Pillole di Storia

Pergamena vs. Splinder

È ufficiale: Splinder chiude.
L’avviso apparso (alla buon’ora…) sull’home page di Splinder non lascia spazio a dubbi; e io mi sento un po’ come quelle persone che sono state costrette a traslocare, e si trovano anche bene, epperò sentono una strana stretta alla bocca dello stomaco al pensiero delle ruspe che demoliscono il loro vecchio appartamento.
Se non siete mai stati sfrattati dalla vostra piattaforma, forse non potete capire il piccolo “shock” provocato da questo esodo forzato, che ha lasciato una certa eco nella vasta blogosfera. E così, mentre Berlic discettava del correre della tecnologia, e Povna si lanciava in osservazioni sociologiche; mentre Ilaria commentava la solidale amicizia fra perfetti sconosciuti, e Claudio leggeva la chiusura di Splinder come un preludio della morte… mentre tutti gli ex-splinderiani commentavano l’evento, anche io mi lancio nella mischia. Con un post di addio ad hoc.
E quindi mi lancio – era prevedibile – in una lettura archivistica di questa storia: perché il nostro esodo splinderiano potrebbe finire a buon diritto in un manuale universitario. E no, non sto scherzando.

***

“Ma è spessa!”.
C’è un guizzo di stupore incredulo nel suo sguardo, mentre gli chiedo di tenermi un attimo la lettera apostolica del Settecento che gli ho appena fatto vedere. È pergamena ben curata, lavorata in modo da potersi tramandare attraverso i secoli – e in effetti, dev’esser pergamena buona per davvero, per essere sopravvissuta a centinaia d’anni di umidità e di polvere rinchiusa in un archivio parrocchiale praticamente abbandonato.
Ci sono dei tesori veri, negli archivi parrocchiali.

Ci sono dei tesori veri, e io gliene ficco uno nelle mani mentre mi avvio verso l’armadio, per prenderne un secondo.
Lui ripete ancora una volta che “è dura! È spessa!!”; e poi ammette che “davvero non pensavo: pensavo avesse una consistenza più simile alla carta!”.
E io cerco di ripercorrere con la memoria la prima volta che ho tenuto in mano un pezzo di pergamena; e guardando l’espressione stupita sul suo volto capisco che , valeva la pena di trascinare il mio amico fin dentro ai meandri del mio archivio polveroso, per fargli toccare con mano, letteralmente, una vecchia lettera del Papa.
Certe cose, più che guardarle dalla vetrina di un museo, sarebbe bello poterle toccare, accarezzare, tenere fra le dita: perché altrimenti potresti rischiare di non saperlo mai, che la pergamena “è spessa!”.
E invece sì: la pergamena è spessa; e se senti il suo spessore, capisci come mai i codici miniati sono pieni di splendore a distanza di millennii e invece i tascabili BUR si sfaldano nelle nostri mani dopo trenta o quarant’anni.
La pergamena è spessa: si conserva bene.
Se prendete una pergamena in mano e provate a strapparla a pezzettini, tendenzialmente non ci riuscite.

E Internet?

Voglio dire: il mondo si è evoluto.
“Nessuna pecora è stata scuoiata durante la realizzazione di questo post”, come si legge di tanto in tanto nei titoli di coda, e naturalmente i documenti in formato elettronico sono molto più facili da usare, da consultare, e da portare con sé in ogni luogo. Mica per niente stiamo assistendo alla diffusione degli e-book, ed è partito mesi fa il primo concorso pubblico (per Bankitalia, se non erro) in cui tutta la burocrazia concorsuale veniva smaltita direttamente online, senza spreco di scartoffie e di risme di fogli in ogni dove. Ed è un bene, per carità!
Però.

Però – e la vicenda di Splinder ce ne ha dato un concreto esempio – non c’è niente di più aleatorio di un documento elettronico fatto di bit e di byte, e cioè di cose che non si possono tenere in mano e che sono quanto di più immateriale si possa immaginare al mondo.
E non mi importa se fai cinque copie di backup su cinque chiavette differenti per essere sicuro di aver salvato i dati. Non necessariamente li hai salvati per davvero.

Prendiamo il supporto fisico.
Prendiamo i floppy disk.
Diamo per scontato che il supporto sia conservato bene e non si rovini e non si smagnetizzi eccetera. Prendiamo il caso di un floppy disk perfettamente conservato.
Da qualche parte, in casa mia, dovrei avere un floppy disk in cui c’erano dei documenti sul processo di Norimberga. Ho provato, anni fa, a copiare i documenti sul pc, ma il floppino aveva un sistema di protezione che impediva la copia dei suoi dati.
Ragazzi: il mio nuovo computer non ha nemmeno il buco per inserirlo, il floppy disk. Tutti quei documenti per cui avevamo anche pagato, una quindicina di anni fa, oggi sono di fatto inutilizzabili.
E invece il codice miniato è “vivo”, e lotta assieme a noi.

Prendiamo, come secondo esempio, il formato dei file.
Quando ho comprato il computer nuovo, ci ho installato sopra Word 2007. Bellissimo programma, che è impostato per salvare i documenti in formato .dox.
Peccato che il formato .dox mandi in confusione i computer che non hanno Word 2007: un giorno mi sono portata in ufficio la chiavetta USB con l’idea di lavorare a un documento che avevo buttato giù a casa la sera prima, e ho scoperto che il computer dell’ufficio, poveretto, non riusciva affatto a leggerlo.
Basta spostarsi  da casa tua all’ufficio, e ti può capitare di non riuscire a leggere un documento che hai scritto dieci ore prima.
E invece il codice miniato è “vivo”, e lotta assieme a noi.

Ma prendiamo il caso Splinder.
Quando hanno cominciato a ricorrersi le voci di chiusura, un mio conoscente (posso dirlo? Lo dico. Claudio) si è stretto nelle spalle e ha detto con gran sollievo: “fantastico, io non avrò problemi! Essendo previdente, mi salvo su pc tutti i post con i commenti: ho un backup del mio intero blog, e non avrò certo problemi ad importarlo altrove”.
Bravo illuso: il backup che aveva fatto era in formato html – il post ed i commenti c’erano, per carità del cielo; ma c’erano in un formato tale per cui li si poteva solamente leggere; non certo importare su WordPress.
E quindi, anche tutti coloro che pensavano di essersi messi in salvo avendo fatto un bakcup dei dati hanno dovuto lanciarsi in una procedura assurda, scaricando software sul computer per elaborare i dati in un certo modo e per ri-importarli così e cosà. E meno male che c’era qualcuno che aveva creato dei plugin appositi per fare questa cosa: altrimenti, sarebbe stata comica…

Il 31 gennaio 2012, quando Splinder chiuderà i battenti, un metaforico rogo darà alle fiamme una immensa biblioteca composta da circa 470.000 blog.
E non ci saranno estintori che tengano, non ci saranno pompieri; non ci saranno nemmeno restauratori in grado di rimediare parzialmente ai danni. Il 31 gennaio 2012, un omino schiaccerà un pulsante rosso e sarà come se una intera biblioteca si fosse disintegrata in un secondo: link rotti penzoleranno ovunque nella blogosfera; e i blog che non saranno stati messi in salvo nel frattempo, saranno persi eternamente.
Se ci pensate, è una piccola apocalisse informatica, che potenzialmente avrebbe anche potuto verificarsi di punto in bianco, e senza alcun preavviso. E se ci pensate bene, un fenomeno del genere non era esistito mai – e dico mai – nel corso della Storia.
Certo, c’erano incendi: ma c’erano anche omini che provavano a frenare le fiamme o a mettere in salvo qualche tomo – e talvolta ci riuscivano.
Certo, la carta si distrugge; ma un buon restauratore, molte volte, può allontanarne la distruzione.
Abbiamo iscrizioni che sono sopravvissute all’eruzione del Vesuvio; un post su Internet, secondo voi, sarà altrettanto resistente?

I documenti elettronici, a ben vedere, sono quanto di più immateriale possa esistere concretamente al mondo.
E non voglio dire che ciò sia un male (anzi! Lungi da me!); dico, semplicemente, che si tratta di un serio problema archivistico, che non è stato ancora stato risolto.
Fateveli pure, i backup sulla chiavetta: prendete tutte le precauzioni che vi sembrano adeguate, per far sì che i vostri file si conservino nel tempo.
Ma la dura realtà dei fatti è che, ad oggi, i documenti elettronici ci mettono di fronte a seri problemi di conservazione, che non sono ancora stati risolti.

Il codice miniato è vivo, e lotta assieme a noi da dieci o undici secoli.
Il mio blog su Splinder cesserà di vivere il 31 gennaio del 2012; e, verosimilmente, anche questa copia su WordPress sarà destinata a un triste oblio molto prima che si festeggi il Capodanno del 3000 A.D. Io posso anche farmi un backup: ma i computer del 3000 saranno veramente in grado di leggere (adeguatamente) centinaia di formati diversi, creati con tecnologie ormai arretratissime?
Un libro dell’800, magari, è un po’ ingiallito; però abbiamo la garanzia di riuscire ancora a leggerlo. Lo si legge: lo si legge eccome.

E quindi?
Spegnamo i nostri pc, e ricominciamo a scrivere su carta e penna?
Non ho affatto detto questo (e d’altronde sarebbe assurdo): ho fatto il punto della situazione. Non c’è ancora una risposta.
In fin dei conti c’è stato un esodo di massa che ha coinvolto gran parte della gente che legge questo post: e ho pensato che una piccola digressione “da archivista”, in fondo in fondo, fosse anche perdonabile.

(Epperò, se proprio devo essere sincera… i miei post meglio riusciti li stampo periodicamente, e li raccolgo in un quadernone a anelli. Il quadernone, salvo un incendio in casa mia, arriverà presumibilmente integro all’alba del 1° febbraio. I post originali in formato elettronico, se non fosse stato per un mio intervento, entro quella data avrebbero già cessato di esistere. Del tutto).

24 thoughts on “Pergamena vs. Splinder

  1. Non è proprio la prima volta che un sito web famoso come splinder chiude.

    A parte qualche servizio molto diverso (tipo GeoCities, schiacciato dalla concorrenza) sempre relativamente ai blog, vanno ricordati i blog di hotmail (o meglio, Windows Live Spaces) che se ricordo bene aveva diversi milioni di utenti, e che furono consigliati di migrare proprio su wordpress! Certo, erano blog diversi, forse più intimi e personali… la storia si ripete :P

    Anche se non potremo leggerti nell’anno 3000 (per ovvi motivi direi), per ora ci accontentiamo di continuare a leggerti qui

    1. Dal canto mio, io mi sto pian piano adattando alla nuova casa, e mi sto anche adoperando per creare una grafica un po’ più decente ;-)

      No, non è affatto la prima volta che un sito chiude: io stessa, secoli fa, ho perso alcuni files che avevo caricato su un piccoliiiissimo sito tipo Altervista che ti permetteva di caricare immagini (e che poi ha chiuso senza preavviso dopo qualche tempo). Certo che è un danno di entità ben diversa rispetto al danno che ci può essere in qualche archivio “vecchia maniera”: qui si tratta appunto di perdere di colpo e per sempre molti dati che diventano molto difficilmente recuperabili :-)

      Adesso Splinder annuncia sulla home che fornirà un servizio per esportare i blog su altra piattaforma, anche se per ora niente si muove: chissà se lo farà per davvero e in tempi brevi. Perché in fin dei conti non è proprio una procedura facilissimissima: un utente poco esperto potrebbe anche non riuscirci (o desistere demoralizzato)…

  2. Non devi farti perdonare proprio nulla, il tuo post è una piccola digressione “da archivista” molto utile. A mio parere, tentando di dare una risposta al quesito che ti poni, tutto sta nella passione di quelle persone che come te ritengono che la memoria del passato sia molto importante. Se tu non avessi la cura di riportare su carta i tuoi post, probabilmente un giorno saranno persi e nessuno potrà più leggerli, verificarne la conservazione ed eventualmente trascriverli.
    Dove lavoro ci sono circa 140 anni della nostra storia sotto forma di “documenti” cartacei. Da circa quarant’anni di quella carta si sono prodotti dei microfilm. Da un paio di anni è stata fatta una scansione dei microfilm, e il risultato salvato su degli hard disk. Ora mi occuperò di travasare i circa dieci terabyte dei dati corrispondenti su una nuova batteria di dischi di aggiornata tecnologia in un formato attuale. Probabilmente tra cinque anni farò la stessa operazione su nuovi dischi, tra dieci molto probabilmente qualcun altro si occuperà di trasferire quei dati su altri nuovi dispositivi, e così via. Sì, la differenza che tu evidenzi c’è eccome, tra i documenti su carta e elettronici, ma per entrambi i casi, se nessuno si occupa della loro conservazione e rinnovamento, è solo una questione di tempo più o meno lunga, il deterioramento avviene comunque.

    1. Ma wow… un altro archivista, allora! Non sapevo! :-))

      Sì, è verissimo che il deterioramento avviene comunque se nessuno si occupa della conservazione. Però, in teoria, un documento di carta o pergamena può virtualmente rimanere più o meno “intatto” anche per diversi secoli, se si trova nelle giuste condizioni; un documento elettronico ha bisogno di molte molte più attenzioni, ecco.
      Però sì, è ovviamente solo questione di tempo (più o meno lungo) in entrambe i casi: ahimè!

      (A proposito: ma ha l’aria di essere un posto interessantissimo, il posto in cui lavori!! :-D)

      1. Per la cronaca, il lavoro di cui parlavo sopra l’ho iniziato proprio oggi.
        Sto ora trasferendo (da tre unità provvisorie)

        le immagini delle bobine di microfilm scansite su una nuova batteria di dischi che dovrebbe durare almeno cinque anni

  3. 31/01/2012 Il rogo della Biblioteca di Alessplinder…
    Temo il momento in cui un “blocco informatico” di qualche genere cancellerà… TUTTO. Già ora se c’è un minimo “guasto” (quante volte ci sentiamo dire negli uffici pubblici la frase “c’è un guasto sulla linea…”) tutto si ferma. Se alla cassa il lettore ottico non “legge” il codice a barre del prodotto che vorresti acquistare -a me capita spesso persino con i fumetti, pensa un po’- devi aspettare che “qualcuno” spieghi al commesso-automa come fare per sbloccare la situazione. Poco importa che tu e lui sappiate prezzo e quantità: è la macchina che deve giudicare e decretare la transazione.
    Per non parlare della situazione del tutto ridicola, se vista con occhio distaccato, dell’aspettare che una macchina cambi un colore per permettermi di attraversare una strada.
    Mi rendo conto di essere sul filo -e forse oltre- del “luogo comune” della dittatura delle macchine sull’uomo ma forse si dovrebbe riflettere un pochino sul fatto che l’esasperazione della conservazione elettronica (vedi il progetto Apple iCloud), che ha indubbiamente i suoi pregi, andrebbe mitigata con un po’ di… hardware, di “carta -pergamena- e penna” per capirci.
    Splinder insegna che, a volte, on line c’è un “codice minato” mentre il codice miniato… and I quote, “è “vivo”, e lotta assieme a noi”.
    Paolo.

    1. A me secca tanto, (ma veramente TANTO), quando voglio fare acquisti online e non posso farlo a meno di non pagare con carta di credito o simili.
      Io c’ho le mie fissazioni e quindi non amo usare le carte di credito online (anche ma non solo per una questione di sicurezza); e sono anche disposta a pagare un paio di euro in più, pur di poter dare i soldi in contanti ad un omino vivo quando mi trovo fisicamente con la merce già nelle mie mani. Capisco che il contrassegno non sia molto comodo per i negozianti, e mi spiace per loro: infatti sono disposta a pagare un sovrapprezzo, non dico mica.
      Il problema è che adesso alcuni negozi online non ti permettono più di pagare in contrassegno: bisogna necessariamente usare carte di credito o Paypal o simili; e a me, semplicemente, non piace! Soprattutto se si tratta di pagare con soldi miei un oggetto che ipoteticamente potrebbe anche non esistere, tutta questa dematerializzazione mi mette un po’ d’angoscia. Quindi sì, capisco le tue osservazioni: la tecnologia è utilissima ed è una cosa splendida, ma talvolta basta un minimo disservizio per bloccare… tutto :-)

  4. Cioè, ma hai davvero provato a strappare una pergamena?! E se ti riusciva?

    Penso che la differenza di formati sia un problema molto molto provvisorio. Invece può dare problemi l’obbligo di obsolescenza per ragioni legali, ed in generale il lasciare sparire contenuti dimenticati (perchè non capiti subito nella loro importanza, o magari muore l’autore).

    Tempo addietro fantasticavo sul creare un formato write-once da destinare alla preservazione dei dati. Son partito da qualcosa di analogo alle tavolette di argilla e sono arrivato a qualcosa tipo DVD… tutto sta nella durabilità, che non è ovvia. Ma la cosa in più che ha la carta è una proprietà di mostrare quanto i dati sono in pericolo, semplicemente guardandola, cosa che i supporti digitali di ora non hanno. Ma avere un “CD” che comincia a diventare blu o con macchie blu, faccio per dire, e sapere che questo significa che gli restano tra i 10 e i 20 anni di vita, è un sistema secondo me molto valido possibile.

    1. Cioè, ma hai davvero provato a strappare una pergamena?! E se ti riusciva?

      Sì, davvero.
      Mi ci hanno fatto provare all’università.
      Io ero angosciata e in preda al terror panico, e mi ero convinta che fosse un modo subdolo che l’università aveva architettato per rimediare soldi (facendomi pagare a caro prezzo i danni causati dal mio vandalismo) :-P
      Però, ecco, dipende dallo spessore e dalla conservazione della pergamena: non vorrei che adesso uno che ha una pergamena in casa passasse di qui e facesse l’esperimento per poi scoprire che non funziona. Non fatelo a casa, come si suol dire :-D

      Un CD che comincia a dare segni esteriori di invecchiamento man mano che si degrada sarebbe una cosa meravigliosa: sul serio!!
      Dici che si può fare, tecnicamente?

      La differenza fra formati è un problema che sicuramente può essere arginato con facilità, ma che però di per sè non è così trascurabile, a quanto ho letto. Ad esempio, so di alcuni archivi che quando devono digitalizzare un documento (anche se lo stanno creando al computer sul momento) prima lo scrivono su Word, poi lo stampano, poi lo scannerizzano, e poi preparano un file PDF in cui includono la scannerizzazione del documento cartaceo. Apparentemente è una cosa del tutto delirante, ma è proprio per avere la garanzia di un formato unico che assicuri la maggior leggibilità possibile :-)

      1. Eh sì, è proprio delirante. Ma sul serio. Poco male perchè immagino salvino anche la versione di testo (tanto sarebbe ricostruibile via OCR alla peggio); altrimenti in futuro sarà sempre più impensabile avere un libro non searchabile.
        Poi, per carità, per un libro antico invece una foto ad altissima risoluzione è un must.
        Ma sui formati: passare un dato da uno dei primi computer ad un altro differente era un’impresa; oggi invece le difficoltà di formato sono _molto_ meno insormontabili; un domani un computer saprà leggerseli da solo, i libri; e saprà anche ricostruire quel che non è ovvio / è incompleto / non gli è stato comunicato. Potrai perdere al peggio una crenatura o la precisione di una centratura di una tabella… tendiamo ancora a trascurare l’intelligenza artificiale futura.

        Invece per la preservazione di supporti a lungo termine, tipo CD: non me ne intendo proprio, ma faccio finta di…
        Concettualmente, un design potrebbe magari far sì che la luce rifratta su questa superficie mi faccia arrivare in un certo modo all’occhio una componente precisa, ad esempio il rosso; variando di poco lo spessore della parte “incisa”, per deterioramento/spostamento di particelle, potrebbe, la butto lì, determinarsi uno spostamento della lunghezza d’onda nella mia direzione, facendo virare la luce verso il blu. E’ un’idea un po’ vaga, ma qualcosa studieranno.

    1. Fantastica :-D
      La copio qui per chi non ha voglia di andarsela a cercare nell’altra pagina, perché merita veramente un sacco:

      Il Domesday Book è un documento che il re normanno Guglielmo il Conquistatore fece compilare nel 1086, vent’anni dopo l’invasione dell’Inghilterra, per censire le sue nuove terre a scopo fiscale. I suoi inviati registrarono tutte le proprietà di signori e contadini, “fino all’ultimo maiale”, come scrissero i cronisti di allora.
      Nel 1983, il governo di sua maestà britannica affidò alla BBC il compito di digitalizzare questo documento. Furono creati due videodischi contenenti mappe interattive, filmati, descrizioni di luoghi…
      Insomma, un gran bel lavoro il quale, ovviamente, fu protetto da copyright. In altre parole, chi voleva consultare l’edizione elettronica del Domesday Book doveva acquistarlo, oppure pagare i diritti alla BBC.
      Peccato che dopo quindici anni questa versione digitale fosse già illeggibile: non esistevano più gli apparecchi e nemmeno i computer in grado di leggere i videodischi!
      Ah, a proposito: l’originale in pergamena è ancora perfettamente leggibile, anche se sono passati quasi mille anni, e non richiede attrezzature particolari o macchine sofisticate: basta conoscere il latino. E non bisogna neppure pagare per consultarlo: chiunque può farlo gratis, dal momento che il libro è conservato in una biblioteca pubblica
      .

      Temo che non sia particolarmente romanzata, sai? :-(
      (Bellissima pagina, quella che hai linkato, peraltro!)

    1. Beh, adesso hanno chiarito che metteranno a disposizione un file di salvataggio in formato XML: buono!
      (Cioè: è il minimo sindacale che ci si possa aspettare fra persone ragionevoli, ma insomma… ultimamente avevamo avuto motivi per sospettare anche della ragionevolezza altrui :-P)

      Il vero problema a questo punto sono tutti i link rotti che non potranno in alcun modo essere riparati… sob. E vabbeh, è inevitabile.

      Grazie per la segnalazione, non avevo ancora letto l’articolo! E’ interessante, in effetti :-)

  5. Io vedo il blog in modo molto diverso… per me è come parlare con una amica, o più amici… non la vedo come una scrittura da conservare, ma solo come un colloquio personale. Dopodichè lasciare splinder è stato un po’ come lasciare casa, perchè ci si conosceva tutti, nel “giro” solito, era la consultazione quasi quotidiana con persone che conoscevano l’evoluzione dei tuoi giorni da un po’… E adesso siamo un po’ tutti frastornati e cerchiamo di recuperarci nei nostri luoghi sparsi… Comunque non tutto il male vien per nuocere. Per esempio su splinder non ti leggevo ed invece eccomi qui!!

    1. :-))

      Sì, capisco quello che vuoi dire: d’altro canto io tendo a considerare come “scrittura da conservare” soprattutto i miei post sui Santi o altri pezzi simili. Nel caso di altri pezzi, mi spiacerebbe tantissimo vederli scomparire ma no, non mi viene nemmeno in mente di stamparli e conservarli. Che poi comunque è uno stratagemma che funziona solo fino a un certo punto: il bello dei blog è la possibilità di parlare e interagire con altri, scambiarsi opinioni, lasciare sempre nuovi commenti, passare da link a link… per conservare tutto questo, bisognerebbe poter conservare il blog cosi com’è :-)

  6. Stesso problema delle foto digitali.
    Ho 10.000 foto digitali scattate negli ultimi 6 anni.
    E ne ho perse almeno 2.000 quando mi si è rotto l’HD.
    Adesso regolarmente copio tutto su un HD esterno, ma non basta.
    Alla fine, le foto più preziose, quelle più belle, quelle che voglio tenere, le vado a far “sviluppare” e via, in camera mia al sicuro. Più o meno.
    In effetti un po’ mi angoscia tutta questa fragilità dei file digitali.

    1. Non me lo dire.
      Mio papà qualche tempo fa ha fatto click sul posto sbagliato (aveva appena cambiato la macchina fotografica), e ha cancellato di botto due-trecento foto, senza possibilità di recuperarle.
      Certo, mi direte: le fotografie vecchie si rovinano in un nonnulla. E’ vero: però almeno non spariscono di punto in bianco senza preavviso!

  7. Prima di scrivere su splinder, quindi prima del 2005, ho scritto per 3 anni un blog su un sito che si chiamava “MioDiario”.
    Un bel giorno cerco di caricare la pagina e mi appare una scritta che mi informa che il sito è in manutenzione, che si scusavano per il disagio e che sei sarebbe risolto tutto al più presto.
    Ecco, da quel giorno il sito non ha mai più riaperto.
    Tutte le persone che scrivevano lì come me hanno perso ogni post senza neanche avere la possibilità di importarli o di salvarli da un’altra parte. Io sono stata in lutto non sai quanto tempo per aver perso 3 anni di vita ed un sacco di persone con cui ci si commentava giornalmente ma magari non ci si era mai scambiati altri contatti al di fuori di quel sito.
    Almeno quelli di Splinder hanno avuto l’accortezza di avvisare!

    1. O___O

      E’ una delle cyber-storie più tragiche che abbia mai sentito in vita mia.
      Ma cavoli… io capisco che in base ai contratti che firmiamo la piattaforma è liberissima di chiudere quando cavolo le pare e cancellare tutto, ma ci vuole tanto ad avvisare prima? Che le costa?
      Fra gente civile si fa così: mica le costa di più, avvisare con un minimo di anticipo e lasciare tempo alla gente di mettere in salvo il tutto…

      1. @_____@

        Okay, questa non la conoscevo.
        Non avrei voluto conoscerla.
        Penso che adesso ci farò gli incubi di notte.

        La malvagità umana non ha limiti.

        (Esagero, ovviamente… ma comunque… @__@)

  8. A proposito di foto, io ho smesso di occuparmi di foto di feste e occasioni importanti (in realtà ho abbandonato proprio il mondo della fotografia, che pure mi piaceva eh) da quando ad un battesimo… dopo la cerimonia… accendo la macchinetta… c’è un errore sulla scheda di memoria. I miei arrabbiatissimi, tragedia greca in casa per una settimana, poi la finiscono di darmi la colpa e se ne fanno una ragione (ma loro stessi al battesimo di mio fratello persero tutte le foto perchè si aprì la macchinetta… col rullino, e prese luce :P ). Grazie a un amicizia abbiamo poi recuperato tutto, non ho però toccato più l’argomento visto come sono stato trattato…

    Daniele

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