Personale

Ritrovare un'Amica Ritrovata: Colui Che Non Deve Essere Nominato

Comunque.
Giorni o forse millenni fa, l’Amica Ritrovata è venuta mia ospite a Pavia.
E, come si conviene a una buona ospite gentile, mi ha portato un regalo.

Oh cielo, di regali me ne ha portati due, uno dei quali avrebbe dovuto essere il mio regalo di diciottesimo compleanno. La cosa notevole era il biglietto di accompagnamento, scritto di suo pugno nel nebuloso marzo 2006: Le poste non sono più quelle di una volta, quindi abbiamo optato per la consegna manuale (un po’ più lenta, ma sicura!).
Per essere lenta, lo è senza dubbio, visto che di anni, ora, ne ho venti compiuti. Ma quello che conta è, suvvia, l’intenzione…

Ad ogni modo, il regalo più notevole è stato un altro: un lungo saggio di Letteratura, a cura di un autore di cui non scriverò il nome. E non scriverò il nome perché l’Amica Ritrovata, chiacchierando con me sui fatti notevoli di quello splendido libro, ebbe a dire, in tono di pura informazione: “sai, da noi all’Università di Padova c’è la superstizione che questo autore porti male”.
“Ah, grazie”, avevo riso io sfogliando innamorata lo spesso tomo: “e quindi tu mi regali un libro che porta il malocchio?”.
L’Amica Ritrovata aveva riso a sua volta, assicurandomi che quelle patavine non erano che superstizioni sciocche, e senza alcun fondamento. “E per dimostrarti che l’autore non porta male”, aveva esclamato in un lampo di eroismo, “pronuncerò il suo nome per dieci volte di fila: poi vediamo se mi succede qualcosa!”.
E pronunciò il suo nome. Una e un’altra volta. E un’altra, e un’altra, e un’altra e un’altra ancora. E poi sorrise vittoriosa, visto che nessun fulmine si era abbattuto sulla mia casa.

Ora.
Io non sono superstiziosa. Tutt’altro.
Io sono una semplice cronista. E il mio compito è quello di annotare la realtà storica.

E allora sono costretta ad annotarlo, il fatto che, fra le due, non sono stata io quella ad esser stata male.
O ad esser stata quasi investita da un motorino.
O ad avere la pressione così bassa da dover giacere a letto invece di visitare Pavia.
O ad avere un brusco peggioramento due ore prima della partenza.
O ad aver prenotato un posto su un treno arrivato in stazione con drammatico ritardo.
O ad aver dovuto fare, a causa del ritardo, un cambio nell’arco di tre minuti, nella caotica stazione di Milano Centrale, e con un ingombrante bagaglio e stando male.
O ad aver dovuto sostenere un esame il giorno dopo il faticoso ritorno, con la stanchezza del viaggio, la malattia incipiente, e gli appunti finiti di studiare in un treno sporco e affollato.


Non so voi, ma io a questo punto ricorrerei a perifrasi, per indicare il nome di quello stimato autore.

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