[Ma che sant'uomo!] Una notte di paura

Del perché Halloween non mi dispiaccia, avevo scritto a suo tempo.
Chi dice che Halloween è un’americanata senza senso, mente (non) sapendo di mentire.
Chi ha paura che Halloween instradi i bimbi all’Occultismo, farebbe bene a raccontare ai bambini qual è il vero senso di Halloween, e quale la sua storia vera.
Sì, insomma. A me, Halloween, non dispiace: anzi, lo festeggio con un post a tema.
Un post a tema a modo mio, ovviamente; un post un po’ particolare.
Perché – forse non lo sapete –  ma la Vita di San Germano d’Auxerre, così com’è scritta da Costanzo di Lione, è un piccolo capolavoro della letteratura fantastica.

E così, in una edizione speciale sul tema di Halloween… ecco a voi un racconto di fantasmi per la serie

Ma che sant’uomo!

ovverosia

Tutto quello che non volevate sapere sui Santi,
e che men che meno avreste osato chiedere

Era una notte buia e tempestosa, scriverebbe Snoopy per cominciare il suo racconto. Quella volta, però, una notte buia e tempestosa lo era per davvero. I tre chierici avanzavano a fatica nella notte: il vento penetrava sotto i loro mantelli, e la pioggia cadeva infangando il sentiero. Era tardi, ormai, era notte fonda, e la debole luce delle fiaccole non bastava più ad illuminare il cammino. Il novizio rallentò il passo, stremato, passandosi una mano fra i capelli fradici.
“Maestro”, esordì debolmente, con una voce così bassa da essere appena udibile fra i tuoni della tempesta. “Vi prego, è da questa mattina che camminiamo. Siamo digiuni e affaticati. Facciamo sosta in un posto qualunque, vi prego… abbiamo bisogno di riposare”.
Illuminato a giorno dalla luce di un lampo, Germano di Auxerre, governatore della Provincia Lionese Quarta, si girò a guardarlo, con un sorriso benevolo. Gli occhi di Germano incontrarono quelli del novizio, e poi si spostarono sul secondo chierico che viaggiava con loro. Tacque per un istante, e poi annuì con un cenno del capo: “è cosa giusta, ciò che domandate. Lungo questo sentiero, dovrebbe sorgere la casa di cui ci hanno detto”.
I due chierici si guardarono in silenzio, senza il coraggio di protestare. Erano passate delle ore, ormai, da quando avevano incontrato quelle due vecchiette: eppure, le loro parole risuonavano ancora chiare nella loro mente. Avevano parlato di una casa infestata, quelle due vecchie di paese: di una casa indemoniata, orribilmente popolata da spiriti terrificanti. Avevano supplicato i tre chierici di star lontani da quel luogo di terrore, e avevano raccontato storie agghiaccianti di gemiti e sospiri, e di spiriti irrequieti pronti a uccidere i viaggiatori. 
E il novizio l’aveva visto: l’aveva visto perfettamente. Aveva visto – voglio dire – quel lampo nello sguardo di Germano: un brivido di eccitazione, una nuova sfida da affrontare…
Sospirò con rassegnazione, in quella notte tempestosa, quando si rese conto che era proprio in quella casa maledetta che il suo vescovo indendeva dirigersi.

La casa era proprio alla fine del sentiero, sul limitare della foresta. Persino Germano esitò per un istante, quando la vide pararsi davanti ai suoi occhi: il tetto era in rovina, le piante selvatiche ricoprivano le pareti esterne, grossi topi neri sgattaiolavano dentro e fuori l’appartamento. Quella casa doveva essere abbandonata da anni, o decenni addirittura: per un folle istante il novizio pensò che sarebbe stato preferibile passare la notte al freddo sotto la pioggia, piuttosto che in quella stamberga fatiscente che minacciava di crollargli in testa.
Ma era troppo tardi: Germano si era fatto coraggio e aveva già superato l’uscio, facendo segno ai suoi compagni di seguirlo e entrare.

La casa era allagata, nel senso che ci pioveva dentro. Il tetto praticamente non esisteva.
I tre religiosi passarono mezz’ora abbondante a esaminare quelli che, una volta, avevano dovuto essere dei maestosi saloni: solo alla fine, quando già iniziavano a perdere le speranze, riuscirono a trovare una stanzuccia che potesse avere una vaga apparenza di alloggio. Germano cercò un angolo asciutto, e ci adagiò delicatamente i suoi bagagli: poi diede ordine ai fanciulli di accendere il fuoco, per preparare un pranzo da cui si astenne completamente.
Il chierico più grande fu il primo ad addormentarsi, sopraffatto dalla giornata di fatiche.
Germano restò in preghiera per qualche tempo, e poi anche gli occhi di lui si chiusero, lasciandolo sprofondare in un sonno ristoratore.
Il novizio deglutì molto lentamente, stringendosi istintivamente nel suo mantello ancor umido.

C’era qualcosa di strano, in quella casa: c’era qualcosa di inquietante.
Non era superstizione, non era creduloneria: era vero, c’era veramente qualcosa di orribile in quel posto! Il novizio se lo sentiva fin nelle ossa: e non era solo il vento gelido a farlo tremare come un fuscello.
Il sonno era tanto, e gli occhi gli si chiudevano: ma non poteva dormire, non in quella notte. Non in quella casa, non dopo quello che gli era stato raccontato.
Camminando in punta di piedi per non svegliare i suoi compagni, si alzò e andò a frugare nel bagaglio di Germano. Ne estrasse un paio di tavolette cerate, dove la mano esperta del maestro aveva riportato alcune preghiere alla Madonna, e con un sospiro ritornò a sedere accanto al fuoco. Appena illuminato dalle fiamme scoppiettanti, si appoggiò alla parete alle sue spalle e si sforzò di leggere: piano piano, una lettera dopo l’altra, parola dopo parola. Sussurrava a bassa voce le parole che leggeva, in una preghiera silenziosa alla Vergine: ed era quasi riuscito a dimenticare le sue paure, quando…

… quando, inconfondibile, davanti agli occhi del lettore si materializza, dimprovviso, uno spettro.
È un istante, un fremito di paura: grida spettrali invadono la casa, e una sassaiola improvvisa comincia a colpire i tre chierici. “MAESTRO! MAESTRO! AIUTATEMI!”, grida disperatamente il novizio, proteggendosi il volto con le braccia piegate.
È un attimo: San Germano si sveglia di soprassalto, fissa la sagoma dello spirito, e invoca il nome di Dio con un segno della croce. La granugola cessa, così com’era incominciata: San Germano si mette in piedi, si erge minacciosamente di fronte al fantasma. Gli ordina, in tono stentoreo, di dire chi è, e che cosa vuole.
Di fronte al Santo vescovo, lo spettro rimane immobile per qualche istante; e poi, piano, china il capo. Parla con voce umile, e supplichevole: lui e il suo compagno sono stati criminali, hanno commesso numerosi delitti prima d’essere giustiziati, e ora giacciono insepolti. Tormentano i vivi perché non trovano requie, e supplicano il vescovo e i suoi chierici di pregare per la salvezza delle loro anime, e d’intercedere per loro presso il Signore.

San Germano aggrotta le sopracciglia; poi annuisce, impercettibilmente, sotto lo sguardo sconcertato del novizio. “Mostrami dove giacciono i vostri corpi”, ordina semplicemente al fantasma.
Il fantasma soffia su una candela spenta, che si accende come per magia; poi, facendola veleggiare nell’aria in mezzo alla tempesta, conduce San Germano fuori dalla casa: giù, giù, fino in fondo al bosco…
Ed è lì che, oltre a uno spesso mucchio di rovi, indica la scarpata dove i paesani avevano gettato i due cadaveri dei malviventi, dopo averli giustiziati con la pena capitale.

Appena si fa giorno Germano riunisce gli abitanti dei dintorni, conclude orgogliosamente la sua Vita, e li incita al lavoro assistendovi egli stesso, per stimolarli a fare in fretta. Una fossa viene scavata in modo adatto alla sepoltura; le membra liberate dalle loro catene vengono riavvolte in sudari e coperte di terra, e una preghiera vien detta per intercedere in loro favore.
I morti ottengono il riposo, i vivi la tranquillità: tanto che in seguito la casa poté essere felicemente abitata, senza più nessuna traccia di terrore.

… ma voi sareste disposti a dormire lì dentro, in questa notte di Halloween così buia e tempestosa?

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