“De Amore”: il trattato accademico che ti spiega come conquistarla (a patto che tu sia un uomo medievale)

“Temo proprio di essermi innamorato. E adesso come la conquisto?”.
Sembrerebbe una domanda scema, di quelle che le ragazzine affidano a Cioè; e invece, è il quesito grazie al quale è nata una delle opere che più amo in assoluto tra tutte quelle che sono state partorite in quei pazzi e affascinanti secoli che formano il Medioevo.

Sto parlando del De Amore di Andrea Cappellano, autore dall’identità incerta ma che fu probabilmente cappellano alla corte di Maria di Francia, contessa di Champagne dal 1164 al 1197.
Sono le decadi in cui il concetto di amor cortese fa il suo prepotente ingresso nel mondo della letteratura; sono le decadi in cui serio e faceto, sacro e profano si intrecciano costantemente nei dibattiti che si tengono tra gli uomini di corte o tra gli studenti dell’Università.
Ed è così che nasce il De Amore. Tra il serio e il faceto, un vero e proprio trattato scolastico che promette di insegnare al suo studente lettore tutto ciò che è necessario sapere sul sentimento che fa battere il cuore. Così come studia trattati di retorica colui il quale ambisce a diventare rètore; così come si forma sui testi di Galeno colui il quale aspira a fare il medico: allo stesso modo, chi desiderasse padroneggiare in modo infallibile la dottrina d’amore potrà studiare con profitto il trattatello di Cappellano. Al termine del suo studio, non vi sarà donna che potrà resistergli e l’arte dell’amore non avrà per lui alcun segreto.

E infatti, Cappellano lo dice subito, in apertura: il suo piano di studi prevede di spiegare “cos’è amore, da dove amore prende nome, qual è l’effetto d’amore, tra chi può esserci amore, come si conquista amore e come si conserva, come si rafforza e indebolisce e finisce, e poi come cambia amore e cosa deve fare uno degli amanti quando l’altro tradisce”. Insomma, un programma completo e non privo di ambizione.
Chi volesse studiarlo per intero (cosa che consiglio: il trattatello è interessantissimo!) potrebbe trovarlo in traduzione italiana a cura di Jolanda Insana, edito da SE.
Per tutti gli altri: ho approntato il bignami.

1. Cosa è l’amore

Per andare con ordine sarà bene partire dalle basi e precisare innanzi tutto che “l’amore è una passione innata che procede per visione” e si alimenta “per incessante pensiero”.

Che sia passione innata, lo si capisce dal fatto che “non nasce da nessuna azione”; al contrario, “procede dal solo pensiero che l’animo concepisce” quando vede, anche solo di lontano, la persona che è destinato ad amare. A quel punto, “subito in cuor suo comincia a desiderarla, e quanto più la pensa, tanto più arde d’amore, fino a che non giunge a più pieno pensiero” – cioè, diremmo noi: fino a che l’infatuazione non si trasforma in sentimento vero e proprio. Quando ciò accade, “l’amore non sa tenere il freno, e passa subito ai fatti”, cioè “comincia a pensare come incontrare la sua grazia, a chiedere luogo e tempo giusto per parlare, e un’ora gli pare un anno”.

Non è un caso che l’amore si chiami in tal modo, e che colui il quale è colto da questa passione si trovi costretto a dire “io v’amo”. Sfornando una di quelle false etimologie che tanto divertivano gli intellettuali dell’epoca, Cappellano argomenta che “come il bravo pescatore s’ingegna di attrarre i pesci con l’esca per prenderli all’amo” (vedete? Amo-amo. Ahah!), “così chi è preso d’amore si forza di attrarre l’altro con lusinghe e mette tutta la sua energia per unire due cuori in un vincolo incorporale”.

2. I sintomi dell’amore

Dolce giogo, quello dell’amore. Giogo a cui tutto sommato potrebbe anche valer la pena di sottomettersi di buon grado, osserva il nostro Cappellano; e infatti, sembrerebbe che l’essere innamorati doni più benefici che svantaggi. “L’amore dà bellezza all’uomo incolto e rozzo, dà nobiltà anche ai più umili, rende umili anche i superbi, e l’innamorato è generalmente molto compiacente con tutti. Che cosa meravigliosa è l’amore, che fa splendere l’uomo di tante virtù e gli insegna ad avere tanti buoni costumi!”. Per non parlare poi del fatto che “c’è nell’amore anche un altro merito, degno di lunga lode: l’amore”, bontà sua, “rende l’amante quasi casto perché chi è illuminato dal raggio di un solo amore, difficilmente pensa di fare l’amore con un’altra”. Difficilmente, eh.

Va pur detto che non è sempre oro tutto ciò che luccica, e che numerose sono le incognite del sottomettersi al giogo d’amore. Come ammette lo stesso Cappellano, “se l’amore avesse pesi e contrappesi tali da condurre sempre al porto della quiete i suoi naviganti dopo lo sconvolgimento di molte tempeste, io starei sempre legato alle catene della sua schiavitù. Ma poiché con la sua mano muove pesi ineguali, decisamente non credo nella giustizia di un giudice tanto sospetto”.

3. Il tormento dell’attesa

Ad esempio, chi sente crescere in sé l’amore deve rassegnarsi all’idea di soffrire; punto e basta. È inevitabile: “prima che l’amore sbocci da tutte e due le parti, non esiste angoscia maggiore, perché l’amante teme sempre che l’amore non ottenga l’effetto desiderato e che siano inutili le sue fatiche”. Ogni minima cosa è fonte di potenziale angoscia: “se l’amante è povero, teme che la donna disprezzi la sua povertà; se è brutto, teme d’esser disprezzato per la sua bruttezza o che la donna si leghi a un altro più bello; se è ricco, teme che la sua spilorceria di una volta possa danneggiarlo”. Insomma: amare è tutto un tormento: “a dire il vero, non c’è nessuno che possa elencare le paure che sono proprie di ogni amante”.

4. Quali elementi conquistano amore

Ok: ma quindi, cosa deve fare lo studente che, formatosi alla scuola di Cappellano, mira in mezzo a tante ambasce a conquistare la sua bella?

È opinione comune – fa notare il nostro professore – che l’amore si possa conquistare solleticando i sensi di una donna, oppure solleticando il suo cuore e la sua mente; ma il nostro professore ritiene convintamente che la seconda strada sia di gran lunga preferibile.
E infatti, è indubbiamente vero che “la bellezza con poca fatica conquista amore, soprattutto se cerca l’amore di semplice amante”; eppure, tendenzialmente un amore nato in tal modo è di breve durata. Di conseguenza, raccomanda Cappellano, “la donna saggia si cerchi un amante pregevole per gentilezza e non uno che si profuma e si liscia”; e soprattutto, ordina al suo studente maschio: “se vedi una donna troppo dipinta e colorata, non devi amare la sua bellezza se prima non la guardi attentamente in altra occasione non festiva”.

Sarà bene dunque, nel corteggiamento, far leva sull’unico fattore che davvero conta: quella che Cappellano definisce “gentilezza” e che io, in termini più moderni, definirei forse “nobiltà d’animo”, l’unica del resto capace di dare a chi la possiede “vera nobiltà e abbagliante bellezza”.

La nobiltà d’animo coincide forse con la nobiltà di sangue?
Non necessariamente, o per meglio dire: è certamente auspicabile che un individuo di sangue blu possegga questa dote, se non altro perché fin dall’infanzia avrebbe dovuto essere adeguatamente educato a farla emergere. Ma non è impossibile che un cuore nobile rifulga anche all’interno dell’uomo che non ha alcuno stemma araldico da sfoggiare.  

5. Il momento della seduzione

Ok, ma passiamo alle cose concrete, potrebbe dire a questo punto lo studente. Ho capito di essermi innamorato, ho permesso ad Amore di plasmarmi a sua immagine rendendomi un uomo migliore, penso di avere un cuore gentile e ho fatto di tutto per manifestare al mondo tale mia innata nobiltà. Insomma, credo di essere tutto sommato in regola. All’atto pratico, concretamente, che faccio adesso per sedurre la mia bella?

E qui, direi che diventa molto chiara l’estrazione sociale del nostro autore: cioè, un chierico finemente istruito che viveva all’interno di ricchi palazzi nei quali gli intellettuali dell’epoca si davano a dotte disquisizioni da salotto letterario. Cappellano scrive sapendo di rivolgersi a lettori che provengono dal mondo accademico e che hanno un debole per le dispute e i sofismi… e lo si nota tutto. E infatti, la seduzione emerge dalle pagine del De Amore come fatto puramente intellettuale.

Avere un cuore nobile è pre-requisito indispensabile per poter aspirare a una conquista, sì: ma la conquista in sé, cioè proprio il momento in cui lei ti cade ai piedi e ti dice , è questione puramente intellettuale. Anzi: è questione accademica, verrebbe da dire. E infatti, l’uomo che sta per dichiararsi alla sua bella deve puntare tutto su un unico elemento: la facondia, cioè la capacità di intortarla con un bel discorso. È una dote che “molte volte spinge all’amore il cuore di chi non ama, perché la bella parola dell’amante eccita gli aculei d’amore e fa intendere la gentilezza di chi parla”.

E siccome la questione è evidentemente importante, Cappellano fornisce ai suoi studenti dei veri e propri schemi di conversazione da adottare alla bisogna, con tanto di argomentazioni da addurre per far capitolare la dama e possibili contro-repliche da opporre a un suo eventuale diniego. “Vedrò dunque di spiegarti in pochissime parole come ciò avvenga”, promette Cappellano, e io vorrei pacatamente far notare che queste pochissime parole occupano esattamente tutto lo spazio che va da pagina 21 a pagina 114 del mio libro.

Sono argomentazioni tra le più varie, messe assieme col chiaro intento di permettere al seduttore di far sfoggio di sapienza. Esempi tratti dal dibattito teologico, dal mondo della caccia e dall’esperienza di battaglia si susseguono in una infinita schermaglia intellettuale di cui, per ovvie ragioni di brevità, riporto solo qualche breve stralcio.

Ad esempio: l’amante che si vedesse rifiutato dalla dama in virtù del suo basso lignaggio dovrebbe esortarla a “non disprezzare la gentilezza in chiunque appaia”, argomentando che “talvolta vediamo piccoli falconi afferrare con forza grossi fagiani e pernici; e generalmente è piccolo il cane che agguanta il cinghiale”. Del resto, non è forse vero che “cogliamo rose nate da spinosi pruni, e l’oro trovato in piccolo vaso di vile materia non perde la sua preziosità”?
In fin dei conti, “è più apprezzabile l’arte di quell’artigiano che da legni di poco conto riesce a fare una buona barca”: certamente il suo merito e il suo ingegno sono ancor più appezzabili di chi può permettersi di fabbricarne una di pari qualità ma a partire da “ottimi legni di buona connessura”. Allo stesso modo, un simile merito dovrebbe essere dato a chi, nonostante le umili origini, riesce a mostrare una nobiltà d’animo capace di rivaleggiare con quella di un signore: e tale è giustappunto la condizione dell’aspirante seduttore, “se voi mi riconoscete che in ciò io vado oltre la mia stessa origine”.

Se la dama dà l’impressione di essere restia a concedersi perché teme che la liason rovini il suo onore, l’aspirante amante farà bene a ricordarle che “amore spinge tutti a essere cortesi e li allontana da qualsiasi villania”, mentre al contrario il cuore infranto per un amore ingiustamente negato conduce frequentemente l’uomo sul sentiero della pazzia. A quel punto, il seduttore scafato potrà agilmente ricorrere al ricatto emotivo, provocando la donna con un: “consideri attentamente che cosa convenga di più al vostro onore: se dare speranza all’amante e aprirgli l’incognita via del bene o, negandogli la speranza, chiudere quella via e aprire per lui il sentiero di morte?”.

Se poi qualcuno ci tiene a strafare e conquistare la pulzella con sfoggio di retorica, c’è sempre la possibilità di ricorrere alla tecnica scolastica del sillogismo. Ebbene sì.
Ad esempio, si potrebbe argomentare che “delle due proposizioni, solamente una è vera: o l’amore è un bene, oppure l’amore è un male. Dire che sia male non è cosa sicura, giacché si sa – come insegna la dottrina d’amore – che nessuno, maschio o femmina, è considerato felice al mondo, se non ha stimoli d’amore”. Di conseguenza, è necessario affermare “che amare è bello e desiderabile. Di conseguenza, tutti – maschi e femmine – sono tenuti ad amare, se desiderano essere giudicati buoni e degni di lode”.
Il colpo da maestro consiste nel far seguire a questa argomentazione un altro sillogismo. “E dunque, ne consegue che anche voi siete tenuta ad amare. E se siete tenuta ad amare, o amerete gli uomini malvagi o amerete gli uomini gentili. Ma non potete amare uomini malvagi, dunque ne consegue che dovrete concedere il vostro amore unicamente ai buoni. Perciò, se mi stimate virtuoso, è a torto che mi negate il vostro amore”. Wink wink.

Cappellano e i suoi dotti discepoli sembravano riporre molta fiducia nella loro ars retorica, perché l’ipotesi di un rifiuto è sostanzialmente non contemplata. O meglio: quand’anche la dama dovesse rifiutare la corte del suo spasimante, egli farebbe bene a mettere in chiaro che incassa quel “no” come sconfitta momentanea, nella convinzione che, presto o tardi, amore germoglierà anche nel cuore di lei. L’amore vince sempre, verrebbe da chiosare: e infatti, perché ciò accada “è sufficiente che amore vivifichi con la sua rugiada uno degli amanti e che dalla fonte della sua pienezza dia inizio d’amore”. Se chi chiede d’essere amato è effettivamente degno d’amore, e se la donna che è destinataria di tale sentimento si comporta con onore, è solo questione di tempo prima che l’amore avvinca entrambi. Al cor gentil rempaira sempre amore, avrebbe scritto Guinizzelli qualche decade più tardi. Del resto, è noto che, dagli e dagli, ognuno riesce prima o poi a ottenere “ciò che si vuole e insistentemente chiede”, così come conferma anche “la parola di verità del Vangelo, che dice: Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto”.
Sarà.  

6. Come tener vivo l’amore

E insomma: a forza di insistere, il seduttore è riuscito a tramortire la sua bella a suon di retorica e lei gli si è concessa. Adesso come la si tiene in vita, questa relazione?
“Chi desidera tenere vivo a lungo il proprio amore”, spiega Cappellano “deve soprattutto fare in modo che l’amore non sia svelato a nessuno oltre i propri confini”. Infatti, “quando l’amore arriva a conoscenza di tutti, subito perde il naturale incentivo”, che sarebbe poi il sottile brivido di avere una relazione segreta celata agli occhi dei più.
Secondariamente, “l’amante deve in ogni cosa mostrarsi saggio alla sua amante, misurato e gentile e mai turbarne l’animo con atti odiosi”. Inoltre, “è anche tenuto ad andare incontro ai bisogni dell’amante condividendo le sue fatiche e assecondandone i giusti desideri”.
“Se incautamente fa qualche sciocchezza che turba l’animo dell’amante, deve ammettere con volto compunto d’essersi comportato male per cancellare l’ira”, o quantomeno “deve trovare altra scusa valida”. Sarà bene “avere portamento che piace all’amante e curare la bellezza, ma con misura, perché l’eccessiva cura del corpo generalmente suscita fastidio”.

7. Come accrescere l’amore

Ci sarebbero poi anche delle strategie per far crescere un amore già sbocciato: Cappellano le elenca con grande convinzione, io mi permetterei di sconsigliare di adottarle se non si è uomini medievali. Ad esempio, “si dice che l’amore cresce se gli amati si vedono e incontrano raramente e con difficoltà, perché quanto più è difficile scambiarsi piaceri, tanto più cresce la voglia e il desiderio di amare”. Inoltre, “l’amore cresce anche quando uno degli amanti si mostra all’altro arrabbiato, perché subito l’amante teme che la rabbia dell’altro duri per sempre” e il solo pensiero basta a smuovere il suo cuore.
Sarà in virtù dello stesso meccanismo psicologico di cui sopra che Cappellano arriva a dire cose tipo: “e se vieni sapere che qualcuno si dà da fare per toglierti l’amante, immediatamente cresce amore e tu l’amerai di più. E ti dico di più: se sai perfettamente che un altro fa l’amore con la tua amante, avrai ancor più desiderio dei suoi piaceri”.

8. Come decresce amore

Ok, diciamolo: siamo in un contesto in cui, apparentemente, se uno scopre che la sua donna fa l’amore con un altro, finisce col desiderarla ancor più di prima. A questo punto, è anche legittima la curiosità di sapere quali sono le cause che possono determinare una decrescita dell’amore.

“La grande facilità di prendere i piaceri e di vedere l’amante”, tanto per dirne una, ci assicura il professor Cappellano. “Nonché l’eccessivo scambio di parole” tra i due partner, “come anche l’abbigliamento inadatto, il cattivo portamento e” (sic!) “l’improvvisa povertà di un amante”.
E non è finita qui: “amore patisce diminuzione quando la donna si accorge che l’amante è pavido in guerra” o quando “nel compimento dell’amore le sembra che lui oltrepassi la misura o non pensi al pudore dell’amante e non rispetti il suo senso di vergogna”. Allo stesso modo, “smorza amore la cattiva fama dell’amante e le voci che circolano sulla sua avidità, malizia e iniquità”; e va detto che nella donna smorza amore “anche la relazione del suo amante con un’altra donna”
…dobbiamo dedurne che le donne sono storicamente meno sceme dei maschi, fin dai remoti secoli del Medioevo? Verrebbe da sorridere e dire di sì, leggendo la successiva precisazione: “frequentemente smorza amore anche lo sproloquiare folle e pazzo. Molti si affannano a dire parole dementi alla presenza della donna, pensando di piacerle se fanno discorsi vuoti e confusi, ma sbagliano di grosso”.

Ad ogni modo, bisogna considerare con molta serietà tutti questi pericoli: “l’amore”, ci spiega Cappellano, “quando comincia apertamente a decrescere presto finisce, se non lo soccorre qualche rimedio”.

9. I sintomi di un amore ammalato

“Se vedi che l’amante cerca pretesti vari contro di te oppure oppone falsi impedimenti, non contare di rallegrarti a lungo del suo amore”, ci informa con non comune acume il nostro professore. “Ugualmente, se vedi che l’amante senza motivo è tiepido a offrire i piaceri abituali, sappi che la sua fede vacilla”. Eh beh.
“Ma anche se vedi che negli atti di godimento, pure dando dolci piaceri, è nei tuoi confronti più odiosa del solito, o vedi che prova fastidio per i tuoi piaceri, non dubitare che sei stato destituito dal suo amore”. Stacce.

10. Come recuperare l’amore che si sta spegnendo

Stando così le cose, e colti i sintomi di un affievolirsi del sentimento, diventa fondamentale far qualcosa per salvare l’amore morente.
Ora: anche qui, io mi permetterei d’avanzare alcune perplessità sulle tecniche suggerite da Cappellano, che tuttavia sostiene: “chi desidera veramente conoscere la fede e il desiderio della sua amante, deve con cautela e discrezione fingere con l’amante che desidera gli amplessi di un’altra, e cominci a frequentare più del solito la contrada di quell’altra; e se capisce che la sua amante ha l’animo turbato, sia sicuro che lei è salda nell’amore vero e molto decisa”, perché in quel caso il sentimento della poveretta “è violentemente colpito nel cuore e nell’animo ed è ferito dentro da intollerabile gelosia, e subito sul volto appare il dolore che lei ha dentro”. Ma, come già accennato, “anche l’indignazione simulata opportunamente talvolta ha luogo tra gli amanti”; e anzi il professore raccomanda al suo studente di “non credere che con questi scatti d’ira si assottigli il legame o la sostanza d’amore”; al contrario, “così si toglie ogni ruggine”.

Non resta a questo punto che fornire allo studente un breve ripasso finale, elencandogli i dodici principali comandamenti d’amore:

I. Fuggi come peste nociva l’avidità e ricerca il suo contrario
II. Conserva la castità per l’amante
III. Non cercare volutamente di turbare la donna legata all’amore di un altro
IV. Non scegliere l’amore di quella donna con la quale il naturale pudore ti impedisce di contrarre nozze
V. Ricordati di evitare soprattutto le menzogne
VI. Non confidare il tuo amore a troppe persone
VII. Segui gli insegnamenti delle donne e legati sempre alla cavalleria d’amore
VIII. Nel dare e nel ricevere piaceri d’amore mai deve mancare il senso del pudore
IX. Non essere maldicente
X. Non spubblicare gli amanti
XI. Sii sempre cortese e civile
XII. Nei piaceri d’amore non sopraffare mai la volontà dell’amante

Che ne dite? Secondo voi, una volta arrivato fin qui, il volenteroso studioso medievale sarà davvero stato in grado di potersi dire un amante professionista, licenziato alla dura scuola dell‘Ars amatoria?

11 risposte a "“De Amore”: il trattato accademico che ti spiega come conquistarla (a patto che tu sia un uomo medievale)"

  1. Mercuriade

    Una teoria interessante è che questo trattato fosse destinato a studenti come una sorta di esercizio logico, basato sulla stessa struttura del “Sic et non” di Abelardo, con due premesse contrarie, per aiutare gli studenti a operare la sintesi.

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  2. vicienzo piddu

    Maramao perché sei morto
    Pan e vin non ti mancava
    L’insalata era nell’orto
    E una casa avevi tu.

    Le micine innamorate
    Fanno ancor per te le fusa
    Ma la porta è sempre chiusa
    E tu non ritorni più.

    "Mi piace"

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