Personale

Cuore di mamma

Causa Palio del Ticino, mia madre è mia ospite a Pavia.
Naturalmente, mi fa molto piacere avere la mamma in casa; tuttavia, sono anche sotto esame. Per cui, accolta, abbracciata, salutata, coccolata la mia mamma, l’ho mollata in salotto e sono tornata alla mia scrivania. “Devo preparare questo esame noiosissimo”, le ho spiegato tranquillamente, “e non posso smettere di studiare: non posso nemmeno distrarmi, ché se no poi ci metto delle ore a ritrovare la concentrazione”.
Mia mamma ha annuito, con aria compresa.
“Per cui”, ho rincarato, “tu per piacere stai di là, e non mi disturbare. Leggi un libro, guarda la televisione, lavora all’uncinetto, ma, per favore, sii così gentile da non interrompermi mentre studio, a meno che non stia andando a fuoco la casa”.
Mia mamma ha annuito, con aria compresa.
“Per cui adesso io mi chiuderò nella mia stanza”, ho concluso, “e non ne uscirò fino a che non avrò finito. E tu non ci entrerai, o terribili eventi colpiranno la tua persona”.
Mia mamma ha annuito, con aria compresa.
“Grazie per la collaborazione”, ho decretato.
E mi sono chiusa la porta alle spalle.
Mia mamma, con aria compresa, è tornata in salotto e si è messa sul divano. Era una giornata molto calda, con il sole che batteva a picco sui vetri creando un fastidioso effetto serra: probabilmente dunque avrà anche tirato le tende, e benedetto il condizionatore appena installato che rinfrescava l’ambiente.

Io studio, studio, studio, e a malapena mi accorgo che è andato via il sole.
Io studio, studio, studio, e a malapena mi accorgo che sta venendo giù il diluvio.
Io studio, studio, studio, e quando inizio ad aver freddo mi metto un bel golfino.
Mia mamma, che i golfini li aveva già posati nella mia inaccessibile stanza, prende il telecomando del condizionatore, e spegne l’aria condizionata.

Almeno, ci prova.
In effetti, mia mamma non ha mai maneggiato il telecomando di quel condizionatore, e, fra tasti e tastini, non può che far confusione.
Crede di spegnerlo, e invece abbassa la temperatura.
Ritenta di spegnerlo, e porta la temperatura a 13 gradi.
Implora di spegnerlo, e attiva l’opzione “umidificatore”.

Cinque ore più tardi, sono uscita dalla mia stanza, tutta soddisfatta per i tanti capitoli studiati.
Entrata in salotto, sono stata investita da un’ondata di vento umido e ge-la-to: roba che manco a Torino in pieno inverno.
Mia mamma, per non disturbarmi, era stata al gelo per cinque ore.
In quel momento batteva i denti, avvoltolata miseramente nel copridivano.

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