In Famiglia #5

“Signorina! Signorina!”, mi placca alle sette e trenta del mattino, davanti alla macchinetta del caffè, il bidello Calogero, trascinandosi dietro un liceale dall’aria piuttosto desolata. “Posso, una parola?”.
“Ehm… certo”, rispondo io, avvicinando il bicchiere alle labbra, e lanciando sguardi curiosi ora al Bidello Calogero, ora al Liceale Desolato. Cosa vorranno, da me? Il ragazzino avrà forse tentato di rubare un libro dalla Biblioteca?
“Ecco, una cosa velocissima”, sorride, grato, il Bidello Calogero. “Questo ragazzino qui è un piagnisteo, dice di essere brutto e che le ragazze non lo guardano. Io dico di no, che non è brutto, per cui: gentilmente, da estranea, Lei ci darebbe un parere disinteressato? Lei ci uscirebbe o no, con questo ragazzino?”.
Il ragazzino, che ha assunto un colorito preoccupantemente violaceo, mi lancia un’occhiata disperata. Io quasi mi soffoco con il cappuccino, e inizio a tossire forsennatamente. Il Bidello Calogero ci sorride, incoraggiante.
“Ehm… non ne ho idea”, mormoro incerta, “manco lo conosco… mi spiace, ma non so dire se ci uscirei o no, non so nemmeno chi sia…”.
Il Bidello Calogero alza gli occhi al cielo. “Sì, ma così, a pelle!”, esclama spazientito. “Ci uscirebbe o no?”.
“Ma non ne ho assolutamente idea”, ripeto nel disperato tentativo di portare un po’ di ragionevolezza in quella conversazione: “io la gente la devo conoscere, ci devo parlare, lui non so manco come si chiami… se ci parlassi e lo trovassi simpatico, magari sì, ci potrei anche uscire, non lo so, ma così…”.
Il Liceale Desolato sospira, ancor più Desolato. Il Bidello Calogero mi lancia un’occhiata critica, commentando “ah… vedo che Lei è una di quelle che fanno le difficili…”.
“Sarà…”, replico sorseggiando il mio cappuccino.
“Io no”, commenta il Bidello Calogero tranquillamente. “Io le donne me le prendo tutte, ma proprio tutte, basta che respirino…”.
Inarco un sopracciglio.
“Sì, rincara lui: me ne vedo una davanti, e zak, basta che sia una femmina!
Inarco l’altro sopracciglio. “Contento Lei…”.
Lui mi guarda. Io lo guardo. C’è un breve silenzio. E poi, rapidamente, lui si affretta a precisare: “ma solo se sono consenzienti, eh!”.

Ah beh.

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