Il sogno

Ho sognato ch’ero ancora al Liceo, ieri notte; e che mi ero ammalata.
Ammalata in maniera piuttosto fastidiosa, intendo: una brutta otite, una bronchite che non voleva saperne di passare, o qualcosa del genere. In ogni caso ero stata parecchio male, avevo perso molti giorni di scuola, e non ero ancora pienamente uscita dalla convalescenza.
Però era l’ultimo anno di Liceo, e la Maturità era alle porte, e quindi mi costringevo a tornare a scuola pur sentendomi un po’ stanca. E quindi puntavo la sveglia alle sei e mezza del mattino, e sfidavo il gelo di Torino all’alba a metà gennaio, e mi infilavo sul pullman sempre pieno di gente, e poi salivo con lo zaino in spalla i tre piani di scale del mio Liceo. Ed ero stanca, e debole, e scoraggiata; entravo nella mia aula, prendevo il diario dallo zaino, e cercavo il Preside per fargli firmare la giustificazione.
E il Preside, che passeggiava nel corridoio, vendendomi di lontano mi lanciava un sorriso, radioso.
E si avvicinava a me per chiedermi affettuosamente come stavo: se ero stata tanto male, se ero guarita, se mi sentivo meglio. E mi raccontava quello che era successo a scuola mentre io ero assente: com’era andata la conferenza di quel famoso giornalista, chi aveva vinto il torneo delle scuole cattoliche, cos’avevano fatto i miei compagni di classe in mia assenza.
E io sorridevo, e mi sentivo già un po’ più serena, e quell’ondata di sincero affetto bastava a cancellare il sonno e la stanchezza da post-malattia.

Non era solo un sogno, il sogno di stanotte. Il mio Preside faceva così veramente, tutte le sante volte, quando un suo studente si assentava dal Liceo e ritornava dopo qualche giorno di lontananza. Qualsiasi cosa stesse facendo, il Preside si fermava, la interrompeva, e andava a salutare il suo studente.
“Come va?”, “ti senti meglio?”, “i tuoi compagni di classe hanno sentito tanto la tua mancanza, nel torneo di calcetto contro la V Scientifico!”. Era solo uno scambio di battute, in fin dei conti: qualche paterno convenevole. Ma era incredibilmente importante per farti cominciar bene la giornata; e per darti il buongiorno; e per dirti “bentornato a scuola”.
Non ho mai incontrato nessun altro Preside, che si fermasse a salutare ogni suo singolo studente.
Non ho mai visitato nessun altro Liceo, in cui gli studenti si sentissero a casa.
Ed era bello, era dolce: ti sentivi importante. Il tuo Preside si preoccupava per te, e aveva notato la tua assenza, e aveva sperato in una pronta guarigione.
Ed è stupendo andare a scuola, se c’è chi ti accoglie, con un sorriso, sulla soglia.

Ho sognato ch’ero ancora al Liceo, ieri notte; e che mi ero ammalata.
Ed è stato il sogno più dolce, più bello, e più nostalgico, della mia intera vita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...