Vite di Santi e Beati

[Ma che sant'uomo!] Che santo è? (L'avete indovinato?)

I Santi manga, per chi me l’ha chiesto, sono stati disegnati dai ragazzi dello Studio EBI. Sono già in circolazione – ed eventualmente anche acquistabili a poco prezzo, per chi volesse – le prime due serie di “santini”: una terza è già in fase di realizzazione.
Per la presentazione di questo progetto vi rimando a un successivo post a parte, perché se lo merita tutto. Nel frattempo, vi fornisco le risposte al mio quiz agio-iconografico: “Che santo è?”.
I ragazzi dello Studio EBI devono aver fatto un lavoro filologicamente correttissimo, visto che tutti quanti avete indovinato numerosissime risposte…

1) SAN PIETRO
Beh, questa era facile.
Prima di entrare nell’immaginario popolare – come osserva giustamente Aerie – sottoforma di vecchietto con una tazza di caffè in mano, San Pietro era ovviamente, e notoriamente, rappresentato nell’atto di stringere le chiavi del Paradiso.
E sapete? Le chiavi sono proprio una citazione evangelica: “Tu sei Pietro”, gli dice Gesù a un certo punto, “e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. (Mt 16, 18-19).

A sinistra: il San Pietro dello Studio EBI.
A destra: Cristo consegna le chiavi a San Pietro, del Perugino.

2) SAN BARTOLOMEO
La prima, seria, colossale litigata che ebbe un mio caro amico con sua moglie, fu quando lei gli annunciò di essere incinta, e manifestò la sua intenzione di chiamare il bimbo, qualora fosse stato un maschio, ‘Bartolomeo’. “Mannò, dai, non puoi chiamarlo Bartolomeo… tutti i disegni di San Bartolomeo sono dei cosi trucidi e agghiaccianti, mi rifiuto di chiamare mio figlio con questo nome!”.
E in effetti, mi sento di solidarizzare con il mio caro amico, che non ha tutti i torti: siccome San Bartolomeo è stato martirizzato in questo modo, gran parte dei quadri che lo ritraggono raffigurano il poveraccio mentre viene scuoiato vivo. Michelangelo, nel Giudizio Universale, lo rappresenta nell’atto di tenersi in mano (con aria comprensibilmente un po’ irritata) la sua pellaccia già scuoiata… ed è così che lo ritroviamo anche in questo caso, per mano degli artisti dello Studio EBI.

A sinistra: San Bartolomeo dello Studio EBI.
A destra: San Bartolomeo di Michelangelo.

[E comunque, giusto per la cronaca, l’ebbe vinta la moglie. Ovviamente].

3) DON BOSCO
Vabbeh: lui è così identico all’originale, che era praticamente impossibile non riconoscerlo…

A sinistra: Don Bosco dello Studio EBI.
A destra: Don Bosco in carne, ossa e celluloide.

4) SANTA LUCIA
Evvabbeh: anche lei è così immediatamente riconoscibile, che se qualcuno si sbagliava la prendevo come un’offesa personale…
A Santa Lucia, notoriamente, sono stati strappati gli occhi nel corso del martirio, come racconta la secolare tradizione. (Beh. In realtà, non è poi così secolare: le agiografie più antiche non menzionano mai questo dettaglio, che in realtà pare esser stato aggiunto successivamente, forse per effetto del nome, ‘luminoso’, della fanciulla).

A sinistra: Santa Lucia nel suo santino manga.
A destra: Santa Lucia in un santino classico.

5) SAN SEBASTIANO
Beh, anche lui era molto riconoscibile. San Sebastiano, trafitto dalle frecce, è probabilmente uno dei Santi preferiti dagli artisti di tutti i secoli: il tema è stato ripreso ed elaborato in tutte le salse; su questo sito, trovate un database con più di settemila (!) opere artistiche raffiguranti Sebastiano.
In tutto ciò, però, non sarei Lucyette se non scardinassi una delle vostre certezze. San Sebastiano… non è morto a causa delle frecce! Dopo essere stato martirizzato in questo modo, il povero Sebastiano venne abbandonato dai suoi carnefici, convinti di averlo ucciso… ma in realtà, lui non era ancora morto. Venne amorevolmente accudito da una signora, e riuscì a guarire nonostante le ferite: poi tornò da Diocleziano, ricominciò a proclamare la sua fede… e venne martirizzato per una seconda volta, trovando infine la morte.
Calcolando che la prima volta l’avevano plasticamente trafitto con mille frecce, e la seconda volta l’hanno fatto affogare nella Cloaca Massima… non mi stupisce che gli artisti di tutti i tempi abbiano scelto di concentrarsi sul primo, dei suoi martìri.

 

A sinistra: il San Sebastiano in stile manga
Al centro: il San Sebastiano di Mantegna
A destra: il San Sebastiano… in uno scatto di Bruce Weber, che è stato utilizzato come pubblicità da Versace! (Sì, quel Versace: lo stilista!)

6) SAN GIORGIO
E anche qui… “San Giorgio e il drago” è così famoso, che giustamente l’avete riconosciuto tutti quanti…

A sinistra: San Giorgio manga
A destra: San Giorgio e il drago, di Paolo Uccello

7) SAN CRISTOFORO
A questo punto, mia madre mi pela viva se non colgo l’occasione per postare questa pseudo-filastrocca, che, a suo dire, le era stata insegnata da mia nonna, che l’aveva imparata dalla mia bisnonna, che l’aveva ascoltata dalla bis-bis-nonna, e così via fino alla notte dei tempi. Sarà la terza volta che mia madre insiste affinché io metta online questo pseudo-ritornello, e finalmente ho trovato l’occasione giusta per farlo:

Santus Cristophorus erat tantus grossus
qui portabat Christus addossus,
et traversavat flumen sine bagnare brachas

(ve l’ho ricopiata così come se la ricordano le mie antenate).
E in effetti, la storia di San Cristoforo ce lo presenta come un uomo altissimo, (forse un gigante addirittura), che faceva il traghettatore su un fiume in Licia. Una notte gli si presenta un fanciullo, per farsi traghettare al di là del fiume: Cristoforo se lo mette in spalla, comincia a attraversare il corso d’acqua, ma è sempre più affaticato dal peso di quel bimbetto – un peso inspiegabile, che cresce ad ogni passo; che aumenta; che rischia quasi di sopraffarlo.
È solo con grandissima fatica, che l’omaccione riesce a raggiungere la riva opposta.
Ed è solo a quel punto che il bimbetto lo guarda in faccia e gli sorride, rivelandogli di essere Gesù Cristo: e gli spiega che, in quella notte tempestosa, Cristoforo non ha portato sulle spalle solo il peso del suo corpo di bambino, ma anche quello del mondo intero.

E infatti, in questo santino manga, Gesù Bambino tiene in mano un globo terracqueo, che nello specifico raffigura il mondo secondo lo schema T-O, diffusissimo nel Medio Evo. (Ho passato tre mesi a impazzire su un esame di Cartografia Medievale, portate pazienza: è deformazione professionale).

 

A sinistra: San Cristoforo in stile manga
A destra: San Cristoforo in un quadro di Cesare Gennari

8) I SANTI EVANGELISTI
In una delle sue visioni, il profeta Ezechiele descrive quattro creature: con il volto di uomo, leone, bue, ed aquila. Una simile descrizione è ripresa anche dal Libro dell’Apocalisse, che appunto menziona quattro esseri dalle stesse caratteristiche.
Tradizionalmente, queste quattro immagini sono state scelte per rappresentare visivamente i quattro Evangelisti, sulla base delle caratteristiche che differenziano i loro Vangeli.
Matteo è associato alla figura dell’uomo (uomo alato, quindi anche un angelo): il suo Vangelo è infatti quello che evidenzia più di tutti l’aspetto umano di Gesù Cristo (il Figlio dell’Uomo, per l’appunto).
Marco è associato alla figura del leone, come sanno tutti quelli che conoscono Venezia: il suo Vangelo insiste sulla forza, sulla potenza, sulla maestosità di Cristo che vince il male.
Giovanni è l’autore del Vangelo più “teologico”: sembra quasi essere l’autore che vola più in alto di tutti gli altri, con la sua vista acuta… simile a quella di una fiera aquila.
Luca, invece, è identificato col vitello, per la tenerezza e la dolcezza del suo Vangelo.

Sopra: Matteo, Marco, Giovanni e Luca, in quattro santini d’epoca
Sotto: Matteo, Marco, Giovanni e Luca, in un santino decisamente più moderno

9) SAN FRANCESCO
Beh… un tizio con le stigmate, in un saio francescano, che parla con gli uccelli, e passeggia accanto a un lupo, non lasciava molti dubbi…

A sinistra: il Francesco dello Studio EBI
A destra: San Francesco e il lupo, in un affresco medievale

9) SAN DOMENICO
Qui mi avete fatto fare una scoperta.
Ma sul serio.
Più leggevo i vostri commenti, più mi stupivo e ci riflettevo sopra.
Non mi ero mai sentita così domenicana, nonostante gli otto anni di scuola dalle suore di San Domenico, e la prima adolescenza in una parrocchia che è un convento di Frati Predicatori.
Ma evidentemente, questa assidua frequentazione con i black friars deve avermi lasciato ben più di “qualche cosa”, visto che San Dom
enico da Guzman mi sembrava il Santo più riconoscibile in assoluto fra quelli che vi ho proposto…
… e visto che, contrariamente ai miei pensieri, è stato quello che vi ha messi in crisi tutti quanti!

Allora.
Vediamo.
Il vestito che indossa San Domenico, è quello tipico dei Domenicani: ci manca solo il rosario di legno che portano sul fianco, legato in vita dalla cintura del loro abito.
La stella che è inscritta nell’aureola, ricorda una visione che ebbe la nutrice. Mentre il piccolo Domenico, neonato, veniva battezzato, la balia vide sulla sua fronte una stella risplendente, simbolo della nuova luce che San Domenico avrebbe portato al mondo.
Il cagnolino con la torcia era il sogno ricorrente che faceva la madre di Domenico, quand’era ancora incinta: un cane che portava in bocca una fiamma ardente (alla vostra sinistra), e correva a destra e a manca incendiando il mondo (il globo azzurro ai piedi di San Domenico).
Al posto suo, io mi sarei presa un colpo e mi sarei convinta di star mettendo al mondo un piromane omicida. In realtà, come commentavano i successori di San Domenico, il sogno prefigurava “la nascita di un esimio predicatore, che avrebbe portato la fiaccola di un ardente discorso, col quale infiammare con forza la carità, in molti cuori raffreddata; e che con i latrati di una assidua predicazione avrebbe scacciato i lupi dal gregge”.
Infine, San Domenico porta in mano un libro, e un bastone da passeggio (ehm: convengo che ha una forma un po’ particolare, ma dovrebbe essere un bastone da passeggio!). Li porta in mano perché glieli hanno consegnati i Santi Pietro e Paolo, nel corso di una visione avuta nella Basilica Vaticana.
Il libro, dono di San Paolo, è un invito allo studio, alla predicazione, alla meditazione sulle Sacre Scritture.
Il bastone, dono di San Pietro, è ovviamente attrezzo indispensabile per chi vuole farsi messaggero del Signore, evangelizzando, senza sosta, tutto il mondo.

A sinistra: San Domenico! Poffarre!
A destra: sempre San Domenico, in un dipinto di Gaspar de Crayer

11) SANTA RITA DA CASCIA
Santa Rita da Cascia, nel 1432, stava meditando di fronte al Crocifisso. Improvvisamente, sentì una spina della corona di Cristo conficcarsi nella fronte, procurandole una stigmate.

A sinistra: Santa Rita manga
A destra: Santa Rita in un santino

12) SANT’AGOSTINO
“Ciò che sento in modo non dubbio, anzi certo, Signore, è che ti amo. Folgorato al cuore da te mediante la tua parola, ti amai; e anche il cielo e la terra e tutte le cose in essi contenute, ecco, da ogni parte mi dicono di amarti”.
Così scrive Agostino nelle sue Confessioni (ed è una frase che io trovo straordinariamente bella, nel caso a qualcuno interessasse): e questo inciso, questa dichiarazione, questa immagine, è stata presa come simbolo dall’Ordine Agostiniano. Il cuore di Agostino che arde d’amore, non a caso, è appoggiato sopra una Bibbia; ed ancor oggi lo stemma agostiniano è proprio questo. Un libro aperto, e un cuore fiammeggiante.
Se venire a farvi un giro qui a Pavia, e a un certo punto della passeggiata incominciate a trovarvi circondati di cuori ardenti, non è che vi state avvicinando al quartiere a luci rosse: semmai, vi state avvicinando a un Santo.
(Sant’Agostino è sepolto qui a Pavia, per chi non lo sapesse).

A sinistra: Sant’Agostino secondo lo Studio EBI
A destra: Sant’Agostino secondo Philippe de Champaigne

13) SAN GIROLAMO
San Girolamo, il Padre della Chiesa, era il Georg Gänswein della situazione – e cioè, era il segretario di Papa Damaso. Se ci fossero state delle scommesse circa il successore di Damaso alla sua morte, tutti quelli dotati di buon senso avrebbero puntato senza dubbio sul buon Girolamo. Ma San Girolamo, che non era fatto per la vita da pontefice, a un certo punto della sua carriera mollò tutti e lasciò Roma, andò a fare il monaco in Oriente, e passò tutto il resto della sua vita in penitenza e ascesi.
Da qui, il cappello cardinalizio gettato in terra, come simbolo della sua rinuncia agli onori; il memento mori (e cioè il teschio), e il crocifisso che il Santo stringe in mano, testimoniano i temi ricorrenti delle sue meditazioni. Il libro che vedete nel santino è la Vulgata famosissima, di cui infatti fu il grande traduttore: il leone, invece, è una citazione da un suo aneddoto agiografico, in cui Girolamo vede nel deserto un leone sofferente, che aveva una spina conficcata nella zampa. Invece di scappare, Girolamo si avvicina alla bestiaccia, gli toglie la spina, e gli ridona la salute: da quel momento, il leone diventerà il suo amico più fedele, seguendolo in ogni dove e accompagnandolo fino alla morte.

 

A sinistra: il San Girolamo manga
A destra: il San Girolamo di Antonio Colantonio

14) SANT’ELENA
Nel 326, quasi ottantenne, Sant’Elena, la madre dell’Imperatore Costantino, intraprese un pellegrinaggio in Terra Santa. Secondo la tradizione, sul monte Golgota rintracciò miracolosamente la Vera Croce su cui Cristo era stato crocifisso, unitamente ai Santi Chiodi, che portò via con sé nel suo viaggio di ritorno.
La Vera Croce, invece, fu consegnata al Vescovo di Gerusalemme, e da lì in poi incomincia una fitta serie di testimonianze che ne attestano la venerazione popolare. Il 4 luglio 1187, la reliquia fu portata sul campo di battaglia dai Crociati, nella famosissima battaglia di Hattin (divenuta celebre dopo che Orlando Bloom è andato a farci il belloccio nel film di Ridley Scott). Colgo l’occasione per specificare che la battaglia di Hattin NON SI È svolta come la vedete nel film, CAPRA DI UNO SCENEGGIATORE IDIOTA: l’unica cosa veritiera del film
è che la battaglia di Hattin, effettivamente, fu una sonora sconfitta per l’esercito crociato…
… e da quel giorno, della Vera Croce si persero le tracce.

A sinistra: Sant’Elena dello studio EBI
A destra: Sant’Elena in un santino

15) SANTA MARIA MADDALENA
Avete presente Donatello?
Avete presente la sua Maddalena penitente?
Ecco.
La famosa scultura raffigura Maddalena negli ultimi anni della sua vita, trascorsi in un incessante pellegrinaggio in segno di penitenza. Senza più ricchezze, senza più lussi, senza più piaceri, Maddalena rinuncia persino alla sua bellezza: e i suoi capelli, ispidi e appiccicosi, crescono a dismisura, fino a ricoprirne il corpo.
La Maddalena dello studio EBI è un po’ meno macilenta, ma insomma… lì lì siamo.

(E a questo punto, signori, ho un dubbio da risolvere: Claudio scherzava, dicendo che la Santa numero 15 doveva esser la patrona delle parrucchiere…
Che faccio? Gliela do per buona?
Perché in effetti – sembra una barzelletta, ma invece è vero – Santa Maria Maddalena è la patrona delle parrucchiere! Sul serio!)

A sinistra: la Maddalena per bambini
A destra: l’inquietante Maddalena di Donatello

16) SANT’ANTONIO DA PADOVA
Beh, qui non c’è molto da raccontare. Sant’Antonio da Padova, che peraltro è stato festeggiato proprio ieri, nutriva una devozione particolarissima nei confronti di Gesù Bambino.
E Gesù Bambino, evidentemente apprezzando le intenzioni, periodicamente gli si manifestava.

 

A sinistra: il Sant’Antonio manga
A destra: il Sant’Antonio in un tipico santino

17) SANTA DOROTEA
Okay: non era facile. Ma sono stata molto inorgoglita dal vedere che qualcuno l’ha riconosciuta comunque: in effetti, ve ne avevo già parlato! Complimenti a chi l’ha riconosciuta, sia per l’attenzione che per la memoria: per tutti gli altri, potete rinfrescarvi la memoria andando su questa pagina.

18) SANTA CECILIA
Ah, questa è veramente una bella storia. Uno dei motivi per cui studio quel che studio. Perché in realtà, la povera Cecilia non c’entra un bel niente, con gli organi…
… ma siccome, nel passato, non c’erano ancora paleografi del mio calibro (ah, ah, ah!), ecco a voi la storia della povera Cecilia.
Per molti anni – interi secoli – l’antifona d’introito della Messa in onore della Santa è stata interpretata come segue: “canentibus organis, Cecilia virgo in corde suo soli Domino decantavat”. Ovverosia: mentre gli organi suonavano, la vergine Cecilia cantava nel suo cuore soltanto per il Signore.
Fantastico.
Se non che, quel passo dell’antifona era frutto dell’errore di scrittura di un povero amanuense, che si era semplicemente dimenticato di copiare una lettera. Essì: perché nella versione “originale” dell’antifona di introito, si leggeva che “candentibus organis, Cecilia virgo in corde suo soli Domino decantavat”. Ovverosia, la povera Cecilia pregava Dio durante il martirio, per darsi conforto nel dolore, mentre veniva torturata con oggetti incandescenti.
E se pensate che il mio lavoro sia un lavoro stupido, beh, non mi interessa.
Ho dalla mia Santa Cecilia.
Santa Cecilia, probabilmente, apprezzerebbe molto le mie fatiche.
Fossi vissuta nel Medioevo, le avrei risparmiato di esser invasa di liuti, chitarre, organi, organetti, spartiti, musicanti, conservatori, auditorium, concerti, e chissà quant’altro ancora.
Speriamo almeno che le piaccia la musica…

 

A sinistra: Santa Cecilia manga
A destra: Santa Cecilia di Antiveduto della Grammatica

19. I RE MAGI
Beh. Questi si vedono anche sui biglietti di auguri per Natale (o almeno: nel Regno Unito non si vedono già più, perché hanno vietato per legge i riferimenti religiosi nei biglietti per i season’s greetings. Il brillante risultato di questa sagacissima politica è che il mio parente emigrato in Inghilterra non compra più biglietti inglesi, ma se li fa spedire apposta dall’Italia… uh, come mi piace questa resistenza civile! Tiè)

 

A sinistra: i Re Magi manga
A destra: i Re Magi, nella prima immagine che ho trovato qui su Google.

20. SAN ROCCO
San Rocco, sulla cui figura ho recentemente sostenuto un intero esame universitario, è – secondo la tradizione – un pellegrino di Montpellier (da qui, il baston
e dei pellegrini e la conchiglia sul suo abito, simbolo appunto di chi compiva un pellegrinaggio). Mentre è in viaggio verso Roma, San Rocco si imbatte in numerosi focolai di peste. Presta assistenza agli ammalati, cura miracolosamente alcuni moribondi, soggiorna in lazzaretto per confortare gli appestati… e a un certo punto, nei pressi di Piacenza, scopre con orrore di esser stato contagiato. (Le macchioline sulla gamba che vedete nei due santini, sono appunto i suoi bubboni).
Da medico, diventa paziente, ma i suoi lamenti sono troppo forti e il povero disgraziato viene cacciato via dal lazzaretto. Si rifugia in un bosco, ormai certo di morire, senza nessuno che lo aiuti e lo conforti. Ma ecco – miracolosamente – un cagnolino giungere da chissà dove, e portare ogni giorno un tozzo di pane al Santo sofferente. Grazie a quel poco cibo, San Rocco si sfama, e riuscirà a guarire: e non è un caso che il suo culto sia stato uno dei culti più sentiti di tutto il Medio Evo. In un’epoca di continue pestilenze, il protettore contro la peste godeva di preghiere continue, e suppliche accorate…

 

A sinistra: il San Rocco per ragazzi
A destra: un tipico santino

E a questo punto, grazie a tutti per aver voluto partecipare!
Ma soprattutto, complimenti vivissimi a Chiara e allAmica Ritrovata, che son riuscite nellimpresa ammirevole di totalizzare uno stupendo en-plein. Le due fanciulle vincono il primo premio a parimerito… e sono invitate a lasciarmi un commento qui sotto, per farmi sapere la vita di quale Santo han deciso di farsi raccontare!

21 thoughts on “[Ma che sant'uomo!] Che santo è? (L'avete indovinato?)

  1. Perdinci, che onore! Posso avere un post su Colei da cui prendo il nome? Di certo il materiale non manca :PAmica Ritrovata

  2. Ester: ahahahahaha!Beh, in effetti… ;-PStella, secondo me è ancor più inquietante che tu non abbia indovinato Santa Lucia: fossi al suo posto, smetterei di portarti i regali seduta stante… ;-PAerie, è vero!Mi ero completamente dimenticata di questo particolare! E invece, sono andata a curiosare, ed è proprio vero: San Sebastiano è stato soccorso da Santa Irene e dalla sua serva. Santa Irene, a sua volta, era la vedova di San Castulo, che era stato martirizzato dall'Imperatore poco tempo prima.(E comunque, tu eri stata bravissima, non hai vinto per un pelo… tutta colpa di San Girolamo, e del mio povero, povero Domenico! :-P)Nacochan, e questo è un complimento, vero? *__*(Capisco poco o niente – meglio "niente" che "poco" – di manga e affini…)Amica Ritrovata: se ti va bene un post così sul generico, uno ad hoc ti arriva già domenica prossima, allora! :-D(Ma sai che ho scoperto che abbiamo sempre sbagliato tutto? Io, te, tua madre, le tue sorelle, la tua famiglia, tutti? Ho appena scoperto che c'è un "onomastico" specifico per il tuo nome, intendendo proprio il nome composto, e io ho sempre sbagliato a farti gli auguri! Argh! :-D)

  3. Evviva!Allora, se posso osare chiedere, di santa Chiara credo di possedere più agiografie di un monastero, e san Marco, patrono della mia bella Venezia (dove studio) è già stato fatto.Quindi…direi proprio che ti chiedo la storia di san Vigilio, che è il patrono di Trento, la mia patria^^Tra un mesetto iniziano le feste in suo onore…Chiara

  4. La cosa inquietante è che io pensavo che San Domenico fosse Sant'Ignazio perchè credevo fosse quello il modo di vestirsi dei Gesuiti O_ODaniele

  5. Il due luglio, intendi?Festeggio anche quello, oltre all'otto maggio. Altrimenti sarei l'unica delle tre sorelle senza doppio onomastico e non sia mai! :PAmica Ritrovata

  6. Chiara: San Vigilio? Ammetto la mia ignoranza, mi hai fatto scoprire un Santo che proprio non conoscevo… grazie!Sarà fatto… ;-)Daniele: ahahahahaha! :-DRazionalmente mi rendo conto che la cosa non è affatto scontata, ma giuro che 'sta faccenda mi fa morir dal ridere: è da quando ho tre anni che sono circondata da domenicani e domenicane con il loro abito; è uno dei ricordi che mi accompagnano fin dall'infanzia :-DComunque: per la cronaca, il vestito dei Domenicani è così – questo è un santino di un beato, ma va beh, si vede comunque molto bene l'abito. E se lo mettono ancor oggi, tale e quale (com'è ovvio, tipicamente non girano in convento col mantello nero; ma per il resto…). (Ora che ci penso, non ho mai visto un Domenicano "in borghese", wow!)Il rosario è in legno e se lo portano su un fianco, legato alla cintura.Amica Ritrovata: oh beh, in effetti… Mi segno sull'agenda di farti gli auguri nei giorni debiti, allora! ;-)

  7. @ Lucyette: Vigilio non è molto famoso, anche perché nemmeno a Trento è rimasta l'usanza di chiamare bambini col suo nome, nonostante sia il patrono. però ha una storia interessante. Tra l'altro, dato che si parla di raffigurazioni pittoriche, lui ha sempre con sé un oggetto curioso.Per il povero san Bartolomeo con la sua pelle in mano: Giotto, che non voleva fare il macabro ma ricordare comunque il suo martirio, nella Cappella degli Scrovegni lo raffigura sempre con addosso abiti preziosissimi, un po' un compenso alla pelle tolta via :-)

  8. Stella: logica vagamente contorta, eppure ha un senso Chiara: beh, non mi stupisce che nemmeno a Trento sia rimasta l'usanza di chiamare bambini col suo nome, onestamente :-PMa peraltro… leggo su Wikipedia che il culmine delle feste per San Vigilio è "la Tonca, ovvero il punire una personalità, rinchiudendola in una cella e quindi immergerla per tre volte consecuitivamente nelle acque fredde dell'Adige". Ma siete dei mostri!!"nella Cappella degli Scrovegni lo raffigura sempre con addosso abiti preziosissimi, un po' un compenso alla pelle tolta via"Lo riferirò al mio amico, nella speranza che la notizia possa confortarlo :-P(Adesso è nella più nera disperazione, da quando ha realizzato che il suo povero bambino finirà per essere chiamato BART come Bart Simpson, cosa che l'ha per l'appunto gettato nello sconforto ;-P)

  9. @ Lucyette: da noi è ancora in pratica la Gogé, non ci si può aspettare nulla di meno da un personaggio pubblico per provare il suo valore e la sua tempra!Chiara

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