Roma #2

“Ciao Lucia! Una cosa velocissima… ehm… ti secca se falsifico la tua firma?”.
Lancio un’occhiataccia alla cornetta del telefono. “Abbastanza”, replico lentamente: “che hai da falsificare, scusa?”.
“No, niente… E’ che ci hanno faxato un documento, ma l’abbiamo visto solo ieri, con degli altri dati da mandare alla struttura che ci accoglie, a Roma. E’ uno per ogni partecipante, e bisogna firmarlo e rifaxarlo entro domani… visto che tu non sei qui, è un po’ un problema: o mi trovi entro domani un negozio lì che faccia servizio fax, o ti falsifico la firma. E’ una pura formalità: è solo per sapere se sei maschio o femmina, se hai intolleranze alimentari, se hai bisogni particolari che devono sapere prima…”.
Mi stringo nelle spalle, e sospiro, rassegnata. “Falsifica, falsifica…”.

Ricapitolando: vado a Roma, ma non so dove, a fare qualcosa, ma non so bene cosa, con un programma, ma non so che programma, dopo aver letto moduli, che però non ho letto, e dopo aver messo la mia firma, che però non è la mia, a un documento, che non so cosa dica.

Secondo me, va a finire che quello mi sbatte su un treno e mi manda a prostituirmi in Kirghizistan.
E avrà le basi legali per farlo, perché risulterò aver firmato una rinuncia a tutti i miei diritti.

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