Beatrice: fase 2

Arranco su per le scale, con il trolley squadrato che mi sbatte contro le caviglie.
Sono distrutta.
Il sudore mi cola lungo la fronte, sono insonnolita per l’ennesima notte insonne; ho la pressione bassa, sotto i piedi, e non so dire, onestamente, se sia causata dal troppo caldo o dai litri di sangue che mi sono stati prelevati da una pattuglia armata di zanzare che ha pensato bene di martoriarmi.
Lei apre la porta di casa, esce sul pianerottolo, mi lancia un’occhiata (distrutta), e commenta piano: “oddio, poretta”.

Le sorrido debolmente, e mi basta una sola occhiata per rendermi conto che la povera donna non è messa molto meglio di me. Pelle lucida, aria sfatta, macchie di sudore sui vestiti, sguardo distrutto.
Scambiamo due parole, io e la mia vicina di casa del pianterreno, nella torrida mattinata di una Pavia più afosa che mai.
“Sì, sono appena tornata da Torino”, “qui a Pavia sono stati giorni atroci, caldo incredibile”, “beh, anche dov’ero io non si scherzava”, “ma le previsioni meteo avevano detto che…”, “sì, in Piemonte ieri sera c’è stato un forte temporale, speriamo arrivi anche qua”, “ci contiamo, eh!”, “adesso vado a casa, arrivederci”, “ciao, e speriamo bene”.
Arrivo al mio pianerottolo, apro la porta di casa, collasso sul divano, aaaggh.

***

Passano alcune ore; è domenica e devo prender Messa, quindi caracollo stancamente verso la chiesa. Il Signore Onnipotente manifesta un minimo sindacale di pietà nei confronti dei poveri disgraziati sudaticci e affranti che hanno partecipato alla mensa, e manda un bel venticello fresco ad accoglierci sul sagrato, all’uscita dalla chiesa.
L’aria è diventata più fresca, passeggiare è quasi piacevole: torno a casa caracollando, ma con minore disperazione. E poi, giunta finalmente a casa, incrocio sul portone – guarda caso – la vicina di casa del pianterreno, che torna da una passeggiata col marito e con la figlia.
Wellà!”, mi accoglie lei, sorridendomi un po’ meno sfatta. “Hai portato il fresco!”.
“E lo dicevo, io!”, le sorrido di rimando. “Ieri sera, a Torino era già così”.
Lei è in vena di scherzare: “si vede che hai infilato il freddo in valigia e l’hai portato fin qua: brava, brava!”.
Io abbozzo, e infilo le chiavi nella toppa: la bimbetta del pianterreno, invece, sgrana gli occhi, paralizzandosi di fronte a me con un grosso cane di pezza in braccio.
Alterna uno sguardo allucinato da me a sua mamma, e da sua mamma a me.
“Ma… davvelo, mamma?”, sussurra attonita. “Ha messo il fleddo in valigia, etta signola? Pel davvelo?”.
La mamma sorride, ammicca e insiste: “ebbeh, secondo me sì: la signora Lucia è arrivata a Pavia giusto qualche ora fa; e senti che bel frescolino ci ha portato, dalle montagne…”.
“…”.
La bambina mi fissa, attonita.
Sgrana gli occhi fino a sembrare il personaggio di un cartone animato, lascia cadere a terra il cane di pezza, e mi fissa come se fossi Dio sceso in terra; incredula.
E poi mi si getta addosso abbracciandomi le gambe, e stritolandomi le ginocchia: “glazie, signola, glazie!!! È tanto bello il tuo fleddo, signola, ‘accie: tu sei buona!!”.

14 pensieri su “Beatrice: fase 2

  1. Naco ha detto:

    Ma sai che ieri è tornato un amico dall’America e dopo poco, anche qui, pioggia e vento? Si sta divinamente bene! *_* Avete poteri magici! XD

    • Lucyette ha detto:

      Come dicevo anche su FB, vorrei prendere contatti con questo tuo amico per metterci d’accordo, inventare una storia convincente sulla natura dei nostri superpoteri, e far credere alla gente che, , siamo veramente noi due a portare il freddo.
      A quel punto, chiederemo adeguati compensi da parte dei nostri concittadini: non vorrete mica correre il rischio che noi si parta di nuovo, lasciandovi in balia del caldo… u___u

    • Lucyette ha detto:

      Bene, bene… lavoriamoci la bimbetta…
      Quando avrò bisogno di un qualche favore da parte dei vicini di casa, potrò sempre far leva sulla sua venerazione u___u

    • Lucyette ha detto:

      Dovere, mia cara!

      Ora, se tu fossi interessata a contribuire alla colletta di cui dicevo sopra, rispondendo a Naco, giusto per assicurarvi la mia permanenza in loco per le prossime due-tre settimane… u___u

      ;-PPP

  2. Emilia ha detto:

    Anche a Napoli fa freschetto!
    Piuttosto, l’espressione “prender Messa” non si usa di solito per un novello sacerdote, tipo i miei amici ambrosiani di cui ho scritto sul mio blog? Forse volevi scrivere “sentir Messa”, anche se neppure questa è corretta in sé, perché esprime un atteggiamento passivo da parte dell’assemblea.
    Non voglio essere polemica, ti assicuro!

    • Lucyette ha detto:

      :-O
      No, ci mancherebbe altro… anzi, adesso sono curiosissima!
      Perché… in effetti no, ho scritto bene. Nel senso: qui da me (in Piemonte), ho sempre usato e sentito usare l’espressione “prender Messa” nel senso in cui l’ho usata io, per descrivere l’atteggiamento dei fedeli che vanno in chiesa. Qui da noi, il sacerdote dice Messa e i fedeli la prendono (sottinteso: dal sacerdote).
      :-O

      Che buffo!
      Manco vivessimo in regioni d’Italia lontanissime fra loro, peraltro…
      Adesso son curiosa: voi quale espressione usate, per definire l’atto di chi va a Messa?!

      (Con “voi” intendo “tutti voi che passate di qua e leggete questo commento”, non solo Emilia, che d’altro canto mi ha già risposto :-P)

      • filia ecclesiae ha detto:

        Io dico semplicemente “vado a Messa” però ho sentito spesso in Lombardia “vado a prender Messa” e l’ho sempre collegato, nei miei incolti pensieri, all’Eucaristia. Però…ora sono curiosa anch’io…
        Per quanto invece riguarda la colletta, bella Lucy, scordatela! Monti non te l’ha detto che non si fa?
        O_O

      • Lucyette ha detto:

        Come, non si fa?!
        E perché mai?
        Io poi utilizzo i soldi della colletta per far girare l’economia italiana, veh!
        :-P

        Per la questione prender/sentir Messa… uhm, sì, anche io collegavo il verbo “prendere” all’Eucarestia, o comunque al fatto che qualcuno celebra la Messa, e tu che non sei il sacerdote – come dire – la “ricevi”. Che poi è un concetto teologicamente sbagliato, ma comunque… :-)

        Nell’accezione che dici tu, Emilia, il novello sacerdote prende la Messa da chi? Da Dio? :-)

  3. Emilia ha detto:

    Suppongo di sì: come ha detto il mio Arcivescovo in più di un’occasione, il sacerdozio e il diaconato ancor prima sono segni dell’essere “presi a servizio” per il bene di tutti.

    Piccolo OT: niente male il nuovo layout!

    • Lucyette ha detto:

      …il che, in effetti, è molto bello e vero e ragionevole… :-)
      (Oggi il tuo Arcivescovo era a Pavia, per festeggiare assieme a noi Sant’Agostino – che, appunto, è un nostro illustre concittadino ;-) – … ma io non sto tanto bene e non sono potuta andare, sigh! E dire che avrei voluto!)

      Oh… grazie, per il layout! Ne avevo in mente un altro, per questo autunno, ma oggi frugando nei temi di WP mi sono imbattuta in questo, ed è stato amore a prima vista…
      …pensa che, nella versione originale, questo layout voleva essere la base per un sito per matrimoni, LOL! :-D
      (Di quei siti che usano i fidanzati per radunare a uno stesso link tutte le informazioni che servono agli invitati, tipo indicazioni stradali per raggiungere la chiesa, link alla lista nozze, varie ed eventuali… presente?)

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