Tutto inizia con Egeria: quella che, senza troppo esagerare, potremmo definire la prima travelblogger (femmina) della storia. Donna benestante, forse di origini spagnole, la nostra amica ebbe modo di visitare la Terra Santa nel corso di un pellegrinaggio che la impegnò per sei mesi, dal dicembre 383 al giugno 384 (un viaggio niente affatto scontato, per una signora che s’era messa in moto senza alcun altro motivo, al di fuori della sua devozione e di un interesse turistico di fondo!).
Con diligenza, Egeria appuntò via via tutte le sue impressioni: ne nacque un diario di viaggio, oggi noto come Peregrinatio Aetheriae, che è una rarissima testimonianza del turismo “al femminile” in quei tempi. E che, soprattutto, è una delle più preziose fonti in nostro possesso per conoscere la vita religiosa della Gerusalemme dei primi secoli, che Egeria descrisse con scrupoloso dettaglio in un’epoca in cui non molti altri autori ebbero modo – o sentirono l’esigenza di – offrire ai posteri testimonianze tanto accurate.
E, per venire all’argomento di cui parliamo oggi: tra le pagine del suo diario, Eteria ci descrive anche i festeggiamenti cui aveva preso parte nel corso della festa che veniva celebrata quaranta giorni dopo il Natale – insomma, quella che oggi chiameremmo “Candelora”. Ai tempi di Egeria, la si chiamava invece Hypapante, ovverosia Festa dell’Incontro: un nome che, ovviamente, richiamava all’incontro tra Gesù Bambino e il vecchio Samuele descritto da Lc 2, 22-35 e verificatosi quaranta giorni dopo la sua nascita, in occasione della Presentazione al Tempio del neonato.
Stando a quanto dice Egeria, in occasione di quella festa si svolgeva a Gerusalemme una solenne processione che si snodava dalla Basilica del Santo Sepolcro a quella della Resurrezione. La pellegrina non fa riferimento a candele benedette o lucerne illuminate, oggigiorno grande must della festa della Candelora; sappiamo però da altre fonti che esse cominciarono a essere utilizzate a partire dal V secolo. Per allora, i fedeli che si univano alla processione tenevano in mano dei lumicini accesi, che senza dubbio sono sempre molto scenografici ma che in questo caso specifico volevano sicuramente essere un richiamo alle parole del vecchio Simeone, che sciogliendosi in lacrime davanti a Gesù Bambino lo aveva definito «luce per illuminare le genti».
Ma se le processioni del 2 febbraio prevedevano l’uso di lumi e di lucerne, è decisamente molto più tarda la consuetudine di distribuire ai fedeli le candele benedette da portare a casa al termine della cerimonia: un elemento che arricchì il folklore della festa solo a partire dal X secolo. Entro la metà del VII, Hypapante aveva già attraversato il Mediterraneo e aveva cominciato a essere festeggiata anche a Roma, da lì diffondendosi pian piano in tutta Europa; e sembrerebbe esser nata in Germania la consuetudine di portare a casa i lumini benedetti come segno benaugurale (si mormorava che la loro fiammella accesa tenesse lontani i temporali e le grandinate e che, fatto bruciare al capezzale del malato, il cero potesse agevolare la guarigione). Per circa duecent’anni, l’abitudine restò confinata al Nord Europa: ma entro la fine del XII secolo alcuni prelati tedeschi la portarono con sé a Roma, dove la moda si impose rapidamente. E da lì, pian piano, la consuetudine si irraggiò in tutto l’Occidente.
E qui sarà probabilmente il caso di aprire una parentesi: ma quindi, le candele della Candelora non hanno niente a che spartire con gli antichi riti pagani?
Sigh. Ovviamente no, e direi che basterebbero i precedenti due paragrafi per dimostrare l’infondatezza di certe argomentazioni. Ma giacché potrebbero non bastare, sprechiamo qualche parola in più: perché negli ultimi sembra che ci sia una gara a trovare presunte origini pagane per ogni festa sul calendario liturgico, come se ogni singola ricorrenza cristiana dovese necessariamente esser nata come cristianizzazione di festività preesistenti.
Neanche la Candelora sfugge a questa moda, e infatti circolano numerose fake news sulle sue origini: secondo alcuni, la benedizione delle candele sarebbe stata istituita da papa Gelasio verso la fine del V secolo per soppiantare l’antica festa dei Lupercali: pagana, ma ciò nonostante molto cara ai cittadini di Roma.
Ora. È certamente vero che papa Gelasio spese parole dure nei confronti dei Lupercali, lamentando di come i cristiani continuassero a festeggiarli nonostante la loro origine pagana. Ma, come appunto già dicevo, l’usanza di distribuire al popolo candele benedette risale a cinque secoli più avanti e nasce ben lontana da Roma (né del resto si capisce per quale ragione il pontefice avrebbe dovuto lanciare proprio questa moda per soppiantare la memoria di una ricorrenza che c’entrava niente con la luce. Semmai faceva il calco della tradizioni pagane che erano davvero associate alla festa: no?).
Un’altra fake news è d’autore (mannaggia a lui): nel Medioevo, papa Innocenzo III ritenne di poter attribuire la genesi della benedizione delle candele a un non meglio precisato pontefice dei primi secoli, che avrebbe avuto l’intuizione di indirizzare alla Vergine una usanza pagana originariamente rivolta alla dea Cerere. Stando a quanto racconta Innocenzo III, gli Antichi Romani accendevano in onore della dea delle piccole fiaccole in memoria del pellegrinaggio notturno che Cerere aveva intrapreso alla ricerca di sua figlia Proserpina.
Ipotesi è suggestiva, ma purtroppo non verosimile: non risulta che i Romani fossero soliti festeggiare la dea Cerere in questo periodo dell’anno, e l’unico autore a parlarci di quest’usanza collocandola a inizio febbraio è proprio Innocenzo III (mannaggia a lui). Che è nato nel 1161: non esattamente un testimone oculare, mettiamola così. Chissà cosa gli era venuto in mente, quando s’è messo a tavolino a scrivere ‘sta roba.
In epoche molto più recenti, alcuni gruppi del mondo neopagano hanno letto nella Candelora una cristianizzazione della festa celtica di Imbolc, con cui i druidi anglosassoni celebravano la fine dell’inverno (effettivamente, accendendo falò luminosi).
I neopagani hanno ragione… ma anche no. Vale a dire: è sicuramente vero che la Candelora finì col soppiantare, in area anglosassone, l’antica festa pagana che veniva celebrata negli stessi giorni; ma è altrettanto vero che la tradizione di festeggiare la presentazione di Gesù al Tempio si sviluppò dapprima nella Gerusalemme dei primi secoli, e cioè in un luogo in cui la maggior parte della popolazione non aveva mai sentito nominare la parola “druido” in vita sua. Certamente la Candelora si sovrappose alla memoria delle antiche usanze precristiane d’oltremanica, ma lo fece solo quando cominciò a diffondersi in Inghilterra: molti secoli dopo la sua nascita. Insomma: si sovrappose sicuramente alla festa di Imbolc, ma sicuramente non fu inventata per sovrapporsi a Imbolc.
E qui direi che possiamo anche chiudere la parentesi.
Anche perché, come spesso capita quando si parla di Storia, la realtà è molto più banale di quanto sembrerebbe a prima vista: semplicemente, la Candelora si sviluppò a partire da un episodio evangelico collocato con precisione a quaranta giorni dal Natale, nel quale – per l’appunto – Gesù veniva paragonato alla luce. E allora, quale modo migliore per festeggiarlo, se non inondando di luce la propria chiesa grazie alla fiammella di mille candele accese?
Un’immagine che, peraltro, doveva essere dolcemente suggestiva agli occhi di una popolazione che viveva in una società fortemente agraria come quella medievale: iniziava febbraio, la primavera cominciava a farsi intravvedere in lontananza; la luce calda del sole avrebbe presto spazzato via gli ultimi rimasugli delle tenebre invernali.
E, a partire dal VII secolo, molte omelie furono dedicate alla simbologia delle candele che venivano accese il 2 febbraio. Sant’Anselmo d’Aosta, vide in loro un richiamo alla natura del Redentore: la cera simboleggiava la sua carne, umana e terrena; lo stoppino che le si celava dentro era la sua anima pura; la luce che brillava splendente era simbolo inconfondibile della sua divinità. Sant’Ivo di Chartes, invece, riteneva che la cera vergine dei lumi si prestasse molto bene a ricordare ai fedeli la purezza della semprevergine Maria.
***
In effetti, per lunghi secoli, la Candelora fu vissuta dalla popolazione come una ricorrenza mariana. Quella che, nella Gerusalemme dei primi secoli, era stata nota Hypapante, prese il nome di Festa della Purificazione della Beata Vergine Maria nella Francia dell’VIII secolo. La nuova terminologia (fra l’altro molto più comprensibile rispetto a quell’oscuro nome in lingua straniera di cui nessuno conosceva il significato) si affermò rapidamente in tutta Europa; e così, la ricorrenza del 2 febbraio cominciò a essere percepita come una delle grandi feste che commemoravano la maternità di Maria, spostando su di lei il focus che originariamente si era concentrato sulla presentazione al Tempio di Gesù di fronte all’anziano Samuele.
Nell’arco di pochi secoli, la Candelora era diventata una delle più sentite e più amate feste mariane: non a caso, in molte zone del nord Europa, la Candelora fu spesso vissuta nel Medioevo come una sorta di “festa della mamma” ante litteram: in quel giorno, per consuetudine sarebbero stati il marito o gli altri membri della famiglia a pensare alle faccende domestiche al posto suo, per donare alla madre un giorno di relax.
Ma non solo. Si è detto spesso tra gli storici del costume, e a buon diritto, che la Candelora promosse fra i cristiani la consuetudine di tenere a riposo le puerpere per i primi quaranta giorni dopo il parto (e cioè il lasso di tempo che Maria fece passare prima di presentarsi al Tempio per la sua purificazione, come prescritto dalla Legge): e ciò, grazie a uno stuolo di sorelle, amiche e vicine di casa che si indaffaravano attorno alla neo-mamma facendosi carico delle incombenze domestiche. Il famoso adagio per cui «it takes a village to raise a child» ha probabilmente origini africane: ma, in questo, anche le società del medioevo occidentale avevano un welfare capace di fare invidia a quello d’oggi.
Per approfondire:
- Egeria, Diario di viaggio (Edizioni Paoline, 1992)
- Nicholas Denysenko, The Hypapante Feast in Fourth to Eighth Century Jerusalem, in Studia Liturgica 37 (2007)
- Leslie Brubaker e Mary B. Cunningham, The Cult of the Mother of God in Byzantium. Texts and Images (Taylor & Francis, 2016)
- Paula M. Rieder, On the Purification of Women. Churching in Northern France, 1100-1500 (Palgrave Macmillan, 2006)
- Ronald Hutton, The Stations of the Sun. A History of the Ritual Year in Britain (Oxford University Press, 2001)
Davide Catechista
Bel Post
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Lucia Graziano
Grazie! :))
Sulla Candelora in effetti si parla fin troppo poco secondo me, eppure è una festa così bella! A me piace davvero tanto, insomma: una delle più belle di tutto l’anno liturgico, secondo me.
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Whitewolf
Bellissimo post!
Posso confermare anche che Imbolc e la Candelora c’entrano relativamente.
Semmai Imbolc è legato a Santa Brigitta d’Irlanda, ma il legame è molto particolare, visto che Bride, come è chiamata anche questa santa in dialetto gaelico, è una santa…parecchio strana.
In sostanza moltissimi tratti e miracoli la equiparano alla dea Brigid, tra cui un’usanza che voleva 39 suore alternarsi alla custodia notturna di una fiamma che poi il quarantesimo giorno era lasciata incustodita, nella convinzione che Santa Brigitta avrebbe sorvegliato lei la fiamma.
(E da qui si potrebbe discorrere della fiamma come focolare domestico e portare il discorso sulle Vestali, ma chiudiamo qui).
Quanto alla tradizione che ipotizza l’origine della candelora a riti legati a Cerere, non può essere anche perchè la figura di Cerere e di Proserpina sono di derivazione greca.
O meglio: Cerere ha sue tracce nella religione arcaica romana, mentre su Proserpina non ho trovato grosse tracce. Tuttavia il mito è preso in prestita dalla tradizione misterica eleusina, che i Romani hanno conosciuto quasi certamente tramite la Magna Grecia.
Certo, i Romani hanno presto iniziato ad apprezzare i riti misterici proprio perchè si rivolgevano all’individuo (e te l’hai spiegato benissimo nel tuo articolo sui baccanali e il loro rapporto con il cristianesimo) ma da qui a pensare che ci fosse così tanto interesse sui riti eleusini da richiedere una sovrapposizione…(avevo però letto di una certa Santa Demetra, la cui storia era sospettamente simile a quella della Dea greca, sulla Treccani…te ne sai nulla?)
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ac-comandante
In quali posti si ritiene che, per devozione popolare, il tempo di Natale finisca alla Candelora?
Quando stavo a Trieste (ora sto a Monfalcone da un anno circa) ricordo che alcuni parroci smontavano il presepe dalla chiesa proprio al 2 febbraio, ma pare l’usanza sia in declino, sapevo che l’ultimo che la seguiva fosse stato il parroco di Barcola, morto… in servizio (sì, pare lo abbiano trovato in canonica) nel 2017. Si segue questa consuetudine anche altrove?
A Trieste c’è anche una battuta sulle previsioni per l’andamento della stagione, ma quest’anno non ha funzionato, le condizioni non c’erano nè per l’andamento favorevole nè per quello sfavorevole 😆
Sul Pellegrinaggio di Eteria (o Egeria) c’è anche una strana storia sulla vera localizzazione di Sodoma: parla di una “terra dei sodomiti” (non dei queer, però) localizzata nella zona nord del Mar Morto e pare che qualcuno abbia seguito la traccia, scavato e sulla base di quanto trovato associato la distruzione della città biblica alla caduta di un meteorite o simili.
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Lucia Graziano
Più che altro, la domanda non è tanto “in quali posti”, ma semmai “in quali tempi”: fino al Concilio Vaticano II, nella Chiesa cattolica, il tempo di Natale finiva effettivamente al 2 febbraio, con la Candelora. Ed era effettivamente in voga lasciare su (almeno nelle chiese) le decorazioni natalizie fino a quel momento: anticamente esistevano addirittura dei presepi che venivano via via modificati per descrivere i vari episodi evangelici che avevano luogo nei giorni successivi al Natale (l’adorazione dei magi, ovviamente, ma anche la strage degli innocenti, la presentazione di Gesù al tempio, la fuga in Egitto… proprio perché venivano lasciati esposti più a lungo).
Con la riforma del Vaticano II, pian piano questa usanza è caduta in disuso e adesso credo che la portino avanti solamente i parroci più anziani, per nostalgia, o comunque quelli di parrocchie in cui, per qualche motivo, la comunità era legata a queste tradizioni. Oltre che i cosiddetti “cattolici tradizionalisti” che rifiutano il Vaticano II, loro ovviamente ne fanno proprio una loro bandiera, per così dire 🙂
Ma la tradizione, per dire, era ancora viva anche nell’Inghilterra anglicana: c’è una bella poesia di Robert Herrick (1591–1674) che parla della Candelora accennando alla tradizione popolare di togliere tutte le decorazioni di Natale entro la sera del 1° febbraio (una tradizione che era evidentemente in uso all’epoca anche nelle case, o quantomeno in quelle dei ricchi, si capisce dal contesto). Lasciare le ghirlande di Natale esposte dopo la Candelora porterebbe male, perché ogni rametto della ghirlande equivarrebbe a un folletto cattivo che ti entra in casa per farti dispetti.
🙂
E su Egeria, non sapevo del ritrovamento della “città di Sodoma”, vado a documentarmi! Grazie!
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Francesca
Ciao Lucia,
Per la Candelora, uguale io-me 🙂 . Mi piace un sacco e mi dispiace che sia oggi quasi sconosciuta (eccetto forse per le celeberrime “previsioni del tempo”) . E non sto in nessuna “corrente” (anzi, se parlo con una parte mi giudicano dell’altra e viceversa. Insomma: buon segno, no? 😂 )
Ti scrivo, in questo (di nuovo!) rinnovato modello wordpress per i commenti, per dirti che mi hai fatto venire in mente una cosa che ho visto domenica scorsa, due giorni fa. Non sto ad esplicare perché e per come (lunga storia) sono iscritta ad un canale youtube di una chiesa episcopale americana – perciò facente parte del “gruppone” anglicano. In questo caso, questi americani mi sembrano “molto cattolici” in parecchie robe, nella Liturgia sicuramente… Quindi ho beccato, credo, una linea di tradizione abbastanza antica / tradizionale.
Ok, la faccio breve. Domenica mi arriva la loro notifica della Messa e… Cosa leggo? “Holy Eucharist – The Last Sunday after the Epiphany” … 😯 Ho detto: bello! Cioè: pure oltre la Candelora! Wow! E mi sono immaginata una Candelora estesa 💙(all’interno dell’Epifania estesa). Comunque non ho idea cosa essi prevedano per le decorazioni tradizionali A vederli così su youtube non ci sono decorazioni natalizie in chiesa, ma non è che li seguo tanto nelle celebrazioni quindi non so con precisione quando le hanno tolte. Però mi pare degno di nota questo dettaglio del calendario liturgico che è praticamente anglicano, collegandomi al tuo commento qua sopra… E pare anche “più anglicano degli anglicani” (britannici) e anche… più cattolico dei cattolici tradizionalisti se consideriamo il prolungamento del Tempo di Natale – Epifania. Che non so da quale parte provenga appunto. Avevamo noi cattolici la stessa tradizione o l’hanno inventata gli anglicani? 🤔
Ciao, e sempre grazie 🖐️🙂
P.s. ma perché se vado a capo mi fa tutti ‘sti paragrafi distaccati ? 😅
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Lucia Graziano
Sul lato Candelora, io sono fortunata perché nel paesino ligure in cui la mia famiglia va da sempre in vacanza, la Candelora è, guardacaso, una festa molto sentita. Proprio a livello socio-culturale: da parecchio tempo si tiene in quei giorni, per antichissima tradizione, una grossa fiera che inizialmente era legata alla stagione olivicola (e ai contratti da siglare per impostare il nuovo anno agrario) e che adesso porta nel paesino un bel po’ di bancarelle e di turisti. Quindi, in quel contesto, il 2 febbraio continua a essere una data importante e ovviamente le chiese ne approfittano per dare grande rilievo alla festa religiosa, con celebrazioni liturgiche in pompa magna che vengono, effettivamente, seguite da parecchia gente (anche perché è obiettivamente una cosa “curiosa” anche per i turisti: nelle loro parrocchie di città probabilmente non si fa nulla del genere).
Quindi per me la Candelora è sempre stata, di fatto, una festa importante. Ogni volta che posso, mi prendo qualche giorno di vacanza per festeggiarla degnamente (= andare al mare), figurati! Per me segna proprio la fine dell’inverno e il graduale avvicinarsi della primavera, molto più di quanto faccia per esempio il Carnevale 🙂
E, sì: da quanto so io, gli Anglicani sono rimasti molto legati alla Candelora (e concordo moltissimo sul fatto che molti di loro “sono più cattolici dei cattolici” quanto all’osservanza delle tradizioni passate. Sotto questo punto di vista penso davvero che i cattolici avrebbero molto da imparare. A me piacciono moltissimo). Ho trovato un articolo che parla del legame particolarissimo tra gli Anglicani e la Candelora, una buona parte della cui popolarità in UK si deve, a quanto pare, all’Oxford Movement (quello da cui è uscito anche John Newman, per capirci). Lettura interessante 🙂
https://acsociety.org/news/theres-something-about-candlemas
(P.S. Questo ennesimo cambio di editor per i commenti sta mandando pesantemente in crisi anche me, se non altro perché è da diciott’anni che sono abituata a formattare i miei commenti usando i tag HTML e ormai li scrivo così di default. Indubbiamente questo è molto più comodo e più intuitivo, ma è da ieri che mi scopro a pubblicare commenti illeggibili con i tag a vista, perdendo un mucchio di tempo per tornare indietro, cliccare su “modifica”, cancellare i tag, riformattarli tutti… 😂)
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