Che differenza c’è tra un fantasma cattolico e un fantasma protestante?

Voi ci credete, ai fantasmi?

Se andassi in giro a fare seriamente questa domanda, oggidì potrei guadagnarmi tutt’al più qualche occhiata interdetta.
Qualche secolo fa, la medesima domanda avrebbe probabilmente gettato nel panico il mio interlocutore. E non perché il tapino avrebbe avuto l’impressione di star parlando con ‘na pazza, una strega, una spiritista che fa rituali strani.
No: perché la domanda diretta, “tu credi o non credi all’esistenza dei fantasmi?”, avrebbe di fatto costretto il mio interlocutore ad ammettere la sua confessione religiosa.
Cattolica, o protestante?

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Perché i cristiani non sono tutti ambientalisti?

Quanti cattolici conoscete, che siano anche degli ambientalisti? Ma ambientalisti seri, dico: di quelli che realmente si interessano (e magari parlano) di ecologia.
Non so voi, ma io personalmente ne conosco tre. Per contro, sembra che molti credenti abbiano derubricato l’interesse per l’ambiente a una fissazione per fricchettoni e new age.

Eppure, il primo comandamento che Dio ci ha dato è quello di custodire il creato. Nel suo “The Paradise of God”, Norman Wirzba, analizza le ragioni che secondo lui hanno determinato la crescente indifferenza dei credenti riguardo ai temi ambientali.

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Ai tempi in cui Adamo ed Eva conversavano con gli animali

“Prima d’Adamo, senza dubbio arcuno / er ceto de le bbestie de llà ffori / fascéveno una vita da siggnori […] / E rriguardo ar parlà, pparlava oggnuno / come parleno adesso li dottori”

Ma a cosa diavolo si stava riferendo, Gioachino Belli, quando scriveva questi versi nel suo “Le bbestie der paradiso terrestre”?

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Il pesce-vescovo comanda: “pregate per i marinai!”

Il primo a parlarne è lo zoologo francese Guillaume Rondelet, che pubblica nel 1544 il suo De piscibus marinis, in quibus verae piscium effigies expressae sunt.

Come dire: di fronte a un pesce con la mitria non sarei così sicura che si possa parlare di vere effigi… ma sono profondamente grata al Rondelet per aver dato il via a questa leggenda. 

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Bartali, il ciclista santo che salvò l’Italia dai bolscevichi

Non ho idea di come la Conferenza Episcopale abbia accolto la notizia di Bartali come oggetto d’esame alla maturità. Probabilmente, con sommo disinteresse: giustamente, che gliene importa?
Eppure, ci fu un tempo non lontano in cui fraticelli e monache e sacerdoti di tutta Italia avrebbero innalzato al cielo un’ovazione popolare, venendo a sapere che lo Stato aveva deciso di proporre Bartali come esempio di vita ai maturandi.

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