[Pillole di Storia] Il pane e il vino

Okay: ci siamo. Dopo giorni e giorni di tam-tam mediatico, questo è il giorno X: ancora poche ore di attesa, e poi saranno ufficialmente trascorsi quarant’anni dallo sbarco del primo uomo sulla luna.
Peraltro, se qualcuno vuole divertirsi come sto facendo io, a questo indirizzo potete seguire in “diretta” le varie fasi del volo spaziale, con tanto di video, comunicazioni radio, e conto alla rovescia. L’audio della missione è mandato in onda esattamente nello stesso giorno e alla stessa ora in cui fu trasmesso originariamente, il 20 luglio di quel lontano ’69.

A questo punto, potrei fare un post a tema raccontando episodi famosi del celebre allunaggio; e invece no: io vi propino un’altra Pillola di Storia. E dunque, restando fedele alla definizione della mia rubrica, vi racconto un’altra delle solite facezie inutili, che nessuno vi ha raccontato sui banchi di scuola perché ha preferito insegnarvi qualcosa di un po’ più consono.
Essì, perché ci sono aspetti della missione spaziale che probabilmente non conoscete, a meno di non essere appassionati in materia.

Ordunque. Qualche giorno fa, vi ho già raccontato le disavventure di Apollo 7.
Alla fine del post, vi ho citato Apollo 8: che non ha mai raggiunto la Luna, ma ha portato tre uomini nella sua orbita. Era la prima volta che succedeva, e quella missione è stata giustamente percepita come un evento di portata storica. Il viaggio degli astronauti è stato seguito passo passo in una lunga diretta televisiva, i cui ascolti sono stati battuti, qualche mese più tardi, solamente dalla telecronaca dello sbarco lunare vero e proprio.
Ed è stato proprio in quel momento, sotto lo sguardo ansioso di tutto il mondo, che gli uomini di Apollo 8 hanno fatto qualcosa che è passato alla Storia, o quantomeno alla Storia delle esplorazioni spaziali. Mentre la loro navicella spaziale trasmetteva alle televisioni di tutto il mondo l’immagine della Terra, che sorgeva dolcemente sulla Luna, l’equipaggio di Apollo 8 ha preso in mano una Bibbia. E, in mondovisione, ha letto ad alta voce i primi passi della Genesi – quelli che descrivono la Creazione.

E’ stato un momento molto emozionante, mi assicura chi l’ha vissuto: un istante di poesia indimenticabile, che ha commosso il mondo.
… e che ha fatto andare in bestia la signora Murray O’Hare, un’attivista atea statunitense, la quale si è sentita grandemente offesa da questa lettura biblica. Convinta di aver assistito a una palese violazione del primo emendamento, la signora ha pensato bene di far causa alla N.A.S.A.: gli astronauti sono dipendenti statali, e i dipendenti statali – sosteneva la donna – non possono manifestare convinzioni religiose durante l’esercizio del loro lavoro.
La Corte Suprema, comprensibilmente, alla fin fine ha archiviato il caso dando torto all’attivista; ma nel luglio di quarant’anni fa, quando l’Eagle atterrava sulla Luna, la sentenza non era ancora stata pronunciata. E la N.A.S.A., che forse non sapeva cosa aspettarsi, aveva prudentemente chiesto ai cosmonauti di non fare riferimento alcuno al proprio credo, nel corso del viaggio.

Anche Buzz Aldrin, il secondo uomo a mettere piede sulla Luna, fu costretto ad accettare questa clausola. E la accettò a malincuore, essendo un cristiano fervente: il nostro astronauta, di fede presbiteriana, avrebbe davvero voluto pregare, lassù, nello spazio.
… e in effetti pregò, in un momento di silenzio radio.
Pregò, senza dirlo a nessuno; pregò, stringendo nelle mani i due elementi dell’Eucaristia (presbiteriana) che un pastore della sua Chiesa gli aveva consegnato giorni addietro, prima della partenza.
E per anni, Buzz Aldrin portò con sé il segreto.

Se date un’occhiata alle comunicazioni radio registrate a Houston, a un certo punto, poche ore dopo l’allunaggio, troverete anche questo messaggio: “Houston, qui è Eagle. E’ il pilota del modulo lunare che vi parla. Vorrei chiedere qualche istante di silenzio. Vorrei invitare qualsiasi persona sia in ascolto, chiunque essa sia e in qualsiasi luogo si trovi, a riflettere per qualche istante sugli eventi delle ultime ore; e per rendere grazie, nel modo che riterrà più appropriato”.

Nel silenzio radio che è seguito, confesserà Aldrin alcuni anni più tardi, ho aperto i contenitori di plastica che custodivano il pane e il vino. Ho versato il vino nel calice che mi era stato dato dalla mia chiesa: nella debole gravità lunare, il vino si è incurvato dolcemente, prima di toccare il bordo della coppa.
E a quel punto, ho letto la Parola del Signore:
Io sono la vite, voi siete i tralci. Se uno rimane in me e io in lui, questi produrrà molto frutto.
Il corpo metallico dell’Eagle ha scricchiolato. E io ho mangiato l’ostia, e bevuto il vino, e ringraziato per l’ingegno e l’audacia che avevano potuto condurre due giovani piloti fino al Mar della Tranquillità. Ed è stato interessante, per me, pensare a questa cosa: il primo liquido mai scorso sulla Luna, e il primo alimento mai mangiato sul suolo lunare, erano stati gli elementi della Santa Comunione.

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