione.
E, oggigiorno, gli storici si domandano: ma non è che, forse forse, avevano almeno un po’ di ragione?

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E il latte sgorgò dal petto di Maria

Una storiella che arriva a noi in diretta dalle Fiandre di metà ‘600; e che, nella sua semplicità, è incantevolmente deliziosa per il modo in cui dipinge la disinvoltura con cui i nostri antenati s’approcciavano al sacro e al prodigioso nella loro vita di ogni giorno. Forse Max Weber ha ragione quando dice che, un tempo, gli uomini vivevano in un mondo molto più incantato del presente.

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