Biddenden Cake

Quando il mostriciattolo venne alla luce, in un groviglio di carne, sangue, e arti che si dimenavano, poco mancò che la levatrice non se lo lasciasse cadere dalle mani per la sorpresa. Fissò quella creaturina che piangeva fra le sue braccia e dovette prendersi qualche secondo per calmarsi, prima di sollevare lo sguardo e sorridere (sorridere?) alla puerpera, per tranquillizzarla.
Venne il prete a benedire quelle due bimbe sfortunate, che erano uscite dal grembo della madre rimanendo attaccate l’una all’altra. Il sacerdote parlò a lungo con i due genitori – la madre in lacrime; il padre incredulo – e spiegò loro che le vie del Signore sono sempre imperscrutabili. Quell’evento così misterioso andava letto come un segno: e non era detto che da quella nascita incredibile dovesse necessariamente derivare un male.

Le due gemelle furono battezzate di gran fretta, e tutto il paese si radunò per osservare quello spettacolo mai visto prima: due persone in un solo corpo; due gemelle congiunte, che erano attaccate per un’anca. Là dove avrebbe dovuto cominciare la gamba, il corpo si univa invece a quello della sorella.
Nel giorno del Battesimo, le campane della chiesa suonarono come sempre a festa; ma l’entusiasmo dei rintocchi era parzialmente attutito dal fatto che tutto il paese si domandava quanto tempo avessero davanti a sé, quelle due povere bambine.

E invece, fra la costernazione di tutti, Mary e Eliza crebbero. Le sorelle Chulkhurst superarono l’inverno, superarono i primi anni di vita, e diventarono belle bambine.
E poi, belle ragazze.
E poi, belle signore.

Certo: non si può dire che avessero una vita normale al 100%, è ovvio. “Normalità” non è essere attaccati ventiquattr’ore su ventiquattro a tua sorella; e su questo stiam d’accordo tutti. Molto spesso, le due gemelle bisticciavano: le si vedeva mettersi a urlare l’una contro l’altra, prendersi a schiaffi, discutere sulla direzione da prendere (“a destra!”. “No, a sinistra!”). Era uno spettacolo grottesco, nella sua involontaria comicità-
Ma poi si riappacificavano, e scherzavano e giocavano e ridevano tutte e due assieme.
Sì: erano un buffo spettacolo, Mary e Eliza Chulkhurst. In pochi anni, erano entrate nel cuore di tutta la città di Biddenden, nel Kent.

Sulla reale esistenza delle sorelle Chulkhurst, gli storici sono divisi. La maggior parte degli studiosi dice che… no, non c’è niente di vero: le gemelle di Biddenden sono certamente una leggenda. Qualche (autorevole) voce dal coro dice che in realtà la storia potrebbe anche essere vera: è così bislacca da rischiare di sembrar falsa… ma non è neanche inverosimile.
In fin dei conti, quando si tratta di eventi che hanno (forse) avuto luogo nella notte dei tempi – e, più precisamente, nell’anno del Signore 1100 – non è sempre immediato stabilire se è “vero” o “falso”.

Ma in fondo in fondo, non è neanche questo il punto.
Il punto è che – raccontano le fonti – a un certo Mary si sente male. All’improvviso. All’età di trentaquattro anni.
Ribadisco, siamo nel 1100: la medicina è quella che è. E, nonostante gli sforzi fatti per salvarla, la povera Mary esala l’ultimo respiro.

Seguono istanti di terrore.
Mentre il cadavere di Mary, lentamente, si raffredda, il medico del luogo fissa Eliza, sempre attaccata alla gemella siamese, e si mette una mano fra i capelli. La Medicina del 1100 è quella che è, ma è facile intuire che non sia particolarmente salubre vivere attaccati ad un cadavere in via di decomposizione.
In un tentativo disperato, il medico propone a Eliza di separarla dalla sorella morta. Si userà una sega, un’ascia, un coltellaccio da cucina: sarà atrocemente doloroso, ma…
“No”, sussurra Eliza, pallida ma decisa. “Siamo venute a questo mondo unite, e ce ne andremo nello stesso modo”.
Con l’intero paese al suo capezzale, Eliza vivrà altre sei ore. E poi, tornerà al Padre.

***

Ma nel frattempo – in quelle sei ore che sembravano non finire mai – Eliza era riuscita a fare testamento.
Non avendo figli, non avendo eredi, Eliza disponeva di un certo capitale da poter destinare al prossimo. E dunque, la ragazza lasciò tutti i suoi beni alla chiesa della città di Biddenden: si trattava di una somma non del tutto trascurabile, nonché di un buon numero di appezzamenti di terreno. Lasciò tutto alla chiesa, vi dicevo, e lo lasciò con una clausola: voleva che i suoi soldi fossero fatti fruttare… allo scopo di distribuire ogni anno, ai poveri, un certo quantitativo di pane, di birra, e di formaggio.
Era desiderio di Eliza che tale distribuzione avesse luogo una volta all’anno, a Pasqua, dopo la Messa della pomeriggio.

E così fu.

E così è ancor oggi.

La tradizione benefica si consolidò col passar degli anni… e, a un certo punto, per mantener viva la memoria delle due benefattrici, si cominciò a cucinare – e poi, a distribuire ai poveri – una sorta di galletta che… raffigurava le due sorelle, appunto.
Questa “Biddenden Cake”, come la chiamano i locali, non era niente di che: era una specie di cracker, per capirci. Epperò, era una specie di cracker che, nelle mani di chi lo riceveva, teneva  e tiene viva la memoria delle due sorelle.

Ancor oggi, nella città di Biddenden, ogni Lunedì di Pasqua, vengono distribuiti ai bisognosi confezioni di pane, formaggio e tè (giustamente, very british…).
E quanto alla Biddenden Cake?
Beh: lei, più che altro, è un dolcetto per turisti, e generalmente viene portato a casa come souvenir (senza esser mangiato, per capirci).
Però, esiste. Esiste ancora.
Se andate a farvi un giro a Biddenden, lo trovate certamente.

E anche questo, in Inghilterra, è un cibo che simboleggia la Pasqua, in modo chiaro e inconfondibile.
E io lo trovo un simbolo particolarmente splendido, per la storia che ha alle sue spalle!

12 pensieri riguardo “Biddenden Cake

    1. Mah… chissà.
      Secondo me, per i gemelli siamesi davvero non è affatto un peso… voglio dire: rientra nella loro normalità, loro ci sono abituati. Non hanno idea di come sia, vivere separatamente.

      (Chissà come reagiscono quei gemelli siamesi di oggi, che magari vengono separati chirurgicamente dopo alcuni anni di vita. Secondo me è uno shock!)

    1. Adesso farò la figura della cretina, ma… veramente? :-D
      No, perché in effetti di gemelli siamesi attaccati per la testa ne ho già sentito parlare, in giro… ma la cosa dei pensieri condivisi… gasp °_°
      (Beh, però in effetti potrebbe essere possibile. Forse. Non so).
      >.>

  1. Curiosa l’assonanza -ma forse la vedo solo io- tra “biddenden” e il genovese “binelle” (gemelle).
    Scusate, ormai se c’è AlphaT in giro penso subito a Genova…

      1. Ussignur… O__o’

        A proposito dell’etimologia di “Biddenden”, la pagina di Wikipedia dice: “the place name of Biddenden is derived from Old English, meaning Bidda’s woodland pasture, associated with a man called Bida. Originally Biddingden (c993) Bida + ing + denn, eventually evolved into the current spelling”.

        :-)

        Solo una coincidenza, a quanto pare… però in effetti è molto buffa!!!

  2. Beh non ce ne sono così tanti di gemelli siamesi, in genere sopravvivono poco dopo la nascita, o muoiono mesi prima del parto. Sigh, la natura non sorride a tutti…
    La storia è molto sorprendente!

    1. Beh, però a dare un’occhiata su Google se ne trovano anche che vivono a lungo, in “buona” salute…
      A proposito: cercavo “gemelli siamesi” su Google e mi si è aperto questo video :-O

      1. Le conoscevo perchè… Le hanno fatte vedere ad un paio di programmi in tv in Italia si :)
        Buon per loro se ora stanno bene, è una conquista non da poco.

      2. Eh sì… io non le conoscevo e mi sono davvero stupita (in senso ovviamente positivissimo, eh!) :-)
        Potrebbero praticamente essere le due sorelle del post, in pratica :-D

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