Il pesce-vescovo comanda: “pregate per i marinai!”

Il primo a parlarne è lo zoologo francese Guillaume Rondelet, che pubblica nel 1544 il suo De piscibus marinis, in quibus verae piscium effigies expressae sunt.

Come dire: di fronte a un pesce con la mitria non sarei così sicura che si possa parlare di vere effigi… ma sono profondamente grata al Rondelet per aver dato il via a questa leggenda. 

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Bartali, il ciclista santo che salvò l’Italia dai bolscevichi

Non ho idea di come la Conferenza Episcopale abbia accolto la notizia di Bartali come oggetto d’esame alla maturità. Probabilmente, con sommo disinteresse: giustamente, che gliene importa?
Eppure, ci fu un tempo non lontano in cui fraticelli e monache e sacerdoti di tutta Italia avrebbero innalzato al cielo un’ovazione popolare, venendo a sapere che lo Stato aveva deciso di proporre Bartali come esempio di vita ai maturandi.

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Una clarissa indomita e sfortunata posò come modella per Antonello da Messina?

Smeralda aveva ben chiaro il suo futuro. Aveva già persino individuato il convento in cui voleva monacarsi. Gliene avevano parlato alcune amiche di lei, che stavano a loro volta vagliando quell’opzione. Quasi tutte le buone famiglie messinesi potevano vantare una qualche figlia, una qualche sorella, una qualche cugina ribelle, che, per sfuggire a un matrimonio combinato, aveva deciso di cercare rifugio tra le mura del convento di Santa Maria di Basicò.

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Alla scoperta degli Acquariani, i paleocristiani astemi che si rifiutavano di consacrare il vino

Ma non solo: c’è stato anche chi consacrava pane e formaggio, chi distribuiva pane e sale, chi riempiva il calice con olio, latte o miele. Persino San Tommaso apostolo, se dovessimo dar retta ai suoi “Atti” apocrifici, doveva essersi distratto un po’ durante l’Ultima Cena, visto che, al momento di celebrare l’eucaresia consacrava – a detta degli Atti – pane indiano e verdurine miste.

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