[Ma che sant’uomo!] Il Leone di Venezia

Buon 25 Aprile a tutti quanti: oggi è festa, grande festa, festa solenne!
Ma se qualcuno di voi, a questo punto, si aspetta un post politico o storico-contemporaneistico, ahimé resterà deluso: perché il 25 Aprile, oltre ad essere la Festa della Liberazione, è anche la Festa di San Marco. E allora ecco a voi un volto celebre per la rubrica
 

Ma che sant’uomo!

ovverosia
 

Tutto quello che non volevate sapere sui Santi,
e che men che meno avreste osato chiedere




Gerusalemme, Monte degli Ulivi, poche ore dopo l’Ultima Cena: un adolescente impazzito corre per tutta la città completamente ignudo, ululando come un indemoniato. Quel giovinetto diventerà un Santo, scriverà un Vangelo, e verrà ricordato da tutto il mondo come San Marco l’Evangelista.

San Marco era nato a Gerusalemme quando Gesù era ancora un completo sconosciuto – un semplice falegname di Nazareth che viveva con i suoi genitori, insomma.
La mamma di Marco, che si chiamava Maria, aveva pensato bene di chiamare suo figlio con due nomi, uno gentile ed uno ebreo: quello gentile era Marco; quello ebreo era Giovanni. La piacevole conseguenza è che, negli Atti degli Apostoli, San Marco viene citato a random come “Marco”, “Giovanni”, “Marco Giovanni”, “Giovanni Marco”, e tutte le varianti del caso, di modo tale che lo Sventurato Biblista possa espiare i suoi peccati ammattendosi e arrovellandosi su quelle pagine, nel disperato tentativo di capirci qualcosa.

Ad ogni modo, quando Gesù aveva smesso di fare il falegname ed era andato a predicare a Gerusalemme, la mamma di Marco si era convertita immediatamente. E anche Marco, che all’epoca era solo un ragazzino, aveva cominciato ad ascoltare Gesù: tanto che, la notte in cui Cristo fu catturato, lui era nei pressi dell’Orto degli Ulivi, a seguire a distanza di sicurezza gli avvenimenti.
Non chiedetemi perché, ma quella sera Marco aveva avuto la bella pensata di uscire di casa “coperto soltanto da un lenzuolo”. Accortosi della presenza di quel ragazzino, uno dei soldati lo afferrò per il vestito nel tentativo di catturarlo: “ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo”.

Sì, insomma.
Il suo ingresso nel panorama storico mondiale, San Marco lo fa come un pazzo che corre nudo nella notte.
Son cose.

Non che negli anni immediatamente successivi San Marco ci abbia fatto figure molto più onorevoli, detto fra di noi.
Nel 44, ascoltando i racconti di Paolo e Barnaba, che erano appena tornati a Gerusalemme da Antiochia, Marco aveva deciso che quei due avevano fatto proprio un bel lavoro, a Antiochia. Anche lui voleva andare a Antiochia, lo scopo della sua vita era evangelizzare Antiochia: insistette così tanto, che i due discepoli cedettero con gran piacere alle sue richieste. Acconsentirono a tornare a Antiochia portandosi dietro il giovane Marco, per il quale già intravvedevano uno splendente futuro – peccato che Marco, nel bel mezzo del viaggio, abbia deciso che quel viaggio era troppo pericoloso per lui, e grazie tante.
Sì, insomma: mollò i due nelle paludi del Tauro, e se ne tornò a Gerusalemme con tanti cari saluti.

Cinque anni più tardi, Marco venne a sapere che Paolo e Barnaba erano rientrati a Gerusalemme. “Che bello, che bello, mi riportate a Antiochia?!”, domandò loro con grande entusiasmo e partecipazione. “Stavolta ci vengo per davvero: non vi mollo più nelle sabbie mobili come due idioti, promesso!”.
San Paolo e San Barnaba si lanciarono un’occhiata molto eloquente, e avvertirono dentro di sé una irresistibile tentazione ad infrangere il quinto comandamento.

Alla fin fine, addivennero dell’opinione di sbolognare Marco al povero San Pietro, che tanto era già un vecchietto e non avrebbe più avuto la forza di menarli, nel momento in cui si fosse accorto dell’elemento che gli avevano mandato. Ma, contro ogni ragionevole aspettativa, San Pietro si trovò benissimo con quel giovane discepolo, che nel frattempo era diventato un adulto serio e responsabile: lo battezzò, lo portò a Roma, e gli affidò addirittura l’incarico di mettere per iscritto le sue “memorie” sulla predicazione di Cristo.
Nasceva così il Vangelo; il primo fra tutti i Vangeli; il Vangelo secondo Marco.

Un Vangelo vivo, immediato, ricco, vivace; un Vangelo scritto nello stile brillante del linguaggio parlato, che davvero ci avvicina a quella che doveva essere la predicazione dei primi apostoli.
Un Vangelo che ci presenta un Gesù incredibilmente vero e vivo: uomo sensibile, guaritore ineguagliato, predicatore sicuro del suo messaggio, maestro chiaro ed ermetico a un tempo.
Un Vangelo scritto per i cristiani di Roma, che riconoscevano Gesù come Dio, ma che non l’avevano mai potuto incontrare. Un Vangelo che racconta loro, e racconta a noi, gli episodi più salienti della vita di quell’Uomo meraviglioso, che non abbiamo conosciuto, ma che ci Conosce benissimo.

Ma Marco non si limitò a scrivere, e a starsene seduto a tavolino: anzi, viaggiò molto, per diffondere il più possibile la Buona Novella. Come prima cosa, andò ad Aquileia, per catechizzare l’Italia settentrionale; poi si spostò nella lontana Alessandria, da dove evangelizzò l’Egitto fondando la prima Chiesa locale. E fu proprio in Egitto che andrò incontro al martirio, sotto l’Imperatore Traiano: morì il 25 aprile di un anno imprecisato, comunque attorno al 72 dopo Cristo.

 

________

Ma non è finita qui: perché spesso, di questi Sant’uomini, risultano particolarmente intriganti anche le complesse vicende post-mortem. San Marco, ad esempio, se ne stava tutto tranquillo a riposare nella sua tomba in Egitto, mentre la piccola città di Venezia nasceva, cresceva, si ingrandiva, diventava ricca e prosperosa, ed acquisiva un potere decisamente invidiabile. Insomma, sembrava disdicevole che una città così ricca fosse sprovvista di un Santo all’altezza della sua fama: il povero Teodoro di Amasea, che era stato invocato come Patrono di Venezia fin dai tempi della sua fondazione, era diventato una figura pressoché sconosciuta, e decisamente non popolare.
Fu così che il Doge di Venezia, nell’Anno del Signore 827, espresse una improvvisa preoccupazione per la sorte delle reliquie di San Marco, custodite in quel lontano Egitto che nel frattempo era divenuto musulmano; e fu così che, nell’828, due mercanti veneziani convinsero i cristiani d’Egitto del fatto che i santi resti dell’Evangelista sarebbero stati meglio custoditi a Venezia, lontani dai pericolosi infedeli.
Va detto però che, per quanto infedeli, i musulmani a capo dell’Egitto non avevano nessunissima intenzione di permettere l’esportazione clandestina di corpi santi al di fuori della loro terra. Insomma: i cristiani avevano acconsentito a cedere a Venezia le spoglie di San Marco, ma il vero problema, ormai, era quello di far passare le reliquie oltre la dogana.
Come fare?
Come non fare?
Ai due mercanti veneziani venne una idea geniale. Sapendo che il Corano considera i maiali animali immondi, i due signori presero un maiale, lo svuotarono di tutte le sue interiora, e… ci infilarono dentro le reliquie del Santo.
Prevedibilmente, il buon musulmano che era addetto alla dogana rifiutò categoricamente di pastrugnare dentro il cadavere di un maiale morto per controllare che tutto quanto fosse in regola: e fu così che San Marco poté salpare, alla volta dell’Italia.

E questa è Storia pura, eh, non leggenda: fu proprio così che arrivò alla Serenissima, il povero Leone di Venezia.
In un cesto di verdure, come ripieno di un maiale arrosto.

7 pensieri riguardo “[Ma che sant’uomo!] Il Leone di Venezia

  1. Fortuna che Marco era(è) un Santo, fossi stata io “Fulmini e Saette!” su quei simpaticoni che avevano avuto tanta fantasia da sbattacchiare la mia salma in un maiale morto!! O.o =D

  2. immortal_bard, grazie per la visita! E… sì: vedi quante cose si scoprono? :P

    Daniele: beh, dopo 800 anni credo ci fossero solo più ossa sparse (dubito altamente si trattasse di un corpo incorrotto, nel qual caso la vedo dura riuscire a farlo entrare in un maiale :P). In effetti, non penso si sia rovinato più di tanto ;)

    Vi0la: ehm…?

    TearOfRain… :-P
    Pensa che, nel Medio Evo, poteva addirittura capitare che le reliquie di un Santo fossero frustate (!) se non facevano abbastanza miracoli… :P
    Stay tuned, perché prima o poi racconterò anche quello che ha dovuto sopportare, da morta, la povera Maria Maddalena. Oltre al sentirsi dire di aver fornicato col Dio Incarnato e di aver generato con Lui una vasta prole, intendo ;)

  3. TearOfRain: e che caspita! Ti sei appena fatta a piedi un pellegrinaggio di decine di centinaia di chilometri per andare in quella basilica acciocché San X ti faccia un miracolo, e le sue reliquie si rifiutano di miracolarti… non ti girano un po’ le scatole?
    Magari, con un paio di frustate, il Santo scende a più miti consigli… u_u

    (Non sto scherzando, eh! Non mi ricordo più la località precisa in cui è accaduto – mi pare fosse in Francia, comunque – ma l’ho studiato per un esame universitario: ci sono stati davvero dei tizi che hanno preso a frustate le reliquie di un Santo, perché “non faceva abbastanza miracoli”… °_°)

    Daniele: comunque, sì, doveva essere abbastanza deprimente essere le reliquie di Santo, nel Medio Evo. Ti sballottavano avanti e indietro, mamma mia, immagina lo stress! :P
    (E Frate Cipolla è un genio, nel suo piccolo, sempre detto u_u)

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