[Pillole di Storia] Quando l'incubo diventa realtà

Pavia, nel Medio Evo, era popolata di uomini con la testa di cane.
O così, almeno, dice Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum, informandoci che, per intimorire i nemici, i Longobardi avevano messo in giro la voce di avere grossi eserciti di simi mostri. Uomini cane, o Cinocefali per la precisione: creature mostruose col corpo d’uomo e testa lupina, già descritti da Esiodo nella Grecia Antica, ma ben conosciuti anche da Tertulliano nei primi secoli dopo Cristo. Ademaro di Chabannes, nella Historia Francorum, cita terribili creature che caninamente latrano; secoli dopo, Ivo de Narbonne descrive all’arcivescono di Bordeaux l’assedio tartaro di Wiener Neustadt, e assicura che gli eserciti nemici hanno uomini-cane fra le loro fila. Cui danno in pasto i corpi dei soldati fatti prigionieri.

Non lontano da Aix-en-Provence, invece, spopolavano le donne – serpente. Lo racconta Gervasio di Tillbury nella sua storia di Raimondo dello Château-Rousset, che, un bel giorno, se ne va a passeggiare sulle rive del fiume Arc, e lì incontra una splendida dama meravigliosamente vestita. Costei acconsente a diventare la moglie di Raimondo, a patto che lui non le chieda mai di vederla nuda; Raimondo accetta le condizioni, e la coppia vive anni sereni e ricchi di ogni felicità. Fino a che il messere, casualmente, non scosta la tenda dietro la quale la moglie sta facendo il bagno, e scopre l’amara verità: la donna è per metà serpente.

Le tradizioni anglosassoni sono piene di bellissime donne seducenti e allettanti, che vestono sempre lunghi abiti per nascondere le zampe caprine. E anche il mio buon Piemonte conosce bene le figure, spaventose e intriganti a un tempo, delle perfide Faje, che ingannano con le loro sembianze umane ma nascondono sotto la gonna due zoccoli da capra.

Il Panozo, invece, è molto più carino, e ha orecchie da coniglio talmente gradi da toccar terra. Se le avvolge sul corpo quando è ora di dormire, per utilizzarle come coperta; e, essendo molto timido, le spiega come ali non appena sente qualcuno avvicinarsi, fuggendo lontano dal pericolo.

Ah, e poi naturalmente c’è l’uomo-pianta. Vi siete mai chiesti perché Dante tramuti in cespugli le anime dei suicidi – di coloro, cioè, che si sono macchiati del peccato più grande, rifiutando la vita che è il più grande dei doni di Dio? Perché, insomma, una pena così bislacca? Un ibrido di uomini e piante, tormentato da un ibrido di donna e aquila: che razza di pena è, per il peccatore più ribelle e sfrontato che la morale conosca?
Il fatto è che, nella mentalità medievale, la condizione di ibrido è la più penosa di tutte le condizioni immaginabili. Dice Spitzer che, per l’uomo medievale, “il concetto di ibridismo è di per sé repellente”. Se Dio ha creato il mondo dividendolo nettamente in uomo, pianta, e animale, un ibrido è di per sé un mostro, una creatura neanche lontanamente immaginabile, al di fuori di ogni legge naturale e umana, e di per sé foriero di terrore, incubo, angoscia. Un Frankenstein dell’Età di Mezzo, ma ancor più mostruoso perché completamente al di fuori di quanto Dio Creatore possa aver creato.

… e sostituirsi a Dio non è una buona idea, e l’avevano capito già nel Medio Evo. Anche il rabbino Jehuda Löw, secoli addietro, era riuscito a modificare la natura, e a creare in laboratorio uno splendido Golem di argilla che gli faceva da servo e da facchino. Molto comodo, e molto utile, certamente. Se non fosse che a un certo punto il Golem s’è rotto di fare il portaborse: e allora s’è messo in prepensionamento, e ha iniziato a ammazzare tutti quelli che incontrava.

Erano belli, i tempi in cui l’Historia, con le sue tradizioni e la sua morale, era ancora magistra vitae.
E, com’è ovvio, ogni riferimento a fatti, cose e persone realmente esistenti è puramente causale.

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